iPhev nasce nel 2011 da un'idea di Benedetto Pillon e Matteo Cozzi, ottimi conoscitori di Apple e iPhone alla ricerca di un'app innovativa, ambientale ed ecologica per contrastare i costi della benzina e diffondere la cultura della mobilità sostenibile.
L'obiettivo di iPhev è di geolocalizzare tutti gli impianti di rifornimento (di qualunque compagnia energetica) per veicoli elettrici grazie al supporto e alle segnalazioni degli utenti stessi.
L'appoggio da parte di una società che condividesse in pieno il progetto iPhev è stato fondamentale per la programmazione e lo sviluppo dell'app, che è anche su Facebook e Twitter e sarà implementato con un sito web e la versione per Android, per essere quanto più fruibile da chiunque abbia scelto i mezzi elettrici e abbia bisogno di conoscere i posizionamenti delle colonnine della propria città.
iPhev non è solo un'app, ma si tratta di un progetto ambientale indipendente ad ampio raggio: al momento i veicoli elettrici in circolazione sono molto pochi, ed è per questo, tramite la sezione news dell'app, e il supporto di facebook e twitter, che il progetto è volto a sensibilizzare tutti gli utenti iPhev perché contribuiscano alla diffusione di questa preziosa app, in un'ottica 2.0 di circoli virtuosi che la rete porta.
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Starbucks, la catena americana distributrice di caffè e relax, oltre alla filosofia etica che già la contraddistingue, ha fatto una vera e propria svolta green.
In 7mila punti vendita Starbucks di USA e Canada le lampadine alogene e a incandescenza sono state sostituite con i Led. Presto i punti vendita di Europa e Asia saranno travolti anch'essi da questa "illuminazione di massa".
Ogni lampadina Led permette di risparmiare circa 30 dollari ogni anno in costi energetici e riduce le emissioni di anidride carbonica.
È stato calcolato che per ogni mille metri quadrati di punti vendita della catena illuminati con i Led, Starbucks risparmierà circa 600 dollari, e ridurrà le emissioni di circa 10 barili di petrolio.
Il modello ecologico ed equo e solidale di Starbucks ha spopolato nel mondo, portando esempi di best practice legati non solo alla soddisfazione dei clienti, ma anche al messaggio etico divulgato grazie alla collaborazione marchiata Fair Trade con aziende e produttori dei paesi del Sud del Mondo, e a un uso equilibrato delle risorse: i negozi Starbucks sono pensati e progettati con materiali provenienti dalle risorse locali (legname, materiali di riciclo e di riuso) per ridurre le emissioni e gli sprechi d'acqua ed energia.
Le strategie di risparmio delle emissioni comprendono l'uso moderato dell'aria condizionata, metodi di risparmio dell'acqua (frangigetto ai rubinetti), efficienza energetica, prodotti in legno proveniente dalle foreste certificate FSC, pitture e vernici con bassa quantità di sostanze volatili.
Anche i clienti sono incentivati a contribuire alle iniziative ambientali di Starbucks, eseguendo una raccolta differenziata accurata, riciclando i fondi di caffè per nutrire le proprie piante, consumando prodotti equi e solidali e senza pesticidi.
La responsabilità sociale e etica di Starbucks è un esempio virtuoso di come ogni catena commerciale dovrebbe pensare, prima che al profitto, alle emissioni di CO2, al rispetto dei lavoratori e dei clienti, alla scelta della provenienza dei prodotti e della loro qualità (no pesticidi).
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Dopo le app BatteryFu (che equilibra le connessioni wifi e 3G permettendo il funzionamento al 100% dei servizi web) e JuiceDefender (che spegne varie funzionalità online quando non utilizzate), è arrivata l'app per Android GreenPower, per aumentare la durata della batteria tramite semplici configurazioni che gestiscono wifi, mobile data e bluetooth: le funzionalità si disattivano quando non sono in uso, garantendo il minimo disturbo e vengono riattivate automaticamente quando richieste dall'utente o da altre app.
Un network management software che, nella versione gratuita offre funzioni di gestione e risparmio di batteria e di tempo, e che nella versione a pagamento aggiunge le opzioni di disattivazione notturna su fasce orarie, di white-list app per mantenere i dati attivi quando si utilizzano specifiche applicazioni e Plug-in Tasker & Locale.
La gestione di wifi, mobile data, bluetooth, controllo del traffico è basata sui parametri di pianificazione, stato dello schermo, connessione alla corrente elettrica e livello del segnale; consente il backup e il ripristino impostazioni ed è disponibile in 20 lingue diverse. Inoltre nel forum dedicato è possibile confrontarsi con altri utenti che ne fanno uso e segnalare eventuali bug.
Voi sapete esattamente quanto consuma il vostro cellulare o smartphone? Quanto è importante ridurre il consumo dei nostri mezzi di comunicazione, specialmente quando si tratta di telefoni che navigano su internet e che consumano un carico molto alto di energia?
Conoscete altre app dedicate alla riduzione dei consumi di batteria che volete consigliarci?
