
La sensibilizzazione e l’informazione dei cittadini sono uno dei primi obiettivi da cui partire per portare avanti ambiziosi progetti per la riduzione di CO2; progetti che possano creare un mercato che parli di crescita consapevole con un uso accurato delle tecnologie al servizio dell’ambiente. In questo periodo grande attenzione viene rivolta al riciclo dei rifiuti e all’uso di materiali compatibili per il design e l’industria.
Seguendo quest’ottica il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) dal 13 al 18 novembre ha organizzato la prima settimana nazionale del riciclo, con iniziative sul territorio a Milano, Torino, Napoli, Roma per creare una piazza virtuale in cui trovare informazioni, approfondimenti, spettacoli e interviste a personaggi noti ma anche a cittadini. Per l’iniziativa sono stati creati dunque un sito apposito, uno spot televisivo, un interessante video di approfondimento sul tema, e si è parlato ai cittadini dei valori e dell’importanza del riciclo dei rifiuti di imballaggio.
La campagna di iniziative “Da cosa rinasce cosa” del CONAI punta l’attenzione anche su delle piccole curiosità. Sapevate che da 15 barattoli di acciaio si può ricavare una pentola? Che dal riciclo dell’acciaio permetta di rigenerare travi per l’edilizia, veicoli, elettrodomestici? Oppure che da 25 bottiglie di plastica si possa ricavare una maglia in pile? Curiosità che fanno da contorno alla meritevole realtà per cui l’Italia è il primo produttore di alluminio riciclato dell’Unione Europea e il terzo nel mondo.
L’attuale congiuntura economica mondiale non fa altro che generare così la necessità di una ripresa economica che sia caratterizzata da un impulso innovatore, che rivolga la sua attenzione alla sostenibilità.
Grazie all’industria del riciclo l’Italia ha contribuito alla riduzione del CO2 nell’atmosfera e a permesso la creazione di nuovi posti di lavoro. In modo particolare i dati presentati dal CONAI durante la 13° Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile hanno confermato come la green economy possa rappresentare una strada per uscire dalla crisi; stiamo parlando di un risparmio di 48,2 tonnellate di CO2, evitando l’apertura di 325 nuove discariche e creando 76mila nuovi posti di lavoro.
Il riciclaggio dei rifiuti sarà parte importante dell’economia del futuro? Pensi sia giusto sensibilizzare l’opinione pubblica su queste tematiche?
Ad agosto 2009 il canale BBC ha trasmesso una serie di documentari sul futuro del cibo.
I documentari si concentrano non solo sulla produzione nazionale, ma soprattutto sulle importazioni e su come vengono prodotte e importate le varie derrate.
Le abitudini alimentari inglesi hanno subito dagli anni '60-'70 dei cambiamenti drastici: dopo una dieta povera e basata sull'autarchia derivata dalla seconda guerra mondiale, la crescita economica ha portato la popolazione inglese ad aumentare il consumo di "cibi esotici" e, conseguentemente, importati. Non solo: il distacco da una dieta tradizionale ha portato anche a uno stravolgimento della produzione nazionale, che da molte varietà per ogni prodotto è passata a coltivare solo le varietà più vendute, abbandonando colture che davano pochi guadagni.
La trasformazione dei consumi britannici, di pari passo con i cambiamenti climatici in corso, ha portato anche a una radicale trasformazione della produzione agroalimentare delle nazioni da cui la Gran Bretagna importa.
La carenza di acqua ha spinto i coltivatori indiani a scavare sempre più a fondo per trovare quantità sufficienti di acqua per irrigare i campi. Ma l’acqua pescata a maggiore profondità è di qualità peggiore, e di conseguenza peggiore è anche la qualità dei prodotti.
