Gli elettori sardi hanno piazzato un uno-due perentorio alla pianificazione nuclearista prima superando abbondantemente il quorum, fissato al 33%, portando alle urne quasi il 60% degli aventi diritto; e poi, a spoglio avvenuto, il secondo colpo deciso e chiaro: i sì, la voce dei contrari, ha superato il 97% delle schede valide.
È un risultato che pesa, soprattutto
alla luce della recente decisione della Consulta che ha affermato e ribadito che il consenso delle regioni è determinante per la localizzazione degli impianti nucleari, e senza consenso il governo non può decidere di piazzare una centrale.
Ora resta da vedere quanto questo risultato possa fare da locomotiva per il quorum del 12 e 13 giugno quando la scelta sul nucleare potrebbe riguardare la strategia energetica nazionale, e non solo il parere di una singola regione.
Ma di nucleare si continua a parlare anche all'estero, dove l'effetto Fukushima non si spegne. Come in Germania, ad esempio, dove è appena stato reso pubblico
un rapporto sulla sicurezza delle centrali nucleari attive a diversi fattori di rischio; gli esiti probabilmente non stupiranno i lettori, ma sono abbastanza preoccupanti, visto che ad esempio nessuno dei 17 impianti tedeschi potrebbe garantire sicurezza in caso di incidente aereo.
Notizie non positive in tema di sicurezza arrivano anche dagli Stati Uniti, dove la
Nuclear Regulatory Commission ha recentemente rilevato seri problemi negli equipaggiamenti di numerosi impianti ed ha affermato che nelle centrali statunitensi non si è prestata sufficiente attenzione ai problemi che potrebbero intercorrere in caso di incidente nucleare e che potrebbero affliggere aree circostanti alle centrali, esattamente come è successo a Fukushima.
Il nucleare, quindi, non sembra affatto un argomento esaurito e, mentre in Italia si aspetta di sapere le sorti del referendum, il dibattito continua in tutto il mondo e punta l'attenzione sulla questione delle questioni: la sicurezza.