L'Europa si divide sul nucleare. Già subito dopo Fukushima le posizioni dei principali membri dell'Unione si delineavano in maniera chiara: Francia e Gran Bretagna convinte sul nucleare, l'Italia sospesa tra moratoria e referendum, la Germania chiuderà l'ultimo reattore nel 2022. Nel frattempo, in piena Europa ma fuori dall'Unione, anche la Svizzera ha deciso di intraprendere il suo cammino di uscita dal nucleare. La notizia è ufficiale: i test per verificare la sicurezza delle 143 centrali su territorio dell'Unione Europea prendono il via con l'inizio di giugno. Si tratta di sistemi di valutazione stabiliti dalla Commissione europea e che tengono conto di quanto gli impianti siano capaci di fronteggiare sia calamità naturali (come terremoti fino a magnitudo 8) che rischi prodotti dall'attività umana (come ad esempio possibili incidenti aerei). Un discorso a parte, invece è dedicato alla questione degli attacchi terroristici su cui, come scrive il quotidiano britannico Guardian, Gran Bretagna e Francia hanno esercitato pressioni affinché non venissero inclusi tra i parametri dei test. Ipotesi di dirottamenti aerei sulle centrali o esplosioni di bombe, insomma eventi di natura terroristica spettano alla valutazione di esperti di sicurezza nazionale e non a chi si occupa di energia nucleare, questa la posizione sostenuta principalmente dai britannici appoggiati dai francesi, le cui pressioni hanno avuto la meglio. Gli stress test partiranno senza includere questi casi citati e potremmo avere conoscenza dei risultati intorno ad aprile dell'anno prossimo. Da sottolineare però, dice ancora il Guardian, che la Commissione non ha il potere di chiudere le centrali nucleari, ma questa decisione dipenderà dalla pressione dell'opinione pubblica una volta che gli esiti dei test saranno noti.