Google, il gigante che divora energia

googleplexSe 2,6 milioni di megawatt/ora consumati in un anno vi sembrano tanti, chiedete a Google, e vi spiegherà perché consumi elettrici di tale portata fanno del gigante del web un'azienda verde e sostenibile.

A tanto ammontano infatti i consumi della società di Mountain View nel corso del 2010,  cifre necessarie al fabbisogno elettrico di oltre 200mila abitazioni o 41 Empire State Building, il tutto per 1,46 milioni di tonnellate di CO2 emesse in dodici mesi. 
Sembrerebbero cifre da far suonare le sirene di allarme gas serra, eppure Google le ha rese note con un obiettivo specifico: far comprendere al mondo che, se letti nel giusto contesto e nei dovuti modi, questi numeri fanno di tutto quello che gira intorno al motore di ricerca più famoso del mondo un'attività attenta ai consumi energetici nel rispetto della sostenibilità ambientale. 
Basta ribaltare il punto di vista e, invece di guardare alla domanda generale di energia prodotta dall'intera azienda, analizzare i consumi per singolo utente.

Si scopre così che un mese di servizi Google per ciascun navigatore della rete equivale al consumo di una vecchia lampadina da 60 W accesa per tre ore; 3 giorni di Youtube richiedono l'energia equivalente a realizzare, confezionare e distribuire un solo dvd, mentre un anno di Gmail richiede meno energia di quanto non ne sia necessaria a bere una bottiglia di vino, infilarci dentro un messaggio in un un pezzo di carta e abbandonarla nell'oceano.
 

Basta saper leggere i numeri e non farsi prendere troppo dagli aspetti apparentemente più eclatanti. Ma non solo. La polemica che riguarda il cloud computing e quanto questa attività si inquinante non è  nuova. Tutte le applicazioni che rendono avvincente il web 2.0 e che spingono il mercato dei tablet e degli smartphone sono possibili grazie a enormi data center, palazzi dove abitano supercalcolatori che fanno girare i bit a velocità vertiginose. E che richiedono una enormità di energia elettrica.

Tutto vero, dice Google, ma è anche vero che i loro data center utilizzano tecnologie all'avanguardia per l'efficienza energetica (a breve ne sarà inaugurato uno nuovo in Finlandia), che l'azienda utilizza edifici e veicoli ecologici e, soprattutto, investe in rinnovabili e risparmio energetico in maniera consistente. Pannelli solari fioriscono sui tetti e sui parcheggi di Googleplex, il quartier generale in California, milioni di dollari sono stati investiti in ricerca e sviluppo di tecnologie per l'energia verde.

Tutta questa iniziativa, insomma, sembra una mossa nell'ambito di una strategia di comunicazione che mira a rendere rilevante le iniziative di Google volte a rendere più sostenibile i loro servizi cloud in un'ottica che consideri tutte le attività dell'azienda, compresi i servizi per i dipendenti come i bus navetta che tagliano le emissioni che sarebbero prodotte dalle singole auto per raggiungere il posto di lavoro.

Stando a quanto calcolato da Greenpeace nell'edizione 2011 del rapporto “How dirth is your data”, lo studio che analizza l'impronta di carbonio dei principali protagonisti del cloud computing, gli sforzi del marchio californiano non bastano raggiungere la vetta della classifica delle prime dieci tra le più importanti cloud company al mondo (dominata da Yahoo! e con Apple fanalino di coda), ma le cose si muovono rapidamente nel mondo dei bit e la comunicazione, oltre che gli investimenti, può far fare passi da gigante.

 
Immagine di runJMrun