Quali sono le priorità di un governo? Lo ha raccontato il Presidente del Consiglio Mario Monti il primo febbraio nella trasmissione Matrix: la buona notizia? La legge sulla cittadinanza è considerata importante dal governo tecnico. Quella cattiva? Non è cosa su cui si possa deliberare ora.
Non sono semplici i compiti di un governo, specialmente dll'attuale governo italiano, formato dai tecnici e chiamato improvvisamente a fare quanto possibile per aiutare un paese in crisi. Per questo motivo, nonostante la voglia di fare un po' di più e nonostante alcune opinioni personali, condivise dal mondo della politica e dalla società, non tutto si può fare.
E' questo il caso della legge sulla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, una delle norme su cui in questo periodo si è alzato un grande dibattito a cui hanno partecipato tantissimi cittadini, politici e associazioni. A dire l'ultima è stato ieri proprio il Presidente del Consiglio Mario Monti, che intervistato nel programma Matrix Alessio Vinci ha confermato che la legge sulla cittadinanza non è compito nè priorità del suo entourage.
"Questo governo ha compiti limitati e difficilissimi: rendere l'Italia migliore e piu' attraente a tutti" ha spiegato il premier, specificando quanto la questione dello ius soli sia un terreno minato, capace di far perdere il prezioso appoggio delle parti politiche che hanno reso possibile il governo tecnico. "Svolgiamo questi compiti osservando una distanza di rispetto dai partiti perche' ci sono temi importanti che non sono il cuore del mandato ricevuto".
"Io ho opinioni personali - ha aggiunto Monti - ma non le considero parti della missione di governo. La cittadinanza, la bioetica, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, sono questioni che devono essere sciolte e dipanate dalle forze politiche". Secondo il presidente del Consiglio, "se, per soddisfare le coscienze dei membri del governo, entrassimo nell'agone del dibattito renderemmo piu' difficile l'appoggio di larga parte del Parlamento ai nostri sforzi".
Niente legge sulla cittadinanza, insomma, almeno per ora, nonostante in tutta Italia tante associazioni si stiano mobilitando ormai da tempo per cambiare il vecchio ius sanguinis (per cui un bambino assume automaticamente la cittadinanza dei genitori) in uno ius soli, che porterebbe i nati in territorio italiano a essere a tutti gli effetti cittadini del paese. Particolare valore ha in questo senso il lavoro di tutti coloro che stanno aderendo alla campagna L'Italia sono anch'io, vero e proprio bacino di raccolta in cui confluiscono rappresentanti dei partiti, giovani di seconda generazione, associazioni e privati cittadini favorevoli alla cittadinanza.
Insomma pare proprio che, almeno per ora, questa cittadinanza non s'abbia da fare; rimane tuttavia un dato da prendere in seria considerazione: la volontà popolare, che lontana da alcune politiche sembra invece unita nel voler considerare i "nuovi italiani" italiani di nome e di fatto.
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Qualche candela, una messa recitata con un misto di lingua italiana e lingua latina e un pensiero speciale rivolto alla Madonna protettrice delle isole Canarie: così in una piccola parrocchia alla periferia di Roma si festeggia la Candelora, la celebrazione liturgica che ricorda la presentazione di Gesù al Tempio 40 giorni dopo la nascita, ma non solo.
A Roma il 2 febbraio fa freddo, cade una pioggia leggera, accompagnata da un cielo grigio che promette di farla diventare presto neve. Nulla di paragonabile al clima delle Canarie, che in questo periodo dell'anno è caldo e assolato, con qualche improvvisa precipitazione a rinfrescare chi si trovi lì. Il paragone non è casuale, perchè proprio oggi lì e in tutta l'America Latina si festeggia la Virgen de la Candelaria, la Madonna nera che si dice sia apparsa nel 1392 nelle Isole Canarie, venendone proclamata circa duecento anni dopo la protettrice.
Ogni anno il 2 febbraio e il 15 agosto la statua è protagonista di una processione molto sentita dalla popolazione locale; una festa che va avanti fino a tarda sera diventando un momento importante di unione e condivisione. Lontano dalle isole e dalla quotidianeità di tradizioni centenarie rimangono solo i simboli, quelli che si riempiono di significato in una parrocchia di periferia. Per trasformare una uggiosa giornata romana in un momento di festa basta una candela, immancabile elemento legato all'icona e all'occasione (la candelora nella tradizione cristiana è da sempre la "festa delle luci") e una comunità latina che, seppur lontana chilometri dai paesi natii, non vuole abbandonare le proprie tradizioni.
In un momento la voce del parroco inizia a parlare un fluente spagnolo, raccontando di come sia bello anche per lui poter "celebrare così lontano da casa occasioni e momenti della fede che qui forse possono sembrare esotici" ma che sono tanto più importanti per le comunità straniere in quanto "motivi per ricordare chi siamo, da dove veniamo, qual è una parte importante della nostra identità che è dentro di noi sempre, indipendentemente dal luogo dove ci troviamo". E' una lezione importante per chiunque, italiani e stranieri, e soprattutto per i ragazzi, che in un mondo che non è pienamente il loro, ma neanche quello dei propri genitori, possono avere difficoltà a trovare se stessi e le proprie radici.
In un attimo un vento caldo soffia nella chiesa e sui volti dei tanti membri della comunità latinoamericana di Roma qui raccolti; e fuori dalle porte non è una giornata uggiosa, ma soleggiata e piacevole, di quelle che vedi nelle Canarie, e in America Latina.
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Cinque nomi per cinque personaggi di seconda generazione che sono famosi in tutto il mondo. Dallo spettacolo alla politica scopriamo le storie di coloro per cui l'essere figli di più culture si è rivelata una marcia in più.
Si parla molto di "seconde generazioni", cioè di tutti quei bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri che convivono con la ricchezza e le difficoltà di una doppia identità culturale: quella delle proprie origini e quella del paese in cui vivono. L'Italia è però un paese in cui la storia delle immigrazioni è ancora giovane e tutta da scrivere, al contrario di quei luoghi che sin dall'inizio del '900 accolgono popolazioni ed etnie straniere, come ad esempio gli Stati Uniti. Vediamo, proprio dagli States (e non solo!), cinque personaggi, conosciuti in tutto il mondo, che possono essere considerati a tutti gli effetti di "seconda generazione"!
5 - John Belushi. Genio, comicità e sregolatezza, Belushi è stato uno degli attori comici più conosciuti e amati dal pubblico in patria e nel mondo. Nato e cresciuto a Chicago, Belushi è figlio di Agnes e Adam Belushi, immigrati provenienti da Qyteze, in Albania. John e i suoi fratelli James, Marian e Billy crescono in seno alla comunità del luogo, legata alla Chiesa Ortodossa Albanese di Wheaton. Belushi raggiunge la fama grazie alla partecipazione prima al National Lampoon Inc e poi al Saturday Night Live, ruoli televisivi e radiofonici che lo portano a recitare nel cinema negli indimenticabili Animal House e The Blues Brothers. John Belushi lascia sin troppo presto il palcoscenico della vita, e il 5 marzo del 1982 viene trovato morto a seguito di un overdose nel cottage dove risiedeva in California. Ancora oggi, a 30 anni dalla sua morte, il ragazzo di Chicago, proveniente dall'Albania, viene considerato uno degli attori più capaci e geniali che la storia della comicità abbia conosciuto.

