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Cinque personaggi famosi di seconda generazione

Cinque nomi per cinque personaggi di seconda generazione che sono famosi in tutto il mondo. Dallo spettacolo alla politica scopriamo le storie di coloro per cui l'essere figli di più culture si è rivelata una marcia in più.

Si parla molto di "seconde generazioni", cioè di tutti quei bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri che convivono con la ricchezza e le difficoltà di una doppia identità culturale: quella delle proprie origini e quella del paese in cui vivono. L'Italia è però un paese in cui la storia delle immigrazioni è ancora giovane e tutta da scrivere, al contrario di quei luoghi che sin dall'inizio del '900 accolgono popolazioni ed etnie straniere, come ad esempio gli Stati Uniti. Vediamo, proprio dagli States (e non solo!), cinque personaggi, conosciuti in tutto il mondo, che possono essere considerati a tutti gli effetti di "seconda generazione"!

5 - John Belushi. Genio, comicità e sregolatezza, Belushi è stato uno degli attori comici più conosciuti e amati dal pubblico in patria e nel mondo. Nato e cresciuto a Chicago, Belushi è figlio di Agnes e Adam Belushi, immigrati provenienti da Qyteze, in Albania. John e i suoi fratelli James, Marian e Billy crescono in seno alla comunità del luogo, legata alla Chiesa Ortodossa Albanese di Wheaton. Belushi raggiunge la fama grazie alla partecipazione prima al National Lampoon Inc e poi al Saturday Night Live, ruoli televisivi e radiofonici che lo portano a recitare nel cinema negli indimenticabili Animal House e The Blues Brothers. John Belushi lascia sin troppo presto il palcoscenico della vita, e il 5 marzo del 1982 viene trovato morto a seguito di un overdose nel cottage dove risiedeva in California. Ancora oggi, a 30 anni dalla sua morte, il ragazzo di Chicago, proveniente dall'Albania, viene considerato uno degli attori più capaci e geniali che la storia della comicità abbia conosciuto.

belushi

4 - Steve Jobs. Stephen Paul Jobs non è un personaggio che abbia bisogno di presentazioni. Conosciuto in tutto il mondo come uno dei più grandi innovatori del modo di vivere e intendere l'elettronica, il fondatore di Apple può essere considerato a tutti gli effetti uno dei più brillanti esponenti delle "seconde generazioni" nel mondo. Nonostante abbia vissuto da sempre con i genitori adottivi Paul Reinholdt Jobs e Clara Jobs, Steve è infatti figlio di una cittadina americana e un immigrato siriano, Joanne Schliebe e Abdulfattah John Jandali. A far sì che il giovane venisse dato in adozione furono i genitori della madre che non vedevano di buon occhio la nascita al di fuori del matrimonio di Steve. Jobs non interruppe però i contatti con i due e chissà forse una parte del genio che ha contraddistinto il fondatore di Apple nasce proprio da una così ricca e variegata eredità culturale.

jobs

3 - Freddie Mercury.  Non sempre è facile accettare le proprie origini, così diverse da quelle degli altri. E' proprio il caso di una delle icone del rock mondiale: Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury, frontman dei Queen. Freddie nasce a Stone Town, la parte vecchia della capitale del protettorato britannico di Zanzibar, in Tanzania, il 5 settembre 1946. E' figlio di Bomi e Jer Bulsara, entrambi di etnia Parsi e provenienti dal Gujarat, stato dell’India occidentale. Farrokh trascorre la sua adolescenza in India, con la nonna e la zia, e poi di nuovo a Zanzibar. Il 1964 è l'anno della fuga dal paese natìo a causa delle rivolte incombenti e dell'arrivo in Inghilterra. Per tutta la sua carriera Freddie Mercury cercherà di tenere lontana la stampa dalla "scoperta" delle proprie origini, sostenendo che fossero "poco compatibili" con la sua immagine. Ciò non toglie che Farrokh Bulsara è stato uno dei più grandi interpreti della storia della musica mondiale.
freddie mercury

2 - Madonna. Ammettiamo di avere un po' imbrogliato, qui, perchè nel caso di Madonna Louise Veronica Ciccone parliamo di una sorta di "terza generazione". Madonna è figlia di Silvio Ciccone, a sua volta figlio di emigrati italiani, provenienti dal paese abruzzese di Pacentro, in provincia de L'Aquila. Per la sua carriera come cantante e protagonista a tutto tondo del mondo dello spettacolo non c'è bisogno di dire nulla, mentre vale la pena ricordare le origini italiane di Madonna, così come quelle di tantissimi personaggi dello spettacolo e della vita mondana di tutto il mondo: noi italiani siamo, da sempre un mondo di migranti e di "seconde generazioni". La storia del paese è infatti costellata da ingressi, influenze di altre culture e viaggi intrapresi dagli italiani per scoprire nuovi mondi e poter vivere in maniera dignitosa. Insomma, se siamo un popolo così ricco almeno un po' forse lo dobbiamo alla voglia e alla necessità di allontanarci da nostro paese e portarci dietro la nostra cultura, esattamente come ogni giorno fanno migliaia di persone che dal mondo vengono in Italia!
madonna

1 - Barack Obama. Come chiudere questo nostro piccolo excursus se non con uno degli uomini più potenti del mondo? Barack Obama, 44° Presidente Eletto degli Stati Uniti d'America è a tutti gli effetti un rappresentante delle seconde generazioni. Barack nasce a Honolulu, Hawaii, da madre del Kansas e padre keniota di etnia Luo. Dal padre, che vedrà una sola volta dopo il divorzio dei genitori, Obama riceve un patrimonio culturale e identitario non semplice da gestire e far proprio, che lo porterà negli anni dell'adolescenza a doversi porre difficili domande sul proprio senso di appartenenza e le proprie origini, questioni fondamentali della vita umana che lo spingeranno con il passare del tempo verso la politica e l'attivismo, prima nel campo delle questioni razziali e poi, in un percorso ancora non concluso, alla politica a 360°. Il viaggio e l'esempio di Barack Obama è fondamentale anche perchè rispecchia, in molti modi, quello percorso da tanti giovani di seconda generazione in tutto il mondo, compresa l'Italia. La politica, l'associazionismo, la voglia di mettersi in discussione, di lavorare concretamente per il paese e per chi si trova nelle proprie stesse condizioni di vita in due "mondi" diversi è infatti un tratto comune per tanti ragazzi di "seconda generazione" su tutto il territorio italiano.

E allora la domanda che nasce spontanea è proprio questa: negli Stati Uniti l'attuale presidente è figlio di un cittadino non statunitense; quanto tempo ci vorrà prima che lo stesso succeda anche da noi?
barack obama

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Romania: cosa succede?

rivolte romaniaA sentire le notizie che arrivano in Italia sembrerebbe che la Romania sia sull'orlo della guerra civile a causa delle proteste di piazza scatenate dalle dimissioni del sottosegretario Raed Arafat. Abbiamo chiesto informazioni sulla situazione ad alcune fonti che conoscono bene la situazione romena. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Cosa succede in Romania? Negli ultimi giorni le cronache italiane hanno parlato di grandi manifestazioni di piazza che hanno seguito le dimissioni del sottosegretario alla Sanità Raed Arafat. Nel corso della settimana tanti organi di informazione hanno parlato di rivolta e di profonda sfiducia nei confronti del governo di Traian Basescu, tanto a causa degli avvenimenti legati alla proposta di privatizzazione del sistema sanitario nazionale quanto alla situazione di grave crisi economica del paese.

Per saperne un po' di più abbiamo voluto chiedere direttamente a chi conosce la situazione: fonti giornalistiche romene in Italia di cui abbiamo piena e assoluta fiducia e che ci hanno raccontato un quadro della situazione leggermente differente da quanto apparso su web e giornali italiani. 

13.000 manifestanti in tutto il paese per cinque giorni di dure proteste, e la situazione non accenna ancora a rientrare, nonostante il ritiro della  riforma del sistema sanitario nazionale e il reintegro del sottosegretario Arafat. Tutto nasce da una proposta di legge approvata dall'attuale governo, che prevede la liberalizzazione dei servizi sanitari nel paese.

Una legge, dicono in molti in Romania, assolutamente necessaria. L'attuale legislazione, infatti, prevede un sistema assicurativo unico per l'accesso alle cure mediche, che ha portato a un grave stato di corruzione e disservizio in ospedali e pronto soccorsi. L'allarme non è nuovo (qui un articolo del Times datato 2009), e c'è chi ci ha raccontato di un vero e proprio tariffario che regola qualunque servizio in ambito ospedaliero, dal lavoro dei medici al cambio delle lenzuola: un sistema che si trova ormai prossimo al crollo e che aveva bisogno di riforme immediate.

Proprio per venire incontro a queste istanze la proposta di legge prevede una liberalizzazione dei servizi, non esattamente il passaggio da sanità pubblica a privatizzazione selvaggia, ma il tentativo di passare da un monopolio a un mercato più aperto e in grado di elargire un buon servizio alla popolazione.

Nodo della questione è il ruolo dello SMURD, il servizio di pronto intervento creato da Arafat nel 1990 sul modello europeo di pronto soccorso. Tale servizio nel corso del tempo ha contribuito a salvare moltissime vite, così come ad assicurare al sottosegretario una posizione privilegiata agli occhi del popolo e nel mondo politico. L'uomo infatti gode di grandissima popolarità tra i romeni e proprio questo ha portato alcuni a scendere in piazza alla notizia delle sue dimissioni.

