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“Non ci faremo inghiottire dall'Oceano”. Parla Nasheed l'eroe dell'ambiente

“Non ci faremo inghiottire dall'Oceano”. Parla Nasheed l'eroe dell'ambiente

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È una specie di eroe dell'ambiente, un testimonial della battaglia per la Terra. Mohamed Nasheed, presidente delle Maldive, si è costruito questa fama per il modo in cui parla ai negoziati internazionali, per la tenacia con cui difende l'arcipelago che governa dalle minacce dei cambiamenti climatici. E poi perché non ha paura di fare gesti eclatanti e provocatori se servono a spostare l'attenzione del mondo sui problemi delle Maldive. Come quella volta nell'ottobre 2009, quando decise di svolgere il Consiglio dei Ministri sott'acqua (guarda la galleria di immagini), con tanto di bombole e tute da sub. “Vivremo tutti così tra qualche anno, se non ci muoviamo ora per trovare una soluzione al problema dei cambiamenti climatici”, spiega Nasheed sottolineando quanto grave sia la situazione.

Quarantatré anni, una vita densa di battaglie per la democrazia che gli hanno fatto conoscere il carcere e l'esilio prima di fondare il Maldivian Democratic Party e arrivare a capo del governo; Nasheed è in Italia per attirare l'attenzione di politici e investitori sul suo paese, in cui tra qualche anno, promette, l'energia dovrà essere prodotta solo da fonti rinnovabili. E soprattutto il clima e i cambiamenti climatici a causa dei quali “Il nostro Paese potrebbe non sopravvivere alla fine del prossimo secolo” ha spiegato chiaramente intervenendo al convegno Clima, Energia, Ambiente: come rilanciare il Negoziato Globale” organizzato dal Centro per un Futuro Sostenibile a Roma il 23 giugno.

A causa dell'innalzamento dei mari, infatti, circa sedici isole dell'arcipelago maldiviano dovranno essere sfollate, si vive un metro e mezzo sotto il livello del mare e l'acqua dell'oceano si è infiltrata nelle falde acquifere rendendole salate e inutilizzabili. “La nostra terra ha 5.000 anni – ha detto chiaramente Nasheed – la nostra civiltà oltre 2.000; abbiamo la nostra lingua, la nostra musica, abbiamo farfalle che non esistono in nessun altro posto al mondo: non possiamo sfollare tutto questo. Abbiamo solo un'alternativa: o vivremo o moriremo con la nostra terra”.
Le parole di Anni (è così che gli abitanti delle Maldive chiamano il loro presidente) sono molto accorate e allo stesso tempo lontane dall'intenzione di esprimere lamentele all'Occidente ricco; l'obiettivo, piuttosto, è di incitare tutti a trovare una soluzione, e a trovarla ora, prima che generazioni intere siano condannate dagli effetti dei cambiamenti climatici. Non è una questione tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, qui si tratta di incamminarsi insieme sulla strada della sostenibilità e dello sviluppo low carbon. I mezzi ci sono, abbiamo a disposizione le tecnologie che ci servono: utilizziamole, incita Nasheed: “Solo gli audaci avranno l'opportunità di vincere. Quando abbiamo superato l'età della pietra, non lo abbiamo fatto perché non c'erano più pietre, ma piuttosto perché trovammo una nuova tecnologia, migliore della precedente. Ora dobbiamo fare lo stesso: avviare una nuova rivoluzione tecnologica”.
Sostituite le pietre di cui parla Nasheed con il petrolio e il gioco è fatto, avrete dipinto davanti a voi il quadro dello sviluppo sostenibile per mano del tenace presidente di un piccolo arcipelago che rischia di essere inghiottito dall'Oceano Indiano. Anche di fronte ai rischi e agli effetti drammatici che già si manifestano nelle Maldive come conseguenza dei cambiamenti climatici, la rinuncia e il pessimismo sono parole che non appartengono alla tenacia di uno come Nasheed: “Ho passato molti anni della mia vita in carcere, molti in esilio, ce l'abbiamo sempre fatta e ce la faremo anche ora”.

Le immagini sono tratte dalle pagine del sito del Governo delle Maldive e sono realizzate da Mohamed Ali

Mario Tozzi risponde al web

Mercoledì 9 giugno 2010 dalle 11 alle 12, Mario Tozzi, è intervenuto su avoicomunicare rispondendo alle domande della rete, per parlare di ambiente a 360°: dallo scenario globale alla scarsa educazione ambientale nell'opinione pubblica italiana, dai problemi energetici e climatici ai recenti disastri ecologici.