Non solo: di pari passo con il cambiamento dei consumi si è passati anche a una differente estetica del cibo. Dove prima era normale che i prodotti avessero tracce di terra, oggi, in un mercato esigente e competitivo come quello britannico, non è più accettato dai consumatori che i prodotti riportino presenza di terriccio, ma tutto deve essere perfetto, pulito, quasi finto. I prodotti non "perfetti" vengono scartati a monte, ancor prima che lascino il paese di origine.
Tutti questi fattori, combinati con il costo del petrolio utilizzato per le importazioni, la carenza di acqua e lo sfruttamento di popolazioni in via di sviluppo, sta modificando irrimediabilmente l'economia e l'ambiente della terra.
Anche se l'Italia è una nazione più autosufficiente della Gran Bretagna, per quanto riguarda frutta, verdura, carne e pesce, restiamo anche noi un paese che basa parte della propria alimentazione su derrate importate da paesi in via di sviluppo.
Quanto ancora potremo andare avanti?
Nel vostro piccolo, i vostri consumi si basano su prodotti italiani o esteri? O magari non controllate nemmeno più la provenienza di un prodotto, basta sia quello che state cercando?

A breve riapriranno le scuole e le famiglie si preoccupano di rifornire i figli-studenti di tutto il necessario: quaderni, matite, zaini e ovviamente libri. La spesa italiana media è quantificata attorno ai 400 euro a studente, una cifra che negli ultimi anni è aumentata progressivamente.
Le famiglie però possono ricorrere a vari espedienti, uno dei quali giova non solo al portafoglio ma anche all'ambiente: acquistare libri usati.
Riutilizzare i libri è un'operazione eco-friendly: allunga la vita del testo scolastico che, una volta utilizzato e mantenuto in buone condizioni, può essere rivenduto (ammortizzando così la spesa iniziale) e messo a disposizione, a prezzo scontato, di un altro studente.
Si risparmia così nuova carta, inchiostri e l'inquinamento implicato nella sua produzione: se il testo viene conservato con cura può essere rimesso sul mercato; contrariamente, se usato e buttato diventa sicuramente uno spreco.
I mercatini dei libri usati sono ormai diffusi in tutta Italia, e anche su Internet si possono trovare siti specializzati nella compravendita di materiale scolastico, tutto in funzione del risparmio economico e ecologico.
Anche voi acquistate i libri usati? E quelli che già possedete, li avete messi a disposizione?

Dal 1 settembre 2009 è entrata ufficialmente in vigore la normativa europea che vieta ai commercianti di ordinare nuovi carichi di lampadine a incandescenza da 100 Watt: resteranno in commercio fino a esaurimento delle scorte di magazzino, ma non saranno più prodotte.
L’UE, impegnata nella riduzione delle emissioni dannose e dell'inquinamento, punta alla diffusione delle lampadine fluorescenti e incandescenti alogene, che consumano dal 25% all’80% in meno rispetto alle tradizionali lampadine e sono molto meno dannose per la salute umana.
E’ stato stimato che la sola sostituzione delle lampade a incandescenza per uso domestico porterà a un risparmio di 46 miliardi di euro in elettricità e di 239 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno (scarica il pdf redatto dalla Comunità Europea).
Dal 2010 poi spariranno gradualmente anche le lampadine di potenza inferiore ai 100 Watt, generando un notevole risparmio economico anche per le famiglie che vedranno ridursi la bolletta energetica di 25-50 euro. Dal 2012, quindi, si troveranno sul mercato esclusivamente lampadine a basso consumo appartenenti alle classi energetiche A, B o C.
Le uniche deroghe riguardano le lampadine speciali per il frigorifero, per il forno, per le incubatrici per neonati e quelle utilizzate negli allevamenti di bestiame: tutte queste spariranno nel 2016, dando così maggiore tempo ai consumatori di adeguarsi al cambiamento.
Per quanto riguarda lo smaltimento basterà semplicemente consegnare le vecchie lampadine non funzionanti al negoziante.

Acquistare direttamente dal produttore agricolo è la nuova tendenza di consumo cosiddetto "critico".
