Da giugno cambia tutto. Il nuovo decreto sugli incentivi approvato dal Consiglio dei Ministri fissa nuove regole per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
I punti salienti, e intorno ai quali la discussione si è fortemente animata, riguardano la riduzione degli incentivi per il fotovoltaico all'interno del terzo conto energia, mentre è scomparsa la proposta di porre un tetto di 8mila megawatt alla produzione di energia rinnovabile, ma ogni anno si dovrà stabilire un limite per le rinnovabili incentivabili.
Una riduzione degli incentivi riguarda anche l'eolico per il quale è prevista un taglio del 22% dei certificati verdi, mentre per gli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli è fissato un limite massimo (1megawatt) per la produzione di energia e non si può utilizzare più del 10% delle aree coltivabili.
Il decreto sarà in vigore dal primo giugno, ma già dalla sua nascita le polemiche sono fortissime. Per il Ministro Paolo Romani si tratta di decisioni che mirano a raggiungere “il potenziamento e la razionalizzazione del sistema per incrementare l'efficienza e l'utilizzo di questo tipo di energia”. Da parte ambientalista, invece, si alza un coro unanime di voci che definiscono il decreto un passo indietro che mette a rischio un intero comparto industriale.
“È come se di punto in bianco si decidesse di chiudere un'impresa come la Barilla”, ci spiega G.B. Zorzoli, presidente di Ises Italia, una delle più accreditate associazioni tecnico-scientifiche per la promozione e l'utilizzo delle fonti rinnovabili.
“Stando al decreto – continua Zorzoli – solo gli impianti fotovoltaici che saranno collegati alla rete entro il 31 maggio avranno certezze di poter godere degli incentivi, per gli altri bisognerà attendere un nuovo decreto che fisserà nuovi parametri. Di fatto oggi si blocca lo sviluppo del fotovoltaico in Italia che dà lavoro a decine di migliaia di persone. Sono vincoli che rischiano di ammazzare il settore. Chi, infatti, vorrà investire in un mercato in cui ogni anno bisognerà aspettare un decreto che fissi il limite degli incentivi e della produzione?”.
Le regole andavano modificate, continua il presidente di Ises Italia, il Parlamento stesso lo aveva detto, ma così si dà un segnale negativo: “Le imprese sono veramente sconcertate. Eravamo tutti convinti che la riduzione agli incentivi rimanessero dentro certi limiti stabiliti dal Parlamento. In questo modo si blocca tutto”. Però il limite degli 8megawatt è scomparso. “Stiamo discutendo se 8mila megawatt sono troppi o pochi, mentre la Germania ha fissato obiettivi di 52mila megawatt entro il 2020”, replica Zorzoli per il quale il motivo di questo cambio di rotta sembra abbastanza chiaro: “C'è una serie di industrie energivore che rappresentano il passato. Io capisco che hanno i loro problemi e bisogna prestare attenzione alle difficoltà di tutti, ma bisogna tener conto di quelle esigenze senza causare ripercussioni gravi sul futuro. Perché questo è il risultato che abbiamo sotto gli occhi: si ascolta il passato, ma si castra il futuro”.
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