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Riccardo Luna e le fabbriche del futuro

Abbiamo intervistato Riccardo Luna a Settimo Torinese per farci raccontare i dettagli della cover story del numero di marzo di Wired, dedicata alla riqualificazione di una fabbrica: gli ex stabilimenti Pirelli di Settimo Torinese.

Il direttore di Wired ci ha spiegato l'importanza del progetto, della nascita di un nuovo polo industriale basato sull'eccellenza e sulla ricerca scientifica.

Con l'occasione abbiamo anche chiesto l'opinione di Luna da giornalista, e da esperto di media digitali, sul futuro dell'informazione in Italia.

Avvelenamenti silenziosi - la cura

Avvelenamenti silenziosi - la cura

Dopo averci raccontato la situazione dell’inquinamento nelle città italiane in tre brillanti videointerviste, Mario Tozzi riassume i nodi del discorso attraverso alcuni precisi quanto impietosi dati: la cecità delle istituzioni, ma anche nostra, nei confronti dell’attuale drammatica situazione, dovrebbe imporre a tutti noi una seria e approfondita riflessione.

Se tutti coloro che possono abbandonassero la vettura personale, i mezzi pubblici sarebbero più rapidi e efficienti e forse il problema sarebbe risolto. Ma l’italiano non abbandona mai l’auto (piuttosto la fidanzata), ragione per cui non restano che scelte alternative di mobilità, come il car sharing, l’auto condivisa, che si paga solo per il tempo e per i km effettivamente percorsi, e che rende inutile la seconda auto di molte famiglie. Il car pooling, per cui una parte della carreggiata viene dedicata solo a chi ha più di due persone a bordo, così i colleghi vicini di casa si mettono d’accordo per viaggiare insieme dimezzando traffico, consumi e inquinamenti individuali. Oppure il road pricing, cioè il pagamento di una tariffa per chi vuole entrare nel centro storico con la propria auto, già in uso a Milano come a Singapore. O l’auto ibrida, che possiede due motori, di cui uno elettrico, che si assistono vicendevolmente e che consentono di consumare, e inquinare, molto meno (così il numero delle auto non diminuisce, ma almeno si respira meglio). Ma la soluzione migliore è un’altra.
Un’idea rivoluzionaria e geniale, la bicicletta. Senza troppa fatica si possono percorrere decine di km in un giorno, ci si mantiene in forma e non si pena per cercare un parcheggio. La bicicletta è l’unica forma di spostamento che bene si attaglia a un sistema di trasporti più rigido su ferro, proprio perché molto flessibile. La bici alleggerisce la congestione del traffico e, di conseguenza, riduce immediatamente l’inquinamento atmosferico - anche per quello che riguarda l’anidride carbonica - e pure l’obesità. Nei tragitti brevi la competizione fra auto e bici non si pone neppure, vista la tradizionale inefficienza dei motori a scoppio nei primi momenti della combustione.
Il confronto fra automobili e biciclette è impietoso a riguardo dell’efficienza: per 13 kg (in media) di peso una bici trasporta una persona, mentre un’auto deve prima spostare fino a 2 tonnellate di lamiere e plastiche, rimanendo inefficiente nella misura che abbiamo già visto. Un’automobile ha bisogno dello spazio di sei biciclette per muoversi e di quello di venti per parcheggiare. Non a caso Olanda, Danimarca e Germania ne incoraggiano l’uso con una politica seria di piste ciclabili e trasporto bici + auto integrati: in Olanda le biciclette hanno sempre la precedenza sulle autovetture e sono favorite dalla segnaletica e dai semafori. Così in quel Paese il 30% degli spostamenti avviene a pedali e, ad Amsterdam, il 35% usa la bicicletta o va a piedi, mentre solo il 40% si muove in auto. Più spazio alle biciclette significa più tempo per una vita meno alienata dalle automobili e libera dagli idrocarburi. Ammesso che la cosa interessi qualcuno.

Mario Tozzi

Foto di joyseishowaa

Le GGD Roma raccontano il loro aperitivo eco-sostenibile

Questo week-end, a Roma, si terrà un appuntamento molto interessante per la blogosfera italiana. Si tratta della #GGDRoma4 aperitivo tecnologico dedicato alle green technologies più innovative e ai piccoli modi di essere ecosostenibili nel quotidiano.
Avoicomunicare parteciperà alla serata del 5 Marzo, per ingannare l'attesa abbiamo chiesto allo staff delle Girl Geek Dinners Roma di raccontarci come è nata l'idea.