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L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha decretato il 2012 come l'Anno internazionale dell'energia sostenibile per tutti.
In un’opera di promozione delle ecoenergie a favore della sostenibilità ambientale, tutti i paesi del mondo dovranno disporre delle risorse economiche per avviare questo sviluppo, anche se in termini concreti si deve ancora capire come questo verrà attuato dai governi nazionali e dalle agenzie e istituzioni finanziarie ed economiche che hanno voce in capitolo.
L'obiettivo è un miglioramento della qualità della vita di oltre un miliardo e 600 milioni di persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo e che ancora non hanno l’accesso all’elettricità. I servizi energetici sono alla base non solo della crescita economica ma anche dei servizi sanitari, dei sistemi di sicurezza alimentare, idrica e di comunicazione.
È necessaria perciò una rivoluzione globale, una politica ambientale forte ed efficace che metta l’energia pulita a disposizione di tutti: per minimizzare i rischi climatici, ridurre la povertà, migliorare la salute del pianeta, incentivare la crescita umana ed economica e la sicurezza.
Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, vuole con questo progetto invitare i Paesi a maturare scelte accurate che portino nel lungo periodo all’abbandono dei carburanti fossili, ancora in gran parte utilizzati e dannosi sia per l’ambiente che per l'uomo. È stato stimato che il consumo energetico nel prossimo ventennio crescerà del 40%, quindi Paesi emergenti e Paesi industrializzati dovranno adoperarsi affinché l’energia pulita diventi una risorsa alla portata di tutti.
L'obiettivo è proposto anche dall'EREC (European Renewable Energy Council) con lo studio Moving to 2030: A binding 45% renewable energy target, e vuole fare sì che entro il 2030 il 45% dell'energia sia proveniente da fonti rinnovabili fino a raggiungere, nel 2050, una riduzione delle emissioni dell'80-95% rispetto al 1990.
Sarà quindi necessario investire in capitale intellettuale, spesa pubblica e privata per creare nuove tecnologie green e raggiungere tre obiettivi principali:
Secondo Legambiente "le Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) stanno vivendo una stagione di grande sviluppo a livello mondiale, assumendo un peso sempre maggiore nella produzione energetica. Negli ultimi anni la quota mondiale percentuale di energia prodotta tramite queste fonti (energia solare termica e fotovoltaica, energia eolica e idroelettrica, biomasse ecc.) è molto aumentata, e sulla base di questo trend avranno nei prossimi 10 anni una crescita senza paragoni, in particolare per l’eolico e il solare."
Fotovoltaico: in Italia nel 2009 sono stati installati 730MWp, in Francia 185MWp, in Germania 3000MWp; questi possono essere considerati dei risultati di incremento eccezionali, se si considera che in tutto il mondo nell’anno 2008 l’installato fotovoltaico aveva raggiunto i 5600MWp.
Questo tipo di produzione energetica si dimostra quindi la vera innovazione del prossimo futuro nel panorama dell’energia mondiale.
L'Italia trarrebbe numerosi vantaggi puntando sulle FER, in particolare la solare, l'eolica e la geotermica: si creerebbero nuovi posti di lavoro, si ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di greggio, si stimolerebbero la ricerca e l'innovazione tecnologica. Da questo ne conseguirebbe un netto miglioramento della qualità delle città, con l'occasione di rinnovare edifici secondo i principii della bioedilizia e dell'efficienza energetica.
In Italia il ruolo delle energie rinnovabili è comunque in crescita grazie anche alla maggiore consapevolezza in termini di risparmio energetico ed economico. Secondo il Gestore dei servizi energetici (Gse), quasi il 23% della produzione di energia elettrica è costituita da energie rinnovabili, e 3 italiani su 4 sarebbero favorevoli a un maggior utilizzo, anche con un aumento degli eco-incentivi statali.
Tuttavia gli investimenti in Italia nella ricerca sono un punto negativo rispetto agli altri stati europei: le soluzioni all'inquinamento cittadino (in particolare nella Pianura Padana) sono orientate più a sistemi contenitivi che risolutivi come il blocco del traffico, le zone a traffico limitato (ZTL) o in passato, le targhe alterne.
I servizi di bike sharing o di car sharing sono ancora poco sviluppati e molte delle piste ciclabili sono fuori norma e quindi inutili, nonostante siano molte le città italiane che promuovono il miglioramento della ciclabilità delle strade, con in testa Reggio Emilia e Lodi, seguite da Modena, Mantova, Vercelli e Cremona.
Consideriamo anche l'esempio della Germania, la cui energia prodotta da fonti rinnovabili ha superato nel 2011 sia quella proveniente dal nucleare che dal carbone convenzionale. Uno storico sorpasso, sottolineato dal rapporto della BDEW (Bundersverband der Energie und Wasserwirtschaft), che conferma e approva la decisione dello stato di abbandonare definitivamente il nucleare entro 2022.
In generale comunque le prospettive per il futuro sono incoraggianti, anche grazie alla crescente consapevolezza ambientale dei cittadini italiani ed europei. Qual è la vostra idea di un futuro rivolto alle FER?
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Facile dire efficienza energetica, ma il 70% dei nostri edifici risale agli anni ’70
È di pochi giorni fa la presentazione della prima edizione dell'Energy Efficiency Report, a firma della School of Management del Politecnico di Milano. Ma è possibile parlare di efficienza energetica con un patrimonio residenziale vetusto come il nostro? Sembra proprio di sì.
Come tradurre allora le potenzialità in benefici reali? L'Ue suggerisce di procedere su due linee d’intervento: incentivare il processo di ristrutturazione degli edifici e promuovere il risultato esemplare della pubblica amministrazione, accelerando il rinnovo dei fabbricati pubblici e prevedendo elevati standard per quelli di nuova costruzione. A oggi, però, solo quattro Regioni (Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte) e le due Province autonome di Trento e Bolzano hanno introdotto obblighi specifici per la prestazione energetica degli edifici.
Che cosa stiamo aspettando?
Lo sviluppo sostenibile visto attraverso una prospettiva che miri alla collaborazione tra il settore pubblico e il privato è al centro dell'edizione italiana dell'European Global Compact Local Networks Meeting che ha luogo a Roma, fino al 28 ottobre, ospitato dal Ministero degli Esteri.
L'incontro ruota intorno a tre grandi temi principali che sono la sicurezza alimentare e l'agricoltura sostenibile, green job e inclusione sociale, città sostenibili. La discussione, introdotta da esperti per ciascun argomento mira ad obiettivi molteplici che riguardano, ad esempio, l'identificazione di ambiti europei in cui la collaborazione tra aziende private e settore pubblico possa produrre concreti risultati sul versante della sostenibilità, fino alle proposte di approcci innovativi per implementare la cooperazione tra pubblico e privato nella prospettiva di Rio+20, la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile prevista per il prossimo anno, a due decenni di distanza dalla conferenza sull'ambiente e lo sviluppo che, sempre nella megalopoli brasiliana, lanciò diversi programmi operativi, tra cui l'Agenda 21.
L'anno prossimo a Rio de Janeiro la conferenza dell'ONU si riunirà per definire la nuova agenda sostenibile della politica internazionale centrando la discussione sulla green economy e sulla possibilità di considerarla sempre di più un'arma centrale nella lotta alla povertà e alla realizzazione di una convivenza sostenibile sul pianeta. E in questa direzione pubbliche amministrazioni e aziende private possono offrire un contributo molto importante non solo nelle azioni non solo nelle loro separate e rispettive attività, ma anche e soprattutto, questo il messaggio convinto dell'European Global Compact Local Networks Meeting, per la sinergie che tra loro sapranno costruire.
In un ambiente sociale ed economico sempre più dinamico, sottolinea l'organizzazione del meeting, dalle aziende ci si aspetta sempre di più che giochino un ruolo importante quali attori politici all'interno della cornice della governance globale. All'interno di questo contesto le strategie internazionali non possono fare a meno di considerare la collaborazione pubblico-privato uno strumento estremamente potente ed efficace sulla via della sostenibilità.
L'energia solare è una grande protagonista del dibattito sulle rinnovabili in tutto il mondo. Sembra ormai certo che siamo avviati a sostituire le fonti fossili con fonti rinnovabili e questo cambiamento potrebbe portare delle conseguenze economiche sulla geografia dell'energia. Il mondo fondato sul petrolio infatti si basa su una geografia abbastanza elementare in cui l'occidente è stato il protagonista dei consumi mondiali di petrolio, mentre i rifornimenti venivano per la gran parte da una porzione relativamente piccola di terra araba.
Con l'avvento delle rinnovabili, e via via che queste diventano sempre più competitive sui mercati nazionali e globali, questa geografia è destinata a cambiare, o comunque ad arricchirsi di nuovi protagonisti. Ma come? Parlando di energia solare una persona potrebbe facilmente rispondere che la domanda è sin troppo semplice e la soluzione evidente. Vengono alla mente i grandi progetti nel deserto del Sahara, come ad esempio Desertec, vengono in mente l'Africa e il bacino Mediterraneo, i luoghi assolati dove le stagioni sono calde per molti giorni l'anno. Ma questa volta l'evidenza potrebbe ingannare e la risposta andare molto lontano dai deserti fino a raggiungere vette elevatissime.
Una equipe di studiosi giapponesi ha infatti da poco pubblicato uno studio dal titolo “Gli effetti della temperatura sul potenziale fotovoltaico nel mondo” (“Effect of Temperature on PV Potential in the World”) in cui si spiega la capacità di generare energia elettrica da fonte solare dipende altamente dalla collocazione geografica degli impianti. Zone aride o semi-aride altamente colpite dalla luce solare giocano decisamente un ruolo positivo, ma – spiegano gli autori – anche alcune regioni fredde possono sfruttare l'energia del sole per la produzione elettrica grazie all'effetto di elevate altitudini.