All'alba dell'approvazione della proposta di legge, infatti, Arafat aveva criticato alcuni punti della riforma provocando la dura reazione di Basescu, che aveva condotto alle dimissioni del sottosegretario. A inasprire un quadro politico già teso ha contribuito l'informazione parziale fornita da alcuni canali televisivi, che hanno veicolato la notizia che l'attuale riforma avrebbe portato alla cessazione dello SMURD stesso, spingendo verso la piazza una parte della popolazione e veicolando all'estero l'idea di un preludio di guerra civile che non trova tuttavia conferma nei dati oggettivi.

Ad ancorare la situazione alla realtà rimangono tuttavia i dati numerici di cui parlavamo prima: 13.000 persone in piazza in tutto il paese, con picchi a Bucarest di 1600 persone difficilmente costituiscono una rivoluzione, come i media hanno voluto far credere.

Rimane grave la situazione del paese, che versa in una crisi economica gravissima a seguito del prestito di 20 miliardi di euro richiesto nel 2009 dall'attuale amministrazione, che ha reso necessarie misure di austerity, come il taglio del 25% gli stipendi degli impiegati pubblici e a un aumento consistente delle tasse.

Oggi, in Romania, a parità di costi con il resto dell'Europa (perlomeno nella capitale) uno stipendio medio raggiunge circa 500 euro, con pensioni che arrivano a 160 euro mensili. Condizioni difficilmente sostenibili per chiunque, peggiori di quelle che avevano portato alle manifestazioni in Grecia e in grado di creare una situazione costante di tensione sociale. Forse proprio per questo il Presidente Traian Basescu si è trovato costretto a fare un passo indietro, chiedendo al Primo Ministro Emil Boc il ritiro delle norme sulla Sanità e chiedendo il reintegro di Raed Arafat per venire incontro alla piazza, in quella che ha tutta l'aria di essere la vittoria di pochi a discapito di un popolo già in condizioni difficili.

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Martin Luther King Day: la storia di una celebrazione

martin luther kingIl 15 gennaio nasceva ad Atlanta Michael King, conosciuto come Martin Luther King, storico leader pacifista che ha scritto la storia dei diritti civili attraverso la protesta non violenta. Dal 1983 gli Stati Uniti festeggiano la ricorrenza della nascita dell'uomo e le sue idee attraverso il Martin Luther King Day.

"Ho un sogno": chi non riconosce in queste parole l'incipit di uno dei più famosi discorsi della storia dell'umanità? A pronunciarle fu Martin Luther King, un uomo la cui caratura e importanza è pari nella storia dell'uomo a quella di grandi come il Mahatma Gandhi e Nelson Mandela. Il terzo lunedì di gennaio gli Stati Uniti si fermano per ricordare il Reverendo e la sua opera e per riflettere su quello che egli definiva il "vero significato del suo credo": "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali", parole che aprono la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.

L'istituzione di un giorno dedicato all'attivista fu proposta per la prima volta da John Conveys, membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, attraverso un disegno di legge che però non raggiunse, nel 1979, il numero di voti necessario per l'approvazione. In dubbio non era la levatura storica e politica di Martin Luther King, ma la liceità di dedicare una giornata di festa a un civile, avvenimento che non era mai capitato nella storia del paese, che allora festeggiava solo altri due personaggi: George Washington e Cristoforo Colombo.

A insistere per l'approvazione della proposta furono nel 1980 proprio i cittadini statunitensi, chiamati in causa dal King Center e appoggiati persino dal musicista Stevie Wonder che pubblicò il singolo "Happy Birthday" apposta per l'occasione. Nel 1981 viene presentata quella che verrà definita la "più grande petizione a favore di una proposta nella storia degli Stati Uniti", con più di sei milioni di firme a sostegno dell'istituzione del Martin Luther King Day.

Il 2 novembre del 1983 il Presidente Ronald Reagan firmò, non senza riserve, l'approvazione della legge, che però solo nel 1993, dieci anni dopo, verrà riconosciuta e adottata da tutti gli stati confederati. 

Anche quest'anno nelle celebrazioni è stato in prima linea il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che spesso ha ammesso di dovere moltissimo alla figura del Reverendo King. Come ormai è tradizione il Presidente ha visitato nella mattina una scuola a Washington, ribadendo, nel suo discorso per l'occasione l'importanza fondamentale dell'aiuto e del servizio nei confronti della comunità e dei propri vicini: "Non c'è modo migliore per celebrare King che servire la comunità - ha detto il presidente parlando agli studenti - Non c'è nessuno che non possa prestare servizio, nessuno che non possa aiutare qualcun'altro".

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Giornata mondiale dei migranti: persone, non numeri

papaUna giornata dedicata ai milioni di migranti e rifugiati che ogni giorno partono in cerca di condizioni di vita più dignitose, così la Chiesa ha celebrato la solidarietà internazionale e ha lanciato un avvertimento: non numeri, ma persone.

Domenica 15 gennaio è stata celebrata dalla Chiesa cattolica la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, un appuntamento ormai fisso dell'anno, in cui diventano protagonisti le centinaia di migranti che ogni anno partono dai propri paesi per trovare dignità, rifugio e accoglienza in Italia e in tutto il mondo.

Proprio il Papa Benedetto XVI, in occasione dell'Angelus ha celebrato l'occasione, ricordando al mondo che gli immigrati, "milioni di persone (...) non sono numeri, ma uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace", indirizzando un saluto ai rappresentanti delle comunità straniere riuniti in piazza San Pietro.

L'evento ha costituito anche un'ulteriore occasione di riflessione sui dati in nostro possesso riguardo ai migranti minorenni, che affrontano viaggi devastanti per arrivare a toccare le coste italiane. Si tratta di circa 360mila minori, regolarmente registrati all'anagrafe italiana e nati altrove, a cui vanno a unirsi i 7.540 minori migranti soli non accompagnati in Italia, di età in gran parte compresa tra i 15 e i 16 anni. Proprio loro sono quelli più a rischio: soli, disorientati e spesso nel paese da meno di un anno (uno su due è arrivato tra il 1 gennaio e il 14 dicembre 2011).

"Il flusso continuo di sbarchi sulle nostre coste nell’ultimo anno ha visto una presenza costante di minori soli non accompagnati, di bambini anche piccolissimi e di donne incinte, in gran parte in fuga dalla Libia ma originari di altri paesi o provenienti dalla Tunisia, in condizioni di precarietà e pericolo estremo che in non pochi casi ha significato la morte in mare - ha dichiarato Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia Europa di Save the Children - Il richiamo del Santo Padre alle cause drammatiche, e purtroppo continue, delle recenti migrazioni come la minaccia di persecuzioni, le guerre, la violenza, la fame e le catastrofi naturali, deve intanto trovare un riscontro più forte ed efficace in un sistema di accoglienza nazionale per i minori più a rischio che necessitano di protezione, non con una logica di sola emergenza che prevede sistemazioni spesso provvisorie e inadeguate. Oltre alle misure per l’accoglienza, deve essere fatto un passo avanti deciso sull’integrazione dei minori di origine straniera nati in Italia o arrivati nel nostro paese in tenera età, per i quali è urgente un percorso agevolato per l’acquisizione della cittadinanza, modificando una delle leggi più obsolete e restrittive d’Europa."

Un appello che risulta quanto mai attuale, dal momento che gli sbarchi a Lampedusa come altrove continuano ininterrotti in questi giorni, e che solo il 10 gennaio è stato lanciato un importante allarme dalla Tunisia per ritrovare oltre 500 migranti partiti e dispersi durante la traversata o all'arrivo in  Italia.

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Cinque prodotti “Made in China” della vita di tutti i giorni

cina italiaLa storia della civiltà è fatta anche di interazioni, rapporti, scambi. In occasione della chiusura dell'anno della cultura cinese in Italia e del capodanno cinese imminente, che ci porterà nell'anno del dragone, vogliamo dedicare una piccola lista alle invenzioni storiche nate in Cina che sono diventate di uso comune in tutto il mondo. 
 
Quanti degli oggetti che utilizziamo nella vita di tutti i giorni appartengono veramente alla nostra cultura e quanti invece sono il risultato di idee, sforzi e invenzioni venute da lontano e in un secondo momento adattate, cambiate e rese quotidiane da tutto il mondo? Oggi, quando si parla di multicultura e integrazione è facile dimenticare quanto, nella storia umana, lo scambio e l'interazione tra i popoli sia stata fondamentale. In occasione del capodanno cinese che ci porterà nell'anno del dragone e che verrà festeggiato il 14 gennaio nelle più grandi città italiane e in un periodo in cui si parla spesso di commercio autoctono e prodotti made in China, vogliamo ricordare alcune delle trovate più geniali e importanti nate proprio in estremo oriente. Buon divertimento!
 
