Il caso dei sacchetti biodegradabili e del decreto Milleproroghe in Italia

Plastic bagIn un solo anno la messa al bando dei sacchetti di plastica ha provocato importanti cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, i quali ne hanno dimezzato l'uso a favore di sporte riutiliuzzabili e sacchetti di carta.

In precedenza l'Italia deteneva il record europeo nel consumo di sacchetti di plastica, e questo progresso è diventato il fiore all'occhiello del paese in campo ambientale, secondo l'Unione Europea.
Ma la messa al bando di buste di plastica, inserita fra le voci del Milleproroghe, un decreto volto a prorogare o risolvere disposizioni urgenti entro la fine dell'anno in corso, a pochi giorni dalla fine del 2011 è letteralmente sparita.
La causa di questa sparizione è nella protesta attuata da circa duemila piccole aziende che con il 2012 sarebbero dovute passare alle bioplastiche ma che hanno invece spinto perché il Ministero dell'Ambiente eliminasse la norma. Con questo rinvio è stata in qualche modo garantita la sopravvivenza di tutte le piccole imprese che vivono delle forniture dei negozi e dei mercati, che ancora utilizzano sacchetti in plastica.
Il Mnistero chiarisce tuttavia che quanto uscito dal Milleproroghe rientrerà tramite un emendamento o un decreto ad hoc, in quanto è grave e dannoso non solo per l'ambiente ma anche per l'immagine stessa dell'Italia aver rimandato la norma per tutelare i ventimila lavoratori delle piccole imprese coinvolte.

Fra i tanti modi per aggirare la messa al bando dei sacchetti in plastica, nel 2011 è entrato in commercio anche un tipo di sacchetto in apparenza biodegradabile ma in realtà composto di polietilene e additivi chimici che non rispetta i criteri di biodegradabilità definiti dalla EN 13432: i consumatori, convinti di utlizzare sacchetti compostabili, ne usano invece di non compostabili né biodegradabili e quindi dannosi all'ambiente tanto quanto i precedenti.

È importante quindi che i provvedimenti legati a questo tema siano messi in atto in modo che il consumatore per primo sia certo di conoscere i materiali di cui sono composti i sacchetti, e che in tempi brevi i negozi e gli ambulanti, e non solo i grandi centri commerciali (che già dall'inizio del 2011 avevano fatto lo switch da plastica a bioplastica), si adeguino a queste norme, senza se e senza ma.

Se il problema principale sta nel fatto che migliaia di dipendenti potrebbero trovarsi senza lavoro, proviamo a paragonare questo pensiero all'idea di un mondo in cui le industrie che producono bombe dovessero chiudere. Sarebbe un deterrente il lasciare a casa milioni di lavoratori?
No, sarebbe una forte spinta a creare nuove professioni e a cambiare il mercato, proprio come quando i pc hanno sostituito le macchine da scrivere o la stampa digitale ha sostituito quella analogica.

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