In occasione della quarta Girl Geek Dinner Romana dedicata all'eco-sostenibilità ci siamo intrattenuti con lo staff del locale che ha ospitato l'evento e ha servito agli ospiti un aperitivo a "Km 0" totalmente sostenibile.

Potreste descriverci l'Antù e come è nato il vostro progetto?
Antù è uno spazio-laboratorio dedicato all'ecosostenibilità. Questa è la descrizione ufficiale di un progetto in evoluzione. Da quando abbiamo iniziato quest'avventura, ad ottobre 2009, ci stiamo misurando con la difficoltà di definire una realtà al momento unica ed estremamente innovativa.
E' dalla voglia e dalla necessità di affrontare positivamente le sfide di un momento storico complesso che nasce l'idea di Antù, uno spazio nato per la diffusione dell'ecosostenibilità intesa come attenzione non solo nei confronti dell'ambiente, ma anche al proprio e all'altrui benessere.
Nei tre spazi tematici di Antù (la Sala Sapori, la Sala Saperi e la Galleria) trovano spazio iniziative culturali, mostre, workshop, dibattiti, momenti di relax e di festa...
Il nostro percorso, impostato come un laboratorio work in progress, ha come obiettivo quello di rendere la struttura completamente ecocompatibile: quindi riduzione dei consumi, produrre energia da fonti rinnovabili, compensare le emissioni delle nostre attività. Tutto questo attraverso percorsi aperti al pubblico, sperimentando soluzioni replicabili e convenienti.
Come riuscite a mettere in pratica la vostra missione?
Il lavoro è appena iniziato, ma stiamo già mettendo in atto una serie di scelte pratiche in linea con questa filosofia: dalla riduzione dei consumi attraverso un impianto di illuminazione interamente a LED ai materiali ecologici usati per la ristrutturazione, da una selezione del food&beverage basata su criteri di stagionalità, biologico e Km zero, alla riduzione e al corretto smaltimento dei rifiuti. Riduciamo al massimo la stampa su carta (e quando la usiamo si tratta di carta ecologica), e per la nostra comunicazione privilegiamo canali non inquinanti come web e radio.
Anche i format culturali e di intrattenimento sono concepiti per la diffusione di questi valori. Posso citare alcune delle nostre iniziative mensili, come quelle che si occupano di riuso e riciclo, come ScArt Attack, la mostra mercato dedicata agli artisti che utilizzano materiali riciclati per le loro creazioni, oppure iniziative come la Girl Geek Dinner in cui ci siamo incontrati o l'Ignite, in cui ci si confronta sui risvolti "eco" del web.
E ancora Letture di gusto, un incontro dedicato agli amanti della letteratura e del buon cibo, e 2010 La conquista dello spazio, una serie di appuntamenti sulla trasformazione urbana in chiave verde e attraverso l'arte.
Fare intrattenimento e cultura con una forte impronta, trasmettendo dei messaggi importanti, crediamo sia un dovere e una responsabilità di chi ha la possibilità di comunicare con un pubblico ampio, e cerchiamo di farlo in una modalità nuova, sperimentale, e piacevole.
Il vostro è un aperitivo a "Km 0". Cosa vuol dire concretamente (come trovate gli ingredienti, che tipo di cibi/drink ecologici avete)?
Praticare la sostenibilità vuol dire scegliere, in ogni momento della propria vita, e ad Antù la selezione dei prodotti per l'aperitivo viene fatta secondo il criterio dei Km zero: ogni giorno serviamo una degustazione di prodotti del Lazio (biologici, prodotti dei Parchi del Lazio, prodotti tipici...) abbinata a vini biologici e biodinamici, e a birra ecologica. Inoltre, consigliamo drink con frutta fresca di stagione (il nostro menù indica diciture come "consigliato per l'inverno" e così via), cercando di trasmettere l'importanza che ha non forzare la domanda sulla stagionalità. Un altro consiglio che cerchiamo di dare è di bere l'acqua del rubinetto, cercando di liberarsi dall'acqua in bottiglia! Vogliamo trasmettere che si può scegliere, e alle volte basta porre un po' di attenzione ai propri acquisti, per contribuire in maniera positiva. Perchè siamo convinti che le nostre piccole azioni o scelte quotidiane possono davvero cambiare le cose.
