iPhev nasce nel 2011 da un'idea di Benedetto Pillon e Matteo Cozzi, ottimi conoscitori di Apple e iPhone alla ricerca di un'app innovativa, ambientale ed ecologica per contrastare i costi della benzina e diffondere la cultura della mobilità sostenibile.
L'obiettivo di iPhev è di geolocalizzare tutti gli impianti di rifornimento (di qualunque compagnia energetica) per veicoli elettrici grazie al supporto e alle segnalazioni degli utenti stessi.
L'appoggio da parte di una società che condividesse in pieno il progetto iPhev è stato fondamentale per la programmazione e lo sviluppo dell'app, che è anche su Facebook e Twitter e sarà implementato con un sito web e la versione per Android, per essere quanto più fruibile da chiunque abbia scelto i mezzi elettrici e abbia bisogno di conoscere i posizionamenti delle colonnine della propria città.
iPhev non è solo un'app, ma si tratta di un progetto ambientale indipendente ad ampio raggio: al momento i veicoli elettrici in circolazione sono molto pochi, ed è per questo, tramite la sezione news dell'app, e il supporto di facebook e twitter, che il progetto è volto a sensibilizzare tutti gli utenti iPhev perché contribuiscano alla diffusione di questa preziosa app, in un'ottica 2.0 di circoli virtuosi che la rete porta.
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Ecco le parole di Matteo Colleni, ricercatore del Dipartimento di Sociologia dell'Università Bicocca di Milano, sull'Area C e e sue condizioni e conseguenze.
Una politica come quella della congestion charge ha indiscutibili effetti positivi sul traffico e sulle emissioni di inquinanti, ma deve essere utilizzata anche con altre poltiche di persuasione.
Porterà vantaggi e riduzione delle emissioni nel lungo periodo, inoltre miglioreranno i trasporti pubblici con meno traffico e tempi di percorrenza più brevi.
La domanda nei confronti di mezzi di trasporto pubblici e privati risulta sempre rigida, ovvero varia poco in funzione della variabilità dei prezzi, come per l'auto e il carburante, così anche i mezzi pubblici.
La città potrà sì determinare un cambiamento nei comportamenti, ma solo se la città si presta al cambiamento, si cercheranno le buone pratiche per rendere la mobilità sostenibile.
Per chi di voi vive a Milano, in centro o fuori dalla Cerchia dei Bastioni, come è cambiata la situazione, a due settimane dall'attivazione dell'Area C?
www.areac.it
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Per il secondo anno le buone pratiche e l'impegno per l'ambiente vengono premiati a Roma, in una cerimonia per pensare il ruolo dell'informazione ambientale in Italia e nel mondo.
Un premio per l'impegno ambientale a tutto tondo, consegnato nella cornice del Palazzo della Provincia di Roma, a due passi da Piazza Venezia. Siamo stati alla premiazione per il Personaggio dell'Anno 2011 Italia Ambiente, che ha visto vincitore Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, grazie al suo incredibile impegno nella valorizzazione e nella protezione del territorio dall'urbanizzazione selvaggia. Una vittoria decretata dai voti di oltre 7500 utenti che sul sito greenme.it si sono espressi con una preferenza che è arrivata quasi al 20% dei voti.
A presentare la cerimonia tre nomi importanti del giornalismo ambientale italiano: Elisabetta Guidobaldi di ANSA, Marco Fratoddi, condirettore de La Nuova Ecologia, e Daniel Tarozzi, fondatore de Il Terranauta e Direttore Responsabile de Il Cambiamento. Ad aprire la manifestazione è stata proprio una riflessione profonda e interessantissima sul ruolo e il valore del giornalismo e della comunicazione ambientale oggi.
"Viviamo oggi quella che può essere definita una terza fase del giornalismo ambientale - ha detto Fratoddi - Un giornalismo che in Italia si è sempre accompagnato a grandi firme, e che ha sempre avuto il compito di informare ma anche di raccontare e prefigurare l'Italia che verrà in un modo che proprio oggi sta trovando compimento. Proprio in questo giornalismo degli albori può essere identificata una prima fase, a cui è seguita una sorta di epoca d'oro, iniziata con l'arrivo dell'uragano Katrina negli Stati Uniti."
Un momento che ha portato le problematiche ambientali nelle case di chiunque e ha fatto sì che il mondo si rendesse conto di quanto le tematiche legate all'ambiente fossero in realtà legate in maniera indissolubile all'economia, alla salute globale, alla politica e alla vita stessa dell'uomo sul pianeta.
"Questa seconda fase - ha detto Fratoddi - ha però portato a una sorta di polarizzazione dell'informazione. Noi giornalisti abbiamo spesso proposto scenari catastrofici nella speranza di far capire l'entità e l'importanza del problema, mentre dall'altra parte si sono sollevati una serie di punti di vista "eco scettici". Proprio questo è stato forse un errore, il prefigurare un futuro catastrofico: cercando di convincere forse abbiamo allontanato parte del pubblico. Poi tutto questo è culminato nel vertice di Copenhagen, che ha avuto risultati meno incisivi di quanto ci si aspettasse e forse ha contribuito a un ulteriore allontanamento."
La terza fase, è quella invece esposta da Daniel Tarozzi con una riflessione sull'importanza dell'anno passato:<
"Il 2011 è stato un anno in cui i temi ambientali sono tornati prepotentemente alla ribalta. E' stato un anno di avvenimenti tragici, ma è stato un anno anche positivo entro certi termini. C'è stato il disastro di Fukushima, di cui si è parlato poco, in un'ottica tipica della cronaca: si parla del fatto e dell'emergenza, ma non ci si ferma oggi a guardare alle conseguenze, che pure dureranno decenni. Il 2011 è stato però anche l'anno in cui l'Italia per la prima volta dopo tanto tempo si è recata in massa alle urne per portare al quorum un referendum, su temi legati all'ambiente. Il nostro paese può veramente diventare, in questo senso, un'avanguardia, con 27 milioni di votanti che, lontano dalla politica e dall'informazione istituzionale hanno voluto decidere del proprio futuro."

In questa situazione di risveglio i cittadini del mondo stanno iniziando a rendersi conto di quanto sia impossibile parlare della tutela dell'ambiente come fine a se stessa, per le ripercussioni profonde che questa ha sui macrosistemi mondiali, così come sul locale, un argomento che ha tanto a che fare con i premi consegnati il 30 gennaio:
"Se parliamo di primavera araba - ha detto Daniel Tarozzi - non possiamo ignorare che nel medio oriente esistono grandissimi interessi su gas e petrolio: di cosa parliamo allora? Sono questioni politiche? Energetiche? Ambientali? Se parliamo di OGM non possiamo non discutere gli effetti sulla salute e sull'agricoltura mondiale: è una questione ambientale o sanitaria? Non esiste un confine netto, non c'è modo di tracciarlo. Una altro punto importante di questa terza fase è il ritorno alla ribalta delle buone pratiche locali, che si tratti di organizzazioni territoriali o politiche comunali sono queste le tematiche escono dalla nicchia e salgono alla ribalta."
Proprio per questo i tanti candidati quest'anno vengono in gran parte da un mondo legato alla pratica prima che alla teoria e alle discussioni: si tratta appunto di personaggi come Domenico Finiguerra, così come il secondo e terzo classificato: i pescatori di Torre Guaceto, responsabili di un progetto di sfruttamento sostenibile delle aree di pesca; e Peter Brandauer, Presidente di Alpine Pearls, associazione che propone un'idea di vacanza ecocompatibile. A confermare il nuovo indirizzo verso un ambientalismo che si dà da fare è anche il vincitore della Menzione Speciale del Comitato Tecnico: Paolo Carsetti, attivista e portavoce del Forum per l'Acqua Pubblica.
In entrambi i casi i vincitori hanno specificato di essere a Roma come rappresentanti di una collettività che ha lavorato insieme, dai comitati territoriali che hanno reso possibile "uscire dalla dipendenza dagli oneri di urbanizzazione, che sono una vera e propria droga per i piccoli comuni, costretti a svendere i territori per avere i fondi per vivere", nelle parole di Domenico Finiguerra, ai partecipanti alla lotta per l'acqua pubblica, come detto nel suo discorso da Paolo Carsetti: "persone che, dal volantinaggio all'organizzazione di associazioni, hanno fatto la propria parte in questa vittoria."
Tra nominati e premiati si notano alcuni grandi assenti: celebrità e VIP il cui lavoro di relazioni pubbliche non è più all'altezza di un mondo eco che vuole partecipare, essere protagonista e "sporcarsi le mani":
"Vince il fare - ha confermato Mario Notaro, responsabile di greenme e organizzatore dell'evento - vincono le buone idee e le buone pratiche, vince chi non resta indietro e guarda avanti, con quello che c'è e che si può cambiare."
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Un'intervista a Michelangelo Pistoletto, artista, pittore e scultore italiano, animatore e protagonista della corrente dell'arte povera.
È padre della Città dell'arte - Fondazione Pistoletto, un grande laboratorio, un generatore di energia creativa, che sviluppa processi di trasformazione responsabile nei diversi settori del tessuto sociale.
Ecco le sue parole riguardo il Terzo Paradiso, l'arte e la gioventù.
"L'arte rappresenta la massima libertà, infatti si è liberi di fare qualsiasi segno, e forma.
Ma l'artista è tanto libero quanto responsabile: più si è liberi, più si è responsabili.
La libertà diventa significativa quando diventa epsressione del fare, vivere, proporre, comunicare, volere.
E la responsabilità è guida per un nuovo modo di essere: la condivisione democratica di prospettive, del pensiero, delle sensibilità e delle necessità è l'unico modo per ricostruire insieme il mondo.
Ognuno di noi, un po' più libero e un po' più responsabile, può diventare un artista.
La scienza deve conservare l'umanità, fare un lavoro di avanguardia conservativa, far sì che l'uomo possa sopravvivere."
Che cos'è il Terzo Paradiso?
Il Terzo Paradiso è concepito sull'idea di una pace preventiva: il suo simbolo unisce la comunità umana ed è la fusione tra il primo e il secondo paradiso.
Il Primo è il paradiso in cui la vita sulla terra è totalmente regolata dalla natura.
Il Secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio.
Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, inquina, ammorba e corrode il pianeta naturale ingenerando processi irreversibili di estinzione.
Il pericolo di una tragica collisione tra queste due sfere è ormai annunciato in ogni modo.
Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra.
Terzo Paradiso significa il passaggio a un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza.
È il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale.
Con il Nuovo Segno d’Infinito si disegnano tre cerchi: quello centrale rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.
(Michelangelo Pistoletto)
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64 anni fa moriva il Mahatma Gandhi, ucciso a sangue freddo da un colpo di pistola a Nuova Delhi, in India. Oggi ricorre l'anniversario della morte di uno degli uomini che hanno cambiato per sempre il volto del mondo. Quali sono le lezioni che possiamo ancora imparare da lui?
Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni"
Con questa frase si apre una delle citazioni più conosciute, amate e utilizzate di Mohandas Karamchad Gandhi, il Mahatma, la Grande Anima, l'uomo che ha saputo insegnare al mondo la forza dirompente della non-violenza, del dialogo, della difesa strenua dei diritti civili
Il Mahatma moriva il 30 gennaio 1948, colpito dai proiettili di chi sperava che bastasse uccidere un uomo per fermarne le idee e l'incredibile eredità. Oggi, dopo tanto tempo le lezioni, i discorsi e la filosofia di partecipazione attiva alla vita comune, così come di resistenza non violenta e di comunicazione e dialogo sono ancora un pilastro del mondo contemporaneo, a dimostrazione dell'immortalità delle lotte di un uomo che grazie al suo ascendente e alle sue idee riuscirà a sfidare l'impero inglese e a insegnare al mondo il valore della Swaraj, l'indipendenza economica, spirituale e politica.
Esiste una lotta per la libertà e l'indipendenza che non sia un cammino spirituale? Esiste un cammino spirituale che non sia una ricerca pratica della miglior soluzione possibile per tutti coloro che fanno parte di un sistema cittadino, statale o semplicemente umano? Esiste uno Stato che possa dirsi separato dai diritti e dal bene comune ed esistente in sè? Nella filosofia gandhiana non c'è distinzione tra le tante dimensioni che fanno parte della vita umana sulla terra, e le azioni di tutti dovrebbero essere concentrate verso un bene superiore, quello di ognuno, verso un cammino di scambio e dialogo per il bene dell'umanità.
Le generazioni future stenteranno a credere che un uomo del genere abbia camminato sulla terra" A. Einstein
Quello che più colpisce, nella storia della vita di Gandhi, è la capacità di un singolo essere umano di diventare, grazie alle sue parole e al suo esempio, vettore di cambiamento in meglio per tutti coloro che hanno deciso di seguirlo e di sposare le sue idee, a conferma che per migliorare il mondo basta l'esempio di un singolo e che in ogni momento, in ogni paese, esistono migliaia di uomini che aspettano solo l'occasione per lavorare di concerto per il bene di tutti. Una lezione che risulta oggi di grandissima attualità, se è vero che il 2011 appena trascorso e il 2012 che inizia ora sono stati due anni in cui i popoli sono tornati protagonisti della vita politica e sociale dei propri paesi e nazioni, all'insegna di una ricerca che sta tornando a mostrare gli uomini come mezzo e obiettivo da raggiungere.
A 64 anni dalla sua morte il messaggio del Mahatma è ancora tutto da vivere e da scoprire, grazie anche ai nuovi mezzi che le generazioni contemporanee hanno nelle proprie mani: strumenti che permettono di far viaggare un messaggio in tutto il mondo in contemporanea, che permettono di condividere idee e soluzioni in maniera globale, aumentando esponenzialmente gli ascoltatori e gli interlocutori di un dialogo infinito fondato sulla conoscenza e sul rispetto reciproco.
E' questa una sfida che noi di avoicomunicare vogliamo, nel nostro piccolo, raccogliere ancora una volta: quella di creare uno spazio in cui si incrocino proposte, idee, spunti di riflessione, voci e punti di vista per stimolare un dialogo ricco e proficuo che contempli tanti punti di vista e tante culture differenti, con l'aspirazione di poter essere almeno un po' responsabili di quelli che saranno i piccoli e grandi cambiamenti positivi dei prossimi anni, insieme. Per questo, quando abbiamo iniziato questo lungo percorso insieme avevamo scelto proprio lui, la Grande Anima, come simbolo e fonte di ispirazione. Un'ispirazione che, lo diciamo con umiltà, ancora oggi sentiamo nostra, nella ricerca continua di modi per rendere migliore il futuro e il presente.
"Siate voi stessi il cambiamento che volete vedere nel mondo"
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Siamo stati in visita ad Amsterdam, la città delle biciclette, per conoscere e misurare usando i nostri parametri della smart city, quanto sia una città sostenibile e smart.
Poco tempo fa abbiamo redatto il decalogo della città smart secondo noi, e abbiamo deciso che per ogni città che visiteremo daremo un voto secondo i parametri che riteniamo essenziali perché una città si possa definire ecosostenibile, vivibile, smart.
Mobilità sostenibile (o "dolce")
Dal punto di vista della mobilità sostenibile, è quasi superfluo parlare della ciclabilità di Amsterdam: i ciclisti sono padroni delle strade, e si contano più di 70mila biciclette in tutta la città, usate ogni giorno per andare al lavoro o a scuola, per portare i bambini e fare la spesa, per passeggiare nelle belle giornate.
La città è fornita di una fittissima rete di piste ciclabili dove l'intralcio da parte dei pedoni non è accettato: il continuo scampanellio che si sente camminando per le vie di Amsterdam è il chiaro segnale di "levarsi dalle ruote".
Il bike sharing è stato introdotto in Olanda per la prima volta nel 1965, e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo grazie anche a una crescente sensibilità dei cittadini verso le problematiche legate alla sostenibilità ambientale e all’inquinamento e anche grazie ai servizi Mac Bike (bike sharing con stazioni di deposito) o di Bike Rental (punti dove il cittadino o il turista noleggia la bicicletta e la riporta nello stesso luogo).
Con i Progetti Bianchi degli anni '60 nati dalle iniziative del "provotariato" contro il consumismo e per l'ecologia, il Piano delle biciclette bianche (1965) proponeva di sostituire progressivamente il traffico automobilistico con quello ciclistico attraverso la distribuzione pubblica e gratuita di biciclette di proprietà comune dipinte di bianco.
Approfondimento: Bike sharing in Europa: rivoluzione del trasporto urbano

Buone condizioni dell'aria
Se nella città di Amsterdam è raro imbattersi nelle automobili, la diretta conseguenza del largo uso di biciclette e di mezzi non inquinanti è un'ottima qualità dell'aria, salvaguardata anche dal senso civico generale per cui nessun automobilista sarà libero di sostare a motore acceso nei luoghi di passaggio di pedoni e ciclisti, e il parcheggio selvaggio, il congestionamento delle strade e lo stress da traffico non sono argomenti contemplati nella capitale olandese.
Anche i servizi pubblici come quelli di pulizia delle strade usufruiscono di mezzi elettrici e perciò non inquinanti, come le GreenMachine. In molte case, come racconta il sito Amsterdam Smart City, e anche nelle scuole, nelle piscine e nelle strutture pubbliche, è in corso l'installazione di sistemi di gestione di energie alternative, per far conoscere ai cittadini le numerose opportunità di questa scelta: risparmio economico ed energetico prima di tutto, e salvaguardia dell'ambiente con l'abbattimento delle emissioni di CO2.
Spazi per relazioni sociali
Per un turista italiano è sempre facile stupirsi quando un autoctono offre il suo aiuto per dare un'indicazione su una strada o un luogo da raggiungere. La tipica diffidenza che gli italiani hanno verso il prossimo non è contemplata negli altri paesi d'Europa, in misure più o meno maggiori, in quanto lo straniero non è visto come un nemico a prescindere, ma messo sullo stesso piano delle altre persone. Forse è anche l'empatia individuale a far sì che un forestiero possa trovare l'aiuto disinteressato di uno sconosciuto del luogo, ma sta di fatto che sempre più all'estero e sempre meno in Italia è frequente imbattersi in gesti di solidarietà o semplice gentilezza.
Secondo un dato del 2007 nei Paesi Bassi la popolazione, di circa 16 milioni di persone, gode di numero di istituzioni come ospedali, ospedali psichiatrici, case di riposo, centri di day hospital, di circa 1.700 unità, mentre le case per persone anziane sono circa 1.660.
Sicurezza
La sicurezza passa anche dall'attenzione che ogni individuo ha per gli oggetti di valore e per la propria persona. Frequentare zone ad alta concentrazione turistica espone maggiormente i viaggiatori ai borseggiatori. Sapere anche quali zone della città è meglio non frequentare è un buon modo per stare lontano dai guai. Tuttavia, nelle aree della città che potrebbero sembrare le più pericolose, The Red District e la zona dei Coffee Shop, i controlli della polizia, la vigilanza e la sicurezza sono garantiti fino a notte fonda, e turisti e cittadini possono circolare liberamente senza rischiare di imbattersi in brutte avventure.
Qualità dei servizi
La città di Amsterdam sembra funzionare perfettamente quanto a servizi di pulizia delle strade: pochi i bidoni per la raccolta differenziata, e anche all'interno di alberghi e ostelli è difficile che venga fatta una corretta distinzione tra i rifiuti. Forse le vie meno frequentate del centro sono un po' lasciate a se stesse, fra i sacchi di rifiuti abbandonati e le biciclette vandalizzate, ma per un turista l'aspetto delle strade principali è più che accettabile.
Sarebbe bello che ci fosse maggior attenzione alla differenziata, e che ci sia un maggiore richiamo all'ecologia sia per i cittadini che per i turisti.
Spazi verdi
Il Vondelpark è considerato, con i suoi 45 ettari costellati di boschetti, fontane, torrenti e piste ciclabili, il polmone verde della città. Ma non solo in Vondelpark è l'orgoglio verde di Amsterdam: il Westerpark che costeggia la Westergasfabriek (ex fabbrica di gas del XIX secolo) e che oggi ospita caffè, ristoranti e spazi per eventi; l'Amstelpark, inaugurato negli anni '70 lungo il fiume Amstel e dotato di una gigantesca area gioco per bambini, il Frankendael, località di vacanza amata dai ricchi mercanti del XIX secolo; il bosco artificiale Amsterdamse Bos, progetto nato negli anni '30 per ridurre la disoccupazione durante la grande crisi economica di quegli anni; Hortus, il più grande giardino botanico d'Olanda e infine lo Zoo Artis, che ospita più di 40.000 specie animali.
