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Bioedilizia: la casa ecologica Bovisa 90

Bovisa 90In via Candiani c'è una casa storica per almeno due ragioni. Tre, considerando anche il fatto che ci vive mia zia.
La prima ragione è che un tempo lì sorgeva l'Armenia Films, una delle due storiche case cinematografiche milanesi di inizio secolo (a questo vanno ricondotte le colonne e i capitelli che la cingono e la scritta "Armenia Film" sull'ingresso).
La seconda ragione è che tra i capitelli è stata eretta, nel 2011, un'avanzatissima casa ecologica, a cui i giornali hanno dedicato svariati articoli e alcune riviste di architettura interi numeri.
[…]
C'era una volta un gruppo di abitanti di Bovisa che voleva una casa nuova, bella ed ecologica. Questi bovisani comprarono un terreno dal passato glorioso e si affidarono a un bravo architetto, forse il mago di questa storia.
Il mago cominciò con la luce: prese la zona giorno, la dispose a sud e la riempì di finestre, così che l'illuminazione fosse massima. Con un cenno della mano, dalle finestre fece emergere balconi così grandi da poterci cenare.
[...]
Il mago ha fatto un buon lavoro.

TUTTO quello che mi serva VERAMENTE sapere l'ho imparato in BOVISA - Stefano Pellegrini

Nel 1991 veniva acquistata da due cooperative della Bovisa un'area industriale dismessa di circa 15000mq di superficie.
Obiettivo dei soci delle cooperative La casa ecologica e Bovisa 90 era la realizzazione di un edificio che seguisse i criteri della bioarchitettura pur rispettando la tradizione.
Ne è nato complesso di due edifici adiacenti con particolari caratteristiche legate al risparmio di energia e all'uso delle rinnovabili, agli ambienti salubri, agli spazi dedicati a collettività, condivisione e svago.
Un modello edilizio collocato secondo le migliori esposizioni al sole per sfruttarne l'apporto termico e migliorare le prestazioni energetiche, fabbricato con materiali naturali e atossici (colle, vernici, intonaci), con isolamento termico, parco pubblico di 10000mq (inaugurato nel 2005) e spazio per le riunioni condominiali e la socialità.

Dopo 10 anni di difficoltà burocratiche, nel 2001, l'area Bovisa 90 è nata insomma come commistione di idee tradizionaliste e moderne insieme, un organismo che rispetta la salute, che permette agli abitanti di viverci a costo contenuto e a basso impatto ambientale e che offre al contempo alte prestazioni energetiche.
Costi contenuti, impianto termico e risparmio energetico, orientamento e apporto solare, spazi verdi, materiali e finiture ecocompatibili, isolamento termoacustico, protezione dai campi elettromagnetici, sono i punti chiave intorno cui l'edilizia deve ruotare oggi, senza dimenticare il rispetto per il territorio e le sue tradizioni.

Quali sono i casi positivi di bioedilizia della vostra città?

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Foto: Flickr



Buone notizie: dal Ministero del Lavoro il sito web dedicato all'integrazione

portale integrazioneArriva sul web il portale del Ministero del Lavoro dedicato all'orientamento e all'integrazione dei migranti in Italia. Si chiama Integrazionemigranti e sarà il punto di incontro tra gli stranieri nel paese e le istituzioni.

A partire da martedì 17 gennaio è online il portale del Ministero del Lavoro dedicato all'integrazione: www.integrazionemigranti.gov.it . Sembra la classica "good news", una buona notizia che fa capire quanto siano importanti oggi gli immigrati per l'Italia, e quanto sia considerata fondamentale dagli organi istituzionali la loro piena integrazione nella società e nel mondo del lavoro. 
 
L'obiettivo è quello di fornire a immigrati e operatori del settore informazioni su tutto quanto fa parte del discorso integrazione: corsi di lingua italiana, mediazione interculturale, accesso al lavoro. 

"I servizi sono distinti in base agli assi principali del Piano Nazionale per l’Integrazione, cioè l’apprendimento della lingua italiana, il lavoro, l’alloggio, i servizi essenziali e i minori e le seconde generazioni. Abbiamo creato anche una sezione dedicata alla mediazione interculturale, che è trasversale a tutti questi settori" ha spiegato il direttore immigrazione del ministero del Lavoro, Natale Forlani.

Particolare attenzione è stata data ai progetti locali e alle realtà amministrative divise per regione o provincia, anche tramite strumenti di ricerca che permettono di leggere informazioni e notizie divise per zona geografica, in modo da poter trovare corsi di italiano, informazioni e aiuto nella propria città.

"Gli obiettivi -ha spiegato Maria Cecilia Guerra, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali- sono più di uno: avere un 'luogo', in questo caso, un sito, in cui è possibile averte una concentrazione di informazioni a servizio di una pluralità di soggetti che operano nel settore dell'immigrazione con particolare riferimento ai temi dell'inclusione e dell'integrazione. E' rivolto naturalmente -ha aggiunto- prima di tutto agli immigrati in modo tale da fornire loro un punto di riferimento in cui possono trovare delle informazioni molto utili per la loro vita. A partire dalla lingua, dalle informazioni su come si impara l'italiano, fino ai soggetti, sia pubblici che privati, che operano a fianco a loro, a cui potersi rivolgere per i loro problemi di vita quotidiana". 

Vero e proprio punto d'incontro tra cittadini italiani e stranieri, il portale, promette Maria Cecilia Guerra, sarà aggiornato continuamente. Le sezioni principali del sito sono per ora in italiano, ma non mancano informazioni e contatti in lingua straniera: "dobbiamo facilitare l'accesso di milioni di persone, tanti sono i cittadini stranieri presenti in Italia - ha detto Natale Forlani, direttore immigrazione del Ministero del Lavoro - ai servizi intesi come apprendimento della lingua italiana, possibilità di trovare un posto di lavoro quando lo si perde, servizi socio-assistenziali"

Proprio per garantire la massima accessibilità a partire dal primo febbraio sarà attivo un numero verde per aiutare chiunque non abbia dimestichezza con web e computer. Gli operatori di “Linea Amica Immigrazione” risponderanno agli utenti in italiano, inglese, francese o spagnolo ( 803001 da numero fisso o 828881 da cellulare) aiutandoli a navigare nel sito e a trovare le informazione necessarie.