4 - Steve Jobs. Stephen Paul Jobs non è un personaggio che abbia bisogno di presentazioni. Conosciuto in tutto il mondo come uno dei più grandi innovatori del modo di vivere e intendere l'elettronica, il fondatore di Apple può essere considerato a tutti gli effetti uno dei più brillanti esponenti delle "seconde generazioni" nel mondo. Nonostante abbia vissuto da sempre con i genitori adottivi Paul Reinholdt Jobs e Clara Jobs, Steve è infatti figlio di una cittadina americana e un immigrato siriano, Joanne Schliebe e Abdulfattah John Jandali. A far sì che il giovane venisse dato in adozione furono i genitori della madre che non vedevano di buon occhio la nascita al di fuori del matrimonio di Steve. Jobs non interruppe però i contatti con i due e chissà forse una parte del genio che ha contraddistinto il fondatore di Apple nasce proprio da una così ricca e variegata eredità culturale.

3 - Freddie Mercury. Non sempre è facile accettare le proprie origini, così diverse da quelle degli altri. E' proprio il caso di una delle icone del rock mondiale: Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury, frontman dei Queen. Freddie nasce a Stone Town, la parte vecchia della capitale del protettorato britannico di Zanzibar, in Tanzania, il 5 settembre 1946. E' figlio di Bomi e Jer Bulsara, entrambi di etnia Parsi e provenienti dal Gujarat, stato dell’India occidentale. Farrokh trascorre la sua adolescenza in India, con la nonna e la zia, e poi di nuovo a Zanzibar. Il 1964 è l'anno della fuga dal paese natìo a causa delle rivolte incombenti e dell'arrivo in Inghilterra. Per tutta la sua carriera Freddie Mercury cercherà di tenere lontana la stampa dalla "scoperta" delle proprie origini, sostenendo che fossero "poco compatibili" con la sua immagine. Ciò non toglie che Farrokh Bulsara è stato uno dei più grandi interpreti della storia della musica mondiale.

2 - Madonna. Ammettiamo di avere un po' imbrogliato, qui, perchè nel caso di Madonna Louise Veronica Ciccone parliamo di una sorta di "terza generazione". Madonna è figlia di Silvio Ciccone, a sua volta figlio di emigrati italiani, provenienti dal paese abruzzese di Pacentro, in provincia de L'Aquila. Per la sua carriera come cantante e protagonista a tutto tondo del mondo dello spettacolo non c'è bisogno di dire nulla, mentre vale la pena ricordare le origini italiane di Madonna, così come quelle di tantissimi personaggi dello spettacolo e della vita mondana di tutto il mondo: noi italiani siamo, da sempre un mondo di migranti e di "seconde generazioni". La storia del paese è infatti costellata da ingressi, influenze di altre culture e viaggi intrapresi dagli italiani per scoprire nuovi mondi e poter vivere in maniera dignitosa. Insomma, se siamo un popolo così ricco almeno un po' forse lo dobbiamo alla voglia e alla necessità di allontanarci da nostro paese e portarci dietro la nostra cultura, esattamente come ogni giorno fanno migliaia di persone che dal mondo vengono in Italia!

1 - Barack Obama. Come chiudere questo nostro piccolo excursus se non con uno degli uomini più potenti del mondo? Barack Obama, 44° Presidente Eletto degli Stati Uniti d'America è a tutti gli effetti un rappresentante delle seconde generazioni. Barack nasce a Honolulu, Hawaii, da madre del Kansas e padre keniota di etnia Luo. Dal padre, che vedrà una sola volta dopo il divorzio dei genitori, Obama riceve un patrimonio culturale e identitario non semplice da gestire e far proprio, che lo porterà negli anni dell'adolescenza a doversi porre difficili domande sul proprio senso di appartenenza e le proprie origini, questioni fondamentali della vita umana che lo spingeranno con il passare del tempo verso la politica e l'attivismo, prima nel campo delle questioni razziali e poi, in un percorso ancora non concluso, alla politica a 360°. Il viaggio e l'esempio di Barack Obama è fondamentale anche perchè rispecchia, in molti modi, quello percorso da tanti giovani di seconda generazione in tutto il mondo, compresa l'Italia. La politica, l'associazionismo, la voglia di mettersi in discussione, di lavorare concretamente per il paese e per chi si trova nelle proprie stesse condizioni di vita in due "mondi" diversi è infatti un tratto comune per tanti ragazzi di "seconda generazione" su tutto il territorio italiano.
E allora la domanda che nasce spontanea è proprio questa: negli Stati Uniti l'attuale presidente è figlio di un cittadino non statunitense; quanto tempo ci vorrà prima che lo stesso succeda anche da noi?

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Quante e quali sono le comunità straniere presenti e rappresentate nel territorio italiano nel 2011? Ce lo racconta puntualmente l'Istat che come ogni anno fotografa una nazione che cambia e si apre a nuove culture e abitanti.
Quali sono i paesi e le nazioni più rappresentati dall'immigrazione in Italia? Da dove vengono gli stranieri che ogni giorno vivono e lavorano nel paese? Ce lo racconta l'Indagine Demografica ISTAT 2011, con tutti i dati e i numeri della presenza straniera in Italia. L'indagine si basa su persone che vivono qui in possesso di regolare Permesso di soggiorno. Secondo il rapporto sono 4.570.317 gli stranieri in Italia, pari a circa il 7,5% della popolazione del paese.
1 - Romania. Rimane salda in testa tra le comunità straniere più presenti in Italia, con 968.576 esponenti in tutto il paese. Anche se il numero è alto si tratta comunque di un dato in calo, probabilmente perchè è in diminuzione la spinta migratoria che ha coinvolto la Romania nel periodo di entrata del paese nell'Unione Europea del 2007 e dall'entrata in vigore della normativa europea di libera circolazione.
2 - Albania. Al secondo posto per quanto riguarda la presenza in Italia sono gli albanesi, pur se lontani dai numeri raggiunti dalla Romania. In questo momento vivono nel paese 482.767 cittadini provenienti dall'Albania. Si tratta di aumento probabilmente determinato anche dal lavoro che il paese sta facendo per entrare nell'Unione Europea, che ha portato, nel 2010 ad annullare da parte dell'Unione stessa, la necessità del visto per i cittadini albanesi.
3 - Marocco. Nel 2011 erano 452.454 i marocchini in Italia, che si confermano la più forte presenza dal Maghreb su territorio italiano. Un dato che non è cambiato neanche a seguito dei recenti sconvolgimenti nel mondo arabo, che hanno contribuito a un aumento, seppur non troppo rilevante, degli immigrati tunisini e non solo.
4 - Cina. La comunità cinese è la quarta più presente in Italia, con 209.934 membri e un importante tasso di crescita, pari all'89,7% tra il 2005 e il 2011.
5 - Ucraina. Quinto posto per la comunità ucraina, presente con 200.730 membri in Italia. La comunità ucraina, oltre a essere ben rappresentata è anche molto unita e piena di iniziative. Impossibile non menzionare la partecipazione al Natale in Vaticano 2011, con un enorme albero in piazza San Pietro.
Quali sono le altre comunità rappresentate in Italia? Ecco in rapida sequenza paesi di provenienza e dati per i posti dal sesto al decimo.
Filippine (134.164), Moldavia (130.948), India (121.036), Polonia (109.018), e infine Tunisia (106.291).
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In occasione della Giornata della Memoria abbiamo intervistato Janiki Cingoli, direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente. Cingoli si occupa di gestire e comprendere i conflitti ora in atto e di mantenere viva la memoria dell'olocausto nel mondo contemporaneo.