Politica e istituzioni
La Costituzione Olandese di fatto prevede un trattamento paritario per tutti i residenti senza alcuna discriminazione per motivi di religione, credo, opinioni politiche, razza, sesso o altro, nel pieno rispetto del diritto alla libertà e di coscienza, così come è stato forgiato nei secoli da un'antica tradizione alla tolleranza. Ma sono sanciti anche dei doveri e delle responsabilità sociali per chi chiede di vivere nella loro Terra. Ecco allora che il timore che la religione musulmana possa minacciare tutto ciò che la liberale Olanda ha di più caro come la libertà delle donne o la tolleranza verso le droghe leggere ha spinto dal 2002 l'attuale governo ad intraprendere una politica aggressiva nei confronti degli immigrati per scoraggiare l'arrivo dei nuovi con l'applicazione di misure restrittive ai richiedenti asilo presenti anche da anni nei Paesi Bassi e successiva eventuale espulsione. Vengono colpiti migliaia di richiedenti asilo presenti in questa Terra da 10 anni e che hanno già messo su famiglia.
Fonte: www.amsterdamtour.it
Patrimonio culturale e bioedilizia
Si chiama Woonhuis Weijnen 2.0 ed è una casa costruita secondo i modelli dell'architettura sostenibile: mura isolate e intonacate con materiali naturali e sfruttamento energetico efficiente: caldaia che scalda l'acqua e accumula contemporaneamente energia, sistema di scambio termico, riciclo dell’acqua piovana, impianto eolico che, insieme ai pannelli solari e fotovoltaici genera elettricità e calore in abbondanza. È simbolo della sostenibilità nella città di Amsterdam ed è ciò che ha dato il via a numerose nuove iniziative di abbattimento delle emissioni nelle case olandesi.

I Paesi Bassi hanno la 16a più grande economia del mondo, e decima per il PIL pro capite. I Paesi Bassi sono la patria di molti celebri marche a livello mondiale, e la sede di uno dei più grandi giacimenti di gas naturale nel mondo. Slochteren, il giacimento di gas nel nord ha portato il totale delle entrate di 159 miliardi di euro a partire dalla metà degli anni 1970. Altre industrie molto sviluppate sono la chimica, alimentare, elettrica ed elettronica e delle costruzioni.
Come in gran parte delle economie più sviluppate, il principale settore economico è quello dei servizi, che contribuisce molto più della metà del PIL. In particolare le imprese di trasporto e distribuzione, le banche e le assicurazioni. Molto sviluppato è il settore della progettazione architettonica e urbanistca, che concentra in questo paese almeno una decina dei primi cento studi di architettura del mondo.
Persone
"La città è fatta di persone, senza le quali essa non esisterebbe. In una città smart la coscienza collettiva prevale sull'individualismo, tutti in un modo o nell'altro concorrono al miglioramento dell'ambiente circostante, pubblico e privato.
Se i cittadini e i loro governatori comprenderanno i benefici di queste scelte, il vero cambiamento nascerà spontaneamente dalle persone, e si faranno scelte e si collaborerà per migliorare la qualità della vita di tutti!"
Amsterdam, come tante città molto progredite, gode di uno spiccato senso civico, per cui la consapevolezza dei diritti e doveri da parte dei suoi abitanti è forte e tangibile. Non è una città perfetta, come a molti piace pensare, ma è un organismo funzionante ed efficiente, che ha a cuore la salute e la sicurezza dei suoi abitanti e la vivibilità, nonché la sostenibilità. C'è ancora molto da lavorare, ma possiamo dire che la nostra Amsterdam è, a tutti gli effetti, una Smart City!
Voto: 8/10
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Qual è la città più ecosostenibile del mondo?>>
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In occasione della Giornata della Memoria abbiamo intervistato Janiki Cingoli, direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente. Cingoli si occupa di gestire e comprendere i conflitti ora in atto e di mantenere viva la memoria dell'olocausto nel mondo contemporaneo.
Come si gestisce e si incoraggia la pace? Qual è lo scenario resente e quali sono i possibili scenari futuri in medio oriente e nel conflitto tra Israele e Palestina? E infine qual è l'eredità della shoah oggi, come è possibile parlarne e raccontarla al mondo contemporaneo, trovando i modi e gli appigli giusti per raccontare un episodio unico e terribile della storia umana, proprio ora che a distanza di tempo la memoria sembra stare scomparendo?
Sono domande difficili, a cui ogni giorno cerca di dare risposta Janiki Cingoli, direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, istituto di altissimo profilo promosso e sostenuto dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia. Le attività del centro prevedono conferenze aperte e incontri ristretti su temi delicati, per aiutare la pace nel miglior modo possibile: tramite occasioni di conoscenza e dialogo, di scambio e comprensione politica e sociale in modo da poter realizzare terreni comuni per leader e cittadini.
In questa video intervista non manca la riflessione del direttore Cingoli per l'occasione del 27 gennaio 2012, Giorno della Memoria, che diventa così un momento per parlare in un modo comprensibile ai contemporanei di quello che è stato, ricordando le donne e gli uomini che hanno sofferto la più grande atrocità che la storia abbia conosciuto, così come quelli che vengono considerati "i giusti", tutti quelli che si sono battuti con coraggio e sprezzo della propria incolumità contro una follia che aveva coinvolto interi popoli.
Una riflessione attualissima per accendere il lume della ragione e del pensiero individuale (ma volto alla collettività) contro la massificazione delle idee e le facili distinzioni.
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La città più smart del mondo si chiama Wildpoldsried.
Il suo sindaco, Arno Zengerle, si è recato in Italia per incontrare il sindaco di Viterbo Giulio Marini e i sindaci della zona, e per ricevere il premio Un bosco per Kyoto a Roma, il 20 gennaio 2012.
La città bavarese di Wildpoldsried, con poco più di 2500 abitanti, è diventata una comunità energicamente indipendente grazie all'uso delle risorse rinnovabili e alle Smart grid, reti di gestione intelligente della distribuzione elettrica, che producono il 321% in più di energia rispetto alle esigenze del paese, e alle buone pratiche legate ai parametri che una smart city deve avere per definirsi tale.
“Il comune di Wildpoldsried – ha spiegato Zengerle – ha sviluppato un programma basato su tre colonne portanti: la produzione di energia rinnovabile e risparmio energetico; il massimo impiego del legno come materiale da costruzione ecologico nell’edilizia e la tutela delle risorse idriche”. Efficienza nei servizi, quindi, raccolta differenziata e uso consapevole delle risorse, bioedilizia, riciclo, risparmio e recupero delle acque, spazi verdi e culturali.
La realtà di Wildpoldsried somiglia a quella di piccoli comuni italiani, che potrebbero investire sulle energie rinnovabili e promuovere comportamenti e stili di vita ecosostenibili.
Il premio Un bosco per Kyoto è una campagna internazionale sull'educazione alla difesa delle foreste, assegnato ogni anno a chi si è distinto nella salvaguardia dell'ambiente naturale e della mitigazione climatica. Hanno ricevuto il premio internazionale anche Angela Merkel e Barack Obama, ministri dell'ambiente di Costa Rica, Finlandia, Norvegia e Svezia.
Un bosco per Kyoto è anche un progetto più ampio che coinvolge enti territoriali e privati nella prevenzione incendi boschivi estivi e nel rimboschimento.
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Dopo un anno dalla messa al bando dei sacchetti di plastica, e dopo gli importanti cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e nell'applicazione delle norme, dal 25 gennaio è attivo il decreto di legge annunciato dal Ministro Clini durante il convegno di AssoBioPlastiche, che riguarda le "Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale".
Nell'articolo 2 è riportata la specifica sui bioshopper (sacchi per asporto merci nel rispetto dell'ambiente), in riferimento alla norma UNI EN 13432:2002.
La norma UNI EN 13432:2002 indica le caratteristiche e i parametri chimico-fisici di biodegradabilità, disintegrabilità, assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio, bassi livelli di metalli pesanti, che un sacchetto a norma deve avere.
Secondo la norma EN 13432 (Wikipedia), un materiale per definirsi compostabile, deve possedere le seguenti caratteristiche:
Dal 31 luglio 2012 la commercializzazione dei sacchi non conformi sarà punita con sanzioni da 2.500 a 25mila euro, aumentate fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l'asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore.
Anche gli ambulanti e i negozi non alimentari e di moda sapranno adattarsi a queste regole?
Cosa comporterà questo cambiamento per i lavoratori del mercato della plastica?
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http://www.avoicomunicare.it/blogpost/integrazione-tra-i-popoli/giorgio-napolitano-negare-la-cittadinanza-%C3%A8-una-folliaIl dibattito sullo ius soli e sulla cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia nasconde una cospirazione? Lo sostiene il comico Beppe Grillo sul suo blog, in un post in cui afferma che le discussioni al riguardo sarebbero solo un tentativo di polarizzare le opinioni e distrarre dai problemi del paese.
Bastano cinque righe sul web per lasciare senza parole milioni di persone. A scriverle è stato Beppe Grillo: comico, opinionista e leader del movimento Cinque Stelle, che dal suo blog lancia un breve ma accorato allarme:
"La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall'altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della "liberalizzazione" delle nascite.
Una frase, senza spiegazioni o motivi che possano farla sembrare più di una infantile provocazione. Naturalmente tanto è bastato perchè si scatenassero sul web commenti e perplessità, in primis da parte dei tanti che si sentono parte del movimento stesso e non capiscono quale possa essere il motivo di un'uscita del genere. In effetti, al di là dell'effetto gratuitamente cospirazionistico che fa sempre la sua figura, ben poco sembra fare Grillo per sostenere o circostanziare le proprie dichiarazioni.
Perchè mai infatti dovrebbe essere "senza senso" dare la cittadinanza italiana a chi nasce nel paese da genitori stranieri? Vale la pena di notare che non è stato usato il termine "sbagliato" o "scorretto", ma semplicemente senza senso. La questione sulla cittadinanza, che ci si trovi d'accordo o meno, invece è tutto fuorchè insensata, dal momento che serve a stabilire, una volta per tutte, quale sia l'Italia, da chi sia composta e chi siano i cittadini che voteranno alle prossime elezioni, che potranno far parte della futura classe politica e che delineeranno la vita sociale ed economica del paese che verrà: tutte faccende di cui, tutto sommato, forse avrebbe senso discutere, dal momento che interessano il futuro di ognuno.