Quali sono le difficoltà in Italia per chi vuole avviare imprese green?
Principalmente gli alti costi dei prodotti ecologici e la difficoltà di reperimento, la scarsa conoscenza dell'argomento, la mancanza di sostegno e di informazione da parte delle istituzioni. Le solite cose, anche se in effetti l'aspetto pionieristico di questo tipo di imprese le rende appassionanti!
Dateci un giudizio alla serata delle #GGD dedicata all'ecosostenibilità: c'è qualche speech che vi ha colpito in particolare?
Un'atmosfera molto piacevole, la sensazione di essere in famiglia, e in effetti questo sembra essere la community Geek...e il tutto si conclude con una festa! Un'esperienza che sicuramente speriamo di replicare.
Tutti gli speech sono stati davvero interessanti, anche se - forse per affetto - la nostra attenzione è stata catturata dall'intervento di Suitecasemagazine.com, media partner della serata e nostra partner nell'organizzazione di ScArt Attack.
L’emergenza ad Haiti continua a restare di attualità, nonostante i gravi episodi di disastri naturali avvenuti anche in Cile e in Europa occidentale. Benchè duramente colpite, infatti, la nazione andina e quelle europee hanno reagito prontamente ed efficacemente, rispondendo in autonomia alla prima emergenza.
La piccola isola caraibica invece, una delle nazioni più povere al mondo, ha avuto – e continua ad avere – bisogno degli aiuti internazionali. Ecco perché anche dopo i primi giorni, abbiamo continuato a seguire l’impegno del network AGIRE, la cui raccolta fondi è appena terminata e i cui progetti sono stati approvati in un seminario aperto al pubblico svoltosi giovedì scorso.
In questo video potete vedere un’ampia sintesi dei lavori, mentre nell’immagine sono rappresentate le aree di intervento nelle quali sono stati investiti gli oltre 13,6 milioni di euro raccolti.
Un risultato straordinario, che dimostra la sensibilità degli italiani e al quale siamo felici di aver contributo.
Grazie a tutti!

Si è svolto giovedì mattina, alla Casa del Cinema di Roma, il seminario “AGIRE in trasparenza”, nel corso del quale sono stati presentati al pubblico e discussi i programmi di intervento delle organizzazioni non governative associate per rispondere all’emergenza di Haiti.
La raccolta è ancora in corso: il numero 48541 resterà aperto fino a domenica 28 febbraio e quindi chi desidera può ancora donare.
Nel corso del seminario, il Comitato Etico di AGIRE e le ONG hanno discusso con il pubblico in sala, le istituzioni e una rappresentanza di donatori (invitati tramite mail, social network e sito web) le modalità di suddivisione e assegnazione dei fondi e i programmi di intervento cui sono destinati, quelli di prima emergenza già realizzati fino ad oggi e quelli in programma nei prossimi mesi. Al termine della valutazione, i progetti delle ONG sono stati formalmente approvati dal Comitato Etico.
“L’obiettivo è di coinvolgere nel processo di assegnazione dei fondi raccolti un numero quanto più alto possibile di persone – ha dichiarato il direttore generale Marco Bertotto - Le donazioni arrivano dai privati cittadini ed è nostro dovere tenerli costantemente informati sul loro corretto utilizzo”.
Attualmente, grazie ai fondi donati dagli italiani, le ONG di AGIRE gestiscono la distribuzione di oltre 1.3 milioni di razioni alimentari, l’allestimento di 7.600 rifugi temporanei nei campi profughi per dare riparo ad oltre 40.000 persone, il reinserimento nei processi educativi di 21.000 bambine e bambini, la ricostruzione di almeno 15 strutture comunitarie (scuole, orfanotrofi e centri sanitari) e la realizzazione di 1.360 latrine pubbliche.
La scuola è il luogo cardine per favorire l’integrazione. Con Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, abbiamo parlato della particolare situazione nelle nostre scuole, della proposta del ministro Gelmini di un tetto del 30% agli immigrati nelle classi e della mediazione culturale, “priorità delle priorità” per il nostro tessuto sociale. Qual è la situazione nelle scuole delle vostre città? Conoscete progetti di mediazione culturale negli istituti?
