
Passeggiando in riva al mare nel magnifico Porto Selvaggio, un parco naturale regionale del Salento che si trova a poche decine di chilometri da Gallipoli (LE), non sarà difficile imbattervi in vari team di Legambiente.
Qualcuno li chiama i “Guardiani della Natura”: sono giovani volontari che effettuano servizi di informazione e di vigilanza nella baia. Le loro attività di controllo sono di vitale importanza per salvaguardare questo angolo di paradiso.
Un nuovo pericolo infatti incombe: si tratta dell'erosione “umana” (se così la si può definire) operata dai bagnanti.
Da qualche estate a questa parte si è pericolosamente diffusa una leggenda – del tutto infondata – secondo la quale si crede che la polvere ricavata dalla frantumazione delle rocce salentine abbia delle benefiche proprietà terapeutiche ed estetiche.
Sembra incredibile, ma diversi turisti – ma certamente sarebbe più appropriato chiamarli vandali - armati di martello e picozze, si accaniscono quotidianamente sulla scogliera: la sbriciolano con l'unico scopo di ottenere dei fanghi argillosi da cospargere sulla pelle.
Numerose sono state le sanzioni amministrative prescritte a seguito degli interventi dei Carabinieri, messi in allarme dalle tante proteste di altri turisti che invece hanno ancora a cuore le sorti del parco naturale.
Occorre considerare che gli scogli, se vengono privati della loro superficie esterna rocciosa, subiscono più rapidamente l'erosione marina.
Ogni estate la riserva, immersa in una splendida pineta, perde, a causa di questi scempi, decine e decine di metri quadri di patrimonio naturalistico.
A distanza di un decennio, riaffiorano così gli spettri della pesca di frodo e di quella devastante del dattero di mare - bandita nel 1998 con apposita legge. Lo sfruttamento e la distruzione dei fondali e delle scogliere sono reati ambientali, che non solo comportano l'erosione della costa, ma compromettono seriamente la sopravvivenza della ricca biodiversità e dell'intero habitat di Porto Selvaggio.
Come pensi si possa contribuire alla tutela di questi parchi marini?
Secondo te, quali sono i metodi più efficaci per contrastare gli “attacchi umani” alle scogliere e quali quelli per mettere fine alla pesca di frodo?
Commenti
se di leggenda si tratta un
se di leggenda si tratta un pò di corretta informazione potrebbe risolvere questo particolare problema...
...in generale io credo che qualsiasi riserva ambientale o parco marino se lasciato "solo" diventi preda di chiunque, una sorta di territorio di nessuno dove xò tutti posso fare ciò che vogliono. Secondo me c'è bisogno di una costante informazione in modo da tenere i riflettori sempre puntati su queste zone senza abbandonarle.
Quando ero piccola sono stata
Quando ero piccola sono stata in una località marittima italiana in Puglia (non ricordo precisamente la città) e ricordo che c'era proprio quella pratica, ovvero cospargersi la pelle di questa terra argillosa proveniente da uno scoglio nei pressi del mare: per me e i miei amici, che eravamo bambini, era un gioco; per altri effettivamente era una cura di bellezza.
Non c'erano persone armate di picconi, questo no.
Se la minaccia è reale e talmente forte occorrono ovviamente dei controlli severi e, come ha scritto Tokombo, ci vuole una contro-informazione: se le persone si recano in quei posti con uno scopo preciso è perchè sono state informate da qualcuno. Bisognerebbe fermarle.
ciao Sybelle, non credo che
ciao Sybelle,
non credo che le persone si rechino in quei posti proprio con lo scopo di cospargersi di fanghi o argille ;-) Probabilmente uniscono l'utile al dilettevole, copiando brutte abitudini che si sono evidentemente propagate in quella zona.
In Puglia ci sono baie e spiaggette veramente paradisiache.
Per tutelarle occorrerebbe regolarizzare le norme che vigono all'interno delle zone protette o parchi marini nazionali e creare nuove figure che controllino l'applicazione di tali regole.
Cosa facile da pensare, ma difficile forse da applicare per la costante carenza di fondi.
un consiglio sarebbe quello di stanziare meno pubblicità della Regione sui canali mediatici e investirla in questo tipo di controllo/regolamentazione. Non sarebbe più utile per salvaguardare l'ambiente?