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In vista della Giornata Mondiale dell’ambiente misura l'impatto della tua vita quotidiana sull’ambiente attraverso il Carbon Meter e, in base al tuo risultato, prendi un impegno nei confronti dell'ambiente.

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Ogni impegno preso, fino al 15 giugno 2010, si tradurrà in mq di foresta poiché verrà caricato su Youimpact, la piattaforma di sharing nata per creare una community che diffonda la cultura della sostenibilità e dell'ecologia, e dove ogni contenuto caricato prevede la creazione di un nuovo metro quadrato di foresta in una delle aree gestite da Impatto Zero®.

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Ambiente, l’Italia tenga gli occhi aperti

"Inutile gridare al lupo per lo stato di salute della biodiversità in Italia" spiega l’etologo e accademico dei lincei Enrico Alleva. Però il pericolo di un cambiamento c'è e tutti devono vigilare. Il caso dell’invasione dei Cip e Ciop americani e dei pappagalli nei parchi di Roma.

La biodiversità è il nostro futuro

La biodiversità è il nostro futuro , parla Niles EldredgeNiles Eldredge è uno dei più importanti biologi e paleontologi al mondo. Negli anni Settanta insieme a Stephen Jay Gould ha elaborato la "teoria degli equilibri punteggiati", una delle due più celebri teorie neodarwiniane (l'altra è quella del gene egoista di Richard Dawkins). In vista della giornata mondiale dedicata alla biodiversità, Avoicomunicare ha chiesto a Eldredge di rispondere alla domanda: perché la biodiversità è un elemento fondamentale per la sopravvivenza del nostro pianeta? Ecco cosa ci ha risposto.

Con il termine “biodiversità” s'intende l’insieme di tutte le specie viventi in tutti gli ecosistemi sulla Terra. Nè più, nè meno. La biodiversità è creata dall'evoluzione e l'ecologia, ovvero lo studio di come gli animali e le piante vivono in associazioni complesse e ambienti differenti, spiega come la natura si organizza, sopravvive e si estingue ed è nella stessa misura importante per comprendere la stessa varietà dei viventi.

Proprio la riduzione della biodiversità è un tema fondamentale che incombe in questo momento su di noi. Siamo nella sesta estinzione di massa della storia del nostro pianeta. L'unica spiegazione possibile è l'effetto degli esseri umani sul pianeta.
Perché la biodiversità è importante, anzi, vitale per il nostro pianeta? Direi che questa varietà è cruciale per tre ragioni: primo, i servizi “prestati” dell'ecosistema, come l'acqua e l'aria pulite, per esempio, che dipendono dall'esistenza di ecosistemi estesi (nel caso dell'aria e dell'acqua, dalla vita delle piante).

Non solo i grandi ambienti sono importanti, ma anche quelli piccoli o parziali. Mi ricordo quando ho visitato il giardino botanico di Napoli, a due passi da strade trafficate, di auto e di Vespe. Il direttore mi disse che l’aria che stavamo respirando all’interno era più pulita rispetto a quella presente trenta metri più in là, per la strada.
Si tratta di un piccolo esempio per capire quanto la biodiversità sia importante. Siamo creature viventi, anche se le nostre vite appaiano lontane dal mondo naturale, siamo completamente dipendenti dalla biodiversità, appunto dalla estrema varietà delle specie in natura.

C’è un secondo aspetto da considerare. Gli esseri umani “utilizzano” ancora circa 40mila specie di piante, di animali e di microbi. Ci servono da decine di migliaia di anni per fare molte cose: costruire ripari, case, mezzi di trasporto, li usiamo come cibo, come medicine ecc. Non dobbiamo dimenticare che impoverire la biodiversità significa anche impoverire la ricchezza enorme che finora abbiamo avuto a disposizione. I nostri mari si stanno svuotando!
Il terzo aspetto per cui importa preservare la varietà delle specie viventi è la bellezza. C’è un grande accordo sull’innato senso estetico degli esseri umani, un apprezzamento dell’armonia della vita in tutte le sue sfaccettature, al di là dei confini stretti dell’esistenza umana. E credo che anche questa sia una buona ragione per battersi per la difesa dell’ambiente che ci circonda.