Le GGD Roma raccontano il loro aperitivo eco-sostenibile

Ci chiedono come ci sia venuta l'idea di organizzare una ggd dedicata all'ecosostenibilità. In realtà, non c'è nessuna "lampadina". Eravamo sedute al tavolo del nostro solito localino per la prima riunione ggd dell'anno e passavamo in rassegna il lungo elenco dei punti in agenda da discutere. Ovviamente prima di tutto veniva la scelta del tema per la ggd successiva. Non sappiamo bene come, perchè, ma l'ecosostenibilità ci frullava in testa da tanto.
Sarà che fra le tante location romane che avevamo visitato per i nostri eventi e che ci aveva già affascinato e convinto c'era anche L'Antù, che più che un locale è sopratutto uno spazio, un laboratorio, un "work in progress" tutto incentrato proprio sul "facciamo eco".
Sarà che noi ggd siamo tutte un po' "green". Ci piace la tecnologia che migliora la nostra vita, ma risparmia quella del pianeta. Ci fa sentire bene pensare che quello che usiamo e buttiamo via verrà poi riciclato, riusato, trasformato, convertito in qualcosa di altrettanto utile per noi o qualcun'altro.
Ma ecco, diciamocelo, non è che fossimo (e non lo siamo neanche ora) tutte delle grandi esperte. Così organizzare una girl geek sull'ecosostenibilità era uno stimolo anche per noi, per saperne (molto) di più, per conoscere chi si sta attivamente occupando del nostro pianeta, per dare visibilità alle "green technologies", per imparare quelle due o tre cose che tutti possono fare nel quotidiano per contribuire.
Il tema era quindi bello che deciso e bisognava solo darsi da fare con trovare sponsor, speaker, locale e tutto il resto. Onestamente, nonostante le ultime settimane siano state decisamente impegnative lato organizzativo, moltissime cose sono "venute da sè".
Abbiamo ricevuto tantissime richieste di partecipazione: ragazze che ne sapevano di più e volevano "parlarne" a tutte noi, giornali e media interessati a diffondere la nostra idea e alla fine anche uno sponsor realmente "eco", che, nonostante fosse lontano dal mondo della rete e dei social network, ha deciso in un paio di giorni di contribuire economicamente all'evento.
Insomma, certamente ognuno di noi potrebbe veramente impegnarsi di più per rendere le nostre attività di tutti i giorni più sostenibili, ma l'attenzione ricevuta da questa quarta Girl Geek Dinners Roma ci dimostra che in giro, in rete prima di tutto, c'è tanta, ma tanta voglia di fare di più e sopratutto sapere come farlo.

GGD Roma Staff

Il giro d'Italia educativo del Treno Verde di Legambiente

Trenoverde Legambiente

Il Treno Verde, alla sua ventesima edizione, è l’iniziativa di Legambiente che si pone l’obiettivo di monitorare l’inquinamento atmosferico e acustico delle città italiane e sensibilizzare l'opinione pubblica e le amministrazioni locali sui temi della qualità della vita.
Nel percorso 2010, assegnato come di consueto da Ferrovie dello Stato, il treno - partito da Roma il 16 febbraio – toccherà le città di Messina, Crotone, Potenza, Latina, Ancona, Ravenna, Vicenza, Milano Porta Garibaldi e Genova Porta Principe, ove terminerà il percorso il 2 aprile. In ciascuna città il convoglio sosterà cinque giorni.
Si tratta di un treno composto di quattro carrozze dedicate ai seguenti temi:

  • Mobilità sostenibile e inquinamento urbano;
  • Pensare globalmente: mostra interattiva sui problemi derivanti dal cambio climatico e sulle fonti rinnovabili;
  • Agire localmente: casa ecologica con suggerimenti per acquisti sostenibili;
  • Sala conferenze e ufficio stampa

Durante le soste il pubblico, costituito da scolaresche (che potranno accedere nelle mattinate) e da singoli cittadini (che potranno accedere nei pomeriggi), potrà visitare le carrozze che fungono da veri e propri laboratori di educazione ambientale, allestite con mostre, plastici, sale video e sale conferenze. Nel contempo le centraline dell'Istituto Sperimentale delle Ferrovie dello Stato raccoglieranno i dati sulla qualità dell'aria e sull'inquinamento acustico delle città visitate.

Nella terza carrozza “Agire localmente”, dedicata alla casa ecologica del futuro, è possibile conoscere la soluzione Green@Home attualmente in sperimentazione presso Telecom Italia: un sistema di apparecchi domestici interconnessi tra loro e con la rete Internet che contribuirà a ridurre i consumi delle abitazioni e a ottimizzare l’uso di energia rinnovabile.

Avoicomunicare seguirà il percorso del Treno Verde per analizzare la qualità della vita delle città italiane e scoprire le soluzioni per rendere più sostenibili i nostri comportamenti quotidiani.
Nel frattempo, puoi scoprire quanto consumi anche grazie al Carbon Meter, uno strumento facile e intuitivo per misurare quanta CO2 produciamo abitualmente.

Usiamo l’auto per i minimi spostamenti: quali le responsabilità?

Mario Tozzi continua le sue riflessioni sull’inquinamento urbano ed il traffico. Decisioni politiche che non hanno incentivato l’utilizzo dei mezzi pubblici, certo, hanno contribuito ad una diffusione così estesa delle automobili. Ma la situazione italiana è figlia anche di una cultura individuale abituata ad utilizzare la macchina privata per ogni minimo spostamento: “noi siamo quelli che usano l’auto anche per scendere a comprare le sigarette”.