Carta
Lo sapevate? Le prime testimonianze sull'esistenza di carta in Cina risalgono al secondo secolo avanti Cristo, periodo in cui era utilizzata principalmente per avvolgere o riempire oggetti e vestiti. Il più antico ritrovamento di fogli di carta scritti con caratteri cinesi suggerisce che questi siano stati creati nell'8 avanti Cristo, anche se la tradizione orientale fa risalire l'invenzione della carta e la creazione di metodi e strumenti adatti a produrla al 105 dopo Cristo, ad opera di Cai Lun, un ufficiale della Corte Imperiale negli anni della Dinastia Han. Inizialmente i materiali impiegati per la creazioni dei fogli comprendevano foglie di gelso, fibre vegetali, stracci, reti da pesca e canapa. Già dal sesto secolo la carta era diventata di uso comune, utilizzata anche come carta igienica, mentre il primo esempio di carta moneta promulgata dal governo risale alla Dinastia Song, tra il 960 e il 1279. In Italia e in occidente la manufattura di carta arriverà all'incirca nel 1200, portata dal mondo arabo.
 
Polvere da sparo
Non si tratta certamente di un oggetto di uso quotidiano, tuttavia la polvere da sparo ha cambiato per sempre, nel bene o nel male, la storia del mondo. La scoperta della mistura risale al nono secolo, da parte di alchimisti cinesi che cercavano di scoprire il segreto dell'immortalità. Già nel 1044 sembra fosse comune l'utilizzo della "polvere nera" per scopi bellici e l'esistenza di razzi e bombe esplosive da lanciare in campo nemico tramite catapulte. Nel 14° secolo, invece, furono create le prime pistole, armate con cartucce esplosive ripiene di polvere da sparo. E' anche il periodo dei primi cannoni, utilizzati dai cinesi contro i mongoli e da questi ultimi contro gli ungheresi, per poi arrivare a essere diffusi in Europa tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, quando resero famoso il condottiero spagnolo Pedro Navarro.
 
Bussola
Tra il 1040 e il 1044 troviamo i primi riferimenti in letteratura a un singolare congegno creato con lo scopo di fornire sempre la stessa direzione ai viaggiatori. Si tratta di un piccolo pesce di metallo, posizionato in un contenitore pieno d'acqua, che ha la capacità di indicare sempre il sud. Secondo quanto consigliato l'invenzione è utile per orientarsi "nell'oscurità della notte". Si tratta, naturalmente, del primo esempio di bussola conosciuto nella storia dell'umanità. Lo strumento magnetico salvezza di tantissimi navigatori rimarrà, nella storia cinese, quasi sempre nella sua forma "acquatica", composta da un ago immerso in un contenitore, anche se testimonianze risalenti alla Dinastia Yuan riferiscono di una bussola ad ago sospeso, incastonata in una scatola di legno a forma di tartaruga. Gli europei inventeranno e perfezioneranno lo strumento nel 1300 nella forma conosciuta ancora oggi.
 
Stampa
I primi utilizzi della stampa risalgono alla Cina: l'invenzione può essere fatta risalire a qualche anno prima dell'868, quando appare la prima copia stampata del Sutra del Diamante buddhista. La stampa avveniva tramite l'utilizzo di blocchi di legno, più adatti per i caratteri cinesi di quella di tipo mobile (nonostante anche quest'ultima fosse ai tempi conosciuta), preferita in seguito dagli stampatori europei nel 16° secolo. Diversa è la questione se si parla di stampa su tessuti a scopo ornamentale, presente nella cultura cinese sin dal 220. Una pietra miliare nella storia della stampa risale all'11° secolo, quando l'artigiano Bi Sheng inventò la stampa mobile di ceramica. 
 
La pasta?
Lo ammettiamo, qui imbrogliamo un po', dal momento che la preparazione della pasta con vari tipi di farine e in diverse forme, si attesta in epoche variabili più o meno ovunque ci fossero coltivazioni di grano e cereali. E' però vero che il più antico piatto di pasta conosciuto, un piatto di spaghetti di miglio, risale a 4000 anni fa ed è stato scoperto proprio in Cina. Marco Polo, nel Milione, parlando del reame di Fansur afferma: "Qui à una grande maraviglia, che ci àn farina d'àlbori, che sono àlbori grossi e ànno la buccia sottile, e sono tutti pieni dentro di farina; e di quella farin[a] si fa molti mangiar di pasta e buoni, ed io più volte ne mangiai". Indipendentemente dalle origini, si tratta di uno degli elementi gastronomici più importanti di entrambe le culture, protagonista di infiniti scambi tra le culture.

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Mar, 10/01/2012 - 16:04 | Scritto da: redazione | | Link permanente |

Steve McCurry e Fabio Novembre portano in mostra l'umanità

Steve McCurry sbarca a Roma con un allestimento d'eccezione. Fabio Novembre crea per il fotografo un villaggio globale che mette in risalto somiglianze e differenze di un'umanità tanto differente quanto uguale ai quattro angoli del mondo.
 
Oltre duecento foto in mostra allo spazio espositivo La Pelanda presso le strutture di MACRO Testaccio a Roma per un viaggio intorno all'uomo, dalla Sicilia degli antichi riti fino all'Afghanistan dilaniato dalla guerra. Dietro l'obiettivo c'è uno dei fotografi più iconici degli ultimi anni: Steve McCurry, fotoreporter autore di alcuni degli scatti più conosciuti nel mondo.

steve mccurry fabio novembre

 
Ritrattista “d'assalto”, reporter di realtà quotidiane e straordinarie, in migliaia di viaggi intorno al globo, Steve McCurry in oltre 30 anni di carriera presso il National Geographic ha saputo documentare come nessun altro l'umanità vera, chiara e universale quanto misteriosa e incomprensibile. Caratteristiche evidenti in quella che è l'opera più conosciuta e famosa dell'artista: il ritratto di Sharbat Gula, la ragazzina afgana dai profondi occhi verdi che è diventata un'icona dello storico giornale.
 
A organizzare, allestire e valorizzare i ritratti e le situazioni dell'artista è stato Fabio Novembre, architetto e interior designer che ha saputo creare nuove connessioni in un dialogo a più voci tra il pubblico e le fotografie esposte. Appena entrati i visitatori si trovano di fronte a un vero e proprio villaggio, creato con strutture che ricordano delle capanne minimali e avvolte nel buio dell'edificio, al fine di dare pieno risalto all'unica cosa che conta: occhi, volti, vite umane che sfuggono categorie e definizioni.

steve mccurry testaccio roma

 
Un lavoro che prende spunto e viene esemplificato da una frase di Benoit Mandelbrot, padre della geometria dei frattali, che descriveva la propria esperienza di ricercatore con la frase “nomade per scelta, pioniere per necessità”. Il paragone con la geometria frattale è importante e adeguato: da
ogni struttura se ne dipanano infatti altre, identiche nella forma ma diverse nei temi, mai esplicitati e lasciati all'interpretazione del visitatore.

testaccio steve mccurry macro pelanda

 
“Un allestimento – ha detto Fabio Novembre - come un villaggio nomade, strutture che si compenetrano per restituire quel senso di solidarietà che si respira nelle foto di McCurry. Con un criterio espositivo che non tiene conto di variabili spazio-temporali ma che lavora sull'assonanza dei soggetti, sugli imprevisti gradi di parentela che restituiscono il senso di umanità.”
 
L'umanità di McCurry e Novembre si ripete così all'infinito, esattamente come i frattali di Mandelbrot, creando geometrie affascinanti, sempre differenti eppure sempre uguali, in un solo affresco di ricchezza di culture e valori, per capire, ancora una volta, che ovunque nel mondo siamo tutti diversi e tutti uguali.

(foto di Pasquale Formisano)



2012: l'anno dell'Energia Sostenibile per tutti

Energia EolicaL'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha decretato il 2012 come l'Anno internazionale dell'energia sostenibile per tutti.
In un’opera di promozione delle ecoenergie a favore della sostenibilità ambientale, tutti i paesi del mondo dovranno disporre delle risorse economiche per avviare questo sviluppo, anche se in termini concreti si deve ancora capire come questo verrà attuato dai governi nazionali e dalle agenzie e istituzioni finanziarie ed economiche che hanno voce in capitolo.

L'obiettivo è un miglioramento della qualità della vita di oltre un miliardo e 600 milioni di persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo e che ancora non hanno l’accesso all’elettricità. I servizi energetici sono alla base non solo della crescita economica ma anche dei servizi sanitari, dei sistemi di sicurezza alimentare, idrica e di comunicazione.
È necessaria perciò una rivoluzione globale, una politica ambientale forte ed efficace che metta l’energia pulita a disposizione di tutti: per minimizzare i rischi climatici, ridurre la povertà, migliorare la salute del pianeta, incentivare la crescita umana ed economica e la sicurezza.
Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, vuole con questo progetto invitare i Paesi a maturare scelte accurate che portino nel lungo periodo all’abbandono dei carburanti fossili, ancora in gran parte utilizzati e dannosi sia per l’ambiente che per l'uomo. È stato stimato che il consumo energetico nel prossimo ventennio crescerà del 40%, quindi Paesi emergenti e Paesi industrializzati dovranno adoperarsi affinché l’energia pulita diventi una risorsa alla portata di tutti.

L'obiettivo è proposto anche dall'EREC (European Renewable Energy Council) con lo studio Moving to 2030: A binding 45% renewable energy target, e vuole fare sì che entro il 2030 il 45% dell'energia sia proveniente da fonti rinnovabili fino a raggiungere, nel 2050, una riduzione delle emissioni dell'80-95% rispetto al 1990.