Come si gestisce e si incoraggia la pace? Qual è lo scenario resente e quali sono i possibili scenari futuri in medio oriente e nel conflitto tra Israele e Palestina? E infine qual è l'eredità della shoah oggi, come è possibile parlarne e raccontarla al mondo contemporaneo, trovando i modi e gli appigli giusti per raccontare un episodio unico e terribile della storia umana, proprio ora che a distanza di tempo la memoria sembra stare scomparendo?
Sono domande difficili, a cui ogni giorno cerca di dare risposta Janiki Cingoli, direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, istituto di altissimo profilo promosso e sostenuto dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia. Le attività del centro prevedono conferenze aperte e incontri ristretti su temi delicati, per aiutare la pace nel miglior modo possibile: tramite occasioni di conoscenza e dialogo, di scambio e comprensione politica e sociale in modo da poter realizzare terreni comuni per leader e cittadini.
In questa video intervista non manca la riflessione del direttore Cingoli per l'occasione del 27 gennaio 2012, Giorno della Memoria, che diventa così un momento per parlare in un modo comprensibile ai contemporanei di quello che è stato, ricordando le donne e gli uomini che hanno sofferto la più grande atrocità che la storia abbia conosciuto, così come quelli che vengono considerati "i giusti", tutti quelli che si sono battuti con coraggio e sprezzo della propria incolumità contro una follia che aveva coinvolto interi popoli.
Una riflessione attualissima per accendere il lume della ragione e del pensiero individuale (ma volto alla collettività) contro la massificazione delle idee e le facili distinzioni.
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Quanto è importante il ruolo di un diplomatico? E quanto è delicata la posizione di rappresentante dell'Italia all'estero? Sono domande importanti, sollevate recentemente dal caso di Mario Vattani, console italiano a Osaka e cantante in uno storico gruppo musicale "identitaria" della scena romana.
Di giorno rappresentante dell'Italia a Osaka, di sera front man misterioso dei "Sotto fascia Semplice", gruppo rock di ispirazione fascista conosciuto e apprezzato dai frequentatori di Casa Pound e altre realtà legate alla destra estrema: sembra fantascienza, e invece è la vera storia di Mario Andrea Vattani, diplomatico "smascherato" lo scorso 29 dicembre da un servizio del quotidiano L'Unità a seguito della pubblicazione su Youtube del video di un concerto presso la sede di Casa Pound a Roma.
Mentre portava avanti la carriera diplomatica, infatti, il 45enne figlio di Umberto Vattani, uno dei più famosi e potenti diplomatici italiani, pubblicava dischi e frequentava negli ambienti dell'ultradestra sotto il nome di Katanga. Intorno alla metà di dicembre scorso, nel corso di un concerto eccezionale, una delle poche esibizioni del suo gruppo, in un tripudio di saluti romani e inni al ventennio, il console dalla doppia identità viene ripreso da qualcuno che in seguito pubblica online il filmato. L'episodio è grave e attira le attenzioni del mondo politico e sociale italiano, considerata la difficile convivenza dello status di rappresentante della Repubblica Italiana e gli inni a un'altra Repubblica, quella Sociale di mussoliniana memoria.
Il 22 gennaio Vattani è stato richiamato a Roma, dove è arrivato il 25, per rispondere al richiamo della commissione disciplinare, in vista di una probabile sospensione dal servizio in quanto incompatibile tanto con la palese apologia di fascismo, quanto la suddetta dichiarazione di fedeltà a una Repubblica Sociale Italiana che non è quella stabilita dall'Articolo 1 della nostra Costituzione. In tutto il polverone sollevato dalla vicenda c'è anche chi pone questioni che forse meriterebbero una risposta, in particolare considerando il cursus del diplomatico, che, oggi quarantacinquenne, porta avanti dal 1991 e dall'età di ventisette anni.
Possibile che nessuno abbia avuto sentore, in ventuno anni di onorato servizio, della "doppia vita" di Mario Vattani (nonostante nel blog FascInAzione si parli, già ad agosto 2011 di "Katanga" come di un "funzionario di altissimo livello"? E possibile che nessuno si sia mai posto la questione della compatibilità delle idee politiche di questi con ruoli che lo hanno portato a lavorare in ambito di cooperazione dentro e fuori dall'Italia?
Tra i numerosi ruoli ricoperti dal console, infatti, figurano molte posizioni che non possono far riflettere: diplomatico in Egitto, ma anche e soprattutto Consigliere Diplomatico del sindaco di Roma Gianni Alemanno, con cui ha gestito l'organizzazione del vertice FAO a Roma, il lavoro su educazione e sensibilizzazione sui diritti umani sul territorio e i rapporti con la comunità di immigrati che vivono nella capitale, gestendo problematiche e incontri diplomatici con delegazioni, tra le altre, di Romania, Albania, e Bulgaria.
Sul ruolo di Mario Vattani delibererà nei prossimi giorni la commissione disciplinare, anticipata dal duro giudizio del Ministro degli Esteri Giulio Terzi, che sulla questione è stato categorico: "L' apologia del fascismo non è compatibile con il ruolo di servizio allo Stato" ha detto, né con "la tradizione della diplomazia italiana". Voi cosa ne pensate?
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Arriva sul web il portale del Ministero del Lavoro dedicato all'orientamento e all'integrazione dei migranti in Italia. Si chiama Integrazionemigranti e sarà il punto di incontro tra gli stranieri nel paese e le istituzioni.
A partire da martedì 17 gennaio è online il portale del Ministero del Lavoro dedicato all'integrazione: www.integrazionemigranti.gov.it . Sembra la classica "good news", una buona notizia che fa capire quanto siano importanti oggi gli immigrati per l'Italia, e quanto sia considerata fondamentale dagli organi istituzionali la loro piena integrazione nella società e nel mondo del lavoro.
L'obiettivo è quello di fornire a immigrati e operatori del settore informazioni su tutto quanto fa parte del discorso integrazione: corsi di lingua italiana, mediazione interculturale, accesso al lavoro.
"I servizi sono distinti in base agli assi principali del Piano Nazionale per l’Integrazione, cioè l’apprendimento della lingua italiana, il lavoro, l’alloggio, i servizi essenziali e i minori e le seconde generazioni. Abbiamo creato anche una sezione dedicata alla mediazione interculturale, che è trasversale a tutti questi settori" ha spiegato il direttore immigrazione del ministero del Lavoro, Natale Forlani.
Particolare attenzione è stata data ai progetti locali e alle realtà amministrative divise per regione o provincia, anche tramite strumenti di ricerca che permettono di leggere informazioni e notizie divise per zona geografica, in modo da poter trovare corsi di italiano, informazioni e aiuto nella propria città.
"Gli obiettivi -ha spiegato Maria Cecilia Guerra, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali- sono più di uno: avere un 'luogo', in questo caso, un sito, in cui è possibile averte una concentrazione di informazioni a servizio di una pluralità di soggetti che operano nel settore dell'immigrazione con particolare riferimento ai temi dell'inclusione e dell'integrazione. E' rivolto naturalmente -ha aggiunto- prima di tutto agli immigrati in modo tale da fornire loro un punto di riferimento in cui possono trovare delle informazioni molto utili per la loro vita. A partire dalla lingua, dalle informazioni su come si impara l'italiano, fino ai soggetti, sia pubblici che privati, che operano a fianco a loro, a cui potersi rivolgere per i loro problemi di vita quotidiana".