Mario Tozzi ha rinunciato alla macchina, per spostarsi con mezzi più eco-compatibili (moto, car-sharing,...). E voi? Raccontateci la vostra esperienza!

Suggerimenti di Tozzi per ridurre il traffico

Mario Tozzi continua a parlarci dell'inquinamento urbano. Se il traffico cittadino ne è la principale causa, quali metodi per ridurlo?

La macchina non è un mezzo di trasporto efficiente: la bicicletta lo è molto di più, se si pensa che, oggi, a Roma, la velocità media nel traffico cittadino è "la stessa di 100 anni fa, quando c'erano le carrozze a vapore".

Ma anche senza rinunciare all'auto, alla quale siamo tanti abituati, ci sono servizi che consentono di ottimizzarne l'utilizzo. Mario Tozzi ce ne segnala alcuni (car-sharing, car-pooling,…): li avete mai provati? Ne conoscete altri?

CRESCO: cittadini, aziende e istituzioni insieme per una Crescita Compatibile

A Copenhagen e Nuova Delhi abbiamo purtroppo constatato che l’impegno dei governanti a ridurre le emissioni, diminuire l’inquinamento e migliorare il rapporto con l’ambiente è ancora insufficiente.
Per fortuna ci sono istituzioni, aziende e cittadini che credono davvero nella possibilità di uno sviluppo sostenibile: è il caso del progetto CRESCO – Crescita Compatibile, promosso dalla Fondazione Sodalitas.
Il progetto si propone di diffondere la cultura della sostenibilità attraverso un’alleanza tra imprese avanzate e territori virtuosi (definiti appunto Isole CRESCO), in cui le imprese trasferiscono le loro buone pratiche di sostenibilità a cittadini, giovani e comunità locali.
Obiettivo generale del progetto, è il passaggio da una sostenibilità predicata ad una sostenibilità praticata, sia dal singolo cittadino che dalla comunità.
Tre gli aspetti fondamentali sui quali la sinergia tra imprese, amministrazioni, cittadini e aziende dovrà focalizzarsi: Risparmio ed energia, Recupero, riciclo e smaltimento, Mobilità Sostenibile.
CRESCO è frutto della sinergia con il Politecnico di Milano, con il contributo di Regione Lombardia e in collaborazione con ANCI, Legambiente, Cittadinanzattiva, The natural step.
Proprio oggi, in una conferenza stampa a Milano, è stato presentato al pubblico il progetto e i primi tre Comuni italiani che si candidano a diventare “Isole CRESCO”: Abbiategrasso (MI), Carugate (MI) e Morbegno (SO).
Dopo di loro, Sodalitas e gli organizzatori sono convinti di poter estendere il progetto a molte altre realtà - anche del centro e del sud - che vorranno adoperarsi per migliorare la propria crescita in direzione della sostenibilità.

Conoscete altri progetti simili, anche di minore portata? Vorreste che il vostro Comune diventasse un’Isola CRESCO?

M'illumino di meno 2010

Illumino di meno

È giunta alla sesta edizione M’illumino di meno, kermesse ormai ufficialmente considerata come una giornata mondiale del risparmio energetico. Nata grazie alla trasmissione radiofonica Caterpillar (in onda su Radio2) e visti i successi degli scorsi anni, nel 2010 si è deciso di rinnovarla e arricchirla.

La festa è prevista per il 12 febbraio, ma nel frattempo va avanti l’iniziativa “la torcia su Roma” che farà viaggiare per l’Italia una torcia ad energia pulita alla ricerca di punti di rifornimento a fonti rinnovabili, arrivando fino a Roma per dare inizio appunto alla festa del 12 febbraio.

M’illumino di meno invita a ridurre al minimo il consumo energetico, spegnendo metaforicamente le lampadine, ma in sostanza il maggior numero di dispositivi elettrici. Partita, quasi per gioco, dai microfoni della fortunata trasmissione di Radio2, ha trovato subito il consenso dei cittadini e ora vanta il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Ambiente.

Quest’anno però l’edizione M’illumino di meno 2010 si trasforma in una festa dell’energia pulita. Tutti sono invitati a produrre istallazioni luminose alimentate a energia rinnovabile o creare delle dimostrazioni creative di consumo efficiente. Sarà dunque un trionfo della creatività e del risparmio e il 12 febbraio ai Mercati Traianei in Roma, dovrà eccezionalmente andrà in onda Caterpillar, saranno esposte luci belle, originali e pulite; al termine ci sarà anche un concerto, ovviamente ad impatto zero.

In attesa di illuminarci di meno, ma soprattutto di creare un consumo efficiente, possiamo ascoltare il nuovo inno della sesta edizione di M’illumino di meno.

Conoscete l’iniziativa? In che modo pensate di partecipare?

Foto di .chourmo.