A poco più di un mese dall’immane tragedia che ha colpito l’isola di Haiti, come procedono i soccorsi? Molte sono le organizzazioni impegnate, come ad esempio quelle del network AGIRE, in prima linea da subito e ora impegnate non solo nella raccolta fondi, ma anche nel realizzare progetti per il medio e lungo termine.
Save the Children è impegnata con più di 200 persone ad Haiti, e il direttore generale Valerio Neri ci racconta cosa stanno facendo nello specifico: ci sono centinaia di bambini haitiani, orfani o abbandonati, che necessitano di cure e di protezione dal rischio di adozioni illegali.

L’Irlanda del Nord è uno stato complesso, nel quale convivono due comunità differenti. Da un lato gli unionisti, principalmente protestanti, dall’altro i nazionalisti, a maggioranza cattolica.
Due comunità protagoniste di una difficile convivenza fin dal 1920, anno in cui, con il Government of Ireland Act, l’isola fu divisa in due parti.
Dal 1998, anno del Good Friday, che segnò una tregua agli scontri tra il governo britannico e la popolazione di origine irlandese, la situazione è nettamente migliorata e gli scontri violenti sono diminuiti. Ma i passi verso una migliore convivenza continuano e, ad aprile, un nuovo accordo tra il governo britannico ed il Sinn Fein, partito irlandese che si impegna per l’indipendenza dal Regno Unito segnerà una nuova tappa verso un clima più disteso.
Ma l’Irlanda del Nord non è il solo Paese in cui convivono popolazioni con tradizioni, religioni e culture diverse.
Il caso più noto è Gerusalemme, città nella quale ogni giorno il contatto tra palestinesi ed israeliani è sempre più difficile.
Current ha realizzato un reportage che mostra scene relative agli ultimi scontri avvenuti nella città, all’interno dello speciale sui diritti umani che va in onda ogni martedì. Roberta Zunini è andata, infatti, a Gerusalemme est per sperimentare sul campo le difficoltà della vita quotidiana nella città contesa tra le due etnie.
A Copenhagen e Nuova Delhi abbiamo purtroppo constatato che l’impegno dei governanti a ridurre le emissioni, diminuire l’inquinamento e migliorare il rapporto con l’ambiente è ancora insufficiente.
Per fortuna ci sono istituzioni, aziende e cittadini che credono davvero nella possibilità di uno sviluppo sostenibile: è il caso del progetto CRESCO – Crescita Compatibile, promosso dalla Fondazione Sodalitas.
Il progetto si propone di diffondere la cultura della sostenibilità attraverso un’alleanza tra imprese avanzate e territori virtuosi (definiti appunto Isole CRESCO), in cui le imprese trasferiscono le loro buone pratiche di sostenibilità a cittadini, giovani e comunità locali.
Obiettivo generale del progetto, è il passaggio da una sostenibilità predicata ad una sostenibilità praticata, sia dal singolo cittadino che dalla comunità.
Tre gli aspetti fondamentali sui quali la sinergia tra imprese, amministrazioni, cittadini e aziende dovrà focalizzarsi: Risparmio ed energia, Recupero, riciclo e smaltimento, Mobilità Sostenibile.
CRESCO è frutto della sinergia con il Politecnico di Milano, con il contributo di Regione Lombardia e in collaborazione con ANCI, Legambiente, Cittadinanzattiva, The natural step.
Proprio oggi, in una conferenza stampa a Milano, è stato presentato al pubblico il progetto e i primi tre Comuni italiani che si candidano a diventare “Isole CRESCO”: Abbiategrasso (MI), Carugate (MI) e Morbegno (SO).
Dopo di loro, Sodalitas e gli organizzatori sono convinti di poter estendere il progetto a molte altre realtà - anche del centro e del sud - che vorranno adoperarsi per migliorare la propria crescita in direzione della sostenibilità.
Conoscete altri progetti simili, anche di minore portata? Vorreste che il vostro Comune diventasse un’Isola CRESCO?
Oggi si celebra il Safer Internet Day, una giornata dedicata all’informazione sui pericoli che corrono in Rete, soprattutto per gli internauti più giovani. La tutela dei minori che si avvicinano al mondo di Internet è un argomento molto sentito, e diverse organizzazioni e istituzioni collaborano al programma Safer Internet della Comunità Europea.
