Nuova Zelanda: febbre All Black, petrolio sulla barriera corallina




Ci risiamo. Certe volte sembra proprio che non si impari mai dal passato. Anche molto recente, se è vero che sono ancora freschi i ricordi della Nigeria e del Golfo del Messico. Torniamo a parlare di una nuova perdita di petrolio che sta danneggiando gravemente le coste marine e dai media e dalla voce di esperti vengono frasi che, in circostanze come queste, suonano come un ritornello drammaticamente comune: è il peggior disastro ambientale che il paese abbia affrontato negli ultimi anni.

Stavolta la scena della catastrofe ecologica è un'isola nel nord della Nuova Zelanda. Mentre tutto il paese è in fibrillazione per gli All Blacks, la nazionale di rugby data per favorita alla vigilia delle semifinali dei mondiali ospitati proprio dalla terra dei maori, un cargo battente bandiera liberiana si è incagliato sulla barriera corallina e sta riversando 350 tonnellate di carburante dal serbatoio nel mare e sulle coste, finora incontaminato habitat di una fauna popolosa. Ci si è messo anche il cattivo tempo a ritardare le operazioni che avrebbero aspirato il carburante contenuto nei 236 metri di serbatoio.

Ma sembra che il peggio debba ancora venire. La Rena, questo il nome dell'imbarcazione, infatti, continua ad inclinarsi e si fa sempre più concreto il rischio che possa affondare, trasformando così la tragedia in una vera e propria catastrofe. L'area, finora incontaminata, è infatti popolata, come ricorda il Wwf da migliaia di esemplari di puffini, procellarie e sule, oltre che da centinaia di pinguini blu che rischiano seriamente di morire in conseguenza della fuoriscita di carburante dalla nave.

Nel frattempo il capitano filippino del cargo porta container è stato fermato dalle autorità locali e incriminato di “aver gestito la nave in modo da provocare pericolo o rischio non necessario”.