Merry Green Christmas

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Come non pensare, in questi giorni, al pranzo di Natale, ai regali da comprare, ai parenti da rivedere: tutti, amanti del 25 dicembre e non, sono impegnati ad organizzare i festeggiamenti, chi per diletto, chi perché un parente in visita dopo tanto tempo, oppure l’amico che non manca mai di fare un regalo, lo impongono.

Come non pensare, in questi giorni, a quanti consumi implicano, però, i nostri festeggiamenti. Il web, fin dall’inizio di dicembre, è stato attento a questa tematica e blog, siti, magazine online, italiani ed internazionali, hanno proposto alcune soluzioni per un Natale eco-sostenibile.

C’è chi ha pensato ad un “albero di Natale” in affitto, come Mr Martin che, in California, ha aperto un vero e proprio sito internet per condurre le transazioni: i suoi clienti, possono affittare un albero, di grandezza variabile e tenerlo in casa per massimo tre settimane, al termine delle quali l‘albero viene ritirato e piantato in un terreno apposito. Chi vuole può chiedere che venga apposta un’etichetta con il proprio nome sull’albero, così, potrà riconoscerlo l’anno successivo, nel caso in cui volesse ripetere l’esperimento.

Tante soluzioni riguardano, invece, gli addobbi, come l’utilizzo di lampadine a basso consumo (ci ha pensato anche Obama per l’albero di Natale della Casa Bianca ed i regali di Natale. C’è anche chi ha compilato un intero dizionario dei “Christmas Gift” ecologici, dalla A alla Z: dalle canzoni natalizie (“A special verse”) fino alle Xmas cards.

Anche il cenone non è rimasto escluso: menu biologici, con ingredienti locali e di stagione, sono quelli consigliati per vivere un Natale sereno, in armonia anche con l’ambiente.

E il vostro Natale come sarà? Avete qualche consiglio sostenibile da darci?

Foto di Funky Shapes

Solo parole

Solo parole

E’ vero, siamo di fronte alla più grave crisi climatica che l’umanità abbia mai affrontato, con scenari che possono essere gravi o apocalittici, ma che si concretizzeranno comunque in una perdita di benessere collettivo nei paesi ricchi e di vite nelle regioni povere del mondo.
E’ vero, innalzare di 2°C la temperatura media dell’atmosfera potrebbe portare a un punto di non ritorno, con fusione di circa la metà dei ghiacciai terrestri e innalzamento del livello dei mari fino ad annegare isole e atolli degli oceani Pacifico e Indiano, per non parlare dell’inondazione delle pianure costiere della Terra, città rivierasche comprese, con Venezia in testa.
Ed è ancora vero che la stragrande maggioranza dei climatologi assicura che ciò dipende dalle attività industriali degli uomini, perché il flusso di incremento di temperatura antropico si misura e vale circa 3 W/m2 (cioè il 95%), mentre quello per raggi cosmici o macchie solari vale solo il 5%. E’ poi vero che tutti i report scientifici affermano che la temperatura degli oceani è la più elevata da 11.000 anni a questa parte, che da 30 anni piove meno sulle foreste pluviali e che l’andiride carbonica è cresciuta (dal 1850 a oggi) da 280 ppm (parti per milione) a oltre 380.
Ed è infine vero che se diminuissimo le nostre emissioni inquinanti ci si guadagnerebbe comunque, perché ridurremmo non solo la CO2, ma pure il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e le polveri ultrasottili.
Sappiamo poi che non è vero che non opporsi al cambiamento climatico sia a costo zero, anzi: i danni derivati ammonteranno presto al valore totale di tutto ciò che l’umanità produce in un anno. In Italia si computano a 22 miliardi di euro per anno i costi economici, sanitari e sociali del cambiamento climatico (1,3% del PIL) che comprendono:

  • ritardo per l’applicazione del protocollo di Kyoto (2 miliardi euro/anno),
  • malattie da inquinamento atmosferico (6), costi esterni del trasporto (8),
  • carenza di acqua e desertificazione (3),
  • dissesto idrogeologico (2,5).

Sappiamo poi che non si può sperare che tutta l’umanità raggiunga lo stesso livello di benessere degli statunintensi, a causa del semplice fatto che le risorse della Terra sono limitate e in gran parte non sostituibili, per cui non si può continuare a promettere ai cinesi che un domani avranno un’auto a testa come gli americani, perché per farle marciare ci vorrebbe quasi tutto il carburante che ci vuole oggi per muovere tutti gli altri veicoli del pianeta. Anzi, se noi possediamo una o due vetture a famiglia è solo perché venti cinesi continuano a usare la bicicletta. Sappiamo infine che la Terra è sovrappopolata e che, in un immediato futuro, sarà difficile addirittura mangiare per chi si trova al sud del mondo, figuriamoci avere energia.