Vero e proprio punto d'incontro tra cittadini italiani e stranieri, il portale, promette Maria Cecilia Guerra, sarà aggiornato continuamente. Le sezioni principali del sito sono per ora in italiano, ma non mancano informazioni e contatti in lingua straniera: "dobbiamo facilitare l'accesso di milioni di persone, tanti sono i cittadini stranieri presenti in Italia - ha detto Natale Forlani, direttore immigrazione del Ministero del Lavoro - ai servizi intesi come apprendimento della lingua italiana, possibilità di trovare un posto di lavoro quando lo si perde, servizi socio-assistenziali"
Proprio per garantire la massima accessibilità a partire dal primo febbraio sarà attivo un numero verde per aiutare chiunque non abbia dimestichezza con web e computer. Gli operatori di “Linea Amica Immigrazione” risponderanno agli utenti in italiano, inglese, francese o spagnolo ( 803001 da numero fisso o 828881 da cellulare) aiutandoli a navigare nel sito e a trovare le informazione necessarie.
Insomma, sembra proprio un'ottima notizia, ma il servizio sarà all'altezza delle aspettative? Lo proveremo e vi sapremo dire prestissimo!
È dall'estate del 2011 che non si hanno notizie di circa cinquecento migranti tunisini arrivati in Italia. Il giornale tunisino Assabah lancia l'allarme: respinti e "condannati a morte"?
Le prime ricerche risalgono all'ottobre del 2011: a sparire misteriosamente erano stati oltre cinquecento migranti provenienti dalla Tunisia, partiti mesi prima e presumibilmente arrivati sulle coste italiane, a Lampedusa, prima che se ne perdessero le tracce in maniera definitiva. Al momento dello sbarco alcuni parenti li avevano visti al TG, nelle riprese degli sbarchi che si avvicendavano sui teleschermi italiani.
Il 10 gennaio il quotidiano tunisino "Assabah" riportava sotto i riflettori la questione degli scomparsi con un'accusa pesante e inquietante: secondo una ricostruzione, fortunatamente per ora priva di riscontri, un centinaio di migranti sarebbero arrivati in Italia per essere poi respinti e di fatto condannati a morte nel canale di Sicilia. Ora la voglia, il bisogno di sapere non è più solo quello dei familiari dei desaparecidos, ma è stato accolto da uomini e donne italiani che il 14 gennaio hanno organizzato diverse manifestazioni per sapere cosa ne sia stato di cinque barche stipate di ragazzi alla ricerca di una vita migliore.
A coordinare sforzi e manifestazioni è Rebecca Kraiem, rifugiata politica, in Italia da 23 anni, che ha sposato la causa dei dispersi chiedendo disperatamente informazioni e collaborazione dalle ambasciate tunisina in Italia, che tuttavia non si sono pronunciate al riguardo. Ma dove potrebbero essere gli scomparsi?
L'ipotesi più accreditata è che alcuni, purtroppo, siano stati vittime del duro viaggio in mare e siano morti. La sorte di coloro che sono riusciti arrivare in Italia, invece, sarebbe stata l'arrivo in un CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione), dove potrebbero aver dichiarato generalità false per paura di un rimpatrio forzato. In questo caso per i parenti dei dispersi sarebbe possibile avere notizie e sicurezze se Italia e Tunisia riuscissero a organizzarsi per confrontare le impronte digitali dei ragazzi con quelle custodite nei CIE.
La vicenda sta anche attirando l'attenzione del mondo della politica, spingendo i deputati Livia Turco e Gianclaudio Bressa a presentare un'interrogazione al Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri: "Molti dei cinquecento - si legge nell'interrogazione - probabilmente, sono morti durante la traversata, ma sono, però, sicuramente numerosi quelli ancora vivi. (..) Il problema centrale è proprio l’assoluta assenza di informazioni, imputabile sia alle istituzioni italiane che, in misura sicuramente superiore, a quelle tunisine". E ancora sostengono che sia probabile che "i tunisini "spariti" siano trattenuti in alcuni Cie in Italia ma, dal momento che potrebbero aver fornito generalità fittizie rintracciarli è diventata un’impresa davvero ardua".
Come è possibile che in un paese come l'Italia si siano perse le tracce di centiania di persone?
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Una giornata dedicata ai milioni di migranti e rifugiati che ogni giorno partono in cerca di condizioni di vita più dignitose, così la Chiesa ha celebrato la solidarietà internazionale e ha lanciato un avvertimento: non numeri, ma persone.
Domenica 15 gennaio è stata celebrata dalla Chiesa cattolica la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, un appuntamento ormai fisso dell'anno, in cui diventano protagonisti le centinaia di migranti che ogni anno partono dai propri paesi per trovare dignità, rifugio e accoglienza in Italia e in tutto il mondo.
Proprio il Papa Benedetto XVI, in occasione dell'Angelus ha celebrato l'occasione, ricordando al mondo che gli immigrati, "milioni di persone (...) non sono numeri, ma uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace", indirizzando un saluto ai rappresentanti delle comunità straniere riuniti in piazza San Pietro.
L'evento ha costituito anche un'ulteriore occasione di riflessione sui dati in nostro possesso riguardo ai migranti minorenni, che affrontano viaggi devastanti per arrivare a toccare le coste italiane. Si tratta di circa 360mila minori, regolarmente registrati all'anagrafe italiana e nati altrove, a cui vanno a unirsi i 7.540 minori migranti soli non accompagnati in Italia, di età in gran parte compresa tra i 15 e i 16 anni. Proprio loro sono quelli più a rischio: soli, disorientati e spesso nel paese da meno di un anno (uno su due è arrivato tra il 1 gennaio e il 14 dicembre 2011).
"Il flusso continuo di sbarchi sulle nostre coste nell’ultimo anno ha visto una presenza costante di minori soli non accompagnati, di bambini anche piccolissimi e di donne incinte, in gran parte in fuga dalla Libia ma originari di altri paesi o provenienti dalla Tunisia, in condizioni di precarietà e pericolo estremo che in non pochi casi ha significato la morte in mare - ha dichiarato Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia Europa di Save the Children - Il richiamo del Santo Padre alle cause drammatiche, e purtroppo continue, delle recenti migrazioni come la minaccia di persecuzioni, le guerre, la violenza, la fame e le catastrofi naturali, deve intanto trovare un riscontro più forte ed efficace in un sistema di accoglienza nazionale per i minori più a rischio che necessitano di protezione, non con una logica di sola emergenza che prevede sistemazioni spesso provvisorie e inadeguate. Oltre alle misure per l’accoglienza, deve essere fatto un passo avanti deciso sull’integrazione dei minori di origine straniera nati in Italia o arrivati nel nostro paese in tenera età, per i quali è urgente un percorso agevolato per l’acquisizione della cittadinanza, modificando una delle leggi più obsolete e restrittive d’Europa."
Un appello che risulta quanto mai attuale, dal momento che gli sbarchi a Lampedusa come altrove continuano ininterrotti in questi giorni, e che solo il 10 gennaio è stato lanciato un importante allarme dalla Tunisia per ritrovare oltre 500 migranti partiti e dispersi durante la traversata o all'arrivo in Italia.
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Dal tribunale di Milano arriva una sentenza destinata a creare un precedente importante per tutti i giovani stranieri in Italia ancora privi di cittadinanza.
Diritti e doveri regolano qualunque comunità e società civile, e se è vero che nel caso delle seconde generazioni o più in generale di tutti i cittadini stranieri in Italia si parla spesso di diritti che non vengono concessi, a volte ci sono casi in cui ad essere negati sono i doveri, o perlomeno la possibilità di contribuire in maniera attiva al bene della comunità.