Viene anche da chiedersi chi siano i "buonisti della sinistra senza se e senza ma" e i "leghisti e i movimenti xenofobi", uniche due alternative in un dibattito civile che coinvolge ormai il mondo politico e sociale italiano a tutti i livelli, dal bar al Parlamento, con posizioni differenti e variegate non riducibili a due macchiette per il piacere e il bisogno di protagonismo di Grillo.
Ci piace pensare che "gli italiani", tutti, se mettono in campo iniziative (come quella promossa da L'Italia sono anch'io), associazionismo, spazi di discussione e di confronto, così come di scontro, perchè anche quello è necessario, lo facciano per spirito di iniziativa e partecipazione alla democrazia e alla cultura del paese, e non perchè manipolati da qualcuno.
Ci piace, insomma, pensare, che "gli italiani" siano degni di rispetto per le loro scelte di dibattito, e che nessuno possa permettersi di negarne le capacità di decisione, dialogo e discussione: nè un qualunque presunto potere oscuro, nè un vaneggiamento privo di logica scritto su un blog in cinque righe.
Ci sbagliamo?
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Abbiamo sottoposto ad alcuni blogger, milanesi e non, qualche domanda sulle loro aspettative riguardo l'Area C, che dal 16 gennaio sarà attivata a Milano nella zona interna alla Zona a Traffico Limitato Cerchia dei Bastioni, che servirà a ridurre traffico e inquinamento, e che fino a ora ha suscitato pesanti polemiche sia da parte dei residenti del centro che di chi vive all'esterno. Ecco cosa ne pensano.
Delle persone intervistate, alcune di loro abitano fuori dal centro o fuori Milano e lavorano invece all'interno della ZTL Cerchia dei Bastioni. Per loro gli spostamenti in città sono principalmente a piedi, con i mezzi ATM o TreNord e con la bicicletta (privata o BikeMi).
L'automobile è un mezzo difficile da usare in città a causa della congestione stradale, della difficoltà di parcheggio, e dello stress generale causato dai tempi di spostamento, dall'aria irrespirabile e dall'elevato tasso di incidenti.
Le urgenze di ridurre il traffico e l'inquinamento per rendere Milano più bella e più sana vanno di pari passo, ma quello che deve cambiare è sia le abitudini dei cittadini negli spostamenti, che il supporto alla viabilità da parte dell'amministrazione pubblica, che deve sostenere questi cambiamenti migliorando il trasporto pubblico, rendendolo più capillare, efficiente e a basso impatto, implementando e aumentando le infrastrutture per i ciclisti (piste ciclabili e bike-sharing) e i pedoni e le corsie preferenziali per pullman e autobus.
Una viabilità più ragionata, che sfavorisca gli spostamenti in auto ma che preveda una maggiore manutenzione delle strade, parcheggi convenzionati agli ingressi della città e un servizio pubblico potenziato e più ecologico, che sia veramente una valida alternativa all'auto in centro e in tutta la città.
Probabilmente i cittadini che abitano fuori dalla ZTL Cerchia dei Bastioni saranno piuttosto penalizzati (per un possibile aumento del traffico e pm10), in particolare nel primo periodo di avviamento dell'Area C (che si prevede piuttosto caotico), così come anche i pendolari potrebbero risentire delle nuove norme se la rete pubblica non venisse ulteriormente ampliata. La speranza è comunque che i cittadini riducano l'uso dell'auto quando possibile a favore del trasporto pubblico o della mobilità dolce, con il supporto però da parte del Comune e dell'Azienda Trasporti Milanesi (ATM).
Per il momento infatti le reti di trasporto pubblico operano soltanto in orari giornalieri e feriali (ora anche di notte nei weekend ma solo su reti di superficie), mentre andrebbero potenziate nelle ore notturne e nei weekend e rese inoltre più sicure.
Imporre una riduzione del traffico privato sarà un grande vantaggio per tutti, soprattutto nella misura in cui si comprenda il valore di una città che mira a essere più smart, e che quindi abbia spazi verdi ampliati, sia a misura d'uomo (e di donna) e goda di infrastrutture dedicate alla mobilità dolce e a basso impatto ecologico. Peraltro i costi di mantenimento di un'auto sono talmente alti (parcheggio o garage, bollo, assicurazione, aumenti di prezzo della benzina, alto tasso di incidenti), da far pensare che l'Area C possa migliorare non solo lo stato dell'aria, ma anche, a fronte del periodo congiunturale che ancora stiamo attraversando, salvaguardare le tasche dei cittadini.
E se diminuisce il traffico il tempo di percorrenza dei mezzi si riduce, pertanto la maggior parte dei cittadini sarà propensa a lasciare la macchina per utilizzare i mezzi pubblici.
La situazione sembra spaventare i cittadini ed è ancora poco chiara ai più, in quanto gli incontri fra i cittadini e le pubbliche amministrazioni nelle nove zone coinvolte della città, invece di rendere più comprensibile la situazione, l'hanno resa più contorta con cambi di marcia e di direzione (ipotesi di abbonamenti o sconti per i residenti), con una strategia di comunicazione spesso confusa.
Sembra sicuro per ora il divieto di accesso e transito a veicoli (moto e macchine) alimentati a benzina Euro 0 e di veicoli di lunghezza superiore a 7 metri negli orari imposti dalla zona a traffico limitato.
Inoltre i fondi che saranno raccolti dai pagamenti dei ticket dell'area C dovranno essere sfruttati per realizzare più aree verdi e piste ciclabili e incrementare i mezzi pubblici a basso impatto, car e bike-sharing, come decretato dal Referendum del giugno 2011 "per ridurre traffico e smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di Ecopass e la pedonalizzazione del centro; raddoppiare gli alberi e il verde pubblico e ridurre il consumo di suolo; conservare il futuro parco dell’area Expo; risparmiare energia e la ridurre le emissioni dei gas serra".
Nell'ottica del miglioramento della vita dei cittadini a cui si sta chiedendo uno sforzo in più sarà necessario spingere sulle promozioni per incentivare l'uso mezzi pubblici, con sconti a musei e cinema, estensione dell'orario di fine corsa dei mezzi ATM nel weekend, miglioramento dei percorsi per le bici, della segnaletica e del manto stradale nelle zone più pericolose per i ciclisti.
Questa iniziativa sarà utile per migliorare Milano? Occorrerà capire se si tratta di un effettivo cambio di rotta al quale faranno seguito molti altri provvedimenti pro-cittadini o se la cosa rappresenterà solo un progetto isolato di breve respiro. Per il momento si sa che il progetto sarà sperimentato per 18 mesi, durante i quali si potranno misurare le reazioni dei cittadini e l'effettiva diminuzione delle polveri sottili, sia in centro che, si spera, in tutta la città.
Ancora troppa gente usa l'auto anche quando potrebbe farne a meno, specie per muoversi nel centro, che è già ben servito dai mezzi.
Ma è giusto far pagare anche i residenti o i proprietari delle attività commerciali, dando loro un numero limitato di "ingressi omaggio" e poi offrendo un "prezzo scontato"? È intorno a questa questione che ruotano le principali proteste dei cittadini, ma è anche una soluzione drastica e forse risolutiva. Mi piace pensare che i soldi pagati per l'accesso all'Area C non siano un autorizzazione a inquinare ma solo l'eccezione sporadica, quando davvero non si può fare a meno dell'auto.
Abbiamo chiesto anche ad Antonio Patti, dipendente dell'ATM, di raccontarci la sua opinione, ed ecco le sue parole:
AVC - Vivi o lavori in centro a Milano?
Antonio Patti - Si, vivo da due anni nella zona di piazzale Lodi e lavoro in Foro Buonaparte.
AVC - Come ti sposti in città?
AP - Lavorando in ATM da quattro anni utilizzo solamente i mezzi pubblici e il BikeMi. Ovviamente cammino moltissimo anche a piedi. Un anno fa acquistai una moto, ma mi resi conto che era troppo costosa per i vantaggi che offriva, quindi l’ho rivenduta dopo meno di 12 mesi. Adesso se ne avessi la reale necessità comprerei una piccola auto o uno scooter per usarlo però sempre e solo in casi eccezionali fuori dagli orari di lavoro.
AVC - Cosa è più urgente per te, ridurre il traffico per rendere Milano più bella o ridurre l'inquinamento per renderla più sana?
AP - In Inghilterra si sono inventati l’“indice di felicità dei cittadini” che credo non possa prescindere né dal traffico, né dall’inquinamento. Io vorrei una città in grado di soddisfare le mie esigenze e che desse la possibilità di realizzarsi come lavoratori e come uomini. Una qualità della vita di questo livello però non è solo un diritto, ma anche un dovere che come cittadino devo rispettare. Una Milano più bella dipende anche dalle mie abitudini che sono disposto a cambiare per avere una città che mi renda felice e fiero.
AVC - Pensi che i cittadini che abitano fuori dalla ZTL Cerchia dei Bastioni saranno penalizzati (per maggiore traffico e pm10) oppure ci sarà un cambiamento nelle abitudini di tutti a favore di biciclette e mezzi pubblici?
AP - Ci dovremo adattare tutti perché credo che ormai il cambiamento sia improcastinabile. L’Area C credo ci aiuterà a entrare in una dimensione più europea e mondo-sostenibile. Fuori dai Bastioni sicuramente dovranno imparare a utilizzare i mezzi pubblici, mentre dentro la cerchia spero aumenti l’utilizzo dei mezzi e delle biciclette che, in assenza di auto, viaggeranno più sicure.
AVC - Come pensi che dovrebbero essere sfruttati i fondi che saranno raccolti dai pagamenti dei ticket dell'area C?
AP - Sicuramente per potenziare i trasporti pubblici, creare nuovi parcheggi e aumentare il biche sharing, le piste ciclabili e le rastrelliere. È necessario poi creare degli eventi che valorizzino il “nuovo centro” a scopo turistico, ricreativo e sociale.
AVC - Pensi che questa iniziativa sarà utile per migliorare Milano oppure è l'ennesimo pretesto per spillare soldi ai cittadini?
AP - Una volta che il sistema Area C si sarà assestato con le modifiche e i perfezionamenti necessari, l’accesso con i mezzi privati dentro i Bastioni sarà un “servizio a pagamento” richiesto occasionalmente in caso di necessità, mentre avere dei mezzi efficienti e un centro vivibile diventerà un diritto. Quel giorno, quando forse avremo cambiato modo di pensare e vivere la nostra quotidianità, allora Milano sarà una città migliore.