In alta montagna, in altre parole, anche se la temperatura è fredda gli impianti solari possono raccogliere molta energia ed hanno un potenziale di produzione di energia elettrica addirittura superiore ad alcune aree desertiche. Se a qualche lettore la cosa sembrerà di poco interesse, proviamo a fare una osservazione. Stando a quanto rilevato dagli studiosi giapponesi, le catene montuose di una nazione, le nostre Alpi e gli Appennini ad esempio si trasformano in miniere energetiche con non poche influenze di carattere geopolitico.
La crescente economia cinese, per fare un esempio di più ampio respiro, troverebbe sull'Himalaya una risorsa energetica straordinaria e pulita, assai importante per la galoppante crescita della nuova potenza globale. Come si vede gli effetti di una simile considerazione potrebbe avere una portata molto vasta.
Immagine di Sam Judson
Chi pensava che il tema del nucleare si sarebbe chiuso, almeno in Italia, con il referendum dello scorso giugno probabilmente si sbagliava. E di grosso. Il tema infatti è ancora caldo e si riaccende in occasione della presentazione del piano industriale 2011/2015 della Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari in Italia e della gestione dei rifiuti radioattivi.
Nel piano quinquennale si legge, ed è oggetto di particolare discussione, la realizzazione di un deposito nazionale di rifiuti, nel quale confluiranno scorie dal decommissioning degli impianti e dalle attività di medicina nucleare, e che custodirà circa 80mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e circa 12.500 metri cubi ad alta intensità. “Il Deposito Nazionale – ha dichiarato Giuseppe Nucci, Amministratore Delegato di Sogin - sarà realizzato all’interno di un Parco Tecnologico, centro di eccellenza italiano, dedicato alle attività di ricerca e formazione per il decommissioning e la gestione dei rifiuti radioattivi”. Un deposito che, assicura ancora Nucci, sarà realizzato seguendo i più avanzati criteri di eco-compatibilità.
Ma le domande che si pongono in molti non riguardano tanto l'efficienza energetica del futuro deposito quanto piuttosto la sicurezza. Dove sarà realizzato il contenitore per tutte le scorie radioattive del paese? La Sogin ha stilato una lista, non ancora resa pubblica, di 50 siti papabili sul territorio nazionale. Tutta l'operazione ha un costo che si aggira intorno ai 4,8 miliardi di euro, se si considerano tutte le operazioni da compiere affinché si arrivi per il 2025 al decommissioning completo. Per il momento le attività della Sogin hanno pianificato operazioni per 400 milioni di euro. I tempi per la realizzazione finale del deposito non sembrano molto veloci; si parla di cinque anni per la progettazione e le autorizzazioni e altri quattro per la costruzione.
Nove anni, dunque, a partire dal momento in cui l'Agenzia per la sicurezza nucleare sarà operativa. Rimane da capire come sceglieranno il sito, così come rimane tutto da immaginare cosa avverrà nel luogo prescelto nel momento in cui verrà reso noto; e soprattutto rimane da capire come verranno gestite le eventuali reazioni della popolazione del territorio destinato ad ospitare i rifiuti radioattivi, così come non è chiaro se la cittadinanza sarà in qualche modo coinvolta nella scelta.
Negli Usa ad esempio, la Commissione pubblica che si occupa delle strategie sull'energia nucleare, ha scelto di aprirsi alla discussione e al dibattito utilizzando la Rete. La Nuclear Regulatory Commission ha aperto un canale su YouTube, un profilo Twitter (@NRCgov) e un blog dove il presidente della Commissione, Gregory B. Jaczko, ha partecipato a due webinar, incontri durante i quali ha interagito con decine di bloggers, organizzati con il supporto di due associazioni, una favorevole e una contraria a scelte nucleariste. Forse negli Stati Uniti qualcuno ha capito che ci sono scelte pubbliche intorno alle quali il web può non solo essere uno spazio di discussione aperta, ma anche lo spazio per coinvolgere parti di opinione pubblica capaci di mobilitare le opinioni altrui. Un po' come è successo da noi col referendum.
Immagine di StefrogZ
"So che l'espressione "buttare acqua nel deserto" non è bella, ma se in Africa si continuerà a ragionare in termini di carità è difficile che la situazione cambi e che si faccia meglio che offrire un po' di sollievo temporaneo. Intervenire è necessario, ma un intervento giusto deve saper andare oltre l'emergenza".
Con queste parole Enrico Cisnetto, organizzatore della giornata che il prossimo 17 ottobre lancerà da Roma un ponte di solidarietà per le popolazioni del Corno d'Africa colpite dalla siccità, esprime l'ambizioso obiettivo che mira a realizzare qualcosa di programmatico e concreto per le popolazioni che soffrono la fame.