Save the Children è tra le organizzazioni schierate in prima fila (collabora anche con Telecom Italia al progetto NavigareSicuri) e quindi abbiamo intervistato il presidente Valerio Neri per fare il punto con lui sul rapporto tra gli adolescenti e l’universo della Rete. Inoltre gli abbiamo chiesto cosa dovrebbero fare scuola, istituzioni e famiglia per proteggere i ragazzi dalle persone malintenzionate che purtroppo approfittano di Internet per i loro crimini.
Credi anche tu che Internet sia pieno di potenzialità ma anche di pericoli? Cosa occorre fare per tutelare i più giovani?

Martedì 9 febbraio si celebra il Safer Internet Day, un appuntamento istituito dalla Commissione Europea nell’ambito di Safer Internet, un programma che ha l’obiettivo di promuovere un utilizzo sicuro e responsabile di Internet e delle nuove tecnologie da parte degli utenti più giovani.
Giunta alla settima edizione, quest’anno la giornata avrà come tema principale la campagna Posta con la testa!; per convincere ragazzi e adulti a pensarci due volte prima di diffondere a tutti dati e immagini personali o postare foto ammiccanti.
La campagna vede riunite a collaborare istituzioni, social network, organizzazioni e aziende di servizi e tlc; di fatto tutti i principali attori che, a diverso livello e con diverse funzioni, si occupano di Internet, nuovi media e di minori. Anche Telecom Italia partecipa, essendo inoltre già attiva attraverso il progetto Navigare Sicuri.
“Ti conoscono più persone di quanto credi. Guardano le tue foto, parlano di te, vorrebbero incontrarti. Scopri perché…”. Con questo messaggio-teaser, che circola già da diversi giorni in rete, gli organizzatori attirano l’attenzione dei giovani sul sito Sicuri in rete (curato da Save the Children), dove sono riportati consigli per un utilizzo consapevole delle proprie informazioni e foto personali. Un messaggio rafforzato anche dall’intervista al duo pop degli Zero Assoluto, testimonial d’eccezione.
La Campagna Posta con la Testa! si avvale anche dello spot prodotto dalla Commissione Europea per il Safer Internet Day.
Lo spot sarà trasmesso per tutta la giornata da LA7 all’interno del palinsesto quotidiano.

Prosegue fino al 28 febbraio 2010 la raccolta di fondi per sostenere le popolazioni colpite dal gravissimo terremoto ad Haiti. Contribuisci inviando un SMS o con una telefonata al 48541.
I risultati sin qui ottenuti sono estremamente positivi, a testimonianza del grande impegno profuso da tutti: alle ore 10 dell’1 febbraio, dopo circa due settimane, erano stati raccolti oltre 10.600.000 euro attraverso il numero solidale. Mentre ad Haiti sono in pieno svolgimento gli interventi di emergenza, serve ancora tutto il sostegno possibile. Dopo scrupolose analisi dei bisogni e riunioni di coordinamento con le Nazioni Unite e le altre organizzazioni presenti sul terreno, le ONG di AGIRE cominciano inoltre a pianificare gli interventi di medio e lungo periodo e a pensare ai programmi di ricostruzione.
Per consentire ai propri clienti di continuare ad aderire all’appello lanciato da AGIRE con il Ministero degli Esteri per l'emergenza Haiti, Telecom Italia terrà quindi aperto il numero sulle proprie reti fino a fine mese.
Sono circa 450 gli operatori umanitari delle 9 organizzazioni di AGIRE (Actionaid, CESVI, CISP, COOPI, GVC, Intersos, Save the Children, Terre des Hommes e VIS), operative nelle zone colpite dal terremoto. 30 di loro sono italiani. I programmi di prima emergenza sono dislocati in 11 differenti zone di Haiti e, oltre all’allestimento di punti di soccorso medico e rifugi per gli sfollati - bambini innanzitutto -, vengono quotidianamente distribuiti beni di prima necessità, cibo, acqua.
Dal 13 gennaio al 28 febbraio 2010 sostieni anche tu con Telecom Italia “AGIRE”. Per farlo puoi:
Al termine dell'iniziativa Telecom Italia verserà ad AGIRE l’intero ammontare di tutti gli importi effettivamente donati.

Oggi si celebra la Giornata della Memoria. In Italia come in altre nazioni europee (nonché all’ONU), è stato deciso di istituire per legge un giorno dedicato al ricordo del genocidio nazista e degli orrori della Seconda Guerra Mondiale.
La data scelta, il 27 gennaio, è simbolica: in questo giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa varcarono i cancelli di Auschwitz, liberando i pochi prigionieri ancora sopravvissuti e rivelando al mondo le nefandezze compiute nel lager.
In questi ultimi giorni si sono susseguiti incontri, dibattiti e pubblicazioni su una delle pagine più nere della Storia dell’umanità. Particolarmente significativa la cerimonia tenutasi ieri in Stazione Centrale a Milano per la posa della prima pietra del Memoriale della Shoah. Sarà collocato al binario 21, dal quale tra il 1943 e il 1945 partirono 15 treni piombati carichi di deportati ebrei.
Dimenticare una tragedia simile è impossibile, ma trovare un momento per celebrare ogni anno il sacrificio di milioni di vittime innocenti è sacrosanto, anche alla luce delle inquietanti teorie negazioniste che di recente hanno animato le cronache e scatenato la giusta indignazione dell’opinione pubblica.
Ma pur tra mille difficoltà, il cammino della riconciliazione (politica e religiosa) sembra aver intrapreso una buona strada: la visita di Papa Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma dei giorni scorsi è stata un passo importante, soprattutto perché arrivata dopo un lungo confronto tra i principali esponenti delle comunità cattolica ed ebraica.
Solo attraverso il dialogo e il superamento delle divergenze – storiche e culturali – si può pensare di evitare il ripetersi di tragedie come la Shoah.
Ecco quindi che, pur dovendosi confrontare ancora su scottanti questioni – i leveferiani, il silenzio di Pio XII, Israele - cattolici ed ebrei si trovano uniti in occasioni particolari come la Giornata della Memoria, affinchè il percorso di dialogo che lentamente ha preso vita si rafforzi e porti ad una definitiva riconciliazione.
Marco Bertotto, direttore del coordinamento Agire che raccoglie 11 ong italiane (ActionAid, AMREF, CESVI, CISP, COOPI, COSV, GVC, Intersos, Save the Children, Terre des Hommes e VIS) ci descrive in questa video intervista la situazione ad Haiti, otto giorni dopo il sisma.
Bertotto ci ha spiegato come sta funzionando l'organizzazione degli aiuti umanitari, e ci ha fornito più informazioni sul network Agire e sul suo funzionamento in casi di emergenza umanitaria come questo.
Avoicomunicare e Telecom Italia vi invitano a supportare Agire, dal 15 al 31 gennaio 2010; sostieni anche tu con noi le organizzazioni di AGIRE (Agenzia Italiana Risposta alle Emergenze).
Per farlo puoi:
Drew Barrymore, Ambasciatrice contro la fame per il World Food Programme sta chiedendo anche il tuo sostegno e contributo per aiutare Haiti.
Aiuta Haiti: il World Food Programme delle Nazioni Unite ha messo a disposizione un form per donare tramite carta di credito.

Quando si parla di ambiente non dovremmo mai dimenticare i rischi naturali, non solo perché ne fanno parte in modo spesso determinante, ma anche perché questo sarà un chiaro discrimine per il futuro prossimo: alluvioni, frane, terremoti e eruzioni vulcaniche non colpiscono già più tutti indiscriminatamente, ma soprattutto chi è meno in grado di difendersi. Il terremoto del 12 gennaio scorso ad Haiti conferma clamorosamente questa tesi.
E’ stato il terremoto più violento degli ultimi due secoli nell’isola, ma come ne avvengono almeno una ventina, ogni anno, al mondo. E quasi mai provocano centinaia di migliaia di morti. Per riscontrare numeri così elevati bisogna spingersi indietro nel tempo e in altri luoghi: nella Cina del XVI secolo, dove morirono 830.000 persone nello Shansi, oppure nella pianura di Kanto, in Giappone, dove, nel 1923, le vittime furono oltre 200.000. In tempi più vicini, le città cinesi di Tientsin e Tangshan furono rase al suolo, con 200.000 vittime, nel 1976 e non si può dimenticare il terremoto di Sumatra di soli cinque anni fa, quando morirono 250.000 persone anche a causa del maremoto. Ogni anno la Terra è attraversata da centinaia di migliaia di sismi di magnitudo superiore a 3, ma solo in alcune regioni, e in particolari condizioni, le vittime sono così tante.