Insomma, sembra proprio un'ottima notizia, ma il servizio sarà all'altezza delle aspettative? Lo proveremo e vi sapremo dire prestissimo!



I dieci portali green per chi vuole sapere tutto sull'ambiente

Ecozoom.tvECOzoom.tv - La community di chi vuole risparmiare energia, diffondere la cultura del riuso, creare prodotti amici dell’ambiente.
Uno spazio dove cittadini, aziende, associazioni ed enti possono condividere iniziative ecologiche, video informativi e fotografie, prodotti a impatto zero, soluzioni ecologiche per il lavoro e la casa.

Yeslife.itYes.life è un web magazine che parla di sostenibilità ambientale attraverso le esperienze degli altri, con particolare attenzione ai temi del risparmio e dell’efficienza energetica. Una vita sostenibile è per forza una vita di stenti? Secondo Yes.life no: è gioiosa e stimolante, ed è possibile anche senza rinunce o sacrifici, grazie all’uso delle nuove tecnologie sostenibili, delle fonti di energie rinnovabili e della consapevolezza di ognuno di noi.


EconoteEconote è una rivista online dedicata agli appassionati di ambiente, consumo critico, ecosostenibilità e non solo. Si rivolge anche a semplici curiosi della materia o persone impegnate concretamente in un miglioramento del mondo e della società. Econote raccoglie notizie e curiosità su tutto ciò che ha a che fare con uno stile di vita green, sia per le imprese che per i cittadini, poiché è dall'azione del singolo che dipende un risultato più ampio in termini di nuove consapevolezze, di senso civico e di reciproco rispetto.

BabyGreenBabyGreen - Anche essere mamma impone una certa quota di consapevolezza, in particolare per le scelte che hanno impatto sull'ambiente. In quanti modi un genitore può rendere lo stile di vita della propria famiglia quanto più ecologico possibile? BabyGreen ci racconta tutte le buone pratiche di una mamma (quasi) green attenta agli sprechi e alle spese, alle scelte alimentari e alla riduzione delle emissioni, a partire dall'uso dei pannolini biodegradabili o lavabili (per ogni bambino si produce una tonnellata di rifiuti non smaltibili) o dalla scelta di biberon e accessori privi di pvc.

Alternativa sostenibileAlternativa Sostenibile è un portale nato per far coesistere sostenibilità e sviluppo nel XXI secolo, attraverso la messa in rete di conoscenze ed esperienze in ambito economico, sociale e ambientale. I temi principali legati all'ambiente sono gli acquisti verdi, cultura, edilizia sostenibile, enogastronimia, energia e molto altro.
Un primo passo per una rivoluzione culturale in grado di garantire un futuro al nostro pianeta.

GreenMeGreenMe è una testata online di informazione e opinione su tematiche green con l'obiettivo di diffondere, con ironia e praticità, comportamenti e stili di vita attenti all'ambiente e al pianeta in cui viviamo.
Vero e proprio magazine di lifestyle sostenibile, il sito nasce ispirandosi a un semplice e concreto presupposto: per cambiare il mondo dobbiamo, prima di tutto, cercare di cambiare noi stessi. 

Minimo ImpattoMinimo Impatto è una società che si prefigge l'obiettivo di affrontare la crisi climatica e ambientale proponendo la sostituzione di prodotti inquinanti con prodotti innovativi, ecologici, durevoli ed economici, che contribuiscano alla sostenibilità ecologica e in alcuni casi (come per le ecopitture) riducano l'inquinamento locale.
Un blog e un negozio online di prodotti ecologici che proteggono l'ambiente e che si allineano alle esigenze di enti governativi, corporazioni, scuole, società di ristorazione, gruppi di interesse, gruppi d'acquisto solidali, cosi come per grandi eventi pubblici e privati, esibizioni, matrimoni, picnic, o per un uso privato in casa.

Let's ecopartyLet's Eco Party è un’associazione ambientalista che si ispira ai principii dell'ecosostenibilità, del rispetto dell'ambiente, delle specie animali e vegetali, della salvaguardia del territorio e del paesaggio, della promozione della cultura locale, e delle economie locali.
Let's Eco Party si occupa di organizzazione di eventi ecosostenibili, promozione del riciclo creativo, organizzazione di corsi per la promozione dell’eco sostenibilità, organizzazione di concorsi per sensibilizzare la popolazione sui temi ambientali, attività di noleggio, conto vendita e baratto per evitare inutili sprechi di risorse, commercializzazione di prodotti eco sostenibili, creazione di una rete locale di micro, piccole, medie imprese e di liberi professionisti che adottino tecniche eco sostenibili, collaborazioni con autorità governative locali, enti pubblici e privati, università, ONG, associazioni internazionali, nazionali e locali, enti gestori delle aree protette, enti di formazione per il conseguimento delle finalità e degli scopi dell'associazione medesima.

EcoSevenEcoseven - Viaggio, gastronomia, musica, giochi, multimedia, questi e molti altri sono gli argomenti toccati da Ecoseven, il sito del saper vivere, che mette il pianeta terra al centro di ogni questione, perché lo sviluppo può e deve poter essere sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Ecoseven è un progetto rivolto a tutti in cui le idee, le proposte, le micro invenzioni di ognuno possano offrire nuove soluzioni a tutti, perché il mondo è di tutti, appartiene a ogni uomo, e non può esistere individualità senza comunità.
E il decimo...perché non ce lo consigliate voi?
Qual è il sito eco che consultate più volentieri e che ritenete il più autorevole e ricco di informazioni?


Firenze illuminata dal Consiglio Mondiale 2011 dell'UCLG

UCLG400 sindaci a confronto sul futuro delle città a Palazzo Vecchio, dal 9 all’11 dicembre 2011. Ma, in Italia, di smart city non s’intravede neppure l’ombra.