Soprattutto per quelle che versano in condizioni ormai gravissime perché vivono in Etiopia, Gibuti, Kenya e Somali, visto che l'80% della popolazione dell'area vive di agricoltura e pastorizia, e che senz'acqua si ritrova letteralmente senza sussistenza minima. Considerando che si tratta di 15 milioni di persone, si comprende bene di che proporzioni sia l'emergenza. L'idea è quella di far partire da questo primo appuntamento di RomaIncontra, presso l'Ara Pacis di Augusto, un messaggio e una riflessione che portino se non altro a evidenziare che, se anche del problema non se ne parla ogni giorno, esiste e non può essere ignorato.
"Ci sembrava giusto dunque ritrovarsi per un evento di portata internazionale a Roma, una città che è già sede di agenzie dell'Onu che si occupano di questo problema (FAO, IFAD e WFP), cercando di raccogliere più fondi possibili che poi verranno gestiti dalle Nazioni Unite e dal Ministero degli Esteri, che si occuperanno concretamente degli interventi, coordinati a livello internazionale", continua Cisnetto, che crede molto nel messaggio di una solidarietà a lungo termine. "Perché un intervento congiunturale, non strutturale, c'è già stato molte, troppe volte. E i risultati si perdono nel tempo". Ecco perché dall'incontro di lunedì ci si aspetta molto di più. All'evento parteciperanno, tra gli altri Jacques Diouf, direttore generale FAO, Kanayo F. Nwanze, presidente dell'IFAD, Josette Sheeran, direttore esecutivo World Food Programme e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.
Dalla notte del 17 prenderà il via una nuova raccolta fondi attraverso l'invio di SMS al numero 45503, a cui si potranno mandare le proprie donazioni fino al 23 ottobre. Il nome della campagna è già esplicativo degli obiettivi: Crescita. Dall'emergenza alla sostenibilità. "Pensiamo ad esempio alla costruzione di acquedotti, a dighe, a uno sviluppo delle tecnologie che possano aumentare la produttività di queste popolazioni, in modo che il vantaggio sia collettivo, e rimanga patrimonio del Paese".
In questi giorni anche la first lady Michelle Obama ha detto la sua sul tema. Nota per la sua campagna per l'orto domestico, ha dichiarato anche lei che proprio gli USA, che da sempre hanno influenzato i modelli di consumo mondiali, devono iniziare a sostenere l'agricoltura locale, ecosostenibile. Evidenziando poi un altro problema: l'eccesso dei paesi occidentali, in cui i problemi sono lo spreco, i troppi rifiuti e l'obesità. Un divario che non è più tollerabile. Tema che sarà discusso anche a Roma, in cui una delle conferenze sarà dedicata alla cosiddetta sfida del Terzo Millennio, che è quella di vincere la fame nei paesi poveri e combattere gli eccessi nei paesi ricchi.
"E' non è meno importante ricordare una cosa. Se l'economia di questi paesi migliora, saremo tutti quanti a giovarne. Pensiamo agli investimenti che molte nazioni ricche stanno facendo proprio in Africa. E come, anche per colpa della crisi, quello del cibo e dell'accaparramento delle terre siano diventati temi caldi anche per le nostre economie. D'altronde il cibo sarà il tema principale dell'Expo del 2015, non è un caso se iniziamo adesso ad occuparcene. Forse sembrerà meno buonista da dire, ma aiutare l'Africa è davvero nell'interesse di tutti".
Foto di Elrentaplats
Passata la tempesta sulle strategie energetiche italiane, è il momento di fare qualche conto, pianificare il futuro. Le burrasche passate riguardano in particolare due argomenti, da una parte il nucleare, dall'altra le polemiche che hanno investito gli incentivi alle rinnovabili e il conto energie.
E le conclusioni di queste discussioni che hanno investito l'opinione pubblica portano decisamente verso le energie pulite, come evidenzia il recente rapporto realizzato dall'Aper (l'associazione di produttori di energia rinnovabile) che è al centro di un dibattito al Festival dell'Energia di Firenze.
I numeri del rapporto riprendono lo scenario energetico ipotizzato, alla luce degli obiettivi europei, prima del referendum quando si era previsto per l'Italia del 2020 un consumo lordo di energia elettrica pari a 375 Twh composto da 50% di fonti fossili, 26% di rinnovabili e 24% da nucleare.
Una parte importante di questa crescita riguarda il fotovoltaico, come sottolinea Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Aper: “Con oltre 10 GW di potenza installata, in un giorno di sole il fotovoltaico fornisce circa un terzo dell’energia elettrica al sistema, nei momenti di picco di domanda. E se sommiamo a questo il contributo delle altre moderne fonti rinnovabili, si soddisfa circa la metà del fabbisogno. E’ un dato di fatto che non può essere ignorato e che ha sconvolto in un solo anno l’intero mercato elettrico. E soprattutto ci dà la consapevolezza di poter affermare che il costo sostenuto per gli incentivi non è superfluo, ma è un investimento per svincolarci sempre di più dalle fonti fossili e per far sì che le nuove fonti producano energia a costi sempre più competitivi”.
Il rapporto dell'Aper è integralmente scaricabile qui.