Dato tutto ciò, a Copenaghen i punti fermi sarebbero stati i 2°C  di massimo surriscaldamento climatico tollerabile, un limite questo che, essendo un parametro climatico (non controllabile dalla volontà umana) non è affatto un limite vincolante (sono limiti vincolanti e controllabili dalla volontà umana solo le azioni atte a non provocare un effetto climatico tale da raggiungere o superare i 2°C).
Poi la riduzione delle emissioni al 2050, un parametro che può essere un limite legalmente vincolante, se si specificano, però, anche gli strumenti o il percorso per raggiungerlo. Ma non sono stati specificati, come a dire che nessuno è tenuto a rispettare questo vincolo, in quanto nessuno da solo può farlo, essendo necessaria semmai un’azione collettiva globale. Ultimo punto il flusso dei finanziamenti, condizionato da altri processi, come quello di un nuovo trattato vincolante per tutti e processi trasparenti di verifica e controllo, trattato di cui non si è vista alcuna traccia.
Insomma “We agree that deep cuts in global emission are required …”, come recita il punto 2 dell’accordo finale della Cop15, ma di quanto ridurle e in quanto tempo non c’è –desolantemente-- alcuna traccia. Un fallimento mascherato da accordo, un chiudersi gli occhi di fronte la catastrofe dietro l’angolo.

Il riscaldamento climatico sarà insomma “faster, stronger and sooner” di quanto gli stessi scienziati pensavano nel 2007, ma quanto a fare qualcosa di concreto ancora niente. Nessun accordo significativo, nessun vincolo preciso, nessuna volontà di dimostrarci animali davvero intelligenti, ma solo una marea di parole che la metà sarebbe bastata. Era meglio il protocollo di Kyoto, che una qualche regolamentazione l’aveva pur data e che presentava numeri concreti (seppur irrisori) di riduzione delle emissioni. Anzi, era meglio nessun accordo, così che non ci si cullasse nell’illusione che qualcosa è stato fatto e così che qualcuno cominciasse ad arrabbiarsi sul serio.

Mario Tozzi

Cosa rimane dopo COP15?

La blogger Antonella Napolitano ha trascorso per noi alcuni giorni a Copenhagen, raccontandoci la Conferenza ONU sul clima giorno per giorno, partecipando alle manifestazioni e agli eventi collaterali e raccogliendo le opinioni della gente presente nella capitale danese. Ora, terminata COP15 e tornata a casa, Antonella ci descrive la sua esperienza e perché questo grande summit ha in larga parte fallito.

La speranza non è cieca, e a Copenaghen in questi giorni non lo è mai stata: certo, potrebbe essere stata una serie di coincidenze, ma parlando con le persone, per strada o nei luoghi di incontro, col passare dei giorni ho notato pareri progressivamente meno fiduciosi, più pessimisti.
All’inizio di COP15 i punti chiave su cui lavorare erano abbastanza delineati, già a una lettura leggermente più attenta dei quotidiani: l’individuazione delle quote di riduzione delle emissioni e la definizione di validi meccanismi di controllo e governante; le forze in gioco, l’importanza del coinvolgimento consapevole dei Paesi emergenti (primi tra tutti India e Cina) e il loro contributo cruciale in termini di peso e di prospettiva.
Un accordo ambizioso e all’altezza delle necessità è mancato, ma, soprattutto, il grosso fallimento sembra stare nell’assenza di un trattato vincolante: era una delle richieste fatte a gran voce dalle ONG, ma, nonostante le rassicurazioni di Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, trovare un modo per renderlo tale non sembra semplice. Inoltre, nei giorni successivi al summit c’è stato un susseguirsi di accuse tra Paesi e anche nell’opinione pubblica nazionale degli stati più importanti, dagli Stati Uniti (dove molto controverso è stato l’apporto del presidente Obama) a Francia e Germania, fino alla stessa Danimarca che ha ospitato COP15, forse il Paese davvero più avanzato in questo campo.

Ma forse il punto è proprio questo, sostengono alcuni: non si può più pensare di risolvere problemi globali come questi senza coinvolgere soggetti altri dai governi e dalle organizzazioni sovranazionali: l’importanza dei cittadini, delle ONG, delle aziende, dei governi locali va enfatizzata, e il loro contributo integrato nel processo decisionale. “Tra qualche anno i libri di storia ci mostreranno che Copenhagen è fallita perché è stato l’ultimo tentativo di risolvere le sfide del ventunesimo secolo con gli strumenti del ventesimo secolo” conclude Simon Zadek, docente universitario che si occupa di governance e sostenibilità attraverso l’associazione Accountability21.
 