Firenze ha strappato a Parigi l’onore di ospitare l’edizione 2011 del Consiglio Mondiale dell’UCLG (United Cities and Local Governments). Non è cosa da poco, considerando che si tratta della più grande organizzazione internazionale dei governi locali: rappresenta circa la metà della popolazione mondiale ed è presente in 36 paesi con oltre 1000 città e 112 associazioni coinvolte.   

Dalle città dipende il futuro del pianeta
Il perché della sua istituzione, avvenuta sei anni fa, è tutt’altro che banale. 
Il 50% della popolazione globale risiede in agglomerati urbani che consumano il 75% della domanda totale di energia e generano l’80% di emissioni di gas nocivi. E c’è di più.
Studi internazionali dimostrano che le grandi città del pianeta soffrono degli stessi mali: traffico, inquinamento, eccessivo utilizzo energetico sono tra i primi. Le soluzioni tecnologiche ci sono e si chiamano, ad esempio, illuminazione intelligente, mobilità sostenibile e infomobilità, trasporto elettrico, banda larga. Ciò che ancora manca - e fa fatica a prendere piede – è una governance “intelligente”, in grado di fare scelte davvero sostenibili. La carenza di risorse finanziarie non può sempre essere la scusa dietro cui si nascondono le amministrazioni, perché alcune tecnologie – come ad esempio i lampioni intelligenti, dotati di telecamere funzionanti anche a luci spente – comportano un risparmio tangibile e sicuro.
Alla ricerca di un modello sostenibile
Allora, cosa si propone l’UCLG? Di far scaturire dal confronto tra governatori di città che si trovano ad affrontare problematiche simili un modello di governance sostenibile e applicabile ovunque nel mondo, che si faccia sentire e riconoscere dalle istituzioni politiche più di quanto avvenga oggi. Nell’adozione della Carta di Firenze quale Carta sul valore delle città dell’UCLG, risulta chiara la condivisione da parte dei 400 sindaci convocati delle parole del padrone di casa, il sindaco di Firenze Matteo Renzi: “bisogna ripartire dai Comuni per tornare a una politica più attenta ai cittadini su questioni che li toccano direttamente, ovvero acqua, ambiente, trasporti sviluppo urbano ed energia”. È con questo spirito che si tengono in questi giorni incontri, dibattiti e tavole rotonde, che intendono fare da piattaforma al Summit sulla Terra, in programma a Rio De Janeiro a giugno 2012. Un evento epocale, che si tiene dopo vent’anni di politiche che di sostenibile hanno avuto ben poco.

Case history e progetti all’avanguardia

Prove generali, quindi, sul ruolo dei governi locali nel garantire servizi di base come cultura, pianificazione urbanistica, accesso all'acqua e alle risorse, rispetto dei diritti civili. Una panoramica sulle case history cittadine e le imprese che si aprono a nuove frontiere della sostenibilità urbana. Tra queste, Telecom Italia presenta i servizi Smart Town per la gestione intelligente del territorio, l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale e il progetto Smart Inclusion, per l'e-learning, l’intrattenimento e la gestione dei dati clinici dei pazienti di sette ospedali sparsi nella Penisola, tra cui l’Ospedale Meyer di Firenze.

La voce dei sindaci e quella dei cittadini
Tra i sindaci attesi, pochi sono quelli italiani: Piero Fassino (Torino), Graziano Delrio (Reggio Emilia), Gianni Alemanno (Roma), Giuliano Pisapia (Milano) e ancor meno quelli che hanno davvero partecipato alla tavole rotonde in cui erano attesi. C’è da dire che in contemporanea, ma sempre nella stessa sede di Palazzo Vecchio, va in onda anche il Consiglio nazionale dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che forse li ha distratti. In ogni caso, qual è il loro pensiero e, soprattutto, il loro agito e il loro programma per realizzare questa grande visione del futuro della smart city, come l’ha definita Renzi?

In attesa di riuscire a intervistarli direttamente, noi cittadini, conosciamo soprattutto il nostro vissuto quotidiano, che - ad esempio - a Milano significa blocchi del traffico per arginare un livello di polveri sottili superiore alle soglie definite dalle Ue da più di 15 giorni; a Napoli significa convivere con un problema di smaltimento rifiuti, che non sarà più un’emergenza (come ha recentemente dichiarato il ministro dell’Ambiente Clini), ma non è di certo risolto; a Genova e nel siracusano significa morire inspiegabilmente travolti da calamità naturali che scopriamo fin troppo umane. E ci sarebbe molto altro da aggiungere, che ognuno di voi può e deve raccontare per far sentire la sua voce.

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L'e-book a impatto zero per promuovere cambiamento

Lifegate e-bookDalle idee di Marco Roveda, fondatore di Lifegate, e Ervin Laszlo, filosofo fondatore del Club di Budapest e animatore del Worldshift Council, arriva l'e-book a impatto zero: La felicità del cambiamento. Un libro elettronico per promuovere un nuovo e necessario stile di vita.

Quali sono le crisi che attraversano il nostro tempo? Qual è la via per la felicità? Il cambiamento dei valori, dei paradigmi e dei riferimenti culturali, degli stili di vita sono un passo avanti per combattere i mali che affliggono il nostro pianeta: riscaldamento globale, desertificazione e sovrappopolazione, ma soprattutto mancanza di consapevolezza.

Il libro raccoglie le riflessioni di personalità illustri, da Mikhail Gorbaciov e Robert Kennedy III a Leonardo Di Caprio e Vandana Shiva, da Ennio Morricone e Ermanno Olmi a Giampaolo Fabris e Shirin Ebadi.

L'opera raccoglie le idee sui concetti di cambiamento, le cause da cui è originato e il modo in cui ognuno può contribuire positivamente.
"Tornare alle basi, comprendendo che i problemi globali non ci sono estranei. Sono problemi nostri. Ognuno di noi ne è toccato, non meno di quanto non lo siamo dalle cose quotidiane, ordinarie. Ed è così per ognuno di noi, che può non solo comprendere l’entità di questi problemi, ma anche fare qualcosa per superarli." Così afferma Mikhail Gorbaciov. Pensieri schietti e semplici, che guardano in faccia le persone e il presente. Agire ora, senza se e senza ma.

