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Ponte sullo Stretto: le associazioni ambientaliste unite in conferenza a Roma

Ponte sullo stretto di Messina66 milioni di euro pubblici, più altri 56 milioni per il progetto esecutivo con la possibilità di penali fino a 425 milioni di euro.

Questi, in sintesi, i numeri del rischio Ponte sullo Stretto, esposti il 20 dicembre a Roma in una conferenza stampa indetta dalle associazioni ambientaliste italiane per lanciare un appello al Presidente Mario Monti: "Questo ponte non s'ha da fare!".


WWF Italia, Fondo Ambiente Italia, Legambiente, Italia Nostra sono solo alcune delle associazioni ambientaliste che si sono riunite in conferenza a Roma presso l'ex hotel Bologna per spiegare, in un documento di 245 pagine, gli errori, le lacune e i rischi del progetto statale per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, un'opera che già ha richiesto un esborso di 66 milioni di euro in fondi pubblici e che rischia di togliere alle casse del mezzogiorno altri 481 milioni qualora aprissero i cantieri, oltre all'inevitabile e drammatico danno per l'ambiente.



Cosa non va nel progetto
Sotto accusa è la liceità del progetto secondo quanto stabilito dalla procedura speciale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le opere strategiche, non rispettata per motivi di ogni genere e perciò da considerarsi non valida.


In primo luogo, fanno notare i trenta esperti consultati, non sono menzionati e considerati i cambiamenti subiti dal progetto nel corso del tempo, riguardanti tanto lo svilupo verticale, che porta le torri della struttura a circa 400 metri rispetto ai 382,6 inizialmente previsti, quanto l'orientamento lineare, che subisce impreviste modifche ad ancoraggi, fondazioni e sostegni.


Manca poi all'appello il Piano Economico Finanziario, previsto e necessario secondo l’Allegato XXI, dal Codice degli Appalti, Dlgs n. 163/2006, e dall’art. 4 della Legge Finanziaria 2004, legge n. 350/2003. Lo scenario appare tanto più surreale se si tiene presente un investimento di 8,5 miliardi, pari a mezzo punto di Prodotto Interno Lordo. I motivi sono forse da ricercarsi nelle previsioni di traffico stimate per lo stretto di Messina, che senza mezzi termini rivelano che di questo ponte non c'è bisogno. Con un tasso di decrescita pari al 2,6% annuo infatti, ci sarebbe da aspettarsi un utilizzo dell'opera a pieno regime pari all'11% della sua capacità complessiva, per uno squilibrio enorme tra costi e benefici.


Un impatto insostenibile

Non è da sottovalutare, poi, l'impatto ambientale dell'intervento, previsto in un'area situata in due Zone di Protezione Speciale che si trovano in corrispondenza di una delle più importanti rotte del Paleartico occidentale per la migrazione di uccelli e utilizzato anche per il passaggio di cetacei e di svariate specie di pesci pelagici. Per quanto riguarda la salvaguardia delle prescrizioni paesaggistiche il sospetto è quello di una violazione del Codice dei Beni Culturali. Al tutto va ad aggiungersi anche la non considerazione dell'effetto che potrebbe avere sullo stretto una paratia verticale di 1,5 milioni di metri quadri senza contare 40 km di opere connesse.


Tutto qui? Non proprio. Dulcis in fundo vengono i rischi sanitari e idrogeologici: le varie relazioni non contengono in realtà alcun elemento utile per valutare tali rischi, ma la mancanza di un piano sullo smaltimento dei 14 milioni di metri cubi di terra e materiali da scavo dovrebbe far riflettere. La quantità indicata è circa il doppio di quanto lasciato intendere negli studi preliminari e le zone indicate per il riempimento sono tutte aree delicate e dal precario equilibrio idrogeologico, secondo il parere del Genio Civile di Messina. Il progetto presenta, infine, un piccolo, enorme mistero: la scomparsa degli studi degli esperti di una faglia collocata poco fuori l'abitato di Villa San Giovanni: un rischio concreto ed enorme in una zona con abbondante attività sismica.



La richiesta a Monti
Per denunciare il progetto si sono avvicendati ai microfoni Stefano Lenzi, responsabile Ufficio relazioni istituzionali del WWF Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Nicola Caracciolo, vicepresidente Italia Nostra; Raniero Maggini, vicepresidente WWF Italia e Costanza Pratesi, responsabile Ufficio ambiente e paesaggio FAI.


Le richieste espresse dalle associazioni sono le stesse che accompagnavano il 10 novembre la diffida inviata al Ministero dell'Ambiente, cioè che il Presidente Monti, in quanto coordinatore del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, faccia sì che il CIPE cassi il progetto del ponte, ponendo serie condizioni perchè Eurolink, cioè il general contractor non possa avanzare richieste per compensi o pretese, limitandosi al pagamento delle spese sostenute finora da parte di Stretto di Messina S.p.A. 
L'altro appello lanciato dalle associazioni unite è quello relativo all'approvazione di un ampio piano nazionale di mobilità che sostituisca la Legge Obiettivo, evidenziando e creando le opere realmente necessarie allo sviluppo e alla vita del paese.


Il paragone in effetti dà da pensare: da una parte, il completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento delle ferrovie siciliane, la SS106 Ionica. Dall'altra, un progetto pericoloso e non analizzato a fondo che lo scorso ottobre è stato persino cancellato dal TEN-T, il core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee di trasporto che l'Unione Europea conta di vedere ultimate entro il 2030.

Voi su cosa scommettereste?


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