A Fa' la cosa giusta, internet e la sostenibilità al femminile
Abbiamo chiesto a GreenKika di raccontare la fiera della sostenibilità secondo il parere di un'eco blogger.
Durante Fa' la cosa giusta, che si è svolta a Milano dal 30 marzo al 1° aprile 2012, fra i tanti laboratori e convegni ideati per un pubblico eterogeneo, c'è stato anche l'incontro organizzato da Organyc: Pink is the new Green.
Nell'ambito della sostenibilità al femminile le oltre 15 blogger donne si sono susseguite con i loro interventi, e hanno toccato temi che spaziano dalla decrescita, all'autoproduzione dei cosmetici e detergenti, all'essere mamma a basso impatto, alla moda, il riuso, il riciclo creativo e le scelte alimentari.
In un'ora e mezza insieme a Organyc, brand di assorbenti biodegradabili e di cotone biologico, mamme blogger come BabyGreen, Mestiere di mamma e Ecomestruazioni, blogger vegane come Kia e NevaNevae, blogger per la decrescita come Idee Tascabili, MadreTerra's weblog, Letizia Palmisano, Recreathing, Ecosentiero e molte altre, moderate da Simona Falasca, direttrice di Greenme, hanno incontrato un pubblico non solo femminile per scoprire i vantaggi dell'essere donna al giorno d'oggi in un mondo che si sta orientando alla sostenibilità, e per la quale le donne sembrano essere più portate.
Claudia Selvetti, in rete GreenKika, ha partecipato come eco blogger leggendo un pezzo tratto da un post scritto nel blog Vita a impatto 1, un resoconto della vita ecologica vissuta e raccontata per tutto il 2011. Eccone un pezzo.
"In questo anno le domande più frequenti sono state: come sta cambiando la tua vita? cosa succederà dopo? qual è stato il sacrificio più grande e quale la scelta più difficile? dove trovi il tempo? quali sono i primi passi per essere eco? Quello che ho risposto più o meno sempre è che mi sento sempre la stessa pur continuando a cambiare.
In questo anno di vita green ho scremato gran parte dei miei presunti bisogni per vivere più lentamente: anche la spesa diventa una novità quando si va alla ricerca di prodotti con determinate caratteristiche (a km0, biologico, senza conservanti, vegano o vegetariano, non industriale, cruelty-free ecc.).
Ho sperimentato nuove ricette di cibi e cosmetici, detergenti e detersivi, ho conosciuto persone nuove e forse qualcuna di queste è cambiata un pochino grazie a me. Ho conosciuto un po’ di più i miei “tempi di apprendimento” delle buone abitudini e di riduzione di quelle cattive, ho cominciato a imparare l’attenzione alle piccole cose e al risparmio di denaro, acqua ed energia, a riconoscere il valore del silenzio, del tempo libero, della condivisione, del rispetto e il dispetto per le regole, dell’assertività, del dolore e della felicità semplice.
I primi passi per diventare eco partono da uno scuotimento di coscienza. A un certo punto ci si accorge che ci sono cose più importanti del nostro egoismo e della pigrizia e le possibilità sono due: o ci si strugge o ci si dà da fare. Meglio darsi da fare.
Ma lo possono fare tutti? Sì. La vita ecologica può essere come un gioco in cui tutti vincono [...] Poi il resto vien da sé. Cambia la percezione degli oggetti e delle spese, cambia il modo di osservare gli altri e di comportarsi nel mondo. Cambia tutto, e cambiano anche gli altri intorno. Trasmettere un buon esempio con una semplice azione come raccogliere un rifiuto da terra è così semplice da fare quasi spavento. Che sia senso di colpa o empatia, negli altri si scatenano reazioni più o meno vaste, in grado di focalizzare l’attenzione sulle piccole, preziose cose che impattano sulle nostre coscienze e sull’ambiente ogni giorno."
Fonte: La mia vita a impatto 1 non finisce qui

Ma qual è il pensiero di chi promuove uno stile di vita che prevede la rinuncia agli sprechi senza rinunciare alla felicità?
In una fiera in cui tutto è volto all'etica ambientale e sociale, ma la parola d'ordine è "Spendi", non si può prescindere dalla necessità di pensare che il non consumo sia meglio del consumo: scegliere l'usato e il riciclato, mangiare vegetariano, investire in beni immateriali come le adozioni a distanza o il rimboschimento delle foreste, gli aiuti umanitari e le iniziative per la raccolta differenziata e la mobilità dolce, sono cose che un vero ambientalista farebbe.
Rinunciare agli sprechi, ai presunti bisogni che spesso si riparano dietro uno schermo di apparente sostenibilità come auto meno inquinanti o abiti più biologici, è forse la giusta via per opporsi allo sviluppo sfrenato, rallentare i ritmi della vita e godersela davvero, senza tutti quei comfort che non rendono affatto l'esistenza più confortevole, ma soltanto "meno peggio".
In questo senso le donne hanno una marcia in più, in quanto hanno nella potenzialità della maternità, anche il seme per dare forma a una società più giusta, meno consumistica, più rivolta al naturale e alle cose sane, perché questo mondo così martoriato possa riprendere fiato.
Voi che ne dite?
Claudia Selvetti
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Foto: Organyc Italia