Molto lo si deve al tipo e alle caratteristiche intrinseche del terremoto: magnitudo 7 Richter non è così elevata rispetto ai terremoti giapponesi e cinesi che arrivano anche a oltre 8, però l’ipocentro è stato superficiale (13 km) e perciò gli effetti peggiori. Inoltre la vicinanza della città rispetto all’epicentro ha ovviamente peggiorato le cose e, in qualche misura, anche il tipo di meccanismo geologico ha reso più grave la situazione. Lo scontro fra la placca nordamericana e quella caraibica comporta, lungo il sistema di spaccature (le faglie) di Haiti, anche uno scorrimento laterale, oltre a una sovrapposizione di lembi crostali, cosa che ha aggravato gli effetti. Questo il quadro geologico, contro il quale non si può, per definizione, fare granché.
Ma i principali responsabili del gran numero di vittime restano sempre gli stessi: sovraffollamento e cattiva costruzione. Nonostante il rischio sismico fosse elevatissimo e ben noto, l’estrema povertà di Haiti, la corruzione e l’inesistente amministrazione hanno consentito di costruire senza alcun criterio antisismico anche laddove si fosse utilizzato cemento armato (come per il palazzo presidenziale). “Effetto pancake” lo chiamano, quello per cui palazzi alti decine di metri rimagnono schiacciati come frittelle senza che le strutture abbiano offerto alcuna resistenza. Ma la maggior parte della popolazione ha costruito in legno o muratura povera, senza alcuna regola e, soprattutto, in modo troppo affastellato, lasciando strade tanto strette da restare completamente ingombrate e intralciando i soccorsi.
Come si è operato a Port-au-Prince è la regola delle aree metropolitane del Sud del mondo (dove si concentra ormai la maggior parte della popolazione), come Mexico City o Calcutta: quelle ubicazioni furono scelte in tempi remoti scartando le zone ritenute pericolose sulla base di antiche sapienze, per esempio evitando i terreni paludosi, dove gli effetti del terremoto si amplificano. Oggi decine di milioni di persone vivono attorno agli antichi nuclei colonizzando con costruzioni fatiscenti i terreni una volta scartati. Così può accadere che rimangano in piedi vecchie case accanto a palazzi moderni distrutti, o che alcuni edifici vengano rivoltati sul posto senza però fracassarsi, come scatole di cemento armato basculate sul posto. Ma le megalopoli continuano ad attrarre senza sosta milioni di disperati nullatenenti dalle campagne di tutto il mondo, gente che non ha posto migliore per insediarsi che non i terreni meno idonei. Dove sorgono capanne, favelas e bidonville lì si concentreranno i danni e i morti dei terremoti del futuro, che diventeranno inevitabilmente i terremoti dei poveri.
Non è cosa nuova: negli ultimi mille anni i terremoti hanno ucciso otto milioni di persone e tutto lascia intendere che le cose potrebbero andare peggio nel prossimo futuro. Lo stesso sisma provocherà una strage epocale nel mondo povero, centinaia di morti dalle nostre parti (come dimostra quello aquilano, pur trentacinque volte meno distruttivo di quello haitiano) e solo qualche cornicione abbattuto in California. La storia è sempre quella: le catastrofi naturali non esistono, esiste solo la nostra nota incapacità di tenere conto del rischio naturale ovvero la possibilità di conoscerlo molto bene e fare comunque finta di nulla per avidità o per incapacità. O per l’assoluta mancanza di risorse e di memoria.
Avoicomunicare e Telecom Italia vi invitano a supportare Agire, dal 15 al 31 gennaio 2010; sostieni anche tu con noi le organizzazioni di AGIRE (Agenzia Italiana Risposta alle Emergenze).
Per farlo puoi:

Il terribile terremoto che il 13 gennaio scorso ha sconvolto Haiti radendo al suolo la capitale Port-au-Prince e uccidendo decine di migliaia di persone, ha gettato nel caos la piccola nazione caraibica. I sopravvissuti, gli sfollati necessitano di aiuti immediati e numerose organizzazioni umanitarie – oltre ovviamente ai governi di tutto il mondo – si stanno adoperando per portare cibo, acqua e generi di prima necessità alla popolazione locale.
Avoicomunicare e Telecom Italia si sono prontamente attivate per sostenere lo sforzo di chi lavora in condizioni difficilissime al recupero e al soccorso dei superstiti.
Eccoci quindi schierati anche a fianco del World Food Programme delle Nazioni Unite: sul sito (raggiungibile al link https://it.wfp.org/donate/haiti-telecom) è possibile effettuare una donazione tramite carta di credito all’organizzazione internazionale che sin dalle prime ore dopo la terribile scossa si è attivata a pieno regime.
Anche in questo modo possiamo dare un aiuto concreto alle popolazioni terremotate.

La potenza distruttiva della natura non ha limiti: il terremoto che tre giorni fa ha devastato Haiti e la sua capitale, Port-au-Prince, potrebbe aver ucciso più di centomila persone.
É ancora difficile avere dei dati o delle stime ufficiali, ma la situazione documentata dai media, da Flickr e da twitter è drammatica: per leggere un punto di vista diretto è possibile seguire i tweet aggiornati da Carel Pedre, dj molto popolare nell’isola caraibica.
Il disastro assume i connotati della tragedia se si considera il fatto che Haiti è il paese più povero delle Americhe: secondo il World Factbook della Cia, la Repubblica di Haiti ha 9.035.536 abitanti, dei quali solo il 3,4% ha speranza di superare i 64 anni di età.
L'isola, già colpita nell'estate 2004 dall'uragano Jeanne vive in questo momento uno stato di emergenza umanitaria: anche se i dati sulle vittime non sono precisi, sicuramente il fatto che siano rimaste almeno trecentomila persone senza tetto richiede una mobilitazione immediata da parte della comunità internazionale.
Attualmente è infatti in corso una missione internazionale di aiuto sotto l'egida dell'ONU, che vede la presenza di un contingente guidato dal Brasile e dagli Stati Uniti.
Anche la rete si sta mobilitando per aiutare le popolazioni colpite: moltissime le persone che stanno donando fondi online tramite una pagina iTunes da cui è possibile inviare donazioni alla Croce Rossa Americana.
Anche avoicomunicare e Telecom Italia si sono prontamente attivate: dal 15 al 31 gennaio 2010; sostieni anche tu con noi le organizzazioni di AGIRE (Agenzia Italiana Risposta alle Emergenze). Per farlo puoi:
Al termine dell'iniziativa Telecom Italia verserà ad AGIRE l'intero ammontare di tutti gli importi effettivamente donati. I fondi raccolti verranno destinati ai bisogni più urgenti: cibo, acqua potabile, medicinali, ripari temporanei.

Lo sport, oltre che essere un momento in cui gli atleti possono sfidarsi, è spesso associato a valori più nobili come la pace e la promozione della pacifica convivenza tra i popoli.
Purtroppo in questi giorni abbiamo assistito ai tragici eventi che hanno coinvolto la nazionale di calcio del Togo, che avrebbe dovuto partecipare alla Coppa delle Nazioni Africane, comunemente nota come Coppa d’Africa, che si svolge quest’anno in Angola. Venerdì scorso il pullman degli atleti appena arrivato in Angola è stato attaccato da terroristi; i giocatori hanno vissuto momenti di terrore e due membri del team sono rimasti uccisi durante gli attacchi.
Invece di sospendere temporaneamente le partite e aspettare maggiori notizie sul fatto le partite della Coppa sono regolarmente continuate: il governo del Togo ha deciso di ritirare la nazionale dalla competizione, la quale però se non si presenterà in campo verrà squalificata. Una vera e propria beffa.
Sebbene alle partite dei giorni successivi siano stati osservati alcuni minuti di silenzio pare che ci sia una sorta di disinteresse dell’organizzazione per ciò che è accaduto: la Coppa d’Africa non si può fermare nemmeno di fronte a un evento che coinvolge i suoi partecipanti?