Tuttavia "la gente  è sempre meno attenta ai valori alti, e, dall’altra parte, presta troppa attenzione al denaro.  Ciò credo abbia come conseguenza che sono sempre di più le persone che tentano di arricchirsi facilmente per trovare la felicità. così si è creata una sorta di sbilanciamento: da una parte coloro che guadagnano, dall’altra coloro che non guadagnano. Alla fine sono convinto che tutto ciò si possa tradurre in una semplice frase: mancanza di moralità."
Così parla Ennio Morricone, ma non tutto è perduto.

Queste e altre idee sono basate sulla consapevolezza, sulla condivisione, sul rispetto per l'uomo e per l'ambiente, espresse da uomini e donne provenienti da più parti del mondo, con ruoli sociali diversi, di età e diversa estrazione sociale.
E nonostante le differenze, ciò che ci accomuna tutti è la dipendenza dal dio denaro, l'alienazione, la mancanza di valori e di strumenti per essere felici.

L'e-book La felicità nel cambiamento è un progetto culturale in progress a cui hanno partecipato grandi pensatori del nostro tempo per dare forma a un pensiero collettivo, per promuovere e delineare un nuovo stile di vita.
Quest'opera, distribuita in cinque lingue, è scaricabile gratuitamente su portale.lifegate.it/ebook/ita

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Shirin Ebadi a Science for Peace 2011: "Il futuro è dei giovani"

In occasione della manifestazione  Science for Peace 2011, il 18 e il 19 novembre a Milano, Avoicomunicare ha intervistato in video Shirin Ebadi, avvocato, attivista politica, fondatrice e dirigente dell'associazione non governativa Society for protecting the child's rights. Nel 2003 Shirin Ebadi è stata la prima donna iraniana e musulmana a ricevere il Premio Nobel per la pace.
 
 
Shirin Ebadi ha parlato di come la scienza e la tecnologia possano essere utili per costruire un futuro migliore, ma solo nelle mani giuste: "La scienza deve porsi un obiettivo: quello di migliorare la condizione umana. Non possiamo sacrificare il benessere delle persone per il progresso tecnologico, come ad esempio avviene in Corea del Nord, dove la tecnologia militare è avanzatissima ma la popolazione muore ancora di fame."
 
Perchè le nuove tecnologie vengano usate al meglio, il Premio Nobel ha una sola grande speranza: i giovani, che in tanti paesi arabi sono stati protagonisti di movimenti per la libertà e che grazie alla rete hanno fatto in modo che le voci dissidenti fossero ascoltate in tutto il mondo. Per le "nuove leve" Shirin Ebadi ha speso parole piene di entusiasmo e grande fiducia: "I giovani, le donne, gli operai e i lavoratori - ha detto Shirin Ebadi - hanno potenzialità enormi. I nostri ragazzi sono molto attivi e negli ultimi anni oltre mille studenti sono stati addirittura espulsi dalle università a causa dell'attività politica. Il futuro è di questi giovani artigli ed è grazie a loro che siamo sicuri che prima o poi la democrazia arriverà anche qui."

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Science for Peace 2011: intervista Kathleen Kennedy Townsend

Il 18 e il 19 novembre a Milano si è tenuta la terza edizione di Science for Peace: un'occasione per discutere, confrontarsi e scoprire come la scienza e le nuove tecnologie possano fare molto per aiutare a creare un futuro migliore. Ce lo spiega in video Kathleen Kennedy Townsend, Vice Presidente di Science for Peace.
                             .

Science for Peace nasce con un intento importante, spiega Kathleen Kennedy: far capire che la scienza può contribuire in modo determinante alla pace nel mondo. Quando si parla di scienza troppo spesso viene da pensare alla guerra e alla tecnologia bellica: dai carri armati agli aerei, passando per le bombe quando il progresso tecnologico è spesso legato allo sviluppo di armi. Ma la scienza ha milioni di applicazioni pacifiche e vogliamo fare in modo che quante più persone possibile aprano gli occhi e il cuore a questa possibilità.

Quando si parla di tecnologia per la pace le applicazioni pratiche sono infinite: con gli strumenti e le conoscenze adatte è possibile avere raccolti più abbondanti, o un maggiore accesso all'acqua, strumentazione medica migliore oppure, come è il caso con i social media, un luogo di confronto e discussione laddove non è possibile per i singoli trovare una soluzione ai problemi.

In quest'ottica la partecipazione alle conferenze di quattro premi Nobel assume un significato particolare. Proprio l'istitutore del riconoscimento, Alfred Nobel, fu un uomo che visse in prima persona la dicotomia tra scienza per la pace o per la guerra. L'uomo costruì la propria fortuna inventando la dinamite, strumento tanto utile nella creazione di gallerie e miniere, quanto letale in guerra, dove era usato come esplosivo. Alfred Nobel, rendendosi conto che la sua attività di produttore di esplosivi lo aveva reso noto come mercante di morte, decise di istituire un premio speciale proprio con i soldi guadagnati dalla sua attività, che fosse attribuito a chi, in vari campi, avesse contribuito con le proprie idee e scoperte a migliorare il mondo.

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Ecco l'applicazione Android per Avoicomunicare

androidDa oggi potete leggere Avoicomunicare anche sui vostri dispositivi Android, tablet e smartphone. È infatti disponibile l'applicazione ufficiale (ancora in formato beta) che vi consentirà di rimanere collegati con il mondo di AVC ovunque sarete.
In piena mobilità potrete seguire tutti gli aggiornamenti sul mondo della sostenibili e dell'intercultura, potrete leggere le notizie e commentarle, seguire tutto quello che avviene all'interno dei nostri social network e partecipare con le vostre opinioni, i vostri commenti, le vostre idee.

Oggi più che mai è semplice e agevole far sentire la vostra voce, basta semplicemente scaricare l'applicazione e collegarsi.
Ci siamo così arricchiti di una nuova strada per ampliare lo spazio a vostra disposizione per dialogare e comunicare su temi di grande importanza per la nostra società. I dispositivi supportati devono essere Android 2.1 o superiori ed è richiesta connessione 3G o WiFi abilitata.