Foto di Powi

Man on the river: intervista a Giacomo De Stefano

Man on the river

Da Londra ad Istanbul lungo i fiumi europei: Giacomo De Stefano, "The Man on the River", il 15 aprile darà il via a questo viaggio. Una barca lo porterà lungo i 5200 Km di fiumi navigabili, attraverso 15 Paesi. Senza strumenti di navigazione, ma orientandosi solo con le stelle, Giacomo sarà in pieno contatto con la natura e con le culture che incontrerà lungo il suo percorso.

Avoicomunicare l'ha incontrato al Lago Store, una delle tappe del tour di presentazione del suo progetto e l'abbiamo intervistato, per capire le motivazioni della sua scelta.

Senza controllo

Quanto accaduto nei giorni scorsi, con la contaminazione delle acque dei fiumi Lambro e Po, rappresenta un episodio gravissimo: Mario Tozzi ci spiega quali sono i danni causati dall’atto criminale e ci avverte sui pericoli che nelle prime stime sono stati incautamente sottovalutati.

Senza Controllo

Il disastro partito dallo scarico criminale di gasolio e olio combustibile nel fiume Lambro si conclude nel Mare Adriatico dopo aver interessato il Po e il suo delta con un bilancio che non può essere né definitivo né consolante. E ci vorranno alcune settimane per valutare appieno la pesantezza del colpo subito dall’ecosistema più importante e delicato d’Italia: i milioni di uccelli di passo che si posano fra la fitta vegetazione della laguna, gli anfibi, i piccoli rettili e i pesci avranno significative difficoltà nel reperimento del cibo a causa di quella patina oleosa che gli idrocarburi più leggeri lasciano sull’acqua. Mentre c’è il rischio che i molluschi come le vongole finiscano impastati nella parte più pesante della morchia nera, così come le sabbie del delta, che costituiscono il filtro naturale per la pulizia delle acque, e che si troverà irrimediabilmente intasato per anni. Basta una quantità irrisoria di idrocarburi per rendere inutilizzabili cozze e vongole. La patina sottile e superficiale non ha contaminato l’acquedotto di Ferrara, ma non è ancora possibile stabilire se verrà assorbita e in che misura dalle colture delle aree golenali. Ma possibile che nessuno abbia controllato? E chi ha prevenuto? Esiste un sistema di allerta e pronto intervento? E’ equipaggiato a dovere per affrontare una simile urgenza? Attendiamo una risposta a queste legittime domande.
Il Delta del Po in questo momento è poi estremamente vulnerabile anche a causa del livello alto delle acque del fiume che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico. Vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione. In caso di avvelenamento non sarebbe solo uno degli ecosistemi più ricchi del nostro Paese a pagare il prezzo, ma anche le attività che sostengono economicamente questo territorio, come la pesca e il turismo. Andrebbero perciò garantite aree incontaminate da utilizzare come rifugio per gli uccelli attualmente presenti nelle aree direttamente interessate dall’onda nera.
In definitiva non è vero che nemmeno una goccia arriverà in mare, anche se il disastro catastrofico è stato evitato: si registra molto meno di una parte per milione di idrocarburi (limite di legge), ma quei valori sono comunque molto più elevati di quelli che si constatano normalmente. L’emergenza cioè è finita, ma non la più difficile fase della bonifica, che dovrà interessare proprio l’accumulo e la persistenza di idrocarburi nei sedimenti del fondo per periodi lunghi. Per non parlare del depuratore dell'Asl San Rocco, che ha salvato il fiume ma che è rimasto fuori uso, intasato dagli idrocarburi, e non ha potuto così filtrare i liquami di 800.000 lombardi che ora finiscono tranquillamente in alveo, aggravando l’inquinamemto chimico con quello biologico.

Mario Tozzi

Foto di pollobarca2

Mario Tozzi e lo stato di salute del pianeta

Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e conduttore de La Gaia Scienza su La7 ci parla in quest'intervista dello stato di salute del pianeta in un momento molto delicato, durante i negoziati della conferenza mondiale sul clima Onu di Copenhagen.

Secondo il giornalista lo stato in cui versa la Terra è grave; le sue parole descrivono molto chiaramente la crisi ecologica in corso: l'emergenza climatica che colpisce tutti è in larga parte causata dai comportamenti errati dell'uomo, a partire dall'utilizzo di combustibili fossili.

Emergenza climatica e background energetico sono strettamente collegate e sono in larga misura frutto delle decisioni delle nazioni economicamente più potenti ed energivore, USA in testa – che tuttavia con Obama sembra possano aver cambiato la loro linea - ma anche Cina e gli altri Paesi in via di sviluppo che sono adesso riuniti per Cop15.