Per capire il mondo dell'energia in tutti i suoi aspetti c'è bisogno di un ragionamento e di una capacità di osservazione che sappiano leggere dentro le cose a partire dalle novità che, in un ambito delicato e complesso come quello energetico, rispondono alle parole di innovazione e ricerca.
Ecco allora il tema che dà il titolo all'edizione 2011 del Festival Energia: le smart energy, le energie intelligenti. “Ci sono ragionamenti da fare sulle fonti fossili e sul dopo-Fukushima, ragionamenti di elevata complessità che implicano sia una dimensione globale che una dimensione locale; per promuovere una discussione che sappia evitare ideologismi il modo migliore è quello di guardare dentro questa complessità” è così che Alessandro Beulcke, presidente del Festival dell'Energia (Firenze, 23-25 settembre) e di Aris, introduce le energie intelligenti. Si tratta di capire bene il mondo in cui viviamo, decifrarne le esigenze e analizzare soluzioni concrete.
“L'energia è oggi ancora prodotta nello stesso modo in cui era prodotta nel secolo scorso quando c'erano grandi centri di produzione energetica e una rete che la distribuiva fino alle periferie – spiega Beulcke – oggi l'innovazione ci offre molte soluzioni diverse che comprendono, tra l'altro, l'autoproduzione di energia, la possibilità di mettere in rete numerosi piccoli centri di produzione energetica. Inoltre la parola smart riguarda anche l'utilizzo e i comportamenti come nell'ambito della mobilità. Le nostre città, ad esempio, sono luoghi assolutamente energivori. Puntare sulle smart city vuol dire invece puntare su un modello urbano che sappia produrre in maniera rinnovabile l'energia di cui ha bisogno, che sappia realizzare una mobilità sostenibile. Una città simile presenta dei vantaggi non solo per città stessa ma anche per una collettività più ampia”.
Quarant'anni di storia, di battaglie e di azioni che nella società dell'informazione colpiscono dritto al cuore della comunicazione per far parlare di se', ma soprattutto per portare in cima all'agenda pubblica i temi più eclatanti della questione ambientale. Era il 15 settembre 1971 quando un gruppo di attivisti salì a bordo di un vecchio peschereccio per opporsi ai test nucleari programmati dagli Stati Uniti in Alaska facendo rotta sull'isola di Amchitka. La nave fu fermata prima di giungere a destinazione ma quel giorno segna la data di nascita di Greenpeace e dei “guerrieri dell'arcobaleno”. Da quel 15 settembre di quarant'anni fa Greenpeace è diventata un'organizzazione capillare: ventisette uffici sparsi per il mondo, 3milioni e mezzo di sostenitori, 11 milioni di attivisti online che fanno rimbalzare le campagne e le iniziative sul web e sui social media. Una caratteristica fondamentale di Greenpeace è infatti la dimensione globale, essenziale per affrontare i temi ambientali attraverso i media. Le multinazionali e gli organismi internazionali – spiega l'organizzazione – rispondono solamente a pressioni internazionali; i nostri fondatori e questi decenni di attività dimostrano che un piccolo gruppo di persone impegnate può cambiare il mondo con proteste pacifiche e offrendo testimonianze dirette di quello che accade”.
Un video sui 40 anni di Greenpeace
Se 2,6 milioni di megawatt/ora consumati in un anno vi sembrano tanti, chiedete a Google, e vi spiegherà perché consumi elettrici di tale portata fanno del gigante del web un'azienda verde e sostenibile.
A tanto ammontano infatti i consumi della società di Mountain View nel corso del 2010, cifre necessarie al fabbisogno elettrico di oltre 200mila abitazioni o 41 Empire State Building, il tutto per 1,46 milioni di tonnellate di CO2 emesse in dodici mesi.
Sembrerebbero cifre da far suonare le sirene di allarme gas serra, eppure Google le ha rese note con un obiettivo specifico: far comprendere al mondo che, se letti nel giusto contesto e nei dovuti modi, questi numeri fanno di tutto quello che gira intorno al motore di ricerca più famoso del mondo un'attività attenta ai consumi energetici nel rispetto della sostenibilità ambientale.
Basta ribaltare il punto di vista e, invece di guardare alla domanda generale di energia prodotta dall'intera azienda, analizzare i consumi per singolo utente.
Si scopre così che un mese di servizi Google per ciascun navigatore della rete equivale al consumo di una vecchia lampadina da 60 W accesa per tre ore; 3 giorni di Youtube richiedono l'energia equivalente a realizzare, confezionare e distribuire un solo dvd, mentre un anno di Gmail richiede meno energia di quanto non ne sia necessaria a bere una bottiglia di vino, infilarci dentro un messaggio in un un pezzo di carta e abbandonarla nell'oceano.
Stando a quanto calcolato da Greenpeace nell'edizione 2011 del rapporto “How dirth is your data”, lo studio che analizza l'impronta di carbonio dei principali protagonisti del cloud computing, gli sforzi del marchio californiano non bastano raggiungere la vetta della classifica delle prime dieci tra le più importanti cloud company al mondo (dominata da Yahoo! e con Apple fanalino di coda), ma le cose si muovono rapidamente nel mondo dei bit e la comunicazione, oltre che gli investimenti, può far fare passi da gigante.
