Durban, il vertice sprecato
Alla 17° Conferenza Onu sul clima si firma l’estensione del Protocollo di Kyoto sino al 2015, ma anche l’uscita dall’accordo dei big dell’inquinamento
Dopo il vertice di Durban è grande la delusione da parte di ambientalisti, ONG e tutte le popolazioni colpite da fenomeni atmosferici allarmanti: nessuno di loro crede che le decisioni approvate siano adatte per guarire la Terra dai suoi mali, primo fra tutti le emissioni di combustibili fossili.
Durante la 17a Conference of the Parties to the UNFCCC (COP17), insieme alla 7a Conference of the Parties serving as the Meeting of the Parties to the Kyoto Protocol (CMP7), si è giunti, secondo Wwf, Greenpeace e Legambiente, a un "accordo su base volontaria che ci farà perdere altri dieci anni", nonostante l'urgenza di fermare la vorticosa ascesa verso l'esaurimento del carbon budget.
Pochi e deludenti, infatti, i risultati ottenuti dopo questa faticosa settimana, conclusasi l’11 dicembre: l'istituzione del fondo verde per il clima (Green Climate Fund) per aiutare i paesi in via di sviluppo a sostenere le azioni contro il riscaldamento globale e proteggere le coste delle piccole isole dall'innalzamento dei livelli degli oceani e per limitare i danni delle alluvioni nel sud-est asiatico, e gli accordi non vincolanti e non estesi a tutti i paesi industrializzati a partire dal 2020.
Tutto per cercare di arginare il problema del surriscaldamento globale che le emissioni causeranno se non si farà qualcosa: un aumento delle temperature superiore ai 2°C è una soglia che determinerà il punto di non ritorno e potrebbe causare danni irreparabili al nostro pianeta. Secondo le previsioni dell’AIE (Agenzia internazionale dell'energia) il rapido incremento delle emissioni di anidride carbonica dovute all'impiego di combustibili fossili (petrolio, carbone e gas) causerà lo sforamento del carbon budget entro il 2017".
La situazione si fa quindi sempre più drammatica.
In questo scenario, i giochi strategici delle grandi potenze e di quelle emergenti sembrano definiti: da una parte USA, Giappone, Russia e Canada che si tengono fuori dal protocollo di Kyoto e che non sono vincolati dalle decisioni prese durante il vertice e, dall'altra parte, Cina, India e paesi in via di sviluppo con la forte intenzione di ridurre le emissioni.
In ogni caso, quasi dieci anni per arrivare ad attuare l'accordo sono troppi rispetto alla velocità con cui il clima sta cambiando.
Che si tratti dell'ennesimo pretesto per evitare il problema?
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