Antonio Patti - Lavoro da filosofo
Grazie anche a MimiJoy, Alberica di Carpegna, Ivan, Umbazar, Ruby, Sharon Sala, SophieBoop, Lele Rozza.
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Dal tribunale di Milano arriva una sentenza destinata a creare un precedente importante per tutti i giovani stranieri in Italia ancora privi di cittadinanza.
Diritti e doveri regolano qualunque comunità e società civile, e se è vero che nel caso delle seconde generazioni o più in generale di tutti i cittadini stranieri in Italia si parla spesso di diritti che non vengono concessi, a volte ci sono casi in cui ad essere negati sono i doveri, o perlomeno la possibilità di contribuire in maniera attiva al bene della comunità.
E' questo il caso di Syed S., ventisei anni, pakistano di nascita e milanese dall'età di undici anni, seppur sprovvisto di cittadinanza italiana. A settembre del 2011 Syed si vede negata la possibilità di svolgere il servizio civile nazionale, che avrebbe voluto svolgere come volontario presso la Caritas Ambrosiana; il motivo è semplice: tale privilegio è concesso solo a cittadini italiani, a seguito di una modifica sui requisiti di partecipazione risalente al 2002, dopo che la riforma del servizio civile del 2001 aveva aperto la possibilità di partecipare agli stranieri.
A ottobre il ragazzo, insieme alle associazioni ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) e Avvocati Per Niente, presenta così ricorso sulla decisione, appellandosi al principio di parità fissato dall'art.2 del Testo Unico sull'Immigrazione, chiedendo al Dipartimento del servizio civile di riaprire il bando in modo da eliminare il requisito della cittadinanza italiana e aprendo così la possibilità di partecipare agli stranieri.
Il 12 gennaio 2012 arriva la sentenza del Tribunale di Milano, destinata a essere considerata un precedente importante e un piccolo passo avanti nel riconoscimento dei giovani di seconda generazione come parte indispensabile della comunità e del tessuto sociale del paese. Quanto stabilito giudica infatti discriminatorio il bando pubblicato a settembre 2011, che negava la possibilità di partecipare a tutti i ragazzi che "contribuiscono in maniera stabile e regolare alla comunità".
A decidere sul caso è stato il giudice Carla Bianchini, la cui sentenza impone all'Ufficio Nazionale per il servizio civile di sospendere le attuali procedure di selezione, modificare il bando in modo da consentire l'accesso anche agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, e infine di fissare un nuovo termine per le domande.
Il paese si prepara quindi ad accogliere i ragazzi stranieri tra i volontari che richiedono di passare un anno della propria vita ad aiutare chi è più bisognoso, quindi? Non proprio, perchè nonostante la sentenza positiva quest'anno sono proprio i fondi destinati al servizio civile ad essere a rischio, un'allarme lanciato dalle tante associazioni che fanno parte del forum Nazionale sul servizio civile. I fondi allocati per il 2012 e per il 2013, infatti, sono pochissimi: "Se le cose restano così - hanno detto i responsabili del Forum, rivolgendosi al Ministro Riccardi - Nel 2013 ci saranno fondi solo per 4mila volontari".
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Andrea Riccardi: un anno per trovare lavoro>>
"Prolungare fino a un anno il periodo di ricerca di lavoro per gli stranieri in Italia", questa la proposta del Ministro Andrea Riccardi per evitare la caduta nell'irregolarità degli immigrati disoccupati a causa della crisi economica.
Quanto è difficile in Italia trovare lavoro per un immigrato? Abbastanza, anche perchè secondo l'attuale legislazione non si può ottenere un contratto di lavoro senza permesso di soggiorno, e viceversa è quasi impossibile avere un permesso di soggiorno se non si ha un contratto di lavoro. Una situazione che alcuni hanno definito kafkiana a cui, almeno in parte, ha deciso di ovviare il Ministro per la cooperazione Andrea Riccardi, annunciando una probabile revisione delle norme che regolano la permanenza in Italia.
"E' necessario prolungare il periodo per la ricerca di una nuova occupazione ad almeno un anno" ha detto il Ministro, affermando che secondo le stime della Caritas in questo momento sono circa 600 mila i permessi scaduti e non rinnovati tra il 2009 e il 2010. Permessi concessi per motivi di lavoro subordinato o autonomo, per motivi di famiglia o attesa occupazione che rischiano di portare tra i 250 e i 350 mila immigrati verso il circuito dell'irregolarità e del lavoro nero.
Attualmente un lavoratore straniero che si trovi a perdere il lavoro non vede revocato il proprio permesso di soggiorno, ma ha la possibilità di continuare la ricerca e iscriversi a liste di collocamento per tutta la durata residua del permesso. Allo scadere di quest'ultimo tuttavia non sarà possibile il rinnovo in mancanza di un contratto di lavoro, a meno che la situazione non si configuri come quella di un'attesa occupazione, in cui il datore di lavoro dia la disponibilità ad assumere il lavoratore anche in assenza di un contratto al momento della richiesta.
Poco tempo fa abbiamo parlato su avoicomunicare della mancata previsione di un decreto flussi per facilitare l'entrata e la regolarizzazione di lavoratori stranieri in Italia, al fine di favorire il riassorbimento nel mercato del lavoro dei tanti immigrati disoccupati a causa della crisi economica. La possibilità di prolungare il soggiorno per un anno sarebbe, in questo senso un concreto passo avanti verso la realizzazione di tale progetto, dando tempo e opportunità ai cittadini stranieri ora in Italia di continuare con serenità il proprio percorso lavorativo.
Per adesso l'ipotesi rimane appunto tale, ma la proposta è stata fatta nel corso di un'audizione presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera, nel corso della quale Andrea Riccardi ha anche nuovamente sollevato la questione della cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori immigrati, e la proposta sembra l'ennesimo passo di un Governo che guarda ai nuovi cittadini con il desiderio di creare integrazione nel miglior modo possibile: attraverso un'inclusione piena nel tessuto sociale del paese che passa dal lavoro.
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A Rio de Janeiro si svolgerà dal 19 al 22 giugno 2012 la conferenza Rio+20, una conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (UNCSD) volta a discutere i temi dell'economia verde nel contesto istituzionale dello sviluppo sostenibile e della lotta contro la povertà.
La pressante urgenza di conciliare sviluppo economico, equità e tutela dell'ambiente lancia a Rio+20 la sfida di formulare e avviare azioni concrete negli ambiti di sicurezza aumentare, energia, gestione sostenibile degli oceani e delle loro risorse, lotta alla povertà.
Altri temi, anch'essi prioritari, sono legati a consumo e produzione sostenibili, gestione dell'acqua, bioedilizia e urbanizzazione, nuove occupazioni, e saranno discussi e affrontati durante la conferenza.
Una possibile strada, indicata dall'Unione Europea è la Green Economy Roadmap, che individua settori chiave e obiettivi da raggiungere entro un determinato periodo di tempo.
Per la preparazione della conferenza Rio+20, la Risoluzione dell'Assemblea Generale ha istituito i tre appuntamenti di un Comitato Preparatorio (Preparatory Committee) per identificare le aree nelle quali necessario agire con urgenza, approfondire i due temi della conferenza, capire come accelerare il progresso verso la convergenza dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile (economico, sociale e ambientale), finalizzare il documento conclusivo della conferenza.
Il Forum della società civile, avvenuto a Roma il 10 gennaio 2012 e convocato dal Ministero dell'Ambiente, intende avviare in ambito nazionale un dialogo aperto e costruttivo, con il duplice obiettivo di stimolare lo scambio di esperienze e di buone pratiche e di favorire la partecipazione attiva degli stakeholder all'elaborazione dell'agenda italiana per un futuro sostenibile.
Con la presenza di Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si sono discussi i temi dell'economia verde per lo sviluppo sostenibile, dei modelli e strumenti necessari per attuarla, delle sfide attuali ed emergenti per una nuova architettura istituzionale orientata alla sostenibilità.
L'invito da parte di Clini a proporre e segnalare iniziative da portare a Rio è aperto a tutti: istituzioni, imprese, cittadini.
Fra gli interventi, la CONFAPI (Confederazione della piccola e media industria italiana) afferma che lo sviluppo sostenibile deve essere impostato anche a livello legislativo, e tutte le strade imprenditoriali innovative per le piccole e medie imprese devono godere dell'attenzione della politica. Secondo Linda Laura Sabbadini (Direttore centrale ISTAT), il benessere, l'equo e il sostenibile sono tre facce di un unico aspetto, e il benessere si può delineare in 12 principii (www.misuredelbenessere.it): ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni.
Secondo Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, l'ambiente è una chiave con cui affontare la crisi, e gli sgravi fiscali producono enormi vantaggi ambientali, e si ripagano da soli. Claudio Falasca, consigliere CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) sostiene che nella strategia sulla sostenibilità ci sia un deficit enorme, e che il piano di sviluppo sostenibile UE, attualmente soppiantato dagli obiettivi di stabilità, abbia creato una situazione piuttosto confusa.
Massimiliano Montini, direttore del Dipartimento di Diritto dell'Economia dell'Università di Siena, pensa che le istituzioni internazionali attuali non siano in grado di supportare lo sviluppo sostenibile in quanto l'UNEP è ornai obsoleto. Per le università italiane è impossibile diventare modelli di sostenibilità nelle strutture a causa di motivi finanziari, e serve una strategia nazionale per inserire la sostenibilità come modulo didattico trasversale delle università.
Segnalate le vostre idee e proposte per uno sviluppo sostenibile possibile scrivendo a avoicomunicare@telecomitalia.it.
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Nessun decreto flussi per il 2011 e nessun "click day" per l'anno nuovo. Quali sono le possibilità di regolarizzazione e le prospettive per i lavoratori stranieri in Italia?
Il 2012 si prospetta un anno difficile per i milioni di immigrati che vivono in Italia e sperano in assunzioni che portino alla regolarizzazione. A differenza del passato, infatti, per l'anno a venire non è stato programmato nessun click day, cioè la giornata in cui, per via telematica, sarebbe stato possibile per i datori di lavoro italiani inviare la richiesta di permesso di soggiorno per i propri impiegati stranieri, operazione che nel 2011 aveva permesso la messa in regola di circa 100.000 lavoratori stranieri.