Per il momento non ci sono fughe radioattive. Ma la notizia dell'esplosione nella centrale nucleare di Marcoule, in Francia, è di quelle che ti incolla al monitor, alla tv, in cerca dell'informazione che ti racconti il più presto possibile che il pericolo è scampato, che non c'è rischio. Ma per il momento si sa solamente che lo scoppio di una fornace nel sito nucleare nel sud della Francia ha provocato la morte di un uomo il cui corpo è stato trovato carbonizzato, e il ferimento di almeno quattro persone, di cui una grave. L'esplosione, stando a quanto riferito dalla Commissione per l'energia atomica francese, sarebbe avvenuta nella mattina alle 11.45 presso il centro di trattamento delle scorie nucleari dell'impianto che, è bene ricordarlo, non ospita alcun reattore e fa parte di un sito nucleare più ampio.Un servizio della BBC ci consente di ammirarne l'effetto: dove all'indomani dello tsunami non c'era che il tetto di un hangar che galleggiava sull'acqua, ora si vede un aeroporto tornato alla normalità; dove il fango copriva territori a perdita d'occhio, ora sono tornate strade e campi coltivati; dove l'acqua si era sostituita al selciato urbano, ora la città è tornata a vivere e i negozi hanno ripreso i loro commerci. Guarda l'animazione della BBC.
Il mondo dell'acqua è al centro dell'attenzione in una iniziativa che, dicono gli stessi ideatori, vuole offrire molteplici argomenti a molteplici pubblici. Il tutto è a Genova (4-10 settembre) dove il Festival dell'acqua, si anima grazie a un tema centrale e attualissimo e grazie alla presenza di ospiti rilevanti come Giulio Giorello ed Emanuele Severino, che offrono uno sguardo filosofico, Pietro Grasso, che mette in evidenza il fragile filo che tiene insieme le risorse idriche e la legalità.
Dell'acqua si parlerà in termini filosofici, come di una risorsa essenziale alla vita; se ne discuterà in termini politici ed economici, come di una risorsa sulla quale si è da poco chiusa una contesa elettorale e il cui esito ha lasciato non poche code dietro di sé. Se ne parlerà come di un simbolo presente nelle religioni di tutto il mondo, elemento della spiritualità del mondo e la si guarderà anche con gli occhi dell'arte.
Da qui partirebbe, secondo il vice-presidente di Federutility, la via d'uscita da uno dei paradossi italiani: “L'acqua ha bisogno di investimenti e questo vuol dire che è un settore che può produrre sviluppo e lavoro – conclude D'Ascenzi – allo stesso tempo si tratta di un settore che può soddisfare la propria domanda di investimenti con le sue stesse risorse: si tratterebbe quindi di una soluzione risolvibile senza toccare denaro dello Stato in un contesto in cui si propone anche come una risposta anti-crisi e in linea con le prospettive della greeneconomy”.
Colonne d'aria riempite di microscopiche perline creano dune di sabbia sempre in movimento. Un occhio rotante di vetro con dentro un mix di schiume colorate sembra contenere le tempeste che si agitano nell'atmosfera di Nettuno e di Giove. Se avete mai visto simili spettacoli, allora siete stati ad ammirare una delle opere di Ned Kahn. Artista, scienziato, ingegnere e creativo, tutte queste sono definizioni che non possono distinguersi e devono stare insieme per descrivere la figura di Kahn, lo scultore che gioca con le forze della natura mettendo in scena effetti stupefacenti. Come il Rain Oculus installato nel complesso di Maruna Bay Sands a Singapore. Una scultura cinetica che da sopra mostra un vortice d'acqua di oltre 20 metri di diametro, ma sotto offre ai passanti un meraviglioso lucernario e una poderosa cascata integrata nel sistema idrico del palazzo. Avalanche (Valanga) dà invece il titolo a una ruota mobile che, riempita con sabbia e perle di vetro che fluiscono insieme, dà vita a una sinfonia di movimenti, evocando così le dianmche che muovono il suolo, la sabbia e la neve.
Alla fine il quorum è arrivato. Probabilmente le persone che ci speravano domenica mattina erano più di quelle che ci credevano, e le giornate delle votazioni sono state un susseguirsi di speranze, ogni intertempo, ogni rilevazione ha dato il via a una serie di deduzioni, di confronti, di calcoli per rafforzare la scaramanzia o per dare energia a una convinzione e alimentare la speranza. Quanto hanno contato internet e i social network in tutto questo? Difficile dirlo. Perché sicuramente al raggiungimento del quorum (che non accadeva dal 1995) hanno contribuito diversi fattori, dai drammatici incidenti di Fukushima, al clima politico nazionale, fino al definitivo inserimento del quesito sul nucleare tra le schede da votare. Alla fine anche i boicottaggi e l'infinita serie di ostacoli che si sono messi tra la campagna referendaria e il quorum si sono mostrati sterili, almeno più sterili di quanto non sia riuscita a fare la rete di messaggi e di iniziative che hanno popolato i social network. Mentre inizia lo spoglio delle schede, infatti, una cosa si può già affermare: il web italiano segna un momento importante nella politica del nostro paese perché in questi referendum, come nei ballottaggi delle recenti amministrative, Twitter e Facebook sono stati un fiorire di iniziative tutte cresciute nel campo della corsa al quorum (e delle motivazioni per il Sì), politicamente schierate. Forse più di altre volte, ma quello che conta è che questa volta (alle amministrative come al referendum) il risultato finale va nella stessa direzione in cui tirava il vento del web.