L'opinione del geologo è che la congiuntura attuale sia teoricamente favorevole e forse stavolta si potrebbero ottenere degli accordi più vincolanti per risolvere i problemi del nostro pianeta; problemi che secondo Tozzi non possono però essere risolti con l'ausilio delle centrali atomiche e dell'energia proveniente dal nucleare.

Ultimi incontri prima della partenza da Copenhagen

Ultimi incontri prima della partenza da Copenhagen

Il soggiorno a Copenaghen sta finendo e proprio con la città di Copenaghen, intesa come pubblica amministrazione, concludiamo le nostre interviste.
 
Copenaghen è la città più verde d’Europa: il primato è stato stabilito dallo European Green City Index, lo studio Siemens sulla sostenibilità ambientale presentato nei primi giorni di COP15. I dati che vengono valutati per la stesura della classifica tengono conto di varie categorie: livello emissioni CO2, energia, edifici, trasporti, acqua, rifiuti e uso del terreno, qualità dell'aria e governance ambientale.
I funzionari responsabili di politiche ambientali e del programma sulle biciclette tengono fede alla fama e ci raccontano i progetti su cui stanno lavorando e ai processi virtuosi che stanno cercando di innescare. Particolare importanza viene data alla partecipazione dei cittadini: il loro feedback è considerato fondamentale, specialmente quando si progettano soluzioni specifiche per strade e quartieri, cosa che Copenaghen sta facendo in molti modi.
 
Nel frattempo, al Bella Center, sembra che le trattative non stiano facendo i progressi sperati. Ci saranno ancora manifestazioni, speriamo non scontri, ci saranno ancora palchi e persone che applaudono ma nessuno tra i danesi con cui ho parlato in questi giorni è ottimista circa il raggiungimento di un risultato concreto e adeguato all’emergenza. E, soprattutto, resta la convinzione abbastanza generalizzata che debba essere la politica a fare passi coraggiosi, a dare una visione del mondo come dovrebbe essere.
 
A noi resta la fortuna di aver visto un pezzo di città di cui i media non parlano o parlano poco: cosa pensano le persone, gli attivisti, chi lavora nelle istituzioni per costruire una città migliore.
Klaus Bondam, assessore all’Ambiente e alla Mobilità della città, ha recentemente detto: “Qui a Copenaghen cerchiamo soluzioni che possano salvare il mondo. Vogliamo essere di ispirazione ad altre città”. Gli obiettivi ambiziosi e l’impegno nel raggiungerli da parte  sembrano dimostrarlo
 
Abbiamo appena finito le intervista di oggi quando iniziano i primi fiocchi di neve. È tempo di ripartire, vedremo da casa i risultati finali di COP15, magari con un orizzonte un pò più ampio di cinque giorni fa.

E grazie a tutti!

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Countdown to Copenhagen

Desmond Tutu sale sul palco tra gli applausi del pubblico, principalmente danese. È domenica mattina e l’arcivescovo sudafricano dà energia alla piazza con il suo discorso. Non è polemico, ma sorridente, parla in modo semplice, con modi da predicatore: “Paesi ricchi – sveglia!” grida alla piazza.

Countdown to CO2penhagen è uno degli eventi di Hopenhagen e presenta la raccolta di firme del movimento indipendente che ha colonizzato City Hall Square con le sue installazioni verdi: si tratta di una petizione che chiede una soluzione decisa e concorde ai delegati impegnati in questi undici giorni danesi.
La campagna è stata portata avanti da volontari e il risultato è notevole: le firme raccolte sono più di mezzo milione, annunciano dal palco, mostrando dei palloncini rossi che indicano il numero preciso. I palloni attraversano la piazza da un lato all’altro, portati dalla gente tra gli applausi.
È quasi surreale vedere tanto entusiasmo, tanti giovani, adulti e anziani, convinti di poter fare la differenza.

La presenza di Tutu è accolta quasi da star e le sue parole suscitano una grande reazione, concentrandosi sul debito climatico, che i Paesi industrializzati devono a quelli in via di sviluppo: “Costa poco finanziare il debito climatico. Bastano solo 150 miliardi di dollari all’anno” esclama tra gli applausi, mentre chiama i Paesi più ricchi uno per uno.
La raccolta di firme, sottolinea Tutu, serve a ricordare ai leader del mondo quanto conti l’opinione delle persone, quanto il cambiamento climatico sia un’emergenza vera, che non può più essere accantonata.
 