E' questo il caso di Syed S., ventisei anni, pakistano di nascita e milanese dall'età di undici anni, seppur sprovvisto di cittadinanza italiana. A settembre del 2011 Syed si vede negata la possibilità di svolgere il servizio civile nazionale, che avrebbe voluto svolgere come volontario presso la Caritas Ambrosiana; il motivo è semplice: tale privilegio è concesso solo a cittadini italiani, a seguito di una modifica sui requisiti di partecipazione risalente al 2002, dopo che la riforma del servizio civile del 2001 aveva aperto la possibilità di partecipare agli stranieri.
A ottobre il ragazzo, insieme alle associazioni ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) e Avvocati Per Niente, presenta così ricorso sulla decisione, appellandosi al principio di parità fissato dall'art.2 del Testo Unico sull'Immigrazione, chiedendo al Dipartimento del servizio civile di riaprire il bando in modo da eliminare il requisito della cittadinanza italiana e aprendo così la possibilità di partecipare agli stranieri.
Il 12 gennaio 2012 arriva la sentenza del Tribunale di Milano, destinata a essere considerata un precedente importante e un piccolo passo avanti nel riconoscimento dei giovani di seconda generazione come parte indispensabile della comunità e del tessuto sociale del paese. Quanto stabilito giudica infatti discriminatorio il bando pubblicato a settembre 2011, che negava la possibilità di partecipare a tutti i ragazzi che "contribuiscono in maniera stabile e regolare alla comunità".
A decidere sul caso è stato il giudice Carla Bianchini, la cui sentenza impone all'Ufficio Nazionale per il servizio civile di sospendere le attuali procedure di selezione, modificare il bando in modo da consentire l'accesso anche agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, e infine di fissare un nuovo termine per le domande.
Il paese si prepara quindi ad accogliere i ragazzi stranieri tra i volontari che richiedono di passare un anno della propria vita ad aiutare chi è più bisognoso, quindi? Non proprio, perchè nonostante la sentenza positiva quest'anno sono proprio i fondi destinati al servizio civile ad essere a rischio, un'allarme lanciato dalle tante associazioni che fanno parte del forum Nazionale sul servizio civile. I fondi allocati per il 2012 e per il 2013, infatti, sono pochissimi: "Se le cose restano così - hanno detto i responsabili del Forum, rivolgendosi al Ministro Riccardi - Nel 2013 ci saranno fondi solo per 4mila volontari".
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Sabato 14 la comunità cinese di Roma entra nell'anno del drago. A partire dalle ore 14 si festeggerà l'occasione a piazza del Popolo con acrobazie, musica, sfilate e tanto altro.
Si chiama Chun Jie, cioè festa di primavera, corrisponde al primo novilunio dell'anno secondo il calendario lunare ed è una delle feste più sentite e importanti della cultura cinese. Quest'anno però il capodanno arriva un po' prima, almeno a Roma. La data stabilita per i festeggiamenti sarebbe infatti il 23 gennaio, ma la comunità cinese della capitale ha voluto anticipare la fine di un anno poco fortunato, anche e soprattutto per il brutale omicidio che ha sconvolto la città solo poco tempo fa.
Così sabato 14 gennaio piazza del Popolo, una delle più centrali e importanti di Roma si tingerà di rosso, il colore fortunato per eccellenza. Il luogo dell'evento è importante: si tratta infatti della prima volta che uno spazio così centrale e di storica importanza viene utilizzato per far incontrare la città e una delle sue comunità storiche. Per chi si trova a Roma è anche un'imperdibile occasione per scoprire tradizioni, suoni, colori e sapori di un mondo vicino e lontano.
Ai festeggiamenti in piazza non mancheranno i nomi importanti: quelli dell'Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia Ding Wei, del Ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi e del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, che apriranno la festa dipingendo di rosso gli occhi del drago, come raccomandato dalla tradizione. L'occasione chiude anche un periodo veramente importante: un anno della cultura cinese in Italia che ha portato i paesi a stringere ulteriormente rapporti già saldi.
I festeggiamenti dureranno fino alle 18:30, quando uno spettacolo di fuochi d'artificio saluterà il nuovo anno, quello del drago, il segno dello zodiaco considerato più di buon auspicio, in grado di portare prosperità e cacciare via influenze negative e spiriti maligni.
Il programma:
ore 14.00: grande corteo folkloristico. La sfilata inizia in via del Corso, all’altezza di Via Tomacelli, e si dirige verso Piazza del Popolo.
ore 14.25: arrivo del corteo in Piazza del Popolo Sul palco comincia lo spettacolo con le musiche dell’Orchestra della Polizia municipale di Roma.
ore 14.30: sulla piazza l’Ambasciatore Ding Wei insieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno, al ministro della cooperazione e dell’integrazione Andrea Riccardi e alle altre autorità italiane presenti eseguono il rituale di apertura dipingendo di rosso gli occhi del drago.
Dalle ore 14.30 in poi: il direttore cinese dell’Istituto Confucio di Roma Federico Wen presenta le varie esibizioni degli artisti cinesi e italiani. Spettacolari numeri scelti fra i generi artistici più famosi si alternano fino alle 18:00.
Alle 18.15 dalla terrazza del Pincio uno straordinario spettacolo pirotecnico, degno della migliore tradizione cinese, chiude l’appuntamento con le celebrazioni del Capodanno cinese.
Due anni fa finiva sulle prime pagine di tutti i giornali il comune di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, dove l'ennesima aggressione brutale e insensata ai danni degli immigrati impiegati come lavoratori stagionali aveva portato a una situazione di tensione senza precedenti. Cosa è cambiato oggi?
Vicino a Reggio Calabria i campi sono ancora pieni come due anni fa. Qui, in uno dei centri con le più importanti risorse agricole del paese il tempo non si ferma per nessuno e il lavoro è sempre frenetico. Anche i salari non sembrano cambiati, e le centinaia di lavoratori immigrati che arrivano da tutta Italia per sbarcare il lunario sanno già cosa aspettarsi: un euro a cassetta, per circa 20 euro al giorno, per giornate lavorative di 10-12 ore, se tutto va bene.
A Rosarno hanno festeggiato le associazioni Africalabria, Equosud-SOS Rosarno e San Ferdinando, per ricordare il secondo anniversario degli avvenimenti e per celebrare i diritti dei lavoratori immigrati; lo stesso è avvenuto a Roma, Milano, Torino e tante altre città italiane, tuttavia diritti e tutele tardano ad arrivare, e sembra impossibile cancellare le tensioni e le ingiustizie che sono parte quotidiana della vita di cittadini e stranieri: "qui se dico buongiorno - racconta Janghò, del Burkina Faso - nessuno mi risponde".
In un momento di crisi come questo, però, i problemi principali sono altri per i tanti che arrivano in cerca di lavoro da tutta Italia: gli affitti in paese sono diventati proibitivi per chiunque, soprattutto con 20 euro al giorno in tasca. Una stanza arriva a costare anche 500 euro, che diventano 1400 per un appartamento in centro, solo per avere un tetto sopra la testa e un luogo da chiamare casa mentre ci si spezza la schiena. Non sono pochi così quelli che uniscono le forze e affittano in cinque, in sei o anche di più, costretti a venire qui magari dopo anni di lavoro tutelato e regolare in fabbriche al nord Italia. Lo racconta Ahmed, proveniente da Cuneo, la cui parlata italiana è più che "sporcata" dall'accento del nord. Dopo anni passati in catena di montaggio si è ritrovato qui perchè non aveva più un permesso di soggiorno e così non poteva lavorare; un cambiamento sconvolgente per lui, che non capisce la mancanza di regole, tutele e ordine del paese.