È uno stillicidio senza fine. Ogni giorno ce n'è una nuova a fare di questi referendum più una corsa a ostacoli che una tornata di voto. Oggi campeggia il tema delle schede degli italiani all'estero. La questione è facile da raccontare ma, sembrerebbe, difficile da districare. In sostanza, come sempre accade, gli italiani residenti all'estero consegnano le schede con il proprio voto al consolato italiano del paese di residenza. Queste schede sono quindi consegnate in anticipo rispetto a quando vengono recapitate nei seggi italiani. Sembra logico: il tempo di inviarle, di far votare, di raccoglierle e di farle tornare indietro disponibili per il giorno dello spoglio. Un giro del mondo, andata e ritorno. In poche parole: gli italiani all'estero hanno già votato i quattro quesiti sul referendum, solo che uno di questi è cambiato. Come saprete, il quesito sul nucleare è diverso da quello originale, ed è cambiato per effetto del decreto omnibus e della sentenza della Cassazione che ha riammesso il tema dell'energia alla consultazione.
Il sondaggio appare sulle pagine del quotidiano La Stampa, realizzato dall'Istituto Piepoli. Alla domanda “Lei personalmente ha già programmato di andare a votare?” il 78% degli intervistati avrebbe risposto “Certamente/Probabilmente Sì”, il 20 percento sarebbero decisi a non presentarsi ai seggi e solo un 2 per cento risulterebbe senza opinione. Realizzato il 6 giugno, il sondaggio dimostrerebbe quanto vale la forza di attrazione che il quesito nucleare sta esercitando sul raggiungimento del quorum necessario a rendere valido il referendum del 12 e 13 giugno. Non circolano sui media sondaggi sul risultato finale del referendum, anche perché è facilmente ipotizzabile che se si raggiungesse il quorum sarebbero i Sì ad ottenere il maggior numero di schede, però alcuni sondaggisti si sbilanciano su analisi che riguardano il quorum e, dicono Renato Mannheimer e Nicola Piepoli, il quesito sul nucleare aumenta le chance di arrivare al quorum. Continuano comunque le polemiche che riguardano gli spazi di informazione dedicati alla consultazione referendaria, in particolare riguardano i tempi con cui è partita la campagna di informazione da parte del servizio pubblico e gli spazi del palinsesto dedicati alle tribune e agli spot che non sarebbero, dicono alcuni, conformi a quanto stabilito dai regolamenti che obbligano a mandare in onda questi programmi dalla data di indizione del referendum (il 4 aprile) “nelle fasce orarie di maggior ascolto”.
Se c'è una cosa che i social network sanno fare bene è mobilitare le persone verso un obiettivo, uno scopo ben chiaro. Twitter, Facebook e Friendfeed sono spesso accusati di essere il luogo privilegiato delle chiacchiere perditempo, della futilità senza contenuto. Sempre più spesso però i social network fanno parlare di sé in maniera diversa, protagonisti attivi di un mondo della comunicazione che cambia e strumenti nelle mani di un pubblico attivo, volenteroso non solo di comunicare, ma anche di agire attraverso quello che si scrive sull'internet. I social network sono fatti apposta per i tormentoni, come è successo ad esempio nella campagna elettorale delle amministrative dopo il faccia a faccia tra Moratti e Pisapia. Le piazze telematiche hanno questa speciale capacità di mobilitare, di creare seguito intorno a una campagna. Come sta succedendo per i referendum del 12 e 13 giugno.Innumerevoli sono i video che su Youtube sostengono il referendum e che, postati di blog in blog, rimbalzano per la rete allungando la coda dei destinatari del messaggio. Sono, ad esempio, questo video.
Oppure ci sono siti che raccolgono testimonianze di personaggi noti e notissimi sulle questioni referendarie. Referendumacqua.tv, ad esempio, mette insieme molti video che girano in rete e le dichiarazioni di nomi eccellenti come Camilleri, Vecchioni, Ettore Scola e molti altri.
Questa è solo una piccola rassegna di quello che sta accadendo in rete intorno ai referendum del 12 e 13 giugno. Molte altre ce ne sono che non abbiamo citato e che ci sono sfuggite. Aiutaci a rintracciarle e a navigare nell'informazione dei social network. Segnala una iniziativa o una campagna che reputi particolarmente interessante e contribuisci a farla rimbalzare nella rete.
Immagine di mariateresat