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"Clean energy is patriotic", il Pentagono sceglie le energie rinnovabili

solare militareEcologia è sinonimo di pacifismo? Neanche per sogno, almeno a leggere quanto documenta un approfondito report del Pew Project on National security, Energy e Climate significativamente intitolato “Dalle caserme ai campi di battaglia: l'innovazione dell'energia pulita e le forze armate americane”.

Obiettivo monitorare in profondità la trasformazione verde di quella che fino a oggi è una delle istituzioni che consumano più energia al mondo: il Pentagono e il complesso della macchina bellica Usa.

Altro che figli dei fiori: pensiero verde, energie alternative, riduzione dei consumi del petrolio, si scrollano di dosso la patina un po' di diffidenza per entrare come un asset fondamentale anche nei ragionamenti del Dipartimento della difesa, innanzitutto perché molte cose sono cambiate da quando si poteva utilizzare un “mare di petrolio proveniente dal Texas” per battere l'Asse e i nazisti.

Per esempio, se mezzo secolo fa la stima del consumo giornaliero di petrolio per ogni militare Usa era di 5 galloni, nel 2009 è schizzata a 22 galloni pro capite. Un costo insostenibile. Oggi l'interdipendenza globale da produttori esterni e la volatilità dei prezzi hanno spinto la più costosa macchina da guerra contemporanea a rivolgersi altrove e a cercare nuovi fonti energetiche compatibili con i costi enormi.

«Proprio in quanto grandissimo consumatore di energia – spiega Phyllis Cuttino direttrice del Pew Project on National security, Energy e Climate – il Dipartimento della difesa può modellare il futuro energetico dell'America. I militari possono essere un esempio anche l'industria a investire nelle energie rinnovabili». 

A partire dall'esperienza maturata nelle guerre in Afghanistan e in Iraq il Dipartimento della difesa sta ripensando le proprie strategie energetiche con l'obiettivo di ridurre la domanda di carburante dai fronti di guerra aperti per le operazioni di combattimento.
In questa direzione va la crescita degli investimenti sulle energie alternative che sono saliti del 300% nel triennio 2006/9, passando da 400 a 1200 milioni di dollari con un aumento che, si prevede, arriverà ai 10 miliardi annui nel 2030. L'obiettivo è arrivare al 25/25, produrre per 2025 il 25% dell'energia prodotta da fonti rinnovabili.

Più che una preoccupazione per l'ambiente e per lo stato del pianeta, quella dei militari Usa è una questione di soldi. Clean energy is patriotic recita la chiamata all'azione del Pew spingere i cittadini a intervenire: «scrivete ai vostri rappresentanti in Congresso per supportare leggi sull'energia pulita che produrranno lavoro, aumenteranno la sicurezza nazionale, ridurranno la dipendenza da petrolio e da carbone provenienti dall'estero». Insomma, il fine giustifica i mezzi.

 

 

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