Sarà quindi necessario investire in capitale intellettuale, spesa pubblica e privata per creare nuove tecnologie green e raggiungere tre obiettivi principali:

  • garantire l’accesso universale a servizi energetici moderni
  • raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica
  • raddoppiare la quota di energia rinnovabile nel mix energetico globale

Secondo Legambiente "le Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) stanno vivendo una stagione di grande sviluppo a livello mondiale, assumendo un peso sempre maggiore nella produzione energetica.
Negli ultimi anni la quota mondiale percentuale di energia prodotta tramite queste fonti (energia solare termica e fotovoltaica, energia eolica e idroelettrica, biomasse ecc.) è molto aumentata, e sulla base di questo trend avranno nei prossimi 10 anni una crescita senza paragoni, in particolare per l’eolico e il solare."

Fotovoltaico: in Italia nel 2009 sono stati installati 730MWp, in Francia 185MWp, in Germania 3000MWp; questi possono essere considerati dei risultati di incremento eccezionali, se si considera che in tutto il mondo nell’anno 2008 l’installato fotovoltaico aveva raggiunto i 5600MWp.
Questo tipo di produzione energetica si dimostra quindi la vera innovazione del prossimo futuro nel panorama dell’energia mondiale.

L'Italia trarrebbe numerosi vantaggi puntando sulle FER, in particolare la solare, l'eolica e la geotermica: si creerebbero nuovi posti di lavoro, si ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di greggio, si stimolerebbero la ricerca e l'innovazione tecnologica. Da questo ne conseguirebbe un netto miglioramento della qualità delle città, con l'occasione di rinnovare edifici secondo i principii della bioedilizia e dell'efficienza energetica.

In Italia il ruolo delle energie rinnovabili è comunque in crescita grazie anche alla maggiore consapevolezza in termini di risparmio energetico ed economico. Secondo il Gestore dei servizi energetici (Gse), quasi il 23% della produzione di energia elettrica è costituita da energie rinnovabili, e 3 italiani su 4 sarebbero favorevoli a un maggior utilizzo, anche con un aumento degli eco-incentivi statali.
Tuttavia gli investimenti in Italia nella ricerca sono un punto negativo rispetto agli altri stati europei: le soluzioni all'inquinamento cittadino (in particolare nella Pianura Padana) sono orientate più a sistemi contenitivi che risolutivi come il blocco del traffico, le zone a traffico limitato (ZTL) o in passato, le targhe alterne.
I servizi di bike sharing o di car sharing sono ancora poco sviluppati e molte delle piste ciclabili sono fuori norma e quindi inutili, nonostante siano molte le città italiane che promuovono il miglioramento della ciclabilità delle strade, con in testa Reggio Emilia e Lodi, seguite da Modena, Mantova, Vercelli e Cremona.
Consideriamo anche l'esempio della Germania, la cui energia prodotta da fonti rinnovabili ha superato nel 2011 sia quella proveniente dal nucleare che dal carbone convenzionale. Uno storico sorpasso, sottolineato dal rapporto della BDEW (Bundersverband der Energie und Wasserwirtschaft), che conferma e approva la decisione dello stato di abbandonare definitivamente il nucleare entro 2022.

In generale comunque le prospettive per il futuro sono incoraggianti, anche grazie alla crescente consapevolezza ambientale dei cittadini italiani ed europei. Qual è la vostra idea di un futuro rivolto alle FER?

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Foto: Flickr



Egitto: le donne in piazza dopo il video shock

Violenza, soprusi, morti tra i manifestanti: in Egitto la situazione è ancora critica. Quattro ragazzi sono stati uccisi senza pietà dalle forze di sicurezza, e il 17 dicembre un video con immagini violente e forti ha fatto tremare il mondo. La risposta da parte del popolo arabo non si è fatta attendere, con una nuova ondata di proteste che hanno portato nelle piazze la popolazione femminile.

L'11 febbraio di quest'anno finiva il trentennio di dittatura di Hosni Mubarak in Egitto, qualche giorno dopo, il 27, prendeva il potere il Consiglio Supremo delle Forze Armate. Poi l'attenzione dei media e del pubblico si è spostata in altri luoghi, su altre realtà, mentre un'onda di rivolte investiva il mondo arabo.

A Piazza Tahrir, tuttavia, non si smetteva di protestare e di cercare di cambiare un governo ingiusto, e i moti e le manifestazioni sono continuati fino a ora, nell'attenzione sempre più sporadica degli organi di informazione e del mondo. Solo qualche giorno fa un video ha di nuovo attirato l'attenzione sulla dura realtà di chi si pensava avesse concluso il proprio percorso verso la libertà: un video shock, violento, che ci sbatte in faccia tutta la realtà di un regime brutale e repressivo che non si ferma di fronte a nulla. Le immagini mostrano una donna in terra picchiata dagli agenti delle forze di sicurezza, spogliata fino a mostrare il reggiseno e poi rapidamente rivestita, perché va bene la violenza, ma il corpo di una donna è scabroso.
ATTENZIONE: IL VIDEO CONTIENE IMMAGINI FORTI

La risposta popolare non si è fatta attendere e oltre 2.000 donne erano di nuovo in piazza, protette simbolicamente da un cordone di uomini: una linea rossa da non oltrepassare assolutamente, un diktat etico nei confronti dei comportamenti di un governo che vuole sostituire un dittatore con una dittatura. Tutto questo succede oggi, succedeva ieri, e ha continuato ad accadere ogni volta che l'attenzione del mondo calava e noi, finita la primavera, ci preoccupavamo degli sbarchi, magari senza capire che le persone che arrivavano qui erano le stesse che fuggivano da soprusi e violenze.

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Gio, 22/12/2011 - 10:16 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Protagonisti 2011: Time porta la rivoluzione nelle case

time-copertinaOgni anno a dicembre il Time porta nelle case del mondo i personaggi che più hanno influenzato lo spirito del tempo. Per il burrascoso 2011 la redazione del prestigioso settimanale ha scelto un primo posto collettivo, dedicato a tutti i manifestanti e i rivoluzionari che si sono riversati nelle piazze per cambiare lo stato delle cose.

Il secondo decennio del 21° secolo si è aperto all'insegna dei cambiamenti, quelli forti, a volte violenti e improvvisi: i cambiamenti che fanno la storia. Dalla primavera araba che ha sconvolto gli equilibri politici di un continente alla presa di posizione del movimento che sta dando l'assalto alla roccaforte della finanza statunitense, passando per le legioni in maschera di Anonymous fino agli Indignados europei: un fiume di persone ha deciso di dire basta e gridare al mondo il proprio malcontento.

Idee e tecnologia

Naturalmente la decisione non ha mancato di suscitare polemiche e qualche dubbio, soprattutto riguardo la disomogeneità dei profili presentati. Per la prima volta il premio viene dato a una collettività, a una sorta di categoria che racchiude tuttavia una disparata varietà umana: è veramente possibile accostare Mohammed Bouazizi, che ha dato vita a una rivoluzione dandosi fuoco, agli hacker che hanno attaccato Sony dal confort di casa propria? I manifestanti che hanno rischiato la vita in piazza Tahrihr in che modo possono essere simili a quelli che hanno festeggiato a Roma le dimissioni di Silvio Berlusconi?

Al di là delle latitudini, delle condizioni e della posta in palio quello che unisce Indignados, 99%, i ribelli arabi, Occupy Wall Street e i milioni di persone unite nel mondo è il desiderio di apportare un cambiamento serio e necessario, insieme alla conoscenza e all'agilità nell'utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla modernità per poter comunicare istanze ed emergenze a livello globale. 

Co-protagonista di questa vittoria è stato infatti il Web e le tecnologie che lo hanno reso accessibile ai più. Oggi ogni contestatore e ogni movimento ha la possibilità di rendere visibile il proprio messaggio e la propria protesta in tempo reale, rendendo difficili le repressioni di ogni genere. Lo spirito dei tempi sembra così essere tornato alla collaborazione con la condivisione di idee e iniziative nell'ambito di una mente alveare che usa la collettività come punto di forza come non accadeva dagli anni '70.

Lo spirito dei tempi

Le motivazioni scelte dagli editor del giornale evidenziano anche il contrasto forte tra il decennio che è andato dal 1995 al 2005 e il panorama attuale: il passaggio dalla protesta immaginata a quella reale. Più che di vero contrasto tuttavia si potrebbe parlare di una sorta di evoluzione o ancora più semplicemente di una progressione che ha portato i figli di determinati prodotti culturali a trasporre in realtà i messaggi ricevuti dalla cultura pop nel corso della crescita. Dai rivoluzionari in trench nero del quasi profetico Matrix, al successo di vendite di gruppi come i Rage Against the Machine passando per le proteste disorganizzate e infruttuose di Seattle e Genova per approdare al revival del punk in musica, gli anni '90 sono stati il brodo di coltura dei movimenti odierni, un periodo in cui la percezione di diffuso benessere non apriva strade alle proteste di piazza se non come rappresentazioni immaginifiche e prodotti di consumo, radicandosi tuttavia in una generazione.

Cosa cambierà?