Il motivo della drastica decisione è da ricercarsi nello stato di crisi economica in cui versa il paese: secondo Natale Forlani, ex direttore generale dell'Immigrazione presso il Ministero del Lavoro "ci sono già in Italia 280mila immigrati che hanno perso il posto a causa della crisi, e la nostra priorità è quella di ricollocare loro, prima di considerare nuovi ingressi."
Gli "ingressi qualificati".
Per chi vorrà entrare in Italia per motivi di lavoro una delle possibilità sarà quella di affidarsi alle liste di "ingressi qualificati" rese disponibili dai decreti dell'anno scorso. Si tratta di possibilità di ingresso di personale definite dagli accordi che l'Italia sta stringendo o ha già stretto con i paesi esteri con cui esistono rapporti diplomatici. Già l'anno passato i cittadini di diversi stati (tra cui Albania, Egitto, Moldavia, Filippine e Marocco) avevano avuto la possibilità di usufruire di una sorta di corsia preferenziale con un numero di accessi riservato e giornate specifiche per inviare le richieste. Tuttavia le notizie riguardanti il numero di ingressi disponibili per nazione non sono state rese note, quindi ci sarà da aspettare ancora un po'.
Gli ingressi per lavoratori stagionali extracomunitari pluriennali.
Al fine di facilitare e snellire le pratiche di ingresso per i lavoratori stagionali in Italia quest'anno i datori di lavoro potranno inoltrare richieste dirette per la riassunzione di impiegati che avevano già lavorato con lo stesso datore nel corso del 2011 e che abbiano ricevuto il visto d'ingresso in Italia per motivi di lavoro stagionale almeno per due anni consecutivi. L'iniziativa è stata varata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la circolare 9508 del 30 dicembre 2011 per venire incontro alle necessità di lavoro stagionale, spesso soggetto a tempi ristretti.
Per le Associazioni di categoria il riferimento per inviare le richieste è quello dello Sportello Unico Immigrazione del Ministero dell'Interno, mentre per quanto riguarda i singoli datori di lavoro il riferimento è https://nullaostalavoro.interno.it/Ministero/index2.jsp
Meno ingressi, quindi, ma più mirati e volti a occupare precisi posti di lavoro, per dare la possibilità a chi si trova già in Italia di reimpiegarsi, è questa la via giusta per porre rimedio alla disoccupazione tra cittadini immigrati?
La certezza è quella del veloce turn over tra chi cerca lavoro: secondo quanto elaborato dalla Fondazione Leone Moressa su dati Istat, gli immigrati in Italia sono proprio quelli che trovano lavoro più facilmente, una situazione dovuta, purtroppo alla necessità per motivi di permesso di soggiorno e di semplice sopravvivenza. Se su 100 disoccupati creati dalla crisi in Italia 40 sono di origine straniera, lo "status" di disoccupato dura per un immigrato circa 13 mesi contro i 21 di un italiano "Gli immigrati - Spiega Valentina Benvenuti, ricercatrice - sentono forte l'urgenza di trovare un nuovo impiego per non perdere il diritto al permesso di soggiorno, per questo si accontentano anche di lavori meno tutelati e con basse retribuzioni".
Dati approfonditi nel nostro articolo su lavoro e immigrazione e confermati dalla retribuzione considerata accettabile da un immigrato in Italia, pari a una busta paga al di sotto dei 900 euro mensili, circa 70 euro meno di quanto considerato il minimo da parte di un italiano.
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Per salutare il 2011 abbiamo scelto nove parole che secondo noi ricorreranno spesso nel 2012 in tema di Integrazione e Culture. Anche questa volta abbiamo voluto lasciare uno spazio per i lettori. Qual è la vostra decima parola per l'anno nuovo?
Integrazione
Una parola che nel 2012 sentiremo spesso e nelle occasioni più disparate: integrazione è forse il termine più complesso di questa piccola lista. Con integrazione si è inteso un po' di tutto, perchè nel dubbio parlarne fa sempre bene, ma di cosa si tratta esattamente? La risposta è facile e difficile insieme: possiamo intendere l'integrazione come l'assorbimento armonioso in un tessuto sociale di un determinato elemento che è diverso dagli altri, nel caso specifico la persona di origini straniere, con tradizioni, esperienze, riferimenti culturali “altri” rispetto agli italiani. Per metterla in questi termini però dovremmo dare per scontato che esista un cittadino italiano standard, e qui le cose si fanno più difficili, perchè oggi (quasi) ognuno di noi ha riferimenti culturali, geografici ed esperienziali differenti. Allora forse è possibile dare un esempio più comprensibile di integrazione, che è quando si esce di casa e si incontra un vicino che non è nato o cresciuto in Italia e si scambiano quattro chiacchiere e un invito per un caffè, o quando nostro figlio ha come compagno di giochi un “nuovo italiano”, o ancora quando passiamo ore a parlare con qualcuno che viene da fuori raccontando e ascoltando usanze, tradizioni e programmi televisivi che ci sono piaciuti da bambini, scoprendo che a volte sono gli stessi. La sfida, insomma è questa: dire “integrazione” e pensare “quotidianeità”, che dite, ce la possiamo fare?
Cultura
Eventi, mostre, concerti, incontri, letteratura, film: l'integrazione passa attraverso i mille linguaggi dell'arte per una continua scoperta. Su tutto il territorio nazionale nelle città grandi e piccole si moltiplicano gli eventi che propongono uno sguardo nuovo e inedito sui talenti dal mondo. Dopo un 2011 in cui i temi dell'immigrazione si sono imposti a Venezia e sul grande schermo grazie ai lavori di Crialese, Olmi, Patierno e Lombardi, per gli amanti dell'arte e della creatività il 2012 sarà un anno di mostre ed eventi imperdibili, per confrontarsi con realtà nuove e tutte da scoprire, per innamorarsi di una nuova cultura o opera d'arte ogni giorno.
Territorio
Quando si parla di integrazione e politiche per l'immigrazione sono le realtà locali a fare la parte del leone. Piccole città, paesi e quartieri italiani in cui è possibile conoscere chi si ha accanto in modo vero e privo di pregiudizi. Proprio dal territorio quest'anno speriamo di venire a scoprire decine, centinaia, migliaia di storie e racconti per capire che è possibile la convivenza, il rispetto reciproco e la conoscenza. Lontano dalla frenesia delle grandi città e dalla retorica delle manovre politiche esiste un'integrazione silenziosa e vera, basata sul capirsi, sull'incontrarsi giorno dopo giorno e sul lavorare insieme, ognuno con le proprie differenze.
Quali storie conoscete? Quali vorreste raccontare?
Impresa
Con un imprenditoria straniera in Italia che vive una vertiginosa crescita sarà impossibile quest'anno non confrontarsi con temi, ricchezza e problematiche legati al mondo del lavoro e dell'impresa. In questo momento le aziende italiane fondate e mantenute da stranieri sono aumentate del 5,6%: un dato tanto più importante se considerato in relazione al periodo di crisi economica. Spesso a conduzione familiare, le realtà imprenditoriali dei nuovi italiani portano ricchezza e lavoro, ma aprono anche la via a problematiche nuove riguardo la concorrenza e la legalità. In un momento difficile sul fronte del lavoro e della crescita parlare di impresa straniera sarà importantissimo.
Voi cosa ne pensate: si tratta di una risorsa o di un ostacolo all'imprenditoria italiana?
Cucina
Il luogo, reale e metaforico, dove si mescolano storie, discussioni, tradizioni e dove integrazione e cultura bollono in pentola. Il cibo è l'esperienza sensoriale per eccellenza e si sa che gli italiani sono un popolo di buone forchette. Che si tratti di piatti cinesi o indiani, delle spezie multicolori della tradizione araba o dei manicaretti corposi e dal sapore deciso della cultura romena, la scoperta di un popolo passa sempre di più attraverso la gastronomia. Con cinque continenti da esplorare e chef da tutto il mondo pronti a darsi da fare ai fornelli, il 2012 sarà in Italia un anno gustosissimo all'insegna della stanza più intima della casa.
E proprio perchè sappiamo che tutti gli italiani sono in fondo dei qualificatissimi critici culinari vi chiediamo: qual è il vostro piatto preferito dal mondo?
Associazionismo
Magari non ne sentiremo parlare quanto vorremmo nel corso del 2012, e tuttavia le associazioni fondate da stranieri e italiani che si occupano di aiutare e favorire l'inserimento nel paese degli stranieri sono una realtà presente e importante. Ogni giorno volontari e lavoratori contribuiscono ad accogliere, orientare e avviare al lavoro centinaia di immigrati provenienti da tutto il mondo. Se è vero che nessun uomo è un'isola il lavoro di queste persone è fondamentale per l'umanità e le prospettive di chi è appena arrivato in Italia così come di chi ci vive da tempo e ha bisogno di consulenze, di aiuto per la burocrazia o solamente di trovare un punto di riferimento nel paese che parli la propria lingua.
Seconde Generazioni e Cittadinanza
Due parole che in realtà sono una sola, dal momento che non si può parlare di cittadinanza italiana senza considerare le seconde generazioni e viceversa. Le seconde generazioni in Italia parlano italiano, hanno frequentato qui scuole, associazioni, amicizie, eppure al raggiungimento della maggiore età si trovano stranieri nella propria terra, legati alla cittadinanza dei genitori. Ne ha parlato tanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano negli ultimi mesi dell'anno e la discussione è deflagrata come una bomba, coinvolgendo infinite parti politiche e sociali. Il 2012 sarà un anno all'insegna della faticosa scalata al diritto di cittadinanza di tutti quei ragazzi nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, e le prospettive sembrano quelle di una revisione della legge, per rendere più semplice il riconoscimento della cittadinanza italiana per chi vive qui. Lo stesso vale per tutti gli immigrati che hanno raggiunto il paese già adulti e che sono diventati membri della società italiana a tutti gli effetti, contribuendo allo sviluppo delle città e dei paesi in cui abitano e condividendo ritmi, modi, e vita con milioni di “vecchi italiani”
Politica
Il 2012 sarà l'anno degli stranieri in politica? Finora gli esempi sono stati pochi, ma non sono mancati. A Milano l'assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino ha convocato quindici ragazzi di seconda generazione, a Ciriè, vicino Torino, è stato il turno del consigliere romeno Adrian Ichim, votato dai concittadini italiani e romeni, a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, è assessore Youssef Salmi, e queste sono solo alcune delle realtà politiche italiane che hanno spalancato le porte a interlocutori dal mondo. In una società sempre più votata alla multicultura il dialogo tra le parti non può più escludere tutti coloro che hanno la capacità di recepire nel modo più adeguato le istanze dei milioni di cittadini stranieri in Italia, e l'anno nuovo porterà ovunque la possibilità di una classe politica sempre più legata alla vita e alle politiche di integrazione.