Anche questo cambiamento di paradigma decisionale, però, è responsabilità di chi governa.
Il cambiamento di prospettiva l'ho visto già all'inizio, la prima sera, quando Trine mi diceva che il cambiamento, la direzione devono arrivare dall'alto, dalla politica. In quel momento, arrivata a Copenaghen da poche ore, mi è sembrato curioso sentir dire a una volontaria che il cambiamento deve arrivare dall’alto. Ne sono rimasta stupita: in fin dei conti c’era stato un gran parlare della presenza di voci indipendenti, di iniziative di gruppi di persone, di approfondimenti a tutto tondo. E il mio viaggio non mi ha certo deluso: dagli attivisti ai cittadini danesi, dalla gente arrivata da tutto il mondo ai dipendenti del Comune di Copenaghen, tutti mi hanno dato voci alternative o prospettive di contributi “in piccolo”, ma rilevanti, spesso esemplari, ricchi di innovazione.
Ma quanto di tutto questo è arrivato al Bella Center? Quanti di questi apporti sono stati davvero presi in considerazione nella miriade di incontri, in un così ampio e complicato contesto?
In un contesto in cui proprio le iniziative indipendenti e le voci non ufficiali sono state parte integrante (e, probabilmente, la più interessante), in una società in cui i cittadini sempre più spesso sentono di avere voce in capitolo e possono rendere conto di determinate esigenze, è necessario un cambio di marcia: forse è questa la principale lezione della conferenza di Copenaghen.
Condurre questi incontri “con le migliori intenzioni dei Paesi partecipanti” (questo sembrava il leitmotiv all’inizio del summit) non basta più, se si vogliono raggiungere soluzioni condivise e strategiche.
Non basterà più, se davvero si tiene alla salvaguardia e allo sviluppo futuro del nostro pianeta.

Cosa rimane dopo COP15

Eco Natale a Copenhagen

Eco Natale a Copenhagen

Copenhagen anche a Natale resta ecosostenibile: il consueto albero di Natale, infatti, sarà addobbato in chiave green in occasione del COP15, il vertice ONU sul clima.
La particolarità dell’albero è data dalla possibilità di pedalare su delle bici che alimenteranno l’illuminazione dell’albero di Natale. L’utilizzo di questa nuova forma di illuminazione natalizia farà risparmiare esattamente nove tonnellate di CO2.
Sicuramente non sarà difficile trovare volenterosi ciclisti nella città danese che vanta il primato mondiale per piste ciclabili (più di 350 km).
L’albero si trova nella City Hall Square, nel centro della città, in modo che turisti e passanti possano pedalare volontariamente e contribuire all’illuminazione dell’albero.
E così, dopo l’albero di Copenhagen, anche Milano ha deciso di seguire la strada della sostenibilità ambientale e costruire un albero illuminato con luci a led, alimentato da 9 biciclette ( 5 per adulti e 4 per bambini) che renderanno la struttura autosufficiente dal punto di vista energetico. L’albero “green” made in Italy sarà alto 6 metri e arricchito da 100 metri di filo a led multicolore. Un Natale eco sostenibile che farà del centro di Milano e di Piazza Cairoli un punto di incontro per l’educazione e la sensibilizzazione verso stili di vita sostenibili.
Infatti ci saranno anche altre iniziative correlate, come Puzzle4Peace, che intende promuovere progetti di solidarietà e sostegno alla cooperazione attraverso un gioco semplice ed antico, il puzzle appunto: ogni tessera del puzzle è un vero e proprio oggetto di design eco sostenibile realizzato con materiali compatibili con l’ambiente.
Altra esperienza simile è stata organizzata per il Natale di Bologna in Piazza Maggiore, dove verrà allestita un’area verde di 800 metri quadrati, con tanto di casa di Babbo Natale, un bosco con prato, piante vive a forma di slitta e di renne. A dominare la scena sarà un pino alto 14 metri illuminato in maniera sostenibile attraverso delle eco-bike. Dodici bici di cui 4 a misura di bambino forniranno l’energia alle luci rosse e ai led bianchi.

E nella vostra città ci sono esempi di Natale Ecosostenibile?

Come sarà invece il vostro Natale in casa?

Luci spente a Copenhagen

Luci spente a Copenhagen

Un’altra giornata di proteste ieri a Copenhagen, in difesa del pianeta e contro il cambiamento climatico in tutto il mondo. Al popolo degli ambientalisti si è aggiunta la protesta ufficiale dell’India, poiché un loro rappresentante regolarmente accreditato non è stato fatto partecipare in mattinata al convegno. La tensione è salita anche perché la capienza delle strutture del Bella Center si aggira intorno ai 15.000 posti, mentre le persone accreditate sono circa 45.000.

I lavori procedono con difficoltà: occorre superare questa fase di stallo. Gordon Brown è arrivato ieri sera per cercare di dare un impulso positivo alle trattative che si sono arenate, perché non è stata ancora stabilita nessuna cifra su nessuno dei punti dell’ordine del giorno:

  • non è stato fissato il limite massimo del contenimento del riscaldamento globale (che dovrebbe aggirarsi tra 1,5 C° e 2 C°),
  • non è stato fissato l’ammontare dei finanziamenti globali da stanziare ai Paesi in via di sviluppo per aiutarli a sostenere e combattere il cambio climatico,
  • non è stata fissata la quantità di anidride carbonica che deve essere presente nell’atmosfera.