La petizione verrà presentata ai leader mondiali impegnati nell’incontro, c’è scritto sul sito di Hopenhagen. E così avviene quando sul palco sale Yvo De Boer, il “numero uno” dell’ONU per quanto riguarda la questione del clima, in primissimo piano in queste negoziazioni tra nazioni. De Boer raccoglie da Tutu il simbolo del Countdown che rappresenta le firme e rilancia, spiegando l’impegno dei delegati nel trovare una soluzione comune.

Le parole lasciano il posto alla musica degli Outlandish, gruppo hip hop danese di origini africane, sudamericane e mediorientali. La prima canzone parla di persone e di speranza; i tre ragazzi portano Tutu sul palco e l’arcivescovo ride e balla con loro. Il grande termometro di City Hall Square segna zero gradi ma nessuno se ne accorge.
 
Quando le persone guidano, i leader seguono”. Suona così lo slogan di Hopenaghen.
Sarà davvero così alla fine di questo summit?

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“Beauty farm fai-da-te”: ecco il nuovo pericolo ambientale

Porto Selvaggio

Passeggiando in riva al mare nel magnifico Porto Selvaggio, un parco naturale regionale del Salento che si trova a poche decine di chilometri da Gallipoli (LE), non sarà difficile imbattervi in vari team di Legambiente.
Qualcuno li chiama i “Guardiani della Natura”: sono giovani volontari che effettuano servizi di informazione e di vigilanza nella baia. Le loro attività di controllo sono di vitale importanza per salvaguardare questo angolo di paradiso.
Un nuovo pericolo infatti incombe: si tratta dell'erosione “umana” (se così la si può definire) operata dai bagnanti.
Da qualche estate a questa parte si è pericolosamente diffusa una leggenda – del tutto infondata – secondo la quale si crede che la polvere ricavata dalla frantumazione delle rocce salentine abbia delle benefiche proprietà terapeutiche ed estetiche.
Sembra incredibile, ma diversi turisti – ma certamente sarebbe più appropriato chiamarli vandali - armati di martello e picozze, si accaniscono quotidianamente sulla scogliera: la sbriciolano con l'unico scopo di ottenere dei fanghi argillosi da cospargere sulla pelle.
Numerose sono state le sanzioni amministrative prescritte a seguito degli interventi dei Carabinieri, messi in allarme dalle tante proteste di altri turisti che invece hanno ancora a cuore le sorti del parco naturale.
Occorre considerare che gli scogli, se vengono privati della loro superficie esterna rocciosa, subiscono più rapidamente l'erosione marina.
Ogni estate la riserva, immersa in una splendida pineta, perde, a causa di questi scempi, decine e decine di metri quadri di patrimonio naturalistico.
A distanza di un decennio, riaffiorano così gli spettri della pesca di frodo e di quella devastante del dattero di mare - bandita nel 1998 con apposita legge. Lo sfruttamento e la distruzione dei fondali e delle scogliere sono reati ambientali, che non solo comportano l'erosione della costa, ma compromettono seriamente la sopravvivenza della ricca biodiversità e dell'intero habitat di Porto Selvaggio.

Come pensi si possa contribuire alla tutela di questi parchi marini?
Secondo te, quali sono i metodi più efficaci per contrastare gli “attacchi umani” alle scogliere e quali quelli per mettere fine alla pesca di frodo?

La biodiversità delle zone umide

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Secondo la convenzione di Ramsar (Convenzione internazionale relativa alle Zone Umide d’importanza internazionale) la zona umida viene definita come un’“estensione di pantani, paludi, torbiere o acque a regime naturale o artificiale, permanenti o temporanee, dolci, salmastre o salate, includendo le estensioni di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non superi i sei metri”.

Questo trattato internazionale (firmato nella città iraniana di Ramsar nel 1971, ma entrato in vigore a partire dal 1975) ha lo scopo di proteggere particolari ecosistemi e cerca di dettare le linee guida per impiegare le attività umane compatibili con le caratteristiche naturali dell’ambiente.

Le zone umide rivestono una notevole importanza ecologica: sono fondamentali per stabilire gli equilibri idrologici e per garantire la sopravvivenza della biodiversità delle forme viventi.