Il primo gennaio 2012 non sarà l'anno della Rivoluzione Francese, e non cambierà il mondo per un articolo su un quotidiano, per quanto prestigioso, questo è certo. Quello che cambia è che milioni di persone nel mondo si trovano ora costrette a prendere atto che i cambiamenti, di qualunque genere e forma, sono una realtà possibile e concreta. La storia è in continuo mutamento e così i sistemi politici, economici, sociali e naturalmente e soprattutto, quelli umani. Un anno all'insegna delle manifestazioni e del cambiamento ci porta insomma a ricordare ancora le parole del Mahatma Gandhi: "Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo".

Perchè i cambiamenti, ora lo sappiamo, sono sempre possibili.

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Mar, 20/12/2011 - 14:51 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Cinque stupefacenti tradizioni di Natale dal mondo

Il Natale si avvicina, e vogliamo proporvi cinque differenti modi in cui la festa viene celebrata nelle culture di tutto il mondo. Molti riti e processioni ricordano tradizioni che con qualche differenza vengono rispettate anche in Italia. Quali sono le vostre tradizioni preferite?
bandjaci

I bandjaci, i ceppi di Natale balcanici

Quella dei bandjaci è una tradizione natalizia tra le più sentite dell'area balcanica: si tratte di tre ceppi di legna (cinque, nel Montenegro) che vengono portati nelle case secondo una rigorosa tradizione e si bruciano nel camino tra Natale e Capodanno. Secondo le differenti tradizioni i tre tronchetti possono rappresentare i Re Magi o la Sacra Famiglia e possono essere ricavati da un unico grande tronco. Una volta calato il sole la sera della vigilia i tronchi vengono portati accanto al camino dagli uomini di casa. Il rituale viene seguito da canti e preghiere, al termine dei quali i ceppi vengono bagnati con acqua santa e utilizzati per accendere il fuoco, su cui si lanciano manciate di grano.

Dove vederlo. purtroppo non è facile vedere un rito così casalingo a meno che non si abbiano parenti o amici che ce lo mostrino. In alternativa è però possibile partecipare il 7 gennaio alla messa di Natale celebrata nelle tante Chiese di rito ortodosso in Italia.

Las posadas messicana: un viaggio per ricordare le origini della festa.

In Messico nei giorni precedenti la vigilia è possibile imbattersi in una singolare processione guidata da due bambini vestiti con costumi che ricordano quelli di Giuseppe e Maria: è la posada, corteo che ricorda il viaggio dei due alla ricerca di un rifugio nella notte di Natale. La processione si muove per la città bussando alle porte delle case e chiedendo "posada", cioè ospitalità. La risposta è sempre negativa, espressa con la formula No hay posada, fino all'arrivo presso un'abitazione precedentemente concordata. Qui un canto risponde alla richiesta dei viandanti e finalmente è possibile trovare ricovero. Nel corso della festa che segue si mangia e si beve e i più piccini rompono la celeberrima pinata, un vaso di terracotta pieno di dolci e regali.

Dove vederlo. Al Vaticano, a Roma, dove si svolge per il quarto anno consecutivo l'esposizione "Natale Messicano in Vaticano", con prodotti enogastronomici, opere d'artigianato e pannelli dedicati al Natale.
misa de gallo

La Misa de Gallo nelle Filippine.

Nelle Filippine il Natale è una festa importante e il paese, a grandissima maggioranza cattolica, celebra l'occasione con fasti, messe e commemorazioni religiose. Oltre alla classica messa il 25 dicembre, detta "Misa de Aguinaldo", a partire dal 16 del mese ogni giorno si celebra la "Misa de Gallo", che ha inizio alle quattro del mattino. La tradizione è stata iniziata dai missionari spagnoli che per primi arrivarono nel paese, e l'orario si deve al fatto che la celebrazione fosse riservata ai contadini, che così potevano seguire la messa prima del lavoro nei campi. Dopo la messa si mangiano tutti insieme dei dolci di riso, i bibingka e i puto bumbong, di solito venduti proprio sul sagrato della chiesa.

Dove vederlo: A Roma, nella Chiesa di San Lorenzo in Lucina, punto di riferimento per la comunità filippina della città.

kutia
Ucraina: Natale in famiglia e dodici portate.

L'Ucraina è un paese pieno di tradizioni natalizie. Dopo lo spuntare in cielo della prima stella della notte, ad aprire la tradizionale cena della vigilia è la kutia, un piatto antico che simboleggia il raccolto e coniuga l'aspetto pagano della festa con quello religioso. Il cenone viene fatto rigorosamente con piatti tradizionali e con dodici portate, per ricordare e onorare i dodici apostoli e i dodici mesi del ciclo dell'anno. A fine pasto non si scartano regali, ma i membri della famiglia si uniscono in preghiera e per cantare i canti di koliada, che prendono il nome dalle calende romane e hanno origini pagane.

Dove vederlo Nelle famiglie ucraine che vivono in tutta Italia, naturalmente. Un assaggio potrete averlo sulla Piazza di San Pietro in Vaticano, il cui famoso albero di Natale è stato quest'anno regalato e illuminato dall'Ucraina e dalle comunità ucraine d'Italia.

Il Natale romeno: craciun

In Romania il Natale si chiama craciun, una parola di derivazione antica le cui origini si possono trovare sia nell'omonimo ceppo di legno che simboleggia il sol invictus, sia nell'espressione latina creazione. La festa inizia il 20 dicembre, il giorno di Sant'Ignazio, quando viene ucciso il maiale e iniziata la preparazione dei cibi che si consumeranno nel periodo di festa. I giovani vanno di casa in casa cantando le colinde, che raccontano i momenti salienti della nascita di Gesù. In questo periodo si svolge anche il "gioco della capra", in cui l'animale, addobbato a festa, viene portato in giro per il villaggio come augurio di prosperità. Un altro rito a metà tra paganesimo e cristianità è quello della stella di Natale: gruppi di ragazzi tra i 7 e i 14 anni portano in processione una stella di legno, addobbata con carta colorata e rami di alberi e piante, in modo da ricordare sia il viaggio dei magi che le tradizioni nordiche che legano la festa agli alberi e alla natura.

Dove vederlo. A Milano, il giorno di Natale, prima con la ,messa celebrata alle 10 presso Santa Maria della Vittoria, e poi con la festa di Natale della comunità romena a Piazza Europa

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A Genova la presentazione di Sakura, il tributo a Fukushima

Sakura - Tributo a FukushimaGirato a Mori nel complesso industriale dell'ex Montecatini, il film Sakura è dedicato alle vittime di Fukushima.

Il 17 dicembre sarà presentato il film "Sakura - Tributo a Fukushima" a Genova in occasione del Festival Internazionale del reportage ambientale, ed è nato da un'idea di Maestro Giò Fronti, diretto da Alessandra Pescetta e interpretato dalla maestra Monique Arnaud.
La danza sacra del Teatro Noh è eseguita nello spazio diroccato dell'Ex Montecatini, che ricorda le rovine di Fukushima dopo lo tsunami e il disastro nucleare.

L'evocazione alla tragedia dell'11 marzo 2011 è in ogni dettaglio: l'abito della ballerina è creato con le tute di carta usate dagli operai delle centrali nucleari e ha la forma tradizionale del Teatro Noh. L'ambientazione è cupa e apparentemente oscurata dall'assenza di speranza. Una voce flebile racconta, sulle musiche di Alberto N.A. Turra, mentre petali di ciliegio, che richiamano la festa di primavera dell'Hanami, si elevano dal suolo allegoricamente.

La situazione attuale a Fukushima non è positiva né chiara. Proprio il 14 dicembre è stato registrato il crollo di una parete del reattore 4. Secondo EneNews, se un'altra scossa di assestamento provocasse ulteriori crolli e danni al reattore 4 come il cedimento della piscina che contiene il combustibile nucleare, l'intero Giappone orientale diventerebbe inabitabile e sarebbe necessaria un'evacuazione di massa.
Le informazioni non sono ufficiali, ma il rapporto "Impacts of the Fukushima Nuclear Power Plants on Marine Radioactivity" pubblicato su Environmental Science & Technology ha rivelato che i livelli di cesio radioattivo al largo di Fukushima hanno superato di 50 milioni di volte quelli normali, nonostante la Tepco, che gestisce la centrale nucleare giapponese di Fukushima, faccia numerosi tentativi di occultamento delle informazioni sull'effettiva radioattività e sulla portata di nuovi rischi per il Giappone.
Per quanto riguarda i reattori 1, 2 e 3, la situazione viene dichiarata stabile: è stata ufficializzata la chiusura della 'fase 2' del piano che porterà ora, nell'arco temporale fino a 40 anni, al decommissionamento dei reattori in avaria.

Si aggiunge anche la notizia di un terribile abuso: sembra che i fondi stanziati per aiutare le zone colpite dallo tsunami siano stati dirottati per rinforzare la flotta baleniera giapponese, che nonostante la sospensione della caccia commerciale alle balene del 1987, continua con questo massacro aggirando le leggi e le regolamentazioni nazionali col pretesto di "spedizioni di caccia a scopi scientifici".

Insomma, se pensavamo di aver toccato il fondo, allora ci sbagliavamo, perché alla crudeltà e all'indifferenza degli umani non c'è limite.

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7 miliardi di abitanti in due secoli: la Terra in video

Come si fa a passare da 1 miliardo di abitanti a 7 miliardi in soli 200 anni? Ce lo spiega un infografica di National Public Radio, che si conclude con una domanda: per quanto tempo ancora continueremo ad aumentare?

