Passata lo scorso 11 ottobre, la legge che da oggi in Francia vieterà di indossare nei luoghi pubblici qualsiasi velo che impedisca di riconoscere la persona che lo sta portando, è una legge precissima, che non lascia spazio ai malintesi. Un vademecum, in alcuni punti contestatissimo, su tutte le varianti con cui è (e non è) possibile abbigliarsi quando si è tra la gente, e che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha voluto fortemente. Tanto da dichiare, all'indomani dell'approvazione "Il burqa non è un simbolo religioso ma è un simbolo di oppressione. Non è benvenuto in Francia".
Vietata, dunque, qualsiasi tenuta che nasconda il volto e renda difficile l'identificazione, e la legge, dettagliata come solo la burocratica Francia sa essere, esplicitamente dichiara che nell'elenco di tenute che cadono sotto il divieto non ci sono maschere da saldatore o da schermitori, bendaggi o caschi integrali. E vabbè.
La legge, inoltre