In alcuni paesi dell’Africa Saheliana le zone umide rappresentano una delle risorse economiche principali: le popolazioni che vivono in queste aree soddisfano così le loro esigenze di approvvigionamento idrico (essendo dei veri e propri bacini di raccolta) e hanno la possibilità di svolgere attività, quali la pesca, l’agricoltura e l’allevamento – oltre ad essere una fonte di alimentazione.
Le zone umide più importanti di questa regione sono il Delta del Senegal, il Delta Interno del Niger e il lago Chad.
Sono territori pianeggianti, soggetti a inondazioni periodiche, con laghi e stagni perenni o stagionali.
Sono caratterizzati da una grande varietà vegetale (coltivazioni erbacee) e sono popolate da molte specie ittiche, una grande varietà di uccelli e da vari mammiferi, tra i quali l’ippopotamo e il lamantino (incluso nella "Convenzione sul commercio internazionale di specie in pericolo” del 1973). Questo singolare (e sempre più tristemente raro) mammifero è in serio pericolo di estinzione a causa del suo alto valore alimentare (la sua carne è ricca di proteine oltre ad essere – sembra - squisita) e in seguito a catture da parte di varie etnie africane per preparare riti e cerimonie.

Come pensi si possa continuare a preservare la biodiversità di questi luoghi naturali, sempre più in pericolo e quindi sempre più rari?
Esistono anche in Italia diverse zone umide: le avete già visitate?

Foto di SeryM

Ven, 04/09/2009 - 10:30 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Detersivi alla spina per ridurre gli imballaggi e i rifiuti in plastica

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Risparmiare in maniera ecologica è sempre più facile grazie ai detersivi alla spina, che riducono gli imballaggi e i rifiuti in plastica.
Lo sviluppo della distribuzione dei detersivi alla spina, infatti, permette al consumatore di acquistare il prodotto riempiendo direttamente dal dosatore la bottiglia di plastica, che potrà così essere riutilizzata più volte. I detersivi alla spina stanno diventando una realtà a portata di mano e per agevolare l'acquisto è stata creata Washmaps: una mappa dove si possono trovare informazioni sui distributori di detersivi, e con la collaborazione degli utenti sarà possibile aggiornarla continuamente.
Una mappa collaborativa che grazie all'utilizzo del pulsante segnala un distributore rende un servizio a chi vuole acquistare meno plastica e risparmiare.
La sezione video presente nel sito illustra la pratica di questa felice realtà e dimostra come i piccoli gesti quotidiani possano apportare benefici ambientali concreti.

Cosa ne pensate dei detersivi alla spina? Lì usate già o pensate di farlo?
Pensate che i comportamenti sostenibili come questo possano effettivamente influenzare le masse?

Foto di pulpolux !!!

2010: Anno Internazionale della Biodiversità

In questo post potete trovare maggiori informazioni sulle iniziative legate all'anno della biodiversità

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La Convenzione per la diversità biologica (CBD) è un protocollo approvato nel dicembre del 1993 per la difesa e la salvaguardia della Terra e di tutte le sue specie: nell'aprile del 2002 i governi sottoscriventi si sono posti l'importante obiettivo di raggiungere entro il 2010 una significativa riduzione della perdita di biodiversità a livello globale, nazionale e regionale.
Anche l'ONU ha inserito questo obiettivo tra i Millennium Development Goals, una lista di sette mete fondamentali per lo sviluppo e la salvaguardia della Terra: i punti principali riguardano la protezione dei mari, della fauna a rischio d'estinzione e della flora distrutta dalla deforestazione.
La CBD ha anche istituito una pubblicazione ufficiale d'informazione, il Global Biodiversity Outlook: il terzo volume uscirà nel 2010, proclamato Anno Internazionale della Biodiversità. Le molte organizzazioni coinvolte si riferiscono a questo evento con la sigla '2010 Target', sottolineando la volontà di ottenere risultati concreti entro questa data.
Allo scopo di misurare gli effettivi miglioramenti, la European Environment Agency ha ideato il SEBI: si tratta di un indicatore calcolato su parametri predeterminati e scientifici, che riassume la situazione per ogni nazione in merito alla biodiversità.
Le associazioni stanno lavorando giorno per giorno per raccogliere informazioni, organizzare manifestazioni, eventi e summit, sperando che la buona volontà sia corrisposta da risultati concreti.

Il 2010 pare lontano, ma per aiutare la Terra non c'è tempo da perdere: in Italia osservate delle migliorie nella preservazione della biodiversità? Quali sono le zone che richiedono maggior intervento? Cosa vorreste che accadesse nel nostro Paese, in occasione dell'Anno Internazionale della Biodiversità?

