CARTELLINO ROSSO #5 - L’Aquila e la ricostruzione dopo il terremoto
6 aprile 2009 - La terra trema in Abruzzo. L’Aquila viene devastata e 56 piccoli comuni della provincia vengono praticamente rasi al suolo. Muoiono 309 persone, tra cui molti studenti universitari meridionali, che da lì a poco sarebbero partiti per ricongiungersi alle loro famiglie in occasione di Pasqua.
Rimangono ferite 2000 persone. Le nefandezze degli imprenditori edili, le responsabilità dei politici, nonché lo scandalo in cui finisce il commissario straordinario della Protezione civile, Guido Bertolaso, sono fatti di cronaca. Nera almeno quanto quella del lutto della città per le vittime e il magnifico patrimonio culturale profondamente danneggiato.
6 aprile 2012 - Tralasciamo i dati sulla ricostruzione e chiediamoci cosa piuttosto cosa c’è dietro quei dati.
La disgregazione sociale - Cosa succede in città? Quale città?
La parola d’ordine è delocalizzazione. Il centro è sbarrato, chi vi abitava è stato trasferito nelle 19 new town costruite nelle zone periferiche. Il 'Piano case' ha funzionato. Ha dato un tetto in tempi rapidi e a costi ridotti alla popolazione sfollata, ma non è andato oltre.
Non esistono posti di riferimento, di ritrovo per la collettività.
L’unico punto d’incontro sono i centri commerciali, dove effettivamente gli adolescenti si danno appuntamento. Le mamme hanno un unico parchetto striminzito dove portare i figli a giocare. La vita culturale è inesistente. Un solo cinema multisala anima la scena e la rinomata compagnia teatrale aquilana è costretta a esibirsi in una sala di ripiego da quando il Teatro principale, in piena zona rossa, è inagibile. I servizi principali sono assicurati, ma poco affidabili. Un esempio. Il reparto di oftalmologia è ospitato da tre anni nella Caserma della Guardia di Finanza, in un container.
Lo scorso inverno le tubature dell’acqua sono gelate e per giorni non è stato possibile effettuare alcun intervento chirurgico.
La disgregazione economica - Cosa succede sul lavoro? Quale lavoro?
Gli unici annunci di lavoro che circolano cercano giovani con poche pretese da impiegare in call center. Le imprese edili e tutto l’indotto aspettano che i cantieri per il grosso della ricostruzione e ristrutturazione partano davvero. Ma il centro de L’Aquila è fermo. Il problema principale è definire quali edifici vanno abbattuti per poter poi avviare i lavori su quelli da restaurare. Peccato che non ci sia, per ora, un accordo condiviso sul piano d’intervento urbanistico: ogni parte politica dice la sua e non è stato istituito un ente super partes con potere decisionale.
Per quanto riguarda il commercio, i negozi al dettaglio che erano in centro sono stati chiusi, chi ha trovato posto nei centri commerciali sorti qua e là, fa soldi a palate, chi ha cercato altre location o paga affitti astronomici, oppure ha chiuso. Le Pmi e gli artigiani che hanno resistito fino ad ora anticipano il denaro per poter proseguire le loro attività, sperando che un girono o l’altro gli incentivi promessi arrivino davvero.
6-7 maggio 2012 - Sono addirittura 20 le liste dei candidati al Consiglio comunale dell'Aquila, acquisite finora dal Municipio per le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012.
I proclami sono tanti, ma a chi credere? Da tre anni a questa parte, di fronte all’impoverimento socio-economico del territorio, nessun politico si è preso la briga di risvegliare l’anima della città. E nessun cittadino si è preso la briga di aggregare la società civile attorno a un piano di auto-ricostruzione perlomeno sociale. Anzi, pare che in circa 10.000 se ne siano andati. Gli altri, recuperata una qualità di vita accettabile, si lamentano senza provare un brivido d’orgoglio.
Perché?
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