Un problema degli immigrati? Non proprio, perchè il lavoro senza tutele è un rischio che, se dato per scontato, può colpire chiunque. Lo spiega Salvatore Lo Balbo, della Segreteria Nazionale FLAI Cgil: "Se non avessimo il sistema di protezione delle famiglie anche noi dormiremmo sotto gli alberi". I lavoratori agricoli di Rosarno, infatti, indipendentemente dalla provenienza, sono i lavoratori agricoli di tutta Italia, esattamente come i lavoratori stranieri non sono diversi da quelli autoctoni se non per la mancanza di una rete di protezione e la necessità di documenti a volte difficili da ottenere.
Due anni dopo le violenze, le rivolte e le tensioni, diranno in tanti, a Rosarno non è cambiato nulla, e la vita (e il lavoro) continua come prima. E' cambiato però molto nel paese, negli italiani e negli immigrati, più responsabili e consapevoli, tutti, che il percorso verso l'equità e la giustizia senza differenze e discriminazioni va fatto, passo dopo passo e tutti insieme, perchè quando si parla di diritti dei lavoratori e del bisogno di sopravvivere e lavorare in condizioni dignitose allora sì che siamo tutti uguali.
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La storia della civiltà è fatta anche di interazioni, rapporti, scambi. In occasione della chiusura dell'anno della cultura cinese in Italia e del capodanno cinese imminente, che ci porterà nell'anno del dragone, vogliamo dedicare una piccola lista alle invenzioni storiche nate in Cina che sono diventate di uso comune in tutto il mondo. POST CORRELATI:
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Nel 2011 in Italia diminuiscono gli occupati italiani e aumentano quelli stranieri. Sono dati, non opinioni, ma i dati bisogna saperli leggere nel modo corretto. Ecco cosa c'è dietro l'aumento dell'occupazione degli stranieri e della disoccupazione degli italiani.
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(foto di Pasquale Formisano)
Per salutare il 2011 abbiamo scelto nove parole che secondo noi ricorreranno spesso nel 2012 in tema di Integrazione e Culture. Anche questa volta abbiamo voluto lasciare uno spazio per i lettori. Qual è la vostra decima parola per l'anno nuovo?
Integrazione
Una parola che nel 2012 sentiremo spesso e nelle occasioni più disparate: integrazione è forse il termine più complesso di questa piccola lista. Con integrazione si è inteso un po' di tutto, perchè nel dubbio parlarne fa sempre bene, ma di cosa si tratta esattamente? La risposta è facile e difficile insieme: possiamo intendere l'integrazione come l'assorbimento armonioso in un tessuto sociale di un determinato elemento che è diverso dagli altri, nel caso specifico la persona di origini straniere, con tradizioni, esperienze, riferimenti culturali “altri” rispetto agli italiani. Per metterla in questi termini però dovremmo dare per scontato che esista un cittadino italiano standard, e qui le cose si fanno più difficili, perchè oggi (quasi) ognuno di noi ha riferimenti culturali, geografici ed esperienziali differenti. Allora forse è possibile dare un esempio più comprensibile di integrazione, che è quando si esce di casa e si incontra un vicino che non è nato o cresciuto in Italia e si scambiano quattro chiacchiere e un invito per un caffè, o quando nostro figlio ha come compagno di giochi un “nuovo italiano”, o ancora quando passiamo ore a parlare con qualcuno che viene da fuori raccontando e ascoltando usanze, tradizioni e programmi televisivi che ci sono piaciuti da bambini, scoprendo che a volte sono gli stessi. La sfida, insomma è questa: dire “integrazione” e pensare “quotidianeità”, che dite, ce la possiamo fare?
Cultura
Eventi, mostre, concerti, incontri, letteratura, film: l'integrazione passa attraverso i mille linguaggi dell'arte per una continua scoperta. Su tutto il territorio nazionale nelle città grandi e piccole si moltiplicano gli eventi che propongono uno sguardo nuovo e inedito sui talenti dal mondo. Dopo un 2011 in cui i temi dell'immigrazione si sono imposti a Venezia e sul grande schermo grazie ai lavori di Crialese, Olmi, Patierno e Lombardi, per gli amanti dell'arte e della creatività il 2012 sarà un anno di mostre ed eventi imperdibili, per confrontarsi con realtà nuove e tutte da scoprire, per innamorarsi di una nuova cultura o opera d'arte ogni giorno.
Territorio
Quando si parla di integrazione e politiche per l'immigrazione sono le realtà locali a fare la parte del leone. Piccole città, paesi e quartieri italiani in cui è possibile conoscere chi si ha accanto in modo vero e privo di pregiudizi. Proprio dal territorio quest'anno speriamo di venire a scoprire decine, centinaia, migliaia di storie e racconti per capire che è possibile la convivenza, il rispetto reciproco e la conoscenza. Lontano dalla frenesia delle grandi città e dalla retorica delle manovre politiche esiste un'integrazione silenziosa e vera, basata sul capirsi, sull'incontrarsi giorno dopo giorno e sul lavorare insieme, ognuno con le proprie differenze.
Quali storie conoscete? Quali vorreste raccontare?
Impresa
Con un imprenditoria straniera in Italia che vive una vertiginosa crescita sarà impossibile quest'anno non confrontarsi con temi, ricchezza e problematiche legati al mondo del lavoro e dell'impresa. In questo momento le aziende italiane fondate e mantenute da stranieri sono aumentate del 5,6%: un dato tanto più importante se considerato in relazione al periodo di crisi economica. Spesso a conduzione familiare, le realtà imprenditoriali dei nuovi italiani portano ricchezza e lavoro, ma aprono anche la via a problematiche nuove riguardo la concorrenza e la legalità. In un momento difficile sul fronte del lavoro e della crescita parlare di impresa straniera sarà importantissimo.
Voi cosa ne pensate: si tratta di una risorsa o di un ostacolo all'imprenditoria italiana?
Cucina
Il luogo, reale e metaforico, dove si mescolano storie, discussioni, tradizioni e dove integrazione e cultura bollono in pentola. Il cibo è l'esperienza sensoriale per eccellenza e si sa che gli italiani sono un popolo di buone forchette. Che si tratti di piatti cinesi o indiani, delle spezie multicolori della tradizione araba o dei manicaretti corposi e dal sapore deciso della cultura romena, la scoperta di un popolo passa sempre di più attraverso la gastronomia. Con cinque continenti da esplorare e chef da tutto il mondo pronti a darsi da fare ai fornelli, il 2012 sarà in Italia un anno gustosissimo all'insegna della stanza più intima della casa.
E proprio perchè sappiamo che tutti gli italiani sono in fondo dei qualificatissimi critici culinari vi chiediamo: qual è il vostro piatto preferito dal mondo?
Associazionismo
Magari non ne sentiremo parlare quanto vorremmo nel corso del 2012, e tuttavia le associazioni fondate da stranieri e italiani che si occupano di aiutare e favorire l'inserimento nel paese degli stranieri sono una realtà presente e importante. Ogni giorno volontari e lavoratori contribuiscono ad accogliere, orientare e avviare al lavoro centinaia di immigrati provenienti da tutto il mondo. Se è vero che nessun uomo è un'isola il lavoro di queste persone è fondamentale per l'umanità e le prospettive di chi è appena arrivato in Italia così come di chi ci vive da tempo e ha bisogno di consulenze, di aiuto per la burocrazia o solamente di trovare un punto di riferimento nel paese che parli la propria lingua.