Non è stato nemmeno lanciato un messaggio a favore della pace, un valore fondamentale che troppo spesso viene messo in secondo piano rispetto ad altri interessi, economici soprattutto.
Le notizie sono confuse ma pare che gli attentatori fossero dell’Angola che, ironia della sorte, è una delle squadre nello stesso girone del Togo.
L’anno del mondiale 2010, che si terrà in Sudafrica, non inizia certo sotto i migliori auspici.
Secondo voi, era giusto fermare la competizione, o “the show must go on”, per non scontentare le migliaia di persone pronte ad accorrere negli stadi angolani?

Su avoicomunicare ci occupiamo spesso di immigrazione e confronto, abbiamo analizzato la situazione giuridica dei clandestini, abbiamo ospitato testimonianze molto toccanti e abbiamo cercato di far si che l'attenzione su questo tema potesse crescere anche sulla rete.
Per questo motivo ci sembrava giusto porre l'attenzione sui fatti di Rosarno, dove ieri e oggi ci sono state auto distrutte, cassonetti divelti e svuotati sull'asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate e vere e proprie scene di guerriglia urbana nella Piana di Gioia Tauro. Il tutto per la rivolta di alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati in condizioni inumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un'altra struttura abbandonata.
Ieri a far scoppiare la protesta e' stato il ferimento da parte di ignoti di alcuni extracomunitari con un'arma ad aria compressa. I feriti, tra i quali c'e' anche un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno, non destano particolari preoccupazioni, ma la volontà di reagire da parte dei lavoratori ammassati nella struttura di Rosarno in condizioni ai limiti del sopportabile, è esplosa, e solo l'intervento delle forze dell'ordine ha ristabilito l'ordine.
Oggi però la protesta e la guerriglia sono riprese, con nuovi atti di vandalismo da parte dei lavoratori extracomunitari, e con numerosi scontri tra un gruppo di abitanti di Rosarno e alcuni carabinieri e poliziotti. Alcune persone di Rosarno hanno infatti tentato di raggiungere alcuni degli immigrati, ma sono stati bloccati dalle forze dell'ordine. Nel paese, resta un clima di intolleranza da parte degli abitanti nei confronti degli immigrati, situazione molto preoccupante per tutti quegli immigrati che potrebbero venir sorpresi da soli nelle vie del paese.
Convinti che ogni forma di violenza da chiunque provenga sia da condannare alla luce degli ultimi gravissimi fatti di attualità di Rosarno è sempre più necessario favorire una maggior cultura dell'integrazione, perché solo così si potrebbero evitare fatti del genere in futuro.
Voi cosa ne pensate?

La natura dell’uomo ha subìto dei cambiamenti nella sua evoluzione tramite processi di ibridazione.
I mezzi di trasporto, i media di diffusione, quelli di comunicazione e infine l’evoluzione informatica e tecnologica che ha caratterizzato la nostra società in questi ultimi anni hanno contribuito a creare nuove possibilità di contatto e di spostamento, che non si erano di fatto mai verificate in passato.
Inoltre l’umanità ha attraversato rapidi e numerosi cambiamenti sociali radicali, anche a seguito di processi come la globalizzazione e i flussi migratori.
L’educazione di tipo interculturale è diventata una priorità da adottare nelle società civili per la pacifica convivenza delle varie culture che coesistono negli stessi territori.
Quando si affronta la tematica della pedagogia e della comunicazione interculturale, occorre considerare il notevole cambiamento che ha investito il profilo del soggetto educativo.
Nella società interculturale in cui siamo immersi è necessario educare soggetti con istanze e caratteri diversi e quindi anche con problematiche differenti: bambini, adulti e anziani di diverse culture e valori.
I principi ispiratori e fondanti della pedagogia interculturale sono tre:
E’ fondamentale fornire una competenza di base in possesso di tutti: gli individui educati (dalla scuola o da altri enti educativi) devono avere gli stessi strumenti per avere stesse possibilità di espressione.
Conosci qualche esempio di progetto pedagogico interculturale, organizzato da enti con finalità educative?
Come pensi si possa fornire una dimensione educativa che promuova la convivenza delle varie culture in una stessa area geografica?