Quorum! Fumata bianca per i referendum

referendum quorumAlla fine il quorum è arrivato. Probabilmente le persone che ci speravano domenica mattina erano più di quelle che ci credevano, e le giornate delle votazioni sono state un susseguirsi di speranze, ogni intertempo, ogni rilevazione ha dato il via a una serie di deduzioni, di confronti, di calcoli per rafforzare la scaramanzia o per dare energia a una convinzione e alimentare la speranza. Quanto hanno contato internet e i social network in tutto questo? Difficile dirlo. Perché sicuramente al raggiungimento del quorum (che non accadeva dal 1995) hanno contribuito diversi fattori, dai drammatici incidenti di Fukushima, al clima politico nazionale, fino al definitivo inserimento del quesito sul nucleare tra le schede da votare. Alla fine anche i boicottaggi e l'infinita serie di ostacoli che si sono messi tra la campagna referendaria e il quorum si sono mostrati sterili, almeno  più sterili di quanto non sia riuscita a fare la rete di messaggi e di iniziative che hanno popolato i social network. Mentre inizia lo spoglio delle schede, infatti, una cosa si può già affermare: il web italiano segna un momento importante nella politica del nostro paese perché in questi referendum, come nei ballottaggi delle recenti amministrative, Twitter e Facebook sono stati un fiorire di iniziative tutte cresciute nel campo della corsa al quorum (e delle motivazioni per il Sì), politicamente schierate. Forse più di altre volte, ma quello che conta è che questa volta (alle amministrative come al referendum) il risultato finale va nella stessa direzione in cui tirava il vento del web. 
 
Il quorum c'è. Ora si può dire, dopo l'altalena delle rilevazioni che è stata un continuo crescendo. Oltre l'11% a mezzogiorno di domenica; alle 19 il Ministero dell'Interno diceva che si era superato il 40% e i commenti degli esperti erano tutto un confronto con gli andamenti dei referendum passati, calcoli e proiezioni facevano immaginare che il quorum sarebbe arrivato. La mattinata di lunedì era fatta di indiscrezioni e un nuovo colpo di teatro arrivava dal Viminale, con il Ministro Maroni che ad urne ancora aperte annunciava il raggiungimento del quorum. Un colpo basso secondo alcuni.
Ma appena arrivate le 15 i primi dati ufficiali parlavano chiaro.
Certo i social network non sono stati a guardare e sono stati un fiorire di iniziative e ashtag, come #iohovotato che ha registrato un notevole successo. Ma soprattutto Twitter e gli altri hanno tenuta viva l'informazione, perché se volevate sapere al volo le cifre sull'affluenza, che ci si poteva aspettare per il risultato finale e come si potevano confrontare i dati con i referendum passati, il modo più semplice era una ricerca su Twitter, un solo click ed eravate a contatto con le informazioni più aggiornate e, facendo un po' di attenzione, attendibili. Sì, a guardare i referendum la rete ha funzionato e i social network si sono mostrati qualcosa di più di semplice cazzeggio. Chi impara a utilizzarli bene ha una possibilità in più. Anche in politica.

Lun, 13/06/2011 - 16:12 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags: