
È uno stillicidio senza fine. Ogni giorno ce n'è una nuova a fare di questi referendum più una corsa a ostacoli che una tornata di voto. Oggi campeggia il tema delle schede degli italiani all'estero. La questione è facile da raccontare ma, sembrerebbe, difficile da districare. In sostanza, come sempre accade, gli italiani residenti all'estero consegnano le schede con il proprio voto al consolato italiano del paese di residenza. Queste schede sono quindi consegnate in anticipo rispetto a quando vengono recapitate nei seggi italiani. Sembra logico: il tempo di inviarle, di far votare, di raccoglierle e di farle tornare indietro disponibili per il giorno dello spoglio. Un giro del mondo, andata e ritorno. In poche parole: gli italiani all'estero hanno già votato i quattro quesiti sul referendum, solo che uno di questi è cambiato. Come saprete, il quesito sul nucleare è diverso da quello originale, ed è cambiato per effetto
del decreto omnibus e della
sentenza della Cassazione che ha riammesso il tema dell'energia alla consultazione.
Come conteggiare questi voti? Si possono sommare a quelli che si esprimeranno il 12 e 13 giugno? Oppure bisogna annullarli e far votare da capo queste persone? La risposta, ancora una volta, nascerà da un tribunale, per la precisione dall'Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d'Appello di Roma.
Dall'incidente di
Fukushima in poi, la storia della scheda grigia, quella dedicata al nucleare, non ha avuto per niente vita facile. Prima la moratoria del governo e la decisione di abrogare la legge per decreto, poi la riammissione del quesito, nel frattempo
la campagna di comunicazione istituzionale sui referendum che non partiva. Successivamente i telegiornali diramavano servizi con date false per le consultazioni elettorali.
E adesso che può succedere? Gli scenari possono essere diversi. Uno, il più semplice, è quello di chi sostiene che
basterebbe sommare le schede di chi ha già votato all'estero con quelle che saranno riempite il 12 e il 13 in Italia. C'è chi dice di
non considerare il voto degli italiani all'estero nel conteggio del quorum. Addirittura c'è chi dice che chi vive fuori dal paese non ha alcun interesse nella materia dei quesiti e quindi
il loro voto è "un'enorme assurdità". Ma potrebbe anche darsi anche il caso che che i nostri connazionali che risiedono in un altro paese debbano votare in un secondo momento. In ogni caso, è prevedibile che una pioggia di ricorsi inondi i risultati del referendum.
È tutto molto complicato, e in rete non mancano di sollevarsi voci di indignazioni che potremmo racchiudere nelle parole di
Gianni Riotta:
“Temo mi abbiano fregato il voto ai referendum: che pena, che caos”.