Se sei un utilizzatore di Android, non devi far altro che scaricare l'applicazione ufficiale di AVoiComunicare cliccando qui.

Per l'installazione, seguire la seguente procedura:
- Assicurarsi di aver abilitato l'installazione da sorgenti non-Market: Tasto [Menu] -> Impostazioni -> Applicazioni -> Abilitare l'opzione [Origini sconosciute]
- "Tappare" (selezionare) il file .APK scaricato per proseguire con l'installazione.



Mar, 25/10/2011 - 11:09 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Avoicomunicare in corsa per i Blogaward di Macchianera a Riva del Garda

Macchianera Blogaward Avoicomunicare in corsa per i Macchianera Blog Awards 2011. E ci piacerebbe vincere, dunque sotto con i voti!

Votate qui per Avoicomunicare.

Dopo la gara per le nomination conclusasi qualche giorno fa, il nostro blog raggiunge le finali della BlogFest di Riva del Garda nella categoria dedicata a società e ambiente in compagnia di altre iniziative di gran valore, come Ioricordogenova animato da Tigella.

Giunta alla settima edizione, la BlogFest è uno degli appuntamenti più importanti e ormai storici per i blogger italiani che si incontrano per conoscersi di persona, per organizzare camp sui temi più originali e soprattutto per far festa.

Per i Blog Awards è possibile votare fino a mercoledì 28 settembre 2011 e scegliere il proprio blogger o twittatore preferito, il giornale on line migliore, per il geek più in gamba o anche per il blog erotico più riuscito ma anche per il sito andato a puttane (e in questa categoria ci sono diverse blogstar).
La cerimonia di premiazione si svolge sabato 1 ottobre alle ore 21 nella corte interna della Rocca di Riva a due passi dal Lago del Garda.



L'integrazione passa da Internet

internet migrantiChe contribuiscano al Pil nazionale in maniera consistente lo sappiamo già da un po', ed è anche uno degli argomenti più utilizzati quando si parla del ruolo dei migranti nel nostro paese. Dopotutto ogni retorica dovrebbe cadere, di fronte ai soldi. Un'integrazione economica, la loro, che si gioca tutti sui numeri: 10 dipendenti su 100 sono immigrati, quasi 4 su 100 sono invece imprenditori, e vivono nel Nordest. Pagano circa 7 miliardi e mezzo di euro di contributi, e dichiarano un imponibile di 33 miliardi di euro. Ma soprattutto, per la prima volta, l’incidenza degli immigrati in Italia è superiore alla media europea: il 7% in confronto al 6,2% degli altri paesi.

Quindi un'Italia multietnica, anche perché è straniero un abitante su14 abitanti. Le etnie più rappresentate sono invariate da anni: in testa i romeni, che sfiorano il milione di unità, seguiti da magrebini e albanesi. I dati sono quelli dell'Eurisko sui consumi dei migranti, e si riferiscono ovviamente al 2010.
 
Dati interessanti ma che non dicono molto se non confrontati con quelli di un'integrazione sociale connessa ai consumi culturali, che racconta in maniera più definita chi sono e cosa fanno i migranti che hanno scelto l'Italia come seconda nazione. Un'integrazione che ha molto a che fare con la rete, perché è Internet il primo, vero strumento che tutti, stranieri compresi, utilizzano per le comunicazioni e la ricerca di informazioni. Un po' per necessità e un po' per abitudine, anche.  Perché Internet è quel mezzo che permette di telefonare attraverso Skype e di utilizzare la posta elettronica, di tenere dunque i contatti con la comunità di origine e di attivarne di nuovi qui. La rete, dunque, è la scelta più immediata, che da necessità diventa invece un modo per creare connessioni, network, per organizzarsi. Perché è proprio sul web che nascono le prime comunità di stranieri e nuovi italiani, che gestiscono forum e gruppi di aiuto e consulenza per i nuovi arrivati, organizzano incontri, e fanno sì che non ci si senta troppo soli in un paese in cui la lingua è ancora ostica e in cui si sente la nostalgia di casa.
 
Il racconto di chi è arrivato prima, di chi ha affrontato le stesse difficoltà e infine ce l'ha fatta è una lettura sollevante, e quale modo migliore per esprimerla se non il blog? Ecco perché si sono moltiplicati, negli ultimi anni, i diari online, soprattutto quelli dei nuovi italiani, che narrano in prima persona ostacoli affrontati e conquiste. E allora c'è il blog di Sumaya, italiana col velo che sta per prendere la terza laurea. Quello di Lubna Ammoune, che si occupa di libri su Yalla Italia e su Vita, che ha fatto il liceo qui ed è fiera del suo multiculturalismo. E poi Jaska, di Non fare l'indiano, quello di Aly Baba Faye, e della filippina, milanese d'adozione, Leciram. E tantissimi altri.
 
Senza dimenticare che la rete, da qualche tempo, non è solo blog, ma anche web radio. Proprio un'inchiesta condotta dall'Università Bocconi si è interessata al fenomeno delle prime, analizzando sintonie e frequenze del popolo dell'integrazione. Lo studio, Immigration and New Media. “Diasporic Radio”: A Preliminary Case Based in Milan, ha analizzato i programmi radiofonici offerti a Milano, e mostra un posizionamento ibrido dei programmi curati da e destinati a comunità di stranieri. Sono soprattutto le associazioni a utilizzare il mezzo radiofonico, che è veloce e semplice, con un'immediatezza che raggiunge anche le comunità dislocate dall'altra parte del pianeta. Un po' sull'esempio della bolognese Asterisco Radio, con trasmissioni di servizio in italiano, cinese, francese e spagnolo. A volte limitandosi a programmi che però sono indirizzati esclusivamente ad alcune comunità, come quello di Roman Krlo, rom, su Radio Onda d'Urto. O palinsesti interamente pensati per una nazionalità, come lo Sri Lanka su Vivara News. O come Jewbox, la radio ebraica milanese, e Maximanet, per i migranti latinoamericani.
 
Una scelta ampia, che però non si chiude affatto attorno alla comunità, ma cerca il dialogo, cercando di far ascoltare la propria voce anche al di fuori dei limiti dovuti alla lingua o alla cultura. E soprattutto con la piena coscienza che, dal modo in cui verranno raccontati gli immigrati che vivono in Italia, dipenderà un po' la percezione del fenomeno da parte degli italiani stessi. Perché la vera sorpresa è che il target di queste radio, sempre più frequentemente, non è composto solo da stranieri. Curiosità, amore per la musica etnica, esterofilia. Le motivazioni sono tante. E allora sarebbe davvero uno spreco non approfittarne per dipingere finalmente il ritratto di un paese multietnico che è là fuori e che molti ancora si ostinano a far finta di non vedere.

Foto di Taminator



Nucleare, perché il referendum si deve fare


«Siamo un paese dove la salvaguardia dei cittadini viene molto dopo gli interessi particolari. Apprezzerei un governo che non nascondesse il rischio nucleare e dicesse che non esistono alternative. Ma le cose non stanno così». Il sogno utopico di una quarta generazione di centrali e il famoso 20-20-20 uscito dalle prospettive del governo. Intanto l'Europa ci invita a investire seriamente sulle rinnovabili. Gianni Mattioli - fisico, ambientalista e ex ministro - critica le scelte di politica energetica italiane governate da miopia nel migliore dei casi (in certi casi è vera ignoranza, dice).



Social TV con AVC: il commento in diretta a Exit, La7

Torna Exit, la trasmissione di Ilaria D'Amico su La7, e Avoicomunicare lancia un esperimento di "social tv": commentare in diretta assieme a voi la puntata (nota: per leggere i commenti no, ma per intervenire è necessario essere iscritti a FriendFeed).

Si parla di energia, di guerra, e di quanto questa guerra possa fare male all'Italia.

Qui di seguito la discussione: si parte alle 21:20. Fai refesh della pagina per leggere in tempo reale i nuovi commenti.



Da Chernobyl a Fukushima, la nube radioattiva ora fa paura




Gianni Mattioli - fisico, ambientalista e ex ministro - spiega il legame ormai acclarato tra radioattività e tumori e altre malattie genetiche. La nube di Fukushima è un pericolo per l'Italia? Purtroppo non ci sono dati certi.



Cellule staminali, Telethon contro la distrofia muscolare


È tutt'altro che un gioco. Pier Lorenzo Puri, ricercatore di punta di Telethon, utilizza il calcio come metafora della sua ricerca per la cura della distrofia muscolare che si basa sulle cellule staminali. "Sono uno strumento che ci permetterà di riscrivere i libri di medicina e di terapia medica", dice. Le polemiche di ordine etico sulla ricerca proprio non le condivide: "Ci vogliono regole che consentano di studiare, non di vietare la ricerca". La dote più importante per un ricercatore? La tolleranza alla frustrazione.



Dimostrato: le centrali nucleari fanno male alla salute

Mario Tozzi spiega perché non serve un incidente per rendere rischiosa per la salute una centrale nucleare.

Dopo un incidente, le radiazioni - come mostra la situazione in Giappone in questi giorni - aumentano e provocano un danno certo per il nostro organismo. Ma ci sono problemi gravi anche quando le centrali non sono in avaria. Uno studio dell’Università di Mainz (2008, condotto su dati disponibili dal 1990 al 2003, su un campione di 1592 bambini d'eta inferiore ai 5 anni che hanno preso la malattia, e 4735 bambini in buona salute), ordinato dal governo federale tedesco (ufficio per la protezione dalle radiazioni) e dunque non suscettibile di critiche di antinuclearismo, segnala una significativa maggior incidenza di tumori e leucemie infantili attorno alle centrali tedesche. Nelle 17 centrali avviene che, nei bambini che risiedono in un raggio di meno di 5 km dalle centrali, il rischio di ammalarsi di leucemie è del 76% in più di quelli che vivono a 50 km.

I tumori embriogenetici sono incrementati del 160%  e le leucemie del 220%: in Germania c’è una correlazione fra la distanza della casa dalla centrale nucleare e il rischio di sviluppare un cancro entro 5 anni dalla nascita. Le radiazioni su embrioni e feti possono risultare più elevate di quanto si supponesse: i tessuti ematopoietici si rivelano più radiosensibili negli embrioni che non nei neonati. Secondo Umberto Veronesi "il nucleare non aumenta il rischio cancro". E a parlare è il presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana.

Più vicino alle centrali, più alto il rischio 
di leucemia e cancro Il risultato ha mostrato un rischio significativamente più alto di contrarre il  cancro se i bambini abitavano entro un raggio di 5km da una centrale nucleare: a seconda dei normali valori statistici nazionali, ci sarebbero 48 casi di cancro e 17 casi di leucemia dentro il sopracitato raggio di 5km intorno alle centrali nucleari.
 Tuttavia, sono stati riscontrati 77 casi di cancro (60% più del previsto) e 37 casi di leucemia (117% più del previsto).
 Una persona direttamente coinvolta nello studio ha menzionato a Spiegel online, che potrebbe essere un rischio più alto anche all'interno di un raggio di 50km intorno alle centrali nucleari. 
Sulla Radio Svizzera,  il responsabile dello studio, Maria Blettner (Università  di Mainz) ha affermata: "Anzi, possiamo provare statisticamente che il rischio per i bambini di contrarre il cancro aumenta se crescono vicino ad una centrale nucleare." E inoltre: "non possiamo arrivare a nessuna conclusione per gli adulti - semplicemente perché lo studio è relativo solo ai bambini."

 

Questi risultati confermano altri studi  sulla radioattività come causa di cancro anche in piccole dosi.
 Comunque, numerosi studi internazionali hanno dimostrato che sono aumentati i rischi di cancro anche a piccolissime dosi di radiazione - con qualche coefficiente sotto i limiti permessi. Quello tedesco è tuttavia il prim studio che fornisce la prova che i rischi per bambini di avere il cancro è in aumento in maniera proporzionale alla distanza dalla centrale, più vicino essi vivono a un impianto nucleare più cresce il pericolo.