È difficile prevedere un accordo a un giorno della conclusione del Summit danese. Mentre si sta riflettendo su come giungere a un compromesso, ieri sera alle 19 sono state spente per un’ora le luci di Copenhagen a seguito di due iniziative: Earth hour (l’ora della Terra) promossa dal WWF e Hopenhagen (dalla parola hope: speranza) promossa dai cittadini della capitale danese. Queste due campagne hanno lo scopo di lanciare a tutti i cittadini del nostro pianeta il messaggio che è necessario agire contro il riscaldamento globale.
Nella People’s Orb della City hall - una grande sfera d’argento situata nella piazza principale di Copenhagen - saranno proiettati i messaggi inviati sui siti del Wwf: la sfera sarà poi consegnata dagli organizzatori dell’evento ai leader mondiali che partecipano a questo vertice. La cerimonia inizierà con un countdown il minuto prima dello spegnimento delle luci della città, proseguirà con una processione di lanterne portate da un gruppo di bambini, seguita da uno show musicale.

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Foto di gargola87

Mario Tozzi e lo stato di salute del pianeta

Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e conduttore de La Gaia Scienza su La7 ci parla in quest'intervista dello stato di salute del pianeta in un momento molto delicato, durante i negoziati della conferenza mondiale sul clima Onu di Copenhagen.

Secondo il giornalista lo stato in cui versa la Terra è grave; le sue parole descrivono molto chiaramente la crisi ecologica in corso: l'emergenza climatica che colpisce tutti è in larga parte causata dai comportamenti errati dell'uomo, a partire dall'utilizzo di combustibili fossili.

Emergenza climatica e background energetico sono strettamente collegate e sono in larga misura frutto delle decisioni delle nazioni economicamente più potenti ed energivore, USA in testa – che tuttavia con Obama sembra possano aver cambiato la loro linea - ma anche Cina e gli altri Paesi in via di sviluppo che sono adesso riuniti per Cop15.

L'opinione del geologo è che la congiuntura attuale sia teoricamente favorevole e forse stavolta si potrebbero ottenere degli accordi più vincolanti per risolvere i problemi del nostro pianeta; problemi che secondo Tozzi non possono però essere risolti con l'ausilio delle centrali atomiche e dell'energia proveniente dal nucleare.

Video intervista a Flora Ijjas - Climate Sustainability Platform

Vi proponiamo questa video intervista realizzata dalla nostra inviata da Copenhagen durante il Klimaforum 09 ad un'attivista ungherese: Flora Ijjas, del Climate Sustainability Platform.

Oltre a parlare delle attività dell'associazione di cui fa parte, ha condiviso con noi le sue opinioni sull'andamento della conferenza di Copenhagen.

Segui tutti i racconti di Antonella da Copenhagen

Global Day of Action di colori e musica.

Colori, musica, un’atmosfera quasi hippie. Il Global Day of Action è una manifestazione allegra, piena di persone sorridenti, nonostante l’intento sia protestare contro politica e politici che parlano ma non fanno abbastanza per trovare un accordo e mettere a frutto questo summit.
Lo spazio è alla fantasia, alle rappresentazioni di animali (moltissimi gli orsi polari), ai carri polemici e spiritosi, ai cartelli in tante lingue, ai volti disegnati, ai bambini anche piccolissimi che guardano il corteo curiosi.
Gli slogan riecheggiano e così la musica, l’atmosfera è quella di un pomeriggio in compagnia, anche se la motivazione è forte, lo si sente guardando i manifestanti e parlandoci.

Fa una certa impressione tornare a casa, leggere i quotidiani italiani e scoprire che è stato dato spazio a disordini di alcuni infiltrati, scontri che quasi tutti i manifestanti non hanno visto né sentito. E dispiace, soprattutto, perché per le persone arrivate a Copenaghen, magari dopo 20 ore di treno, non hanno vissuto né messo in pratica una protesta violenta e sarebbe un peccato che così venissero rappresentati.
A fine giornata, dopo sei chilometri di marcia pacifica, ecco un primo, personale racconto per immagini del Global Day of Action.

Qui tutti i racconti di Antonella da Cop15.

Metti una sera a Cena (a Copenhagen)

Metti una sera a cena

Sono le 20, sono arrivata in albergo in ritardo e subito sono andata al Klimaforum per un’intervista. Sono quindi molto contenta che il primo evento “di comunità” a cui assisto sia… andare a cena!
L’appuntamento è “Earth is calling” alla Copenaghen House of Food, per un pasto di cibi locali, musica e chiacchiere (fortunatamente i danesi parlano inglese con estrema facilità!).
 
Ho appuntamento con un’amica di Copenaghen, che mi dà qualche informazione e mi spiega che è tutto gestito da volontari, ed entriamo nella sala: una decina di tavoli coloratissimi e un complesso che suona musica dal vivo.
I volontari sono una dozzina, vestiti con grembiuli di panno verde e arancione e un cappello verde, come fossero elfi della cucina. Trine, una di loro, ci ferma sulla porta e ci dà il benvenuto, specificando che “le persone che cucineranno per voi non fanno i cuochi di mestiere, né sono abituati a servire ai tavoli”. Ma più che una scusa, sembra un modo per fare apprezzare di più il lavoro dei volontari, entusiasti e gentilissimi.
 
