Si può riscrivere l’economia del cibo?
Il mondo è diviso fra denutriti e ipernutriti: il Sud del mondo soffre la fame e la sete mentre i paesi sviluppati patiscono gli eccessi alimentari e le malattie che ne conseguono, i danni del consumismo e dell'industrializzazione del cibo e della vita stessa. Come possiamo trovare più equilibrio?
Franca Roiatti, nel libro La rivoluzione della lattuga, indica il viaggio da fare per ritrovare il piatto perduto, il legame con le risorse del pianeta e anche con se stessi. La parte obesa del pianeta, quella della sovrabbondanza, degli eccessi e degli OGM ha perso gradualmente il contatto con la terra, gli animali e con il significato del cibo. Eppure dovremmo ricordarci che il cibo non è solo alimentazione, ma la nostra fonte di energia e di salute, ci ricorda chi siamo e da dove veniamo.
Esistono 800 milioni di contadini urbani che coltivano tra il 15 e il 20% del cibo consumato in tutto il pianeta. Sono concentrati soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ma sono sempre di più i giovani e le famiglie che nei paesi del Nord del mondo vogliono riconquistare gli spazi delle città e ripensare al rapporto con ciò che mangiano. Negli Stati Uniti dal 1998 al 2009 il numero dei farmer's market è passato da 2700 a più di 5200, in Italia nel 2010 il numero dei mercati Coldiretti è cresciuto del 28%, i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)che si organizzano in varie formule per comprare direttamente dai produttori si moltiplicano e sono ormai oltre 2500 negli USA, 1500 in Francia, altrettanti in Italia.
Il mercato del cibo, dalla commercializzazione delle sementi alla distribuzione dei prodotti commestibili è in mano a poche potenti multinazionali e grandi catene di supermercati. Un sistema globalizzato che ha tagliato il prezzo di quello che mettiamo nei piatti. Ma a quale costo? Nei paesi avanzati ci si ammala di cibo e si sprecano tonnellate di alimenti, mentre nei paesi poveri quasi un miliardo di persone continua a morire di fame. La Terra è esausta anche a causa dell’agricoltura che si nutre di petrolio, risorsa scarsa e inquinante.
Perpetuare questo modello non è sostenibile. Lo dichiarano da tempo scienziati, visionari e attivisti. Ma soprattutto lo capiscono sempre più le persone comuni.
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