Foto di foxypar4

Gio, 27/08/2009 - 15:54 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

“Fontane leggere” contro i rifiuti da imballaggio

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Come abbiamo già segnalato, il consumo di acque minerali in bottiglia è da sempre un tema controverso. Gli italiani in modo particolare sono fra i più grandi consumatori planetari di acqua in bottiglia. Ma da più parti arrivano segnali confortanti per frenare questi consumi esagerati e indirizzarli verso un consumo sostenibile.
In quest'ottica rientra il progetto Riducimballi, che ha come obiettivo la riduzione dei rifiuti alla fonte, promuovendo una “cultura della riduzione” senza limitare le possibilità dei cittadini.
Grazie a questo progetto e alla sensibilità delle amministrazioni locali in vari comuni d'Italia sono state installate delle “Fontane Leggere”, che gratuitamente o al costo di pochi centesimi erogano acqua potabile liscia o gassata.
La provincia di Roma si è dimostrata sensibile a questa tematica anche grazie ad una nuova iniziativa: la Watermap, una mappa delle fontane di Roma dove si può fare il pieno di acqua potabile.
Con l'arrivo del caldo estivo e il gran numero di turisti che Roma accoglie ogni giorno, la Watermap rappresenta una risorsa alla calura, un servizio in più per tutti, ma anche e sopratutto un veicolo di comunicazione ambientale.
Infatti la mappa, stampata su carta riciclabile, verrà distribuita gratuitamente nei punti strategici della città, come aeroporti, stazioni, musei, alberghi.
Online si può già vedere il video e partecipare alla comunità attiva sul sito e su Facebook.

E voi nel vostro piccolo che tipo di acqua consumate? Pensate che l'esperienza della Watermap possa essere utile?

Foto di 88Locke88

Lun, 24/08/2009 - 09:54 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

La mappa della biodiversità

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La biodiversità può essere definita come la varietà di vita presente sulla Terra, sia per quanto riguarda la flora che la fauna. Purtroppo questo patrimonio è sempre più minacciato e, nei casi più gravi, il rischio d'estinzione è serio: i cambiamenti climatici, lo sfruttamento della Terra senza regole, le attività di bracconaggio, la desertificazione, l'inquinamento: sono solo alcune delle cause del problema.

E' anche difficile comprendere quali siano le situazioni più critiche e dove si trovino le reali zone d'emergenza, e coloro che sono preoccupati per il nostro Pianeta possono facilmente smarrirsi alla ricerca di informazioni.

Con lo scopo di rappresentarle in maniera immediata, la Conservation International ha creato una funzionale mappa interattiva: rappresenta una carta geografica su cui sono appuntati i 'Biodiversity hotspot', ovvero i punti in cui la biodiversità è correntemente a rischio. A ogni punto corrisponde una breve descrizione dei problemi che caratterizzano la zona, con la possibilità di attingere a notizie più approfondite.
La Conservation International è un'organizzazione fondata nel 1987 a Washington da un piccolo gruppo di persone interessate alla protezione della natura, e da molti anni si occupa di aziende (e nazioni, in certi casi) che vogliono acquisire un profilo eco-friendly.
Con la loro mappa si può esplorare virtualmente la biodiversità mondiale attraverso il proprio computer, scoprire cosa sta accadendo sulla Terra e divenire consapevoli delle minacce che stanno distruggendo alcuni dei suoi meravigliosi luoghi.
Pensate che questi siti e questi strumenti siano utili? Ne conoscete altri? La divulgazione della conoscenza tramite Internet può essere un fattore determinante nella salvaguardia del Pianeta e della sua preziosa biodiversità?

Foto di chris17nz

Acqua in bottiglia vietata in Australia

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Dall'inizio del mese di luglio 2009 la cittadina di Bundanoon, in Australia, ha deciso di bandire le bottiglie di plastica: sarà possibile prendere l'acqua solo dalle fontane pubbliche e dai rubinetti delle case.
Una novità da elogiare che aiuta l'ambiente e riduce l'inquinamento derivato dalla produzione delle bottiglie, ma anche quello derivato dal trasporto dell'acqua.
Sulla spinta di questa cittadina anche lo Stato del Nuovo Galles del Sud, sempre in Australia, ha vietato l'acqua in bottiglia negli uffici governativi.
In Italia abbiamo assistito ad un evento simile quando, nel giugno 2009, a Monterotondo è stata inaugurata una fontana pubblica che eroga acqua filtrata, liscia o gassata da cui si possono riempire direttamente le bottiglie.
L'acqua del rubinetto non solo è amica dell'ambiente ma anche del portafoglio, dal momento che in questo modo vengono eliminati i costi di produzione e di trasporto.
Per ottenere un litro di acqua imbottigliata e filtrata ci vogliono infatti tre litri di quella del rubinetto.
Noi italiani siamo dei grandi consumatori di acqua in bottiglia: quasi 192 litri a testa nel 2005 e 215 litri nel 2008 per le sole esigenze quotidiane.