Poco più di due secoli fa la popolazione mondiale sfiorava il miliardo, e le nascite riuscivano con difficoltà a pareggiare il conto delle morti. Oggi in tutto il mondo siamo 7 miliardi. Merito dell'avanzamento della scienza medica, dei miglioramenti nell'agricoltura, dell'industrializzazione, che hanno fatto sì che le aspettative di vita, specialmente quelle infantili, potessero aumentare in maniera esponenziale.

Tutto questo viene mostrato in maniera chiara, semplice e colorata in un breve video prodotto da Adam Cole e realizzato da Maggie Starbard per NPR, National Public Radio, un' organizzazione mediatica statunitense non profit che riunisce 900 emittenti radiofoniche sin dal 1970.

 
Per arrivare dove siamo ora però abbiamo utilizzato risorse su risorse, mettendo in essere un sistema produttivo che non è facile mantenere in equilibrio. Nel frattempo, la quantità di nascite è in calo, e secondo le previsioni delle Nazioni Unite potremmo arrivare a circa 10 miliardi di abitanti sulla Terra entro il 2100, cifra destinata in seguito a diminuire.

Insomma in circa due secoli la popolazione umana è aumentata vertiginosamente, una tendenza che ora sembra invertirsi, il pensiero non può che far riflettere, e ognuno è libero di trarre le conclusioni che più trova giuste, ma vogliamo sapere la vostra opinione: si tratta di un bene o un male per l'umanità?



Noa in concerto sul web per il Corno d'Africa

noa in concerto live streaming il 16 dicembreUn concerto per combattere la fame nel corno d'Africa. Un percorso che coinvolga milioni di utenti in tutto il mondo tramite il web per gridare che insieme è possibile sconfiggere una delle più grandi piaghe del nostro pianeta. Una Voce per L'Africa è l'ambizioso progetto del Comitato Italiano per il World Food Programme, che prende il via oggi e culminerà il 16 dicembre con un concerto in diretta web della cantante NOA, Good Will Ambassador della FAO.

Partecipazione, condivisione, lavoro di squadra: parole che negli ultimi tempi sono salite alla ribalta nel linguaggio dei media, in gran parte per merito del Web, che si è imposto sempre di più come strumento per eccellenza di fruizione democratica, dove milioni di utenti ogni giorno discutono, si confrontano e si fanno portavoce di iniziative e proposte.

A partire dal 6 dicembre sul Web nasce il sito dell'iniziativa "Una voce per l'Africa", l'idea studiata dal World Food Programme e da Telecom Italia per spalancare le porte del tradizionale concerto di Natale della FAO agli spettatori di tutto il mondo. L’obiettivo è portare nelle case degli utenti i problemi e le possibili soluzioni legate all'emergenza del Corno d'Africa, dove la peggiore siccità degli ultimi sessant'anni ha deteriorato in maniera drastica le condizioni di vita delle popolazioni di Etiopia, Kenia, Eritrea, Gibuti e Somalia. Tanto che oggi sono a rischio le vite di 13 milioni di persone.

La possibilità di fare la differenza viene messa in mano ai tanti che ogni giorno utilizzano internet per documentarsi e che vogliono capire e affrontare i problemi del mondo, attraverso notizie, approfondimenti e opinioni che per dieci giorni renderanno il sito Web dell'iniziativa una piazza virtuale e un luogo dove raccogliere aiuti che rendano possibile nei prossimi giorni, mesi, anni, creare iniziative e lavorare per dare la possibilità di vivere a bambini, donne e uomini del Corno d'Africa.

Tra le tante voci che già parlano dell'iniziativa c'è quella della cantante di origine israeliana Noa, da tanto Ambasciatrice della FAO, che sarà protagonista di alcuni degli appuntamenti più importanti di questo percorso di scoperta. Al pubblico dell'iniziativa l'artista regalerà il 16 dicembre tutta l'emozione del tradizionale concerto di Natale della FAO, che quest'anno per la prima volta potrà essere seguito interamente in diretta streaming dal sito web di "Una voce per l'Africa". Non solo, perché nei dieci giorni precedenti l’evento, Noa sarà protagonista di due chat aperte, da seguire e a cui partecipare in diretta attraverso il Web.

Sulla scia degli importanti eventi di cui Internet si è fatta portavoce negli ultimi anni, World Food Programme invita tutti gli utenti a cambiare il mondo in meglio. A voi la scelta di partecipare e fare la differenza.

Partecipa e segui gli appuntamenti sul sito di Una Voce per l'Africa!

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Shirin Ebadi a Science for Peace 2011: "Il futuro è dei giovani"

In occasione della manifestazione  Science for Peace 2011, il 18 e il 19 novembre a Milano, Avoicomunicare ha intervistato in video Shirin Ebadi, avvocato, attivista politica, fondatrice e dirigente dell'associazione non governativa Society for protecting the child's rights. Nel 2003 Shirin Ebadi è stata la prima donna iraniana e musulmana a ricevere il Premio Nobel per la pace.
 
 
Shirin Ebadi ha parlato di come la scienza e la tecnologia possano essere utili per costruire un futuro migliore, ma solo nelle mani giuste: "La scienza deve porsi un obiettivo: quello di migliorare la condizione umana. Non possiamo sacrificare il benessere delle persone per il progresso tecnologico, come ad esempio avviene in Corea del Nord, dove la tecnologia militare è avanzatissima ma la popolazione muore ancora di fame."
 
Perchè le nuove tecnologie vengano usate al meglio, il Premio Nobel ha una sola grande speranza: i giovani, che in tanti paesi arabi sono stati protagonisti di movimenti per la libertà e che grazie alla rete hanno fatto in modo che le voci dissidenti fossero ascoltate in tutto il mondo. Per le "nuove leve" Shirin Ebadi ha speso parole piene di entusiasmo e grande fiducia: "I giovani, le donne, gli operai e i lavoratori - ha detto Shirin Ebadi - hanno potenzialità enormi. I nostri ragazzi sono molto attivi e negli ultimi anni oltre mille studenti sono stati addirittura espulsi dalle università a causa dell'attività politica. Il futuro è di questi giovani artigli ed è grazie a loro che siamo sicuri che prima o poi la democrazia arriverà anche qui."

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A Durban si cerca la soluzione al dopo Kyoto

Emissioni CO2Da lunedì 28 novembre al 9 dicembre 2011 si svolge la COP 17 la Conference of Parties dell'Onu dedicata alla lotta ai cambiamenti climatici.

Il 1° gennaio 2013 scade il primo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto, l'accordo nato nel '97 fra le nazioni industrializzate che voleva regolare le emissioni di gas serra per arginare i mutamenti climatici e il riscaldamento globale.
Dopo i fallimenti delle conferenze di Copenaghen (2009) e Cancun (2010), da ieri 28 novembre 2011 a Durban è in corso fino al 9 dicembre la 17esima Conferenza internazionale indetta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima per fare il punto della situazione.

Il surriscaldamento di più di 2 gradi centigradi non è uno scherzo, provoca delle conseguenze catastrofiche. Solo che a essere colpite per prime dai cambiamenti climatici sono state sinora le comunità più fragili: le recenti inondazioni in Thailandia, le siccità nel Corno d'Africa e in alcune zone del Pacifico. Eppure anche l’uragano Katrina che si è abbattuto sul Golfo del Messico nel 2005 o le inondazioni nel Sud Italia dimostrano che il tempo sta scadendo per tutti.


Nel 1997, i due principali paesi responsabili delle emissioni di gas serra, Usa e Cina, non avevano aderito al Protocollo. Solo loro emettono il 50% dei gas che provocano il riscaldamento climatico, mentre i 27 Paesi dell'Unione europea vi contribuiscono all'11%. Oggi, la resistenza da parte degli Stati Uniti da un lato, e dall'altro della Cina e dell'India, prosegue e fanno pensare che l'intesa-compromesso sia ancora molto lontana.
Giappone, Russia e Canada, infatti, non intendono firmare un accordo post Kyoto a fronte della mancanza di un impegno da parte di Stati Uniti e Cina.
 
Si apre quindi nello scetticismo generale il primo giorno di lavori della COP17 a Durban: la pesante situazione economica internazionale e la mancanza di un accordo politico non fa sperare nel raggiungimento di risultati significativi. Le prime difficoltà sono proprio sul fronte economico.

A Cancun, alla COP16, era stato previsto lo stanziamento di 100 miliardi di dollari all'anno, sino al 2020, per aiutare i Paesi più poveri a far fronte ai costi della riduzione delle emissioni, da raccogliere tassando i trasporti aerei e marittimi o le transazioni finanziarie.

Una cifra irrisoria - commenta Alberto Zoratti dell'organizzazione equosolidale Fair presente a Durban all'interno della Rete internazionale Climate Justice Now! - che risulta essere meno di un decimo di quello che i soli Stati Uniti hanno stanziato per salvare le banche "too big to fail. Un disimpegno globale che sembra ancora una volta ribadire come la finanza sia più importante dei destini di un intero pianeta. E aggiunge: Centinaia di milioni di piccoli produttori sono a rischio, e il paradosso è che gli impatti più pesanti verranno subiti nelle zone più povere, come l'Africa Subsahariana. C'è quindi bisogno di una forte mobilitazione delle coscienze, che parta dal cambiamento di stili di vita verso modelli sostenibili, ma che parli anche di una forte pressione sui Governi perché assumano la questione del cambiamento climatico come una priorità al pari della crisi economica e finanziaria.