Benché la Germania ha già deciso di eliminare gradualmente le centrali nucleari entro il 2020, questo studio sta ora riscaldando la discussione per vedere se la chiusura della tecnologia nucleare debba essere accelerata.


Ma qualcuno lo sapeva già. Sadao Ichikawa, direttore del laboratorio di genetica dell’Università di Saitama, ha sottoposto a radiazioni la pianta Commellina comunis, notando che cambiava colore da azzurro a rosa. Ne ha allora piantati attorno a 10 delle 55 centrali giapponesi e li ha monitorati per cinque anni: erano sempre tutti rosa. Il fiorellino è un mutante: non c’è un uso pacifico dell’energia nucleare, c’è solo un uso pericoloso.


"Se non fossero pericolose non ci vorrebbe una tuta per entrare in una centrale"



Earth hour, luci spente per il pianeta

Sincronizzare gli orologi sulle nostre 20 e 30 in punto. In prima serata italiana, va in onda l'earth hour, l'evento globale organizzato dal WWF per dare un segno importante di cambiamento e di responsabilità individuale per il consumo di energia. Più di un miliardo di persone in oltre 120 paesi del mondo spengono simbolicamente la luce per un’ora. Il domino è iniziato stamattina (sabato) nelle Isole Chatam in Nuova Zelanda e si conclude domenica mattina alle 8 e 30 dell'isola Raratonga nel Pacifico.
In Italia, sono centinaia le città che partecipano con numerosi eventi.

Per sessanta minuti, spegnere lampadine, televisori, computer e tutto quel che consuma elettricità significa, secondo gli organizzatori, indicare una via di sostenibilità per il pianeta alle prese sempre più con l'urgentissima questione ambientale. Risparmiare sui nostri consumi significa dare una risposta dal basso anche alle grandi questioni del petrolio e del nucleare. Come testimoni di questa battaglia per salvare il pianeta scendono in campo anche Francesco Totti e Massimiliano Rosolino.

D'accordo, lampadine spente per un'ora ma non solo questo per curare la Terra. Il WWF ha messo a punto una lista di ecoconsigli per cambiare il proprio stile di vita attraverso qualche attenzione in più nei nostri gesti quotidiani. Si va dall'uso della bicicletta per brevi percorsi all'acquisto di elettrodomestici di A++, all'uso sempre a pieno carico di lavastoviglie e lavatrici, fino alla riduzione della carne non solo per motivi di salute ma perché contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 fino a 180 kg per persona all'anno. Qui la lista completa dei suggerimenti.

Quand'è nata l'earth hour? È un movimento globale nato nel 2007 a Sidney in Australia, quando le luci della città si spensero per un'ora per la prima volta. La forsa del risultato ha spinto ad aggregarsi 370 città l'anno successivo e quasi 4000 nel 2009. In quell'anno si spengono anche i riflettori di alcuni tra i più famosi monumenti italiani: la Fontana di Trevi, la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana e la Valle dei Templi di Agrigento.



In Libia il futuro dell'energia pulita




I progetti ci sono già per una energia più pulita e anche più democratica. Uno di questi, ad esempio, è molto famoso, si chiama Desertec e potrebbe rispondere al 15% della domanda di energia elettrica europea con impianti solari piazzati nel Sahara. Nei paesi della sponda sud del Mediterraneo cresce il coinvolgimento verso le rinnovabili, ed è un processo che va in più direzioni.

Da una parte mira a soddisfare la domanda energetica di questi paesi, dall'altra offre, grazie agli impianti che utilizzano solare termico, enormi possibilità per la produzione di acqua dolce necessaria a rilanciare l'agricoltura. E poi c'è l'Europa, che guarda all'Africa Settentrionale come a una risorsa energetica e a un luogo dove sviluppare attività produttive, anche per frenare l'emigrazione.
"In questi paesi - dice Gianni Silvestrini - cresce la voglia di partecipazione e di democrazia proprio mentre sta maturando il passaggio dall'era del petrolio all'era delle rinnovabili. Maggiore democrazia non può che migliorare questa transizione all'energia pulita con controllo e partecipazione dal basso".



Tozzi: perché l'Italia non può avere centrali nucleari

Il geologo e divulgatore Mario Tozzi esprime la sua opinione sul ritorno del nucleare in Italia.

Son pochi i territori della penisola italiana geologicamente adatti a ospitare un reattore nucleare. D'altro canto nessun decisore politico a livello regionale, provinciale o comunale, né di maggioranza né di opposizione, vuole una centrale nucleare sul suo territorio. Questi due fatti insieme ci dicono che difficilmente il progetto nucleare potrà essere condiviso nel nostro paese.

I siti che ospitano le centrali nucleari rispondono a norme internazionali che, se messe in opera in Italia, renderebbero difficile ogni ubicazione. Usando il criterio dell'agenzia statunitense, bisogna evitare le regioni montuose o collinari (in sostanza, ci vuole una pianura), il rischio sismico e vulcanico e quello idrogeologico. Inoltre ci vuole una grande quantità di acqua. E dove si trova un posto simile in Italia? E quanto costerebbe costruire seguendo quei criteri e chi pagherebbe? Chi potrebbe, infine, imporre a una popolazione tendenzialmente ostile una centrale sotto casa?

La Lombardia, oggi tirata in ballo, ha aree di pianura, non ha vulcani e pochi terremoti ben localizzati. Però soffre di alluvioni e soprattutto, come spiego qui sotto, non è detto che abbia acqua a sufficienza, visto che non ha sbocchi a mare. Già negli anni Ottanta il CNEN ebbe grossi problemi a ubicare le centrali dell'allora piano energetico nazionale, ancora non annientato dal disastro di Chernobyl. Vennero identificate alcune aree: la pianura padana, la riviera veneto-romagnola, un tratto del litorale marchigiano, la zona di Ostuni in Puglia, un tratto della riviera jonica lucana, la foce del fiume Garigliano, la zona di Montalto di Castro, la pianura di Scarlino in Toscana.