Razzismi
Più che una parola per l'anno nuovo, questa è l'unica parola che vorremmo smettere di sentire. L'ultima parte del 2011 si è distinta per gli attacchi feroci e immotivati nei confronti di stranieri a Torino e Firenze ed è il momento giusto per dire basta. Vogliamo un 2012 di dialogo, di scambio, di risoluzione dei conflitti basata sulla capacità di ascoltare e ascoltarsi, e soprattutto di comportarsi utilizzando logica e intelletto, le uniche qualità che distinguono l'uomo dagli animali. L'odio razziale è un comportamento idiota giustificato solo da una profonda ignoranza e povertà di argomenti. Meritiamo un'Italia intelligente, aperta al confronto e capace di andare oltre le formule trite della diffidenza verso gli altri. Vogliamo un paese lontano dalla cantilena del “ci rubano il lavoro” e dell'equazione senza cervello che mette un immigrato sullo stesso piano di un criminale. Il valore di un essere umano si misura sulla capacità di relazionarsi a chi ha accanto, e noi siamo degli ottimi esseri umani. Dimostriamolo.
Come per le nostre dieci parole in tema di Ambiente e Sostenibilità anche qui abbiamo voluto lasciare un piccolo spazio vuoto, quello per una decima parola che vorremmo ci suggeriste voi. Quale sarà il decimo "tema caldo" per quanto riguarda i temi dell'Integrazione e della Multicultura nel 2012?
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Il Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Cultura e Integrazione: Maso Notarianni>>
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Maso Notarianni è stato nominato dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Giornalista d'inchiesta e fotografo sempre in prima linea nei principali scenari di emergenza umanitaria, Maso Notarianni è anche direttore di PeaceReporter e colonna portante di Emergency.

Essere giornalisti non significa solo dare una notizia, lo sa bene Maso Notarianni, eletto dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'Anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione. Per lui scrivere un articolo o un reportage, o scattare una foto significa in primo luogo raccontare una storia, portare chi legge a conoscere quasi in prima persona i perchè, i come e tutto quello che c'è dietro una pagina di cronaca.
Il percorso di Maso Notarianni si distingue per il continuo interesse agli ambiti del sociale e della politica: dalle inchieste italiane sui retroscena degli anni della strategia della tensione nel 1999 fino al lavoro in giro per il mondo con Emergency, con l'interesse di documentare personalmente avvenimenti e realtà spesso difficoltose e scomode, con l'intento di dare notizie di prima mano e creare consapevolezza.
A partire dal 2003 è direttore della rivista PeaceReporter, organo di Emergency dedicato a una spietata "guerra contro la guerra", una battaglia portata avanti con i mezzi della critica e dell'informazione, i cui reportage sono stati pubblicati da numerosissime realtà editoriali italiane, comprese La Repubblica e Il Corriere della Sera. Con PeaceReporter Maso viaggia in Afghanistan, in Sierra Leone, in Iraq, negli States, in Sudan e nel Congo.
Nel 2011 è co-direttore di E-il Mensile, rivista online che nasce proprio dall'eredità di PeaceReporter, prefiggendosi la stessa difficile missione in un mondo nuovo e differente da dieci anni prima, sfruttando tutti i mezzi comunicativi e tecnologici offerti dal Web.
La community di avoicomunicare ha voluto premiare Maso Notarianni per il lavoro svolto e per la nuova coraggiosa sfida che ha deciso di affrontare nel 2011 con la linea editoriale di E, una rivista con tutta l'eredità ideologica e di informazione di un progetto grande come PeaceReporter insieme all'agilità e ai mezzi di espressione offerti da internet, per dimostrare che documentare e formare coscienze è ancora una concreta possibilità e un dovere morale.
Vuoi saperne di più? Scopri il Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Ambiente e Sostenibilità o leggi tutte le nomination!
Andrea Segrè è stato nominato dai lettori di avoicomunicare Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Ambiente e Sostenibilità. Docente di politica agraria presso la facoltà di Agraria e Statistica dell'Università di Bologna, l'attività di Segrè nel riutilizzo di beni alimentari e alla divulgazione delle buone politiche per contrastare gli sprechi gli sono valsi il titolo.

Sostenibilità alimentare, lotta agli sprechi, buone politiche agricole: se oggi milioni di persone in Italia fanno attenzione a cosa mettono in tavola e cercano di evitare gli eccessi il merito è anche di Andrea Segrè.
Docente di Politica agraria, economista e soprattutto responsabile della divulgazione di un'idea nuova e responsabile dei consumi alimentari, sia tramite i numerosi libri pubblicati, sia attraverso il progetto Last Minute Market, che trasforma i beni in via di scadenza in un'importante risorsa per associazioni, organizzazioni e Onlus. L'idea nasce da una ricerca condotta dallo stesso a livello produttivo e sociale, che ha portato alla scoperta di un dato che non può non far riflettere.
Sapevate che circa il 95% dei prodotti alimentari ritirati dai negozi sono ancora perfettamente consumabili, per un valore di mercato pari circa 4 miliardi di euro l'anno? Last Minute Market si concentra proprio su queste 1,5 tonnellate di prodotti, salvandoli dallo spreco e redistribuendoli a chi può darli a chi ne ha bisogno con urgenza. Il sistema messo in opera diventa virtuoso da più di un punto di vista: il cibo può venire utilizzato per nutrire chi non ne ha, il consumo responsabile viene incoraggiato e promosso, e vengono aperte posizioni e occasioni di lavoro e confronto per impiegati volontari e non all'interno di ogni area del progetto.
A partire dal 2010 Andrea Segrè si è fatto promotore della campagna Un Anno contro lo Spreco, progetto triennale dedicato ai temi del cibo, dell'acqua e dell'energia, che culminerà nel 2013 in occasione dell'Anno Europeo per la lotta allo spreco.
Il 2011 lo ha visto entrare nelle case di tantissimi italiani con il libro "Basta il giusto (quanto e quando)", vero e proprio manifesto per una società della sufficienza, che stabilisce con parole semplici e accessibili a chiunque i punti cardine di una nuova visione del mondo e del consumo, fondato sui limiti naturali e umani, sulla possibilità di un "ecologia economica" e sull'esistenza di un futuro homo civicus, consapevole, responsabile e desideroso di fare il salto da "un falso ben-essere a un autentico ben-vivere".
Per la sua opera e per la divulgazione Andrea Segrè riceve così dalla community di avoicomunicare il titolo di Personaggio dell'anno 2011, con l'augurio di poter continuare il lavoro per una società sempre più attenta, consapevole e responsabile.
Vuoi saperne di più? Scopri il Personaggio dell'anno 2011 per la categoria Culture e Integrazione o leggi tutte le nomination!
Per salutare il 2011 e rivolgerci al nuovo anno con ottimismo, abbiamo scelto le nove parole che secondo noi ricorreranno spesso nel 2012 in tema di ambiente e sostenibilità. Ci aiutate voi a scegliere la decima?
Decrescita
La decrescita, o il downshifting, è un comportamento sociale nel quale gli individui vivono più semplicemente per rifuggire l'ossessivo materialismo e ridurre lo stress fisico e psicologico che esso comporta.
Si oppone a ogni forma di spreco proponendo l'abbandono completo del modello economico attuale basato sulla crescita, poiché allontanarsi dall'economia globale potrebbe riequilibrare il Nord e il Sud del mondo: il Sud diverrebbe più autosufficiente e impedirebbe il sovra-consumo e lo sfruttamento delle risorse da parte del Nord.
Nella pratica della vita degli individui la decrescita si declina nella presa di coscienza dei propri condizionamenti: primo fra tutti la televisione. La società dei consumi riduce l'individuo a consumatore, e l'informazione è ridotta a immagine. Anche l'automobile è simbolo della società dei consumi: più del 20% degli abitanti della terra ne possiede almeno una, inquinamento e incidenti sono in aumento, il petrolio provoca le guerre, e si può dire che a l'auto sia uno dei flagelli economici sociali del nostro tempo, e non solo lei!
Quali sono le cose cui potreste rinunciare per vivere felici?
Educazione ambientale
Nei bambini riponiamo tutte le nostre speranze per il futuro, ma è da ciò che trasmettiamo loro che dipendono i comportamenti di domani. I bambini possono imparare giocando quanto sia importante avere una coscienza ecologica. Rispettare l'ambiente vuol dire prima di tutto rispettare se stessi: imparare a fare scelte consapevoli fin da piccoli e comportarsi civilmente aiuta a crescere come cittadini, uomini e donne coscienti dell'impatto dei propri gesti e in grado di agire per cambiare le situazioni politiche o sociali che nuociono agli individui e al pianeta.
Valori come l'alimentazione sana, il riciclo, il risparmio di acqua ed energia e il riuso di materiali di recupero possono stimolare non solo il senso di responsabilità ma anche la creatività. Ritrovare il valore degli oggetti, dar loro nuova vita, recuperare qualcosa che sembrava inservibile, creando nuove possibilità di comunicazione in una nuova logica di rispetto dell'oggetto, dell'ambiente, dell'uomo.
Pensate di trasmettere in modo abbastanza efficace questi valori ai vostri figli?
Biologico
L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati. (fonte: Wikipedia)
L'agricoltura biologica favorisce le risorse rinnovabili rispettando il principio ciclico secondo cui "tutto proviene dalla natura e tutto di ritorna". Solo 50 anni fa in Italia l'unico concime utilizzato era di origine naturale. Ora le aree coltivate sono prevalentemente di tipo intensivo e prevedono monocolture fertilizzate chimicamente. Questi principii del bio sono stati introdotti anche negli allevamenti biodinamici e biologici che, in opposizione a quelli intensivi dove gli animali sono costretti all'assunzione di ormoni, antibiotici e mangimi chimici, usano mangimi naturali e ambienti più adatti alla vita. Scegliere cibi biologici significa evitare pesticidi chimici a favore di alimenti sani, favorire lo sviluppo di agricoltura e allevamento quanto più rispettosi della natura e ridurre l'inquinamento.