Le aziende che optano per la vendita diretta stanno crescendo in maniera esponenziale: nell’ anno 2008 nella sola regione dell’ Emilia Romagna le stesse ammontavano a circa 5.000 unità, con un incremento pari al 9% rispetto all'anno precedente.
La situazione è stata favorita anche dallo sviluppo dei mercati contadini all’interno delle città: i prodotti vengono immessi più facilmente nel circuito urbano della spesa quotidiana.
Da un’idea nata trent’anni fa in California, sorgono anche in Italia i primi farmers market, previsti e tutelati dalla legge 5 marzo 2001, N.57.
Sono dei veri e propri negozi collettivi stabili, che rappresentano un ottimo strumento per garantire ai cittadini qualità, sicurezza e convenienza dei prodotti.
Questi mercati mettono a disposizione dei consumatori numerosi "prodotti a Km0" (acquisti diretti in azienda o nei mercati contadini) genuini e garantiti: prodotti ortofrutticoli, carne, formaggi, olio, miele e vino.
Si tratta di acquisti ecosostenibili (perché riducono l'inquinamento) e salvaguardano il risparmio del paniere alimentare di ogni famiglia.
Il trasporto è diventato un costo vivo a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio (senza considerare i problemi d’inquinamento strettamente collegati).
Ora è diventato un must produrre vicino ai luoghi di consumo, sia per motivi economici che ambientali: occorre eliminare le lunghe distanze coperte da mezzi di trasporto inquinanti.
E' stato stimato che un pasto medio può percorrere fino a ca. 2.000 chilometri prima del suo consumo effettivo.
Il consiglio di tutti gli esperti è consumare prodotti locali e di stagione: in questa maniera si può arrivare a risparmiare fino a 1.000 chilogrammi di anidride carbonica.
E voi acquistate direttamente dal produttore o preferite effettuare la spesa quotidiana nei supermercati locali? Pensate che i farmers market possano aiutare oppure ostacolare la salvaguardia alimentare dei prodotti locali?
Approfondimenti:

Le sagre sono momenti popolari e di successo soprattutto durante l'estate: sono moltissimi i paesi che si animano per week-end o intere settimane promuovendo il proprio prodotto tipico e la propria tradizione. La biodiversità italiana viene preservata e riconfermata da associazioni locali che scelgono di concentrarsi nell'organizzazione di questi eventi, che spesso coinvolgono le intere comunità territoriali. L'impegno si protrae di anno in anno, tanto da trasformare la stessa sagra in una tradizione.
La sapienza antica, i prodotti a denominazione di origine controllata, i particolari processi di produzione sono un patrimonio importantissimo per l'Italia: la globalizzazione provoca il rischio d'impoverimento culturale, imponendo un'unica scala prevalentemente industriale. I piccoli centri e il lavoro artigianale assicurano qualità, dedizione, cura, quindi ricchezza: l'investimento e l'importanza valoriale sono alti.
Ovviamente, queste sagre possono soddisfare qualsiasi preferenza e gusto: dalla frutta rara alla pasta ripiena, da pietanze regionali ad animali in estinzione. Il folklore ricopre un ruolo principale riproponendo le atmosfere di un tempo, con costumi, parate e momenti di festa collettiva.
Partecipare a questi momenti diviene un'opportunità per assaggiare e sperimentare le differenze nel nostro Paese.
Conoscete qualche sagra alla quale siete particolarmente affezionati? Partecipate all'organizzazione di questi eventi? Pensate che siano utili per mantenere e promuovere la ricchezza della biodiversità?
Avoicomunicare incontra Maria Grazia Novo, progettista di case passive, che ci spiega in cosa consista questo tipo di abitazione e di come rappresenti una forma concreta di edilizia sostenibile.