Il tavolo, ci spiegano, verrà servito quando sarà al completo, e questa è una delle caratteristiche dell’evento: uno degli obiettivi, infatti, è permettere a persone che non si conoscono di incontrarsi e parlare. Di cambiamento climatico, magari, ma anche del cibo che stanno mangiando e di qualunque cosa venga loro in mente.
Nel giro di qualche minuto il tavolo 7, il nostro, è occupato e noi dieci sconosciuti iniziamo a chiacchierare e ad assaggiare il primo piatto, una zuppa calda di rape rosse. I danesi ridono della mia faccia stranita e mi assicurano che è molto nutriente, adattissima al freddo invernale.
In effetti così è e la zuppa viene terminata in poco tempo. Non sono da meno il piatto vegetariano a base di patate, cipolle e altre verdure e i contorni, in particolare uno a base di carote, e la birra danese scura che arriva al nostro tavolo.
 
Nel frattempo scopriamo che al nostro tavolo c’è l’organizzatrice dell’evento, che si occupa di alimentazione nelle scuole pubbliche di Copenaghen: in Danimarca, ci spiega, c’è il problema di non poter produrre localmente molte cose tra quelle che mangiamo di solito. Ma forse, più di tutto, manca la cultura del cibo, ancora tutta da creare. “Earth is calling” serve a sensibilizzare anche su questo tema, ma, ci spiega lei, “è solo una piccola parte del nostro lavoro: nei mesi scorsi ho viaggiato in molte nazioni e visitato molte scuole, specie in Italia, per capire se ci sono modelli che possiamo importare anche qui. L’Italia, ovviamente, ha il vantaggio di avere molto meno bisogno dell’importazione di cibo ma una cultura di questo senso nelle scuole si è creata recentemente anche lì, negli ultimi dieci anni.
La situazione in Danimarca non è negativa: circa il 75% del cibo consumato nelle scuole pubbliche è biologico, mi spiega la mia amica danese, madre di due bambini piccoli; purtroppo questi argomenti non sono ancora una priorità, mi spiegano i danesi al tavolo.
Siamo al centro del mondo in questi giorni per via del summit, ma, secondo me, in Danimarca parliamo più di quanto mettiamo in pratica” conclude Trine, la volontaria, mentre mi serve il dolce di mele accompagnato da gelato alla vaniglia: “abbiamo bisogno di obiettivi, e questo – secondo me – deve arrivare dalla politica. Ci serve avere una visione completa di queste cose e non può che arrivare da chi ci governa”.

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COP15 vista da Palermo

Tutti i telegiornali e i giornali in questi giorni parlano di Cop15, il summit sul riscaldamento globale che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre.

Ma quanto è percepita la sua importanza dai cittadini comuni? Quali sono le aspettative in merito? E quali miglioramenti sono attesi anche per la vita quotidiana?

Avoicomunicare è scesa in strada per porre questa e altre domande ai cittadini. Oggi sentiamo cosa ne pensano i cittadini di Palermo.

COP15: cosa dobbiamo aspettarci?

Avoicomunicare ospita Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e giornalista, nonché conduttore dei programmi tv Gaia, Terzo pianeta e La gaia scienza.

Ci ha parlato di Cop15, delle aspettative e degli obiettivi che si potrebbero raggiungere in quest’occasione epocale, e dei motivi che la rendono diversa dalle altre conferenze a cui abbiamo assistito fino a questo momento.

Il giornalista di La7 ci spiega il panorama geopolitico che si presenta all'inizio dei lavori, la posizione delle superpotenze Cina e Stati Uniti, dell'Europa, dell'India e di tutti gli altri nuovi attori partecipanti ai lavori di Copenhagen.

La preoccupazione del conduttore de La gaia scienza è sull'effettiva messa in pratica delle dichiarazioni di intenti fatte dai vari Stati: ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2050 è un obiettivo importante, ma c'è bisogno di muoversi già da adesso per realizzarlo. E lo si può fare cominciando finalmente a mettere in pratica quanto stabilito con il protocollo di Kyoto, fino a questo momento disatteso da tutti, Italia compresa.

Che ne pensate delle parole di Mario Tozzi?
Siete fiduciosi sull'esito dei lavori di Copenhagen?

Cosa aspettarsi da COP15?

Cosa aspettarsi da COP15?

Cop15 ormai è alle porte: il 7 dicembre si apriranno i lavori, che dureranno per 11 giorni e vedranno impegnati i capi di Stato di tutto il mondo, dalla Cina all’UE agli Stati Uniti.

Ma sarà veramente un summit risolutivo? Oppure avremo ancora una volta delle linee guida generiche, lontane dal rappresentare una svolta positiva? Il riscaldamento globale è un problema sempre più pressante o un timore infondato?

Qual è la vostra opinione? Come vi collocate? Tra gli ottimisti che vedono aprirsi la strada verso la soluzione della questione, oppure secondo voi sarà un probabile fallimento?

Su avoicomunicare, un nuovo questionario, per dare il proprio parere sul vertice di Copenhagen.