Quanta parte della vostra spesa è biologica?
Km0
Scegliere il made in Italy non significa solo favorire il mercato interno del nostro paese rivalutando la produzione artigianale e industriale, ma anche ridurre le emissioni dei trasporti dei prodotti che acquistiamo. Che si tratti di cibo, abbigliamento, cosmetici o mobili per la casa, accessori o gioielli, scegliere prodotti locali porta indiscussi vantaggi economici, sociali, di risparmio e di salute. Per quanto riguarda l'alimentazione, il cibo a km0 subisce trasporti molto brevi e perciò gli ortaggi non devono maturare nei camion, e garantiscono così genuinità e freschezza. I prodotti industriali spesso contengono ingredienti la cui provenienza non è chiara, ricavati da situazioni sociali e commerciali di sfruttamento dei lavoratori, distruggono le foreste, favoriscono l'estinzione di molte specie animali. Mangiare e acquistare in modo semplice e critico può migliorare le sorti dell'intero pianeta.
In che modo fate la spesa? Sfruttate i GAS o le consegne di frutta e verdura a domicilio?
Smart city
Una città può definirsi smart quando le sue caratteristiche rispondono alle esigenze di vivibilità: economia, mobilità, stato dell'aria, governo, cittadini che condividono e desiderano rispettare regole per un bene comune. Questo bene è l'investimento nel capitale umano e sociale, nel rispetto del tradizionale e del moderno, nella qualità della vita, nella partecipazione dei cittadini al governo delle città. Una città, per essere smart, deve promuovere lo sviluppo sostenibile puntando alla riduzione dei rifiuti e a un'efficiente raccolta differenziata; ridurre le emissioni di gas serra attraverso la limitazione del traffico e l'ottimizzazione delle infrastrutture e dei trasporti pubblici; razionalizzare l'edilizia (riscaldamento e climatizzazione, energie rinnovabili) e gestire e proteggere il verde urbano, bonificare le aree dismesse, garantire la sicurezza.
Quanto è smart la vostra città?
Riciclo
Il riciclo, o l'upcycling è il processo che converte rifiuti o prodotti inutilizzabili in nuovi materiali e prodotti di qualità migliore e dal grande valore ambientale.
In generale riciclare significa riportare materiali che verrebbero bruciati negli inceneritori o dispersi nell'ambiente a nuove funzioni e nuova vita. Materie come la carta, il vetro, il metallo e numerosi tipi di plastiche, se smaltiti correttamente possono rientrare nel ciclo produttivo molte volte prima di diventare rifiuti. Per questo un'attenta raccolta differenziata casalinga può contribuire al benessere delle città, diminuendo il problema delle discariche e degli inceneritori e riducendo gli sprechi.
Se in più c'è un po' di creatività, l'upcycle offre numerose vie per creare il nuovo dal vecchio: questo vale per il design, per gli abiti, per l'arte in generale ma anche per aiutare popolazioni dei paesi del Sud sommerse dai rifiuti dei paesi del Nord (come per il caso delle capanne di alcuni villaggi africani fatte di bottiglie o di pneumatici) e per molto altro ancora.
Riduzione emissioni e riscaldamento globale
Dopo il vertice di Durban, allo scadere del Protocollo di Kyoto, la situazione è molto negativa per quanto riguarda le dichiarazioni d'intenti da parte delle varie nazioni, in particolare per le grandi potenze che si sono dissociate dalle richieste (urgenti) di ridurre le emissioni entro il 2020, data comunque troppo lontana se rapportata alla velocità con cui l'emergenza ambientale avanza. Le emissioni di CO2, responsabili anche delle catastrofi ambientali che affliggono molti paesi del Sud, rischiano di compromettere la salute dell'intero pianeta e di peggiorarne le condizioni (già ora irrecuperabili) causando l'innalzamento della temperatura atmosferica e dei mari, con la conseguente scomparsa di intere isole, di parte dei ghiacci dell'Antartide e di molte specie animali e mettendo a rischio la salute delle popolazioni più povere.
Ma se le nazioni possono fare molto, anche gli individui hanno il dovere e il potere di migliorare la situazione ambientale: diminuire le emissioni limitando l'uso di mezzi di trasporto inquinanti, facendo scelte alimentari consapevoli, consumando in modo critico, cercando insomma di rendere più leggera la propria impronta sul pianeta.
Cosa fate voi ogni giorno per ridurre le vostre emissioni?
Ecopass
Sono giorni di fuoco quelli della fine del 2011 per i dibattiti sull'Ecopass. Dal 16 gennaio 2012 a Milano dovrebbe partire il Super Ecopass per l'accesso all'area C, il pagamento di 5 euro per qualunque veicolo, compresi gli euro 4 e 5. Un provvedimento volto a diminuire il traffico e le emissioni inquinanti, ma che sta incontrando numerose proteste e ostacoli, a partire da chi teme che le strade al di fuori della cerchia saranno congestionate, i mezzi pubblici e le piste ciclabili non verranno potenziati, nonostante Milano e Atm abbiano indetto una collaborazione per la quale 6 o 7 linee di trasporti verranno prolungate fino alla cerchia dei Bastioni per agevolare e garantire gli spostamenti.
È così che si può risolvere il problema dell'inquinamento a Milano e nelle grandi città?
Energie rinnovabili
Con un incremento del 19.3% fra il 2009 e il 2010, l'Umbria è la regione che che più contribuisce allo sfruttamento delle risorse rinnovabili in Italia (più del 25% dell'energia elettrica prodotta). La Germania è l'unico paese membro della UE che sembra ben avviato sulla strada per raggiungere gli obiettivi specificati dal Protocollo di Kyōto.
Le energie rinnovabili sono fonti di energia che possono permettere uno sviluppo sostenibile all'uomo, senza che si danneggi la natura e per un tempo indeterminato. Alcune di queste fonti (in particolare quella solare) permettono inoltre la microgenerazione e la generazione distribuita, ossia la produzione in piccoli impianti domestici distribuiti sul territorio che possono soddisfare il bisogno energetico di una singola abitazione o piccolo gruppo di abitazioni.
In un futuro non molto lontano, si spera, ogni palazzo sarà dotato di pannelli (smaltibili a fine ciclo di vita) per sfruttare a meglio l'energia solare e abbattere le emissioni.
Voi ne avete già uno? Se non lo avete lo vorreste?
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Foto: Flickr
Ogni anno a dicembre il Time porta nelle case del mondo i personaggi che più hanno influenzato lo spirito del tempo. Per il burrascoso 2011 la redazione del prestigioso settimanale ha scelto un primo posto collettivo, dedicato a tutti i manifestanti e i rivoluzionari che si sono riversati nelle piazze per cambiare lo stato delle cose.
Il secondo decennio del 21° secolo si è aperto all'insegna dei cambiamenti, quelli forti, a volte violenti e improvvisi: i cambiamenti che fanno la storia. Dalla primavera araba che ha sconvolto gli equilibri politici di un continente alla presa di posizione del movimento che sta dando l'assalto alla roccaforte della finanza statunitense, passando per le legioni in maschera di Anonymous fino agli Indignados europei: un fiume di persone ha deciso di dire basta e gridare al mondo il proprio malcontento.
Idee e tecnologia
Naturalmente la decisione non ha mancato di suscitare polemiche e qualche dubbio, soprattutto riguardo la disomogeneità dei profili presentati. Per la prima volta il premio viene dato a una collettività, a una sorta di categoria che racchiude tuttavia una disparata varietà umana: è veramente possibile accostare Mohammed Bouazizi, che ha dato vita a una rivoluzione dandosi fuoco, agli hacker che hanno attaccato Sony dal confort di casa propria? I manifestanti che hanno rischiato la vita in piazza Tahrihr in che modo possono essere simili a quelli che hanno festeggiato a Roma le dimissioni di Silvio Berlusconi?
Al di là delle latitudini, delle condizioni e della posta in palio quello che unisce Indignados, 99%, i ribelli arabi, Occupy Wall Street e i milioni di persone unite nel mondo è il desiderio di apportare un cambiamento serio e necessario, insieme alla conoscenza e all'agilità nell'utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla modernità per poter comunicare istanze ed emergenze a livello globale.
Co-protagonista di questa vittoria è stato infatti il Web e le tecnologie che lo hanno reso accessibile ai più. Oggi ogni contestatore e ogni movimento ha la possibilità di rendere visibile il proprio messaggio e la propria protesta in tempo reale, rendendo difficili le repressioni di ogni genere. Lo spirito dei tempi sembra così essere tornato alla collaborazione con la condivisione di idee e iniziative nell'ambito di una mente alveare che usa la collettività come punto di forza come non accadeva dagli anni '70.
Lo spirito dei tempi
Le motivazioni scelte dagli editor del giornale evidenziano anche il contrasto forte tra il decennio che è andato dal 1995 al 2005 e il panorama attuale: il passaggio dalla protesta immaginata a quella reale. Più che di vero contrasto tuttavia si potrebbe parlare di una sorta di evoluzione o ancora più semplicemente di una progressione che ha portato i figli di determinati prodotti culturali a trasporre in realtà i messaggi ricevuti dalla cultura pop nel corso della crescita. Dai rivoluzionari in trench nero del quasi profetico Matrix, al successo di vendite di gruppi come i Rage Against the Machine passando per le proteste disorganizzate e infruttuose di Seattle e Genova per approdare al revival del punk in musica, gli anni '90 sono stati il brodo di coltura dei movimenti odierni, un periodo in cui la percezione di diffuso benessere non apriva strade alle proteste di piazza se non come rappresentazioni immaginifiche e prodotti di consumo, radicandosi tuttavia in una generazione.
Cosa cambierà?
Il primo gennaio 2012 non sarà l'anno della Rivoluzione Francese, e non cambierà il mondo per un articolo su un quotidiano, per quanto prestigioso, questo è certo. Quello che cambia è che milioni di persone nel mondo si trovano ora costrette a prendere atto che i cambiamenti, di qualunque genere e forma, sono una realtà possibile e concreta. La storia è in continuo mutamento e così i sistemi politici, economici, sociali e naturalmente e soprattutto, quelli umani. Un anno all'insegna delle manifestazioni e del cambiamento ci porta insomma a ricordare ancora le parole del Mahatma Gandhi: "Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo".
Perchè i cambiamenti, ora lo sappiamo, sono sempre possibili.
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