Oxfam - network internazionale di organizzazioni di paesi diversi per la lotta globale contro la povertà e l’ingiustizia - chiede ai governi riuniti a Durban di centrare tre obiettivi fondamentali: la sopravvivenza del protocollo di Kyoto e l'impegno a concludere al più presto un nuovo accordo esaustivo e legalmente vincolante; un sostanziale taglio alle emissioni di CO2 prima del 2020 per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi centigradi; l'assicurazione dei fondi a lungo termine per aiutare i più poveri ad affrontare i cambiamenti climatici.



E l’Italia? Ci eravamo impegnati a ridurre entro il 2012 le nostre emissioni del 6,5% rispetto ai livelli del 1997. Ci siamo riusciti?

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Foto: Flickr



Emergenza fame nel mondo, la solidarietà parte dall'Ara Pacis

famesiccità"So che l'espressione "buttare acqua nel deserto" non è bella, ma se in Africa si continuerà a ragionare in termini di carità è difficile che la situazione cambi e che si faccia meglio che offrire un po' di sollievo temporaneo. Intervenire è necessario, ma un intervento giusto deve saper andare oltre l'emergenza".

Con queste parole Enrico Cisnetto, organizzatore della giornata che il prossimo 17 ottobre lancerà da Roma un ponte di solidarietà per le popolazioni del Corno d'Africa colpite dalla siccità, esprime l'ambizioso obiettivo che mira a realizzare qualcosa di programmatico e concreto per le popolazioni che soffrono la fame.

Soprattutto per quelle che versano in condizioni ormai gravissime perché vivono in Etiopia, Gibuti, Kenya e Somali, visto che l'80% della popolazione dell'area vive di agricoltura e pastorizia, e che senz'acqua si ritrova letteralmente senza sussistenza minima. Considerando che si tratta di 15 milioni di persone, si comprende bene di che proporzioni sia l'emergenza. L'idea è quella di far partire da questo primo appuntamento di RomaIncontra, presso l'Ara Pacis di Augusto, un messaggio e una riflessione che portino se non altro a evidenziare che, se anche del problema non se ne parla ogni giorno, esiste e non può essere ignorato.

"Ci sembrava giusto dunque ritrovarsi per un evento di portata internazionale a Roma, una città che è già sede di agenzie dell'Onu che si occupano di questo problema (FAO, IFAD e WFP), cercando di raccogliere più fondi possibili che poi verranno gestiti dalle Nazioni Unite e dal Ministero degli Esteri, che si occuperanno concretamente degli interventi, coordinati a livello internazionale", continua Cisnetto, che crede molto nel messaggio di una solidarietà a lungo termine. "Perché un intervento congiunturale, non strutturale, c'è già stato molte, troppe volte. E i risultati si perdono nel tempo". Ecco perché dall'incontro di lunedì ci si aspetta molto di più. All'evento parteciperanno, tra gli altri Jacques Diouf, direttore generale FAO, Kanayo F. Nwanze, presidente dell'IFAD, Josette Sheeran, direttore esecutivo World Food Programme e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.

Dalla notte del 17 prenderà il via una nuova raccolta fondi attraverso l'invio di SMS al numero 45503, a cui si potranno mandare le proprie donazioni fino al 23 ottobre. Il nome della campagna è già esplicativo degli obiettivi: Crescita. Dall'emergenza alla sostenibilità. "Pensiamo ad esempio alla costruzione di acquedotti, a dighe, a uno sviluppo delle tecnologie che possano aumentare la produttività di queste popolazioni, in modo che il vantaggio sia collettivo, e rimanga patrimonio del Paese".

In questi giorni anche la first lady Michelle Obama ha detto la sua sul tema. Nota per la sua campagna per l'orto domestico, ha dichiarato anche lei che proprio gli USA, che da sempre hanno influenzato i modelli di consumo mondiali, devono iniziare a sostenere l'agricoltura locale, ecosostenibile. Evidenziando poi un altro problema: l'eccesso dei paesi occidentali, in cui i problemi sono lo spreco, i troppi rifiuti e l'obesità. Un divario che non è più tollerabile. Tema che sarà discusso anche a Roma, in cui una delle conferenze sarà dedicata alla cosiddetta sfida del Terzo Millennio, che è quella di vincere la fame nei paesi poveri e combattere gli eccessi nei paesi ricchi.

"E' non è meno importante ricordare una cosa. Se l'economia di questi paesi migliora, saremo tutti quanti a giovarne. Pensiamo agli investimenti che molte nazioni ricche stanno facendo proprio in Africa. E come, anche per colpa della crisi, quello del cibo e dell'accaparramento delle terre siano diventati temi caldi anche per le nostre economie. D'altronde il cibo sarà il tema principale dell'Expo del 2015, non è un caso se iniziamo adesso ad occuparcene. Forse sembrerà meno buonista da dire, ma aiutare l'Africa è davvero nell'interesse di tutti".

Foto di Elrentaplats



Femminile plurale: il Nobel per la Pace 2011 va a tre donne

nobel donne"Per la loro lotta non violenta a favore della sicurezza delle donne e dei loro diritti verso una partecipazione piena al processo di costruzione della pace", recita la motivazione del premio. Perché quest'anno il Nobel per la Pace lo condividono in tre, e si tratta di tre donne diverse tra loro che in comune hanno la tenacia e la determinazione con cui hanno lottato per la pace nei rispettivi paesi. Annunciato o meno (alcuni propendevano anche per i blogger arabi, che hanno avuto un ruolo enorme nella cosiddetta primavera araba), il premio è stato infatti assegnato a è stato assegnato a Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, all’avvocatessa liberiana Leymah Roberta Gbowee, e all’attivista yemenita Tawakkol Karman.

La prima, forse la più famosa, anche conosciuta come la Signora di Ferro africana, è l'attuale presidente della Liberia e in assoluto la prima donna a rivestire questo incarico nel continente africano. Arrivata al potere nel 2005, si  è impegnata nella ricostruzione del suo Paese, devastato da 14 anni di guerra civile che ha fatto 250.000 morti.

La seconda, Gwobee, un'energica donna di 39 anni, è una militante pacifista, anche lei liberiana e da sempre paladina nonviolenta dei diritti civili, e soprattutto una delle più determinanti figure che hanno contribuito a mettere fine alle guerre che hanno dilaniato il suo paese. Piccola, di carnagione chiara (e per questo motivo soprannominata “la rossa”, ma anche La guerriera della pace), l'avvocatessa Gbowee ha recentemente dato alle stampe la sua autobiografia, Mighty Be Our Powers: How Sisterhood, Prayer, and Sex Changed a Nation at War (“La forza dei nostri poteri: come le comunità di donne, la preghier e il sesso hanno cambiato una nazione in guerra”).

Infine la più giovane, appena 32 anni, è Tawakkol Karman, un’attivista yemenita che ha tre figli e molto coraggio, ed è una delle protagoniste della protesta femminile contro il regime del suo Paese. La sua lotta per la trasparenza dell'informazione (è una giornalista, ed è la fondatrice dell'associazione "Giornaliste senza catene"), nel gennaio di quest’anno era stata arrestata dalle autorità yemenite per i suoi continui proclami antiregime e la sua battaglia per il riconoscimento dei diritti umani. La polizia è stata alla fine costretta a rilasciarla sotto la pressione delle manifestazioni in suo sostegno, che hanno portato in strada migliaia di persone.


In un giorno in cui ricorre il decimo anniversario della dichiarazione di guerra all'Afghanistan, in un periodo in cui le guerre civili (in Asia come in Africa) non sembrano cedere alle pressioni della diplomazia, spesso troppo debole o troppo incastrata tra interessi politici ed economici, il Nobel per la Pace ci ricorda che ci sono, e si spera ci saranno sempre, figure che non smettono di arrendersi, che prendono molto sul serio la battaglia per il riconoscimento dei diritti di tutti, che sono pronte, come già abbiamo visto per Liu Xiaobo, a sacrificare la propria libertà per la pace di tutti. E questo, a noi, sembra già abbastanza per avere fiducia nell'umanità.

La foto è di Nancy Pelosi



Ven, 07/10/2011 - 10:45 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

La manovra colpisce gli immigrati irregolari con la tassa sui money transfer

rimesse immigrati"Una norma aleatoria, di pochissimo gettito e di impatto politico sgradevole, visto che non si capisce perché accanirsi con gli immigrati e non con le rendite finanziare, che sono invece tassate al 12,50. Si colpiscono le fasce deboli senza un reale tornaconto, lasciando invece che i redditi più importanti e gli investimenti speculatori rimangano fondamentalmente intoccati". Il parere è quello di Alberto Orioli, vicedirettore del Sole 24ore, tra i molti scettici sull'ultima norma inserita nella manovra bilancio del Governo, approvata dal Senato. La legge introduce la tassa (un’imposta di bollo del 2%, di minimo 3 euro) sui trasferimenti di denaro all’estero attraverso le agenzie money transfer o altri intermediari finanziari. Una misura voluta dalla Lega e approvata con il no dell’opposizione, visto che colpisce soprattutto  gli immigrati e le loro rimesse all'estero. In pratica l'immigrato che deve trasferire 300 euro al paese d'origine, dovrà pagarne 6 al governo. Oltre alla percentuale prevista per il trasferimento stesso. Per capire bene di cosa si tratta, si pensi che nella sola Lombardia la cifra media che ogni immigrato spedisce a casa è di 200 euro al mese, 2321 all'anno, quasi il doppio della media italiana. Le rimesse che verranno colpite saranno quelle degli immigrati irregolari, visto che saranno esenti dall'imposta i trasferimenti effettuati da persone fisiche, munite di matricola Inps e codice fiscale.