Le case passive, grazie a dei sistemi d’isolamento termico e di ventilazione meccanica,
non utilizzano combustibili, non producono emissioni nocive per la natura e sfruttano il calore del sole e quello prodotto dalle persone che vivono al suo interno.

L'estate, col bel tempo, la chiusura delle scuole e le ferie dal lavoro rappresenta il momento per eccellenza della vacanza.
Da anni il WWF promuove il turismo sostenibile attraverso la scelta di mete come i grandi parchi naturali italiani, che si sono attrezzati allo scopo di divenire efficienti poli di ricettività.
Anche quest'anno le Vacanze Natura, della durata di 7/10 giorni, offrono a bambini, ragazzi e adulti la possibilità di soggiornare e stare a stretto contatto con l'ambiente.
Oltre alla scoperta della biodiversità specifica dei luoghi, attraverso affascinanti visite guidate alla flora e alla fauna locale, queste vacanze offrono possibilità di praticare sport, di produrre e assaggiare prodotti gastronomici tipici e di scoprire nuovi e curiosi aspetti della natura.
Quest'anno il WWF propone in particolar modo i viaggi nei parchi abruzzesi: la loro ricchezza e bellezza trascende la recente tragedia che ha colpito la zona e si offre come importante polo d'attrazione sostenibile e solidale.
Anche il Ministero dell'Ambiente, in collaborazione con WWF, Legambiente, Cts e Marevivo, ha creato un programma ricreativo estivo, "E... state nei parchi", rivolto ai giovanissimi dai 6 ai 14 anni: quest'anno, dei seicento ragazzi coinvolti, trecento saranno selezionati tra gli abruzzesi.
Le vostre vacanze seguiranno principi eco-solidali? Cosa vi piacerebbe trovare nei luoghi di villeggiatura? Avete mai sperimentato i viaggi nei parchi nazionali?
Recuperare il contatto con la natura e l'agricoltura nelle aree urbane e suburbane delle metropoli è il bisogno che ha spinto molte persone di tutto il mondo a dare vita all’agricoltura urbana.
Già usata per soddisfare il fabbisogno alimentare della cittadinanza, sta oggi diventando anche una via per la salvaguardia degli spazi verdi, dell'acqua e della terra.
Si tratta dunque di un uso estremamente efficiente delle risorse naturali, portando anche un soffio di natura nella giungla di cemento.
Ad esempio l'agricoltura urbana aiuta a non disperdere l'acqua piovana, offre la possibilità di riciclare i rifiuti organici trasformandoli in concime, offre ombra e frescura. Anche esteticamente le piante possono dare il loro apporto per rendere meno triste la città.
In linea con questa tendenza sono nati programmi come il Long Fellow Creek Garden che punta a costruire una comunità che insegni il giardinaggio e l'orticoltura attraverso vari workshop e un'attenta informazione su internet. Ne è un esempio la realtà rappresentata in questo video in cui si può vedere una comunità di agricoltura urbana in 24 ettari di terreno all'interno della Fattoria UBC della British Columbia University.
In prima linea a seguire questo filone c'è un'associazione come la Urban Land Army.
Non ci resta quindi che preparare il nostro terrazzo, grande o piccolo che sia, e utilizzare tutti questi consigli, ognuno per costruire e coltivare il proprio orto.
Aziende e istituzioni dovrebbero sensibilizzare al rispetto dell'ambiente. Come?
Dopo aver visto, settimana scorsa, cosa può fare ognuno di noi, nel suo piccolo, per aiutare la natura a sopravvivere, abbiamo chiesto a molte persone, per le strade di Roma, in che modo secondo loro aziende e istituzioni potrebbero fare qualcosa per l'ambiente, come potrebbero impegnarsi di più per rispettare e salvaguardare le risorse naturali.
E secondo voi come dovrebbero agire? In che modo e in che tempi?
Avoicomunicare incontra una delle voci più autorevoli in materia scientifica e nucleare, Antonino Zichichi, scienziato e divulgatore scientifico di fama mondiale.
"La patria di Fermi ci vede schiavi energetici", sostiene Zichichi, che termina tuttavia con un messaggio propositivo per il futuro: con la caduta del muro di Berlino siamo scampati all'"olocausto nucleare"; ora abbiamo davanti a noi il rischio di "olocausto ambientale", altrettanto pericoloso ma con soluzioni alla nostra portata.
E quindi ci parla del nucleare, di come a suo parere rappresenti l'unica alternativa praticabile per mantenere il livello di benessere al quale siamo abituati; e di come tragedie simili a quella di Cernobyl siano evitabili non solo migliorando la tecnologia, ma soprattutto con un'adeguata formazione del personale incaricato.

Avoicomunicare incontra una delle voci più autorevoli in materia ambientale, l'"ambientalista scettico" Bjørn Lomborg.
L’accademico danese ci parla del futuro del nostro pianeta e di che vie bisognerebbe intraprendere per migliorare l’attuale situazione in termini semplici e comprensibili.
Non è con l'aumento del costo dei combustibili fossili che si riuscirà a farli cadere in disuso, ma solo investendo su tecnologie “verdi”, rendendole sempre meno care e alla portata di tutti.
Secondo Lomborg anche la continua crescita della popolazione non è un fattore negativo, perché è vero che più persone significano più emissioni, ma anche più cervelli e più esperienze al servizio della causa per il miglioramento del mondo.

La Carta sulla Biodiversità è il risultato ottenuto da ministri e delegazioni dei venti Paesi che hanno partecipato al G8 Ambiente di Siracusa , conclusosi venerdì 24 aprile.
Questo documento costituisce il punto di partenza per la Conferenza Onu di Copenhagen del prossimo dicembre che dovrà definire nuove e comuni strategie per il dopo 2010.
I principi essenziali alla base della Carta sono che la biodiversità ed i servizi eco-sistemici sono essenziali per la vita sulla Terra, per il benessere dell’umanità e per il conseguimento di tutti gli obiettivi del millennio; che la biodiversità e gli ecosistemi hanno un grande valore economico e possono contribuire in maniera importante alla risoluzione dell’attuale crisi economica e finanziaria globale.
Il WWF ha giudicato positivamente l’approvazione di una Carta sulla Biodiversità condivisa e che prevede passi concreti. L’auspicio è che i prossimi appuntamenti fino al G8 di luglio siano volti a garantire stanziamenti economici adeguati e visibili da parte dei Paesi più industrializzati affinché gli intenti diventino realtà.
Il vertice di Siracusa ha inoltre trattato la tutela della salute dei bambini, introducendo diverse azioni specifiche da attuare quali: eliminare il piombo dalla vernice e completamente dalla benzina, collaborare a ricerche e studi sulla salute dei bambini e l'ambiente inclusi gli impatti degli agenti chimici e dei metalli pesanti, migliorare la conoscenza e costruire le capacità professionali che coinvolgono la salute dei bambini.
Qual è il vostro giudizio rispetto a questi risultati? Sono un segnale significativo del graduale avvicinamento dei Paesi più industrializzati a politiche sostenibili oppure è l’ennesimo rinvio davanti alle scadenze imposte dal protocollo di Kyoto?
In occasione della Giornata della Terra, Avoicomunicare incontra una delle voci più autorevoli in materia di energia, Colin Campbell.
Campbell ci parla in modo diretto delle sue previsioni per il futuro del pianeta e di come l'utilizzo indiscriminato dei combustibili fossili quale unica fonte di approvvigionamento energetico porterà a una scelta obbligata verso le energie rinnovabili.
Scelta che la natura ci obbliga a fare, e che, secondo Campbell, porterà a un riavvicinamento a un tipo di vita semplice, più vicina alla natura, e meno legata agli sprechi delle città.