Seconde Generazioni e Cittadinanza
Due parole che in realtà sono una sola, dal momento che non si può parlare di cittadinanza italiana senza considerare le seconde generazioni e viceversa. Le seconde generazioni in Italia parlano italiano, hanno frequentato qui scuole, associazioni, amicizie, eppure al raggiungimento della maggiore età si trovano stranieri nella propria terra, legati alla cittadinanza dei genitori. Ne ha parlato tanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano negli ultimi mesi dell'anno e la discussione è deflagrata come una bomba, coinvolgendo infinite parti politiche e sociali. Il 2012 sarà un anno all'insegna della faticosa scalata al diritto di cittadinanza di tutti quei ragazzi nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, e le prospettive sembrano quelle di una revisione della legge, per rendere più semplice il riconoscimento della cittadinanza italiana per chi vive qui. Lo stesso vale per tutti gli immigrati che hanno raggiunto il paese già adulti e che sono diventati membri della società italiana a tutti gli effetti, contribuendo allo sviluppo delle città e dei paesi in cui abitano e condividendo ritmi, modi, e vita con milioni di “vecchi italiani”
Politica
Il 2012 sarà l'anno degli stranieri in politica? Finora gli esempi sono stati pochi, ma non sono mancati. A Milano l'assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino ha convocato quindici ragazzi di seconda generazione, a Ciriè, vicino Torino, è stato il turno del consigliere romeno Adrian Ichim, votato dai concittadini italiani e romeni, a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, è assessore Youssef Salmi, e queste sono solo alcune delle realtà politiche italiane che hanno spalancato le porte a interlocutori dal mondo. In una società sempre più votata alla multicultura il dialogo tra le parti non può più escludere tutti coloro che hanno la capacità di recepire nel modo più adeguato le istanze dei milioni di cittadini stranieri in Italia, e l'anno nuovo porterà ovunque la possibilità di una classe politica sempre più legata alla vita e alle politiche di integrazione.
Razzismi
Più che una parola per l'anno nuovo, questa è l'unica parola che vorremmo smettere di sentire. L'ultima parte del 2011 si è distinta per gli attacchi feroci e immotivati nei confronti di stranieri a Torino e Firenze ed è il momento giusto per dire basta. Vogliamo un 2012 di dialogo, di scambio, di risoluzione dei conflitti basata sulla capacità di ascoltare e ascoltarsi, e soprattutto di comportarsi utilizzando logica e intelletto, le uniche qualità che distinguono l'uomo dagli animali. L'odio razziale è un comportamento idiota giustificato solo da una profonda ignoranza e povertà di argomenti. Meritiamo un'Italia intelligente, aperta al confronto e capace di andare oltre le formule trite della diffidenza verso gli altri. Vogliamo un paese lontano dalla cantilena del “ci rubano il lavoro” e dell'equazione senza cervello che mette un immigrato sullo stesso piano di un criminale. Il valore di un essere umano si misura sulla capacità di relazionarsi a chi ha accanto, e noi siamo degli ottimi esseri umani. Dimostriamolo.
Come per le nostre dieci parole in tema di Ambiente e Sostenibilità anche qui abbiamo voluto lasciare un piccolo spazio vuoto, quello per una decima parola che vorremmo ci suggeriste voi. Quale sarà il decimo "tema caldo" per quanto riguarda i temi dell'Integrazione e della Multicultura nel 2012?
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Maso Notarianni è stato nominato dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Giornalista d'inchiesta e fotografo sempre in prima linea nei principali scenari di emergenza umanitaria, Maso Notarianni è anche direttore di PeaceReporter e colonna portante di Emergency.

Essere giornalisti non significa solo dare una notizia, lo sa bene Maso Notarianni, eletto dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'Anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Per lui scrivere un articolo o un reportage, o scattare una foto significa in primo luogo raccontare una storia, portare chi legge a conoscere quasi in prima persona i perchè, i come e tutto quello che c'è dietro una pagina di cronaca.
Il percorso di Maso Notarianni si distingue per il continuo interesse agli ambiti del sociale e della politica: dalle inchieste italiane sui retroscena degli anni della strategia della tensione nel 1999 fino al lavoro in giro per il mondo con Emergency, con l'interesse di documentare personalmente avvenimenti e realtà spesso difficoltose e scomode, con l'intento di dare notizie di prima mano e creare consapevolezza.
A partire dal 2003 è direttore della rivista PeaceReporter, organo di Emergency dedicato a una spietata "guerra contro la guerra", una battaglia portata avanti con i mezzi della critica e dell'informazione, i cui reportage sono stati pubblicati da numerosissime realtà editoriali italiane, comprese La Repubblica e Il Corriere della Sera. Con PeaceReporter Maso viaggia in Afghanistan, in Sierra Leone, in Iraq, negli States, in Sudan e nel Congo.
Nel 2011 è co-direttore di E-il Mensile, rivista online che nasce proprio dall'eredità di PeaceReporter, prefiggendosi la stessa difficile missione in un mondo nuovo e differente da dieci anni prima, sfruttando tutti i mezzi comunicativi e tecnologici offerti dal Web.
La community di avoicomunicare ha voluto premiare Maso Notarianni per il lavoro svolto e per la nuova coraggiosa sfida che ha deciso di affrontare nel 2011 con la linea editoriale di E, una rivista con tutta l'eredità ideologica e di informazione di un progetto grande come PeaceReporter insieme all'agilità e ai mezzi di espressione offerti da internet, per dimostrare che documentare e formare coscienze è ancora una concreta possibilità e un dovere morale.
Vuoi saperne di più? Scopri il Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Ambiente e Sostenibilità o leggi tutte le nomination!


Vero protagonista della serata è stato però il clima di festa, gioia e comunità degli ucraini in Italia, che hanno mostrato ai partecipanti tutto il calore delle tradizioni natalizie del paese. Ad aprire le celebrazioni sono state le tradizionali "stelle di Natale", le coloratissime stelle di legno e cartapesta portate in sfilata e accompagnate da canti natalizi. All'accensione delle luci le voci dei coristi sono state affiancate da quelle dei tanti presenti, che si sono uniti per cantare l'inno nazionale in un momento sentito e solenne.

Sulla piazza illuminata è stato poi offerto ai presenti un banchetto a base di specialità ucraine: innanzitutto la kutia, una dolce zuppa preparata con grano di frumento, noci, miele e semi di papavero, e i krapfen ripieni di marmellata di ciliege. L'occasione è stata un momento magico e imperdibile, l'incontro con le tradizioni e l'orgoglio di una comunità con un immenso patrimonio culturale, riportando nella vita quotidiana dei centinaia fortunati che erano presenti, per un attimo, lo spirito del Natale.

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Il Natale si avvicina, e vogliamo proporvi cinque differenti modi in cui la festa viene celebrata nelle culture di tutto il mondo. Molti riti e processioni ricordano tradizioni che con qualche differenza vengono rispettate anche in Italia. Quali sono le vostre tradizioni preferite?

I bandjaci, i ceppi di Natale balcanici
Quella dei bandjaci è una tradizione natalizia tra le più sentite dell'area balcanica: si tratte di tre ceppi di legna (cinque, nel Montenegro) che vengono portati nelle case secondo una rigorosa tradizione e si bruciano nel camino tra Natale e Capodanno. Secondo le differenti tradizioni i tre tronchetti possono rappresentare i Re Magi o la Sacra Famiglia e possono essere ricavati da un unico grande tronco. Una volta calato il sole la sera della vigilia i tronchi vengono portati accanto al camino dagli uomini di casa. Il rituale viene seguito da canti e preghiere, al termine dei quali i ceppi vengono bagnati con acqua santa e utilizzati per accendere il fuoco, su cui si lanciano manciate di grano.