Sono effettivamente aree di pianura non sismiche (con qualche dubbio ancora irrisolto su Montalto) e senza pericolo di eruzioni, ma, se leviamo le zone marine, non resta un granché. A questo proposito varrà la pena ricordare che in nessun posto del mondo si è ancora trovato un sito che ospiti le scorie radioattive per il tempo necessario alla loro neutralizzazione (decine di migliaia di anni). Infatti, per far funzionare una grossa centrale nucleare di terza generazione, ci vogliono 67 metri cubi d'acqua al secondo, una quantità enorme, basti dire che una città come Roma trova soddisfatti i suoi bisogni idrici con 25 metri cubi al secondo.

Ora, neanche il Po, il più importante fiume d'Italia assicura quella quantità, visto che la magra massima stimata è molto minore: come si fa a mettere una centrale in pianura padana? E' vero che ce ne erano due (Caorso e Trino), ma si trattava di piccole centrali (500 MW) rispetto alle mega centrali (1500-2000MW) previste dal nuovo piano italiano. Poi non si possono mettere le centrali così lontane dai centri nevralgici di produzione: per intenderci se si devono fare si devono ubicare in Lombardia o in Emilia o in Veneto, non in un'isola, perché poi ci voglio grandi infrastrutture per condurre l'energia industriale dove serve.

E, infine, la possibilità di avere centrali nucleari è stata negata dai governatori di quasi tutte le regioni, Lombardia compresa, andate al voto da poco, anche da quelli della stessa parte politica dell'ex ministro dello sviluppo economico che avrebbe dovuto trarre le necessarie conclusioni dal fallimento politico del suo piano energetico, piuttosto che non dall'affaccio della sua abitazione.

La foto è di Scrunchleface



Effetto Fukushima e il futuro del nucleare

“Non uscite. State a casa. Chiudete le finestre e fate in modo che le vostre abitazioni siano chiuse ermeticamente. Non accendete i ventilatori. Stendete i panni dentro casa”. Le parole del portavoce del governo giapponese Yukio Edano sono tutt'altro che rassicuranti. Così come la nuova esplosione, la terza in quattro giorni, che ha colpito gli impianti di Fukushima.
Di una cosa sono tutti sicuri: le cifre sulle radiazioni che si sprigionano dalle centrali oscillano, ma rimangono sempre al di sopra della soglia di allarme, soprattutto per chi vive nel raggio di trenta chilometri dalle centrali.  A questo punto l'incidente nucleare avrebbe raggiunto il sesto livello di pericolosità in una scala in cui il settimo è il più elevato.

È inevitabile che la tragedia abbia riflessi in tutti i paesi del mondo dove ci si interroga sulla sicurezza del nucleare e sull'opportunità di mantenere, dismettere o inaugurare (come in Italia) questo tipo di produzione per l'energia elettrica. Ovunque vengono alla mente fatti tragici che legano la memoria all'energia nucleare. Negli Stati Uniti ricordano Three Mile Island e l'incidente del 1979, in Europa è ancora vivo il ricordo di quel che avvenne a Cernobyl dell'aprile 1986.

Le reazioni sono molto diverse. In Germania crescono i segnali di perplessità di fronte alle politiche atomiche. Berlino, ad esempio, lo scorso anno ha deciso di prolungare la vita delle centrali esistenti spostando così il previsto abbandono dell'energia nucleare al 2035, ma i fatti di Fukushima hanno spinto le decisioni della Merkel ad affondare sul freno e chiudere i due reattori più vecchi.
In Italia il dibattito sul nucleare impazza, centrato tutto sul referendum. “I nostri reattori saranno migliori”, dice il Ministro Romani appoggiato da tecnici esperti che spingono verso la realizzazione delle centrali. Dall'altra parte le opposizioni di chi voterà per il Sì, e quindi contro il nucleare, insistono sì sul pericolo evidenziato drammaticamente dai fatti giapponesi, ma anche su altre argomentazioni di carattere economico, etico ed energetico.
E poi ci sono le economie emergenti, Cina e India in testa, che non hanno nessuna intenzione di rinunciare ai loro piani di sviluppo sul nucleare. Nonostante Fukushima, dicono, continueranno ad usare le loro centrali e ne costruiranno di nuove. Troppo grande la fame di energia di questi paesi per rinunciare ad ogni soluzione che possa incrementare e intensificare la potenza di generazione elettrica.
Negli Stati Uniti l'effetto Giappone si fa sentire, gli esperti frenano un po' ma non si tirano indietro dagli studi televisivi. “Sono esperti di politiche energetiche e non possono dire no di fronte all'invito in un talk-show”, scrive Michael Levi nel suo blog. Ma, continua Levi, ora non è il momento della politica, ora dovremmo lasciare parlare gli esperti che ci dicano se e quali rischi stiamo realmente correndo proprio ora. I progetti e le previsioni politiche fatte troppo a caldo in situazioni di emergenza potrebbero lasciare il tempo che trovano. Ricordate, dice Levi, quello che è accaduto con la marea nera e la BP? Con il terremoto giapponese e il nucleare potrebbe accadere la stessa cosa: passata la prima ondata emotiva i contrari avranno rafforzato le loro convinzioni sulla sicurezza e i favorevoli saranno più entusiasti che mai.

Immagine dalla galleria di Wilson W.K. Thong



Nucleare, una scelta senza futuro

L'allarme per la sicurezza nella centrale nucleare di Fukushima non si placa, anzi cresce sempre di più. E mentre seguiamo col fiato sospeso i tentativi di raffreddare i reattori giapponesi, divampa la discussione sull'energia nucleare che sarà al centro del prossimo referendum in Italia. Per Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club, il referendum ha il merito di aprire la discussione su una scelta che si è fatta senza nessun coinvolgimento dell'opinione pubblica e del Parlamento.

Non c'è solo la sicurezza nei ragionamenti di Silvestrini: “In Italia non si farà mai, è tutto uno spreco, meglio sarebbe dedicare tempo e risorse alla capacità di governare anche da noi l'onda verde che prende sempre più piede in tutto il mondo”. I motivi? Innanzitutto è molto costoso, non porterà diminuzioni in bolletta, come negli Usa dove le nuove centrali, anche con incentivi di denaro pubblico dell'amministrazione Bush, non hanno ancora visto la luce.