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Fino al referendum dentro un rifugio antinucleare

i pazzi siete voi - nucleareSette ragazzi si sono barricati dentro un rifugio anti nucelare. “Roba da matti”, direte voi. E invece “I pazzi siete voi”, rispondono loro dalla loro casa sigillata. Voi che pensate che il nucleare sia l'energia del futuro, che le centrali non diano problemi, che siccome ce l'hanno tutti ce le dobbiamo costruire anche qui in Italia. E allora, col supporto di Greenpeace, Alessandra, Pierpaolo, Luca, Giorgio, Silvio, Alice e Marco si sono barricati, proprio come se fosse scoppiata una centrale nucleare e si vivesse in pieno allarme atomico. Si sono chiusi nel rifugio, hanno scorte alimentari che non prevedono cibi freschi e da lì, comunicando con l'esterno solamente attraverso internet, portano avanti la loro protesta. Che però solo protesta non vuole essere, ma vuole anche sollecitare chi arriva in contatto con loro (e sono tanti, dai social network attraverso il loro sito web www.ipazzisietevoi.org), a firmare la petizione contro il nucleare.
 
Ci siamo incuriositi, abbiamo provato a contattarli e, rigorosamente via web, ci siamo fatti spiegare che cosa ci stanno a fare dentro una casa sigillata.
“Il nostro obiettivo principale è sollecitare le persone affinché si attivino per combattere un eventuale ritorno del nucleare in Italia, chiediamo la possibilità di votare il referendum e quindi siamo qui per cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica  riguardo”.
In effetti è scritto anche sul loro sito: “Non usciremo finché il referendum non cancellerà l'incubo nucleare”. 
Le comunicazioni, si diceva, solo attraverso internet che consente di avere un rapporto diretto con le persone, un dialogo. “Lo strumento principale è il nostro sito, pubblichiamo ogni giorno un diario su quello che facciamo, mettiamo online video, postiamo su Facebook”. 
E che cosa vi dicono? Cosa vi chiedono le persone che vi seguono sul web?
“Ci sostengono, manifestano apprezzamento per il fatto che qualcuno si attivi e cerchi di portare la loro opinione in pubblico. Ci chiedono che difficoltà troviamo a vivere in queste condizioni, con acqua e cibo razionati. La vita non è facile dove esplode una centrale nucleare”.
Qualcuno però fa anche domande un po' provocatorie, perché non sono d'accordo con queste iniziative, oppure non le capiscono, le considerano inutili. Ad esempio, sul profilo Facebook di Avoicomunicare, ci hanno proposto di chiedervi: ma che cosa pensate di dimostrare?
“Innanzitutto vogliamo dimostrare che molti italiani non sanno ancora, a circa venti giorni dalla data del voto, se ci saranno e quali saranno i referendum. Poi vogliamo dimostrare che esiste attualmente gente, come a Fukushima, che vive in queste stesse condizioni e vogliamo mostrare quanto può diventare difficile una giornata se per caso, senza averlo scelto, si abita vicino a una centrale nucleare”.
Ora però basta con le chiacchiere, che dentro il rifugio ognuno ha le sue cose da fare dettate dall'organizzazione del lavoro, ci sono i turni per pulire, cucinare, lavorare al computer. Rimane giusto il tempo per lanciare un appello e invitare le persone a firmare la loro petizione impegnarsi a votare sì al prossimo referendum del 12 e 13 giugno.
 

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