Non è un caso che in Italia, negli ultimi anni, si siano moltiplicati i negozi che fanno da intermediari, legati soprattutto ai due colossi internazionali Money Gram e Western Union. A usufruire di questo canale legale un immigrato su due, mentre si sta sviluppando più lentamente la preferenza per trasferimenti bancari e attraverso le poste. Il vantaggio dei money transfer è che garantiscono un servizio velocissimo in quasi tutti i paesi del mondo, in cambio di una percentuale pari al 10% dell'importo trasferito. Ma c'è un'altra opzione, quella illegale. Ancora utilizzata da metà dei migranti, soprattutto dagli irregolari. Si tratta dei cosiddetti canali informali. I cittadini dell'est, ad esempio, affidano i propri risparmi ad amici o conoscenti che tornano in patria in auto o pullman. I latino americani ricorrono invece a corrieri che viaggiano in aereo per conto di agenzie, e non dichiarano la somma di denaro trasferita. Un altro sistema, infine, è quello delle carte di credito prepagate e spedite oltre oceano per posta ordinaria.

"Chi è irregolare, con la nuova legge sarà maggiormente incoraggiato ad appoggiarsi a metodi meno trasparenti", spiega Orioli. "E soprattutto non si tiene conto che spesso, in questi centri, a ricevere il pagamento ci sono altri immigrati, che spesso non hanno gli strumenti o la possibilità di effettuare un reale controllo sui documenti presentati, annullando così ogni efficacia della norma". Molto preoccupato è anche José Galvez, economista e responsabile del Senami, la segreteria nazionale dei migranti dell'Ecuador (tra le nazioni che più ricevono benefici dalle rimesse dall'estero): "Bisogna considerare che per i migranti queste agenzie di trasferimento sono veri e propri punti di riferimento, e piuttosto che aggravare la loro debolezza con una tassa di dovrebbero piuttosto aumentare i controlli. Certi centri, infatti, offrono ai migranti alternative creditizie non sempre regolari, approfittando della condizione vulnerabile di chi non ha alternative. Con agenti che spesso scompaiono con i pochi soldi risparmiati con tanta fatica da chi, lontano da casa, provvede alla necessità di intere famiglie con il suo lavoro".

Foto di Weegeebored



Vince Terraferma di Crialese, Venezia scopre l'impegno

venezia impegnoNon solo il divismo da red carpet di Madonna, l’impegno politico di George Clooney, il talento del grande assente Roman Polanski . La 68esima Mostra del Cinema di Venezia, l’ultima diretta da Marco Muller, verrà ricordata anche per il legame che la gente del cinema ha voluto rafforzare con i temi d’attualità. E l’apertura con Terraferma di Crialese, film sull’immigrazione clandestina, preannunciava già questa volontà, portando bene al film che ha tra le sue comparse diversi clandestini, e che si è portato a casa il prestigioso Premio della Giuria. Non male per un film italiano che affronta un tema così attuale (visto che nel frattempo gli sbarchi continuano sulle coste di Lampedusa).

A conferma c'è l'ottimo Cose dell'altro mondo, di Francesco Patiernio, con Valerio Mastandrea e Diego Abatantuono, e liberamente ispirato a A Day without A Mexican, di Sergio Arau. Veneto o California, le differenze sono poche quando si tratta di un tema come l'immigrazione. Ed ecco che una cittadina del Nordest in cui una specie di orco televisivo, padano e razzista tuona contro gli extracomunitari a ogni ora del giorno, si risveglia un bel mattino senza stranieri, ma solo con italiani DOC. E dì sì che iniziano i guai.

Venezia non dimentica che è vicino il decimo anniversario dell’11 Settembre 2001, e decide di stabilire un filo diretto con New York, con la programmazione di due film che affrontano l’attentato e ciò che ne è seguito con prospettive molto diverse e interessanti. Il primo titolo è La Disintegration, di Philippe Faucon, pellicola francese ambientata in una città della provincia di Lille. Il film racconta la storia di ragazzi  ventenni di origine araba Ali, Nasser e Hamza, e del loro incontro con Djamel, di dieci anni più vecchio.
Agli occhi di Ali e dei suoi  amici, Djamel è un fratello maggiore dal linguaggio penetrante e carismatico. Abile manipolatore, a poco a poco Djamel indottrina i tre ragazzi, sfruttando  le loro delusioni e il desiderio di rivolta nei confronti della società in cui sono nati, ma alla quale nessuno dei tre ormai sente più di appartenere. Il regista Faucon spiega come il suo desiderio fosse quello di sottolineare come il terrorismo nasca nel disagio sociale e nell’incapacità dei governi di gestire società multiculturali.

L’altro film è il documentario Would You Have Sex with an Arab? della regista francese Yolande Zauberman. La Zauberman propone un viaggio dai  bar di Tel-Aviv alle viuzze di Gerusalemme, ponendo agli israeliani la domanda "Faresti sesso con un arabo?". E agli arabi la domanda speculare: "Faresti sesso con un ebreo israeliano?".

Infine una presa di posizione da parte di attori, produttori e registi del cinema italiano, che con una petizione dichiarano di voler stare dalla parte dei migranti, “lanciando un messaggio all’opinione pubblica, affinché si costruisca una società meno soggetta a chiusure e derive xenofobe e più preparata a comprendere i flussi di immigrazione e a dialogare con i nuovi cittadini”. Tra le richieste più importanti, c’è quella che venga finalmente riconosciuta la cittadinanza ai giovani di seconda generazione. Ma anche l’abolizione del reato di clandestinità e il blocco del prolungamento a 18 mesi della detenzione nei CIE, Centri di Identificazione ed espulsione. Tra i primi firmatari Andrea Segre, Marco Paolini,  Giuseppe Battiston, Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Marco Tullio Giordana.

Marìka Surace

Foto di BEAT NIK



Il film di Lampedusa: Crialese vince a Venezia con i clandestini

terrafermaIl cielo e il mare sono gli stessi su cui Crialese si è già soffermato nel suo film più acclamato, Respiro. L'inquietudine e la sicilianità, con toni onirici e a volte cupi, sono quelli di Nuovomondo. Con il suo nuovo film, Terraferma, presentato in concorso alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia e vincitore del prestigioso Premio della Giuria, il regista romano affronta il tema dell'immigrazione clandestina senza rinunciare allo stile che lo ha reso famoso.

Il film è stato il primo lungometraggio italiano ad aprire il Festival, e in un monento in cui Lampedusa è di nuovo al centro di polemiche e scontri politici, è stato un modo per soffermarsi sul volto meno mediatico di quest'isola, quello che più da vicino riguarda i suoi abitanti e le loro contraddizioni.

La storia è quella di una piccola isola siciliana con poco turismo:  l'arrivo dei clandestini africani che vedono nel lungo viaggio in mare l'unica speranza di ricominciare una nuova vita scombussola le vite di tutti, soprattutto quelle di chi, invece, l'isola la vede come un posto da cui partire, e non dove arrivare. Protagonista (insieme a Donatella Finocchiaro e ad altri volti noti dei film di Crialese) è Sara-Timnit, una giovane africana arrivata come migrante sull'isola, sia nella finzione che nella realtà. E la storia di Timnit è forse una trama nella trama stessa del film, perché è stata l'ispirazione che ha fatto capire al regista come raccontare in modo diverso le cronache che tutti i giorni passano quasi inosservate sui quotidiani.

Lo stesso Crialese, in un'intervista, ha spiegato come è venuto a conoscenza della storia di Timnit: "La sua foto l'ho vista su un giornale. La cronaca di uno dei tanti barconi della disperazione. Tre settimane alla deriva, 70 persone a bordo. Tutti morti, tranne cinque. Tra questi una sola donna. Lei. Il suo volto mi si imprime dentro. Voglio vederla con i miei occhi questa donna che ha traversato il mare, ha rischiato la vita per riscrivere la sua storia". Il regista chiede aiuto a Laura Boldrini (portavoce dell'Unhcr) e riesce a rintracciarla. "Viene da un Paese dell'Africa Centrale, ha 27 anni. Facciamo amicizia, le propongo di rielaborare insieme quello che ha vissuto".

Crialese prende informazioni dal sito di Gabriele Del Grande, Fortress Europe (che noi abbiamo intervistato e spesso citato sul nostro sito), dà corpo a queste prime idee, il film inizia a prendere forma. Ma dopo i titoli di coda la storia di Timnit va avanti, e come spiega lo stesso Crialese "è riuscita a raggiungere l'Olanda, ha sposato un suo connazionale, aspetta un bambino. Che nascerà a settembre, quando il film andrà a Venezia. Il vero lieto fine della storia è lei".