Dove vederlo. purtroppo non è facile vedere un rito così casalingo a meno che non si abbiano parenti o amici che ce lo mostrino. In alternativa è però possibile partecipare il 7 gennaio alla messa di Natale celebrata nelle tante Chiese di rito ortodosso in Italia.
Las posadas messicana: un viaggio per ricordare le origini della festa.
In Messico nei giorni precedenti la vigilia è possibile imbattersi in una singolare processione guidata da due bambini vestiti con costumi che ricordano quelli di Giuseppe e Maria: è la posada, corteo che ricorda il viaggio dei due alla ricerca di un rifugio nella notte di Natale. La processione si muove per la città bussando alle porte delle case e chiedendo "posada", cioè ospitalità. La risposta è sempre negativa, espressa con la formula No hay posada, fino all'arrivo presso un'abitazione precedentemente concordata. Qui un canto risponde alla richiesta dei viandanti e finalmente è possibile trovare ricovero. Nel corso della festa che segue si mangia e si beve e i più piccini rompono la celeberrima pinata, un vaso di terracotta pieno di dolci e regali.
Dove vederlo. Al Vaticano, a Roma, dove si svolge per il quarto anno consecutivo l'esposizione "Natale Messicano in Vaticano", con prodotti enogastronomici, opere d'artigianato e pannelli dedicati al Natale.

La Misa de Gallo nelle Filippine.
Nelle Filippine il Natale è una festa importante e il paese, a grandissima maggioranza cattolica, celebra l'occasione con fasti, messe e commemorazioni religiose. Oltre alla classica messa il 25 dicembre, detta "Misa de Aguinaldo", a partire dal 16 del mese ogni giorno si celebra la "Misa de Gallo", che ha inizio alle quattro del mattino. La tradizione è stata iniziata dai missionari spagnoli che per primi arrivarono nel paese, e l'orario si deve al fatto che la celebrazione fosse riservata ai contadini, che così potevano seguire la messa prima del lavoro nei campi. Dopo la messa si mangiano tutti insieme dei dolci di riso, i bibingka e i puto bumbong, di solito venduti proprio sul sagrato della chiesa.
Dove vederlo: A Roma, nella Chiesa di San Lorenzo in Lucina, punto di riferimento per la comunità filippina della città.

Ucraina: Natale in famiglia e dodici portate.
L'Ucraina è un paese pieno di tradizioni natalizie. Dopo lo spuntare in cielo della prima stella della notte, ad aprire la tradizionale cena della vigilia è la kutia, un piatto antico che simboleggia il raccolto e coniuga l'aspetto pagano della festa con quello religioso. Il cenone viene fatto rigorosamente con piatti tradizionali e con dodici portate, per ricordare e onorare i dodici apostoli e i dodici mesi del ciclo dell'anno. A fine pasto non si scartano regali, ma i membri della famiglia si uniscono in preghiera e per cantare i canti di koliada, che prendono il nome dalle calende romane e hanno origini pagane.
Dove vederlo Nelle famiglie ucraine che vivono in tutta Italia, naturalmente. Un assaggio potrete averlo sulla Piazza di San Pietro in Vaticano, il cui famoso albero di Natale è stato quest'anno regalato e illuminato dall'Ucraina e dalle comunità ucraine d'Italia.
Il Natale romeno: craciun
In Romania il Natale si chiama craciun, una parola di derivazione antica le cui origini si possono trovare sia nell'omonimo ceppo di legno che simboleggia il sol invictus, sia nell'espressione latina creazione. La festa inizia il 20 dicembre, il giorno di Sant'Ignazio, quando viene ucciso il maiale e iniziata la preparazione dei cibi che si consumeranno nel periodo di festa. I giovani vanno di casa in casa cantando le colinde, che raccontano i momenti salienti della nascita di Gesù. In questo periodo si svolge anche il "gioco della capra", in cui l'animale, addobbato a festa, viene portato in giro per il villaggio come augurio di prosperità. Un altro rito a metà tra paganesimo e cristianità è quello della stella di Natale: gruppi di ragazzi tra i 7 e i 14 anni portano in processione una stella di legno, addobbata con carta colorata e rami di alberi e piante, in modo da ricordare sia il viaggio dei magi che le tradizioni nordiche che legano la festa agli alberi e alla natura.
Dove vederlo. A Milano, il giorno di Natale, prima con la ,messa celebrata alle 10 presso Santa Maria della Vittoria, e poi con la festa di Natale della comunità romena a Piazza Europa
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Razzismo, violenza, integrazione mancata, gesti disperati: alla luce degli avvenimenti recenti si è parlato tantissimo in tv e sui giornali. Fermiamoci un attimo e ascoltiamo una voce sola, quella di chi ha visto trucidati i propri connazionali e non capisce perché sia stato possibile.
Perché esistono membri eletti del governo che in una televisione pubblica possono attaccare in maniera indiscriminata gli immigrati con toni accesi? Di cosa si parla quando si parla di integrazione, una parola che vuol dire tutto e niente? Perché nessuno pare essersi reso conto che il clima di sfiducia e tensione creato dalle continue notizie di crisi debba avere uno sbocco di qualche genere?
Poco più di un minuto di incredulità e tre domande pesanti come macigni, pronunciate da Pape Diaw, portavoce della comunità senegalese a Firenze. Qualcuno ha un risposta?
Quella istituzionale, che però non deve fermarsi alle dichiarazioni, dovrebbe giungere del neo Ministro alla Cooperazione Internazionale e all’ Integrazione, Andrea Riccardi. Un Ministero − quello che il fondatore della Comunità di Sant’Egidio è stato chiamato a dirigere − che presenta l’assoluta novità nella storia politica italiana che associa due facce della stessa medaglia: l’aiuto allo sviluppo nei paesi bisognosi, spesso paesi di origine dei nostri immigrati, e l’attenzione all’integrazione nel nostro paese tra vecchi e nuovi italiani. Peccato che, per ora, si tratti di un Ministero senza portafoglio e, quindi, di fatto, senza armi. Tuttavia, sappiamo che i “miracoli” si possono fare anche con le parole, ovvero con l’assunzione di responsabilità, la promulgazione di leggi e la firma di accordi diplomatici.
Nella seduta straordinaria del Consiglio comunale di Firenze convocata il 14 dicembre, per l’ultimo saluto ai giovani senegalesi uccisi da Gianluca Casseri, sono risuonate le parole del neo Ministro:
“La strage è stata un fatto terribile. Siamo qui per partecipare a una giornata di lutto cittadino, perché lo Stato, il governo è vicino, e perché tutti devono sentirsi sicuri, tutti: gli italiani, e quelli che vivono nel nostro Paese onestamente, lavorando per il bene comune”. E ha aggiunto: “Credo che la questione della cittadinanza dei bambini nati in Italia figli di immigrati che lavorano in Italia vada presa in esame in maniera molto seria. Cerchiamo di fare il possibile innanzitutto per far crescere una cultura dell'integrazione e una politica dell'integrazione perché questo è un Paese molto teso, non bisogna predicare il disprezzo, l'odio, bisogna predicare l'incontro e la riconciliazione”.
Ne prendiamo nota. E ci auguriamo che al predicare seguano iniziative concrete.
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