L'incidente della Costa Concordia e l'inammissibile errore umano

Costa ConcordiaA pochi giorni dagli sviluppi sull'incidente della nave Rena (arenata in ottobre al largo della Nuova Zelanda e ora spezzata in due parti), causa dell'ennesimo disastro ambientale, si consuma una nuova tragedia.
Questa volta nelle placide acque del Mediterraneo dove, nei pressi dell'isola del Giglio, una nave da crociera, la Costa Concordia, si è incagliata nella notte di venerdì 13 gennaio, rovesciandosi e causando centinaia di vittime fra morti, dispersi e sopravvissuti.

Ancora una volta la causa non è una causa naturale, bensì un errore umano, che in questo caso ha visto una semplice manovra di routine (quella di navigare vicino alla costa per salutare gli isolani) trasformarsi in un episodio del tutto simile a quello del Titanic, con la triste fortuna di essere capitato a poco più di 150 metri dalla costa.


Le ore trascorse dal momento in cui la chiglia della nave si è schiantata contro uno scoglio sono state un misto fra panico e disorganizzazione generale per i passeggeri, il caos totale, aggravato dall’impreparazione ad agire in caso di emergenza da parte del personale e dimostrata anche dalla richiesta di soccorso emessa con molto ritardo.
Dulcis in fundo, la patetica e gravissima fuga del capitano della nave, dove - per dovere professionale e morale - sarebbe dovuto restare sino all'ultimo superstite recuperato.


Un incidente sconcertante, di cui la compagnia di crociere dovrà rispondere sotto tanti aspetti, tra cui quello ambientale.
Il recupero del relitto sarà un’operazione assai delicata, perchè sarà necessario aspirare tonnellate di carburante dal serbatoio, operazione che implica il rischio di sversamenti non facili da contenere dalle squadre anti-inquinamento, che dovranno agire tempestivamente poiché la nave sta già perdendo liquidi.

Con l'incidente, un grosso danno è già stato fatto: i fondali delle acque dell'isola di Giglio sono stati devastati dall’impatto e Legambiente non ha mancato di sollevare la questione sul traffico delle grandi navi commerciali e passeggeri.
La tutela dell'ambiente, e in particolare delle aree protette, è responsabilità di tutti, e il comandante della nave dovrà rispondere anche di questo.
Molte emittenti televisive in tutto il mondo hanno divulgato la notizia e probabilmente non perderanno l’occasione per rendere ancor più grottesca la caricatura dell'Italia e degli italiani "visti da fuori".


Ma come possiamo dare un'immagine positiva e costruttiva del nostro paese, se noi stessi non pretendiamo con la determinazione dovuta il rispetto delle norme di sicurezza, la tutela delle persone e dell'ambiente, la qualità dei servizi?

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