Dal suo punto di vista di uno studioso che è sempre stato a contatto con le maggiori compagnie petrolifere del mondo, Colin Campbell ci espone in maniera semplice e diretta la sua teoria del picco del petrolio, ci parla di come le risorse mondiali di combustibili fossili si stanno pian piano esaurendo e di come il nostro interesse dovrebbe rivolgersi alle fonti di energia rinnovabile.
Celebriamo la Giornata della Terra con un'ulteriore novità: da oggi puoi partecipare al sondaggio "La tua agenda per l'ambiente in Italia". Proponi e vota le iniziative che ritieni prioritarie per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile in Italia.

La lotta ai cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità sono i temi principali del Vertice dei Ministri dell'Ambiente che si terrà a Siracusa dal 22 al 24 aprile.
Saranno presenti i rappresentanti dei Paesi del G8, assieme a Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea, Egitto; con la partecipazione della Repubblica Ceca (Presidente di turno dell'Unione Europea) e della Danimarca (in qualità di prossima Presidenza della Convention on Climate Change).
Nella giornata del 24 aprile sarà trattato il tema della biodiversità, la ricchezza stessa del nostro pianeta, nonché il vero motore della vita sulla Terra, grazie alle differenziazioni dei vari ecosistemi: cibo, acqua, risorse, stabilizzazione del clima, formazione del suolo.
La perdita di biodiversità comporterebbe non solo danni ecologici, ma anche culturali ed economici.
Può l'uomo fare marcia indietro e rinunciare a una società basata sui consumi e sullo spreco, pur di salvare gli ecosistemi?
Può il G8 sull'ambiente non solo essere il segnale di una coscienza sostenibile dei grandi Paesi industrializzati, ma anche l'inizio di una strategia operativa globale?
Si è conclusa la videochat con Jeremy Rifkin: qui potete leggere i momenti salienti e nei prossimi giorni vi verrà riproposta in video.
Lo scorso 13 novembre il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un incontro con i nuovi cittadini italiani, ha parlato di immigrazione.
“Gli immigrati sono un fattore di forza e freschezza per il Paese”, ha sostenuto Napolitano, chiedendo per loro "elementari diritti umani che non possono conoscere barriere".
Il Presidente della Repubblica ha poi invocato una convivenza più pacifica, ma soprattutto “l'accoglimento di un numero crescente di nuovi cittadini”.
In che modo, secondo voi, l’immigrazione può essere un fattore di crescita per il nostro Paese?
Lo è forse già? E gli Italiani se ne rendono conto?
Nel dopoguerra, il Piano Marshall permise all’Europa di risollevarsi dalle miserie della guerra.
Oggi, il debito pubblico verso l’Occidente soffoca lo sviluppo dell’Africa.
Con Bob Geldof, siamo pronti a rinunciare ai nostri crediti, e quindi ai nostri soldi, per il loro futuro?
Le Olimpiadi di Pechino sono state un indubbio successo.
La titanica organizzazione, dagli arbitri ai volontari, era al 99% cinese ma lo stile, dall’architettura degli stadi alle divise degli atleti, è stato molto occidentale.
E’ la prova che un mondo unico è possibile oppure la conferma che la tigre orientale è pronta persino a vestire Prada per conquistare i mercati globali?
Gandhi si rivolgeva ai deboli, ai poveri e agli oppressi d’Africa e Oriente per esortarli a liberarsi dal dominio coloniale occidentale.
Ma siamo proprio sicuri che, nell’epoca globale, si possa ancora parlare di dominio dell'Occidente a scapito dell'Oriente?
La produzione industriale cinese ha superato quella americana.
L’India sta per entrare nel G8.
La Russia manifesta intenzioni neocoloniali.
I paesi arabi continuano a far lievitare il prezzo del petrolio.
I fondi sovrani di molti paesi "dell'Oriente" hanno importantissime partecipazioni azionarie nelle più potenti multinazionali dell' "Occidente".