Bevete acqua del rubinetto? Quale pensate possano essere le possibilità per l'Italia? Conoscete altre realtà simili a quella australiana?

Foto di Rupert Brun

Gio, 06/08/2009 - 16:54 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

L'ambiente Italia raccontato dai piloti di Canadair

Avoicomunicare incontra due piloti di Canadair della Protezione Civile, il copilota Mario Ferrante e il comandante Fabio Volpe.

La soppressione degli incendi boschivi e la bonifica post incendio sono le due attività principali dei Canadair italiani.
Mario e Fabio sono impegnati nel combattere gli incendi in estate e inverno; ci invitano ad una maggiore attenzione per la climatologia e ad un'ulteriore sensibilizzazione della popolazione, che porterebbe enormi benefici alla salvaguardia del nostro patrimonio boschivo.

La biodiversità europea: una questione ancora difficile.

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Il 13 luglio scorso la Commissione Europea ha pubblicato la prima relazione sulla biodiversità delle nazioni appartenenti all'Unione (scarica il pdf della Relazione).

Nel rapporto si descrive la situazione dal 2001 al 2006 dei venticinque Stati membri e di undici regioni bio-geografiche (sette macro-aree terrestri e quattro marine), e sono state prese in considerazione 1.182 specie animali e 216 tipi di habitat protetti dalla legislazione comunitaria.
Le aree più danneggiate risultano quelle erbose, umide e costiere, e le cause sono molteplici: l'agricoltura intensiva che impoverisce il terreno, lo sviluppo urbano che danneggia le zone marittime, il turismo di massa che non rispetta gli habitat.
Per quanto riguarda le regioni bio-geografiche, la maggioranza delle rilevazioni ha attestato un livello d’insufficienza delle condizioni di biodiversità (soprattutto nell'habitat del Mediterraneo e dell'Atlantico, che hanno raccolto ben poche valutazioni positive).
Anche i rilevamenti sulle specie non sono buone: il 52% sono risultate insoddisfacenti e ben il 31% sono classificate come 'sconosciuto'; l'UE ha dovuto fronteggiare infatti una notevole carenza di dati su molte specie e habitat, soprattutto per quanto riguarda le aree meridionali del Vecchio Continente e l'ambiente marino.

Da una parte le specie che soffrono maggiormente sono gli anfibi e i rettili, a causa della sparizione progressiva del loro habitat naturale e dei cambiamenti climatici; dall'altra parte si può osservare uno spiraglio positivo nel progressivo aumento di specie protette come il lupo, la lince eurasiatica, il castoro e la lontra.
Nel 2010, l'Anno Internazionale della Biodiversità, i risultati dovranno essere più consistenti, e questa relazione può fungere da base solida da cui partire e guardare al futuro.

Quali cambiamenti potranno riguardare l'Europa? Cosa occorre fare per portare delle migliorie nella biodiversità comunitaria?

Foto di Kalense Kid

Gio, 30/07/2009 - 09:12 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

What gives you hope for a better planet?

Ognuno di noi può dare suggerimenti, opinioni e speranze per un pianeta migliore. Questa è l'essenza di Hopenhagen, un sito che raccoglie le idee della Rete da consegnare ai grandi della terra che si riuniranno a dicembre a Copenhagen per la XV conferenza sui cambiamenti climatici.
Un’iniziativa, quindi, che prende realmente in considerazione le opinioni che vengono “dal basso” e che i 192 delegati dovranno ascoltare. Sino ad ora si è arrivati a quasi 8.000 risposte, che si vedono scorrere nell’home del sito di Hopenhagen.
Con questa campagna “open source” si possono fornire suggerimenti e opinioni, ma soprattutto il sito propone l'idea di formare un movimento autonomo, con una coscienza critica che possa dare risposte reali e concrete ai problemi del nostro pianeta, non solo sul tema dell'ambiente ma anche ad esempio sulla crisi economica mondiale.
Ovviamente sono stati coinvolti diversi social networks come Twitter e Facebook, e allora anche a noi non resta che porci la fatidica domanda: “What gives you hope for a better planet?”

Gio, 23/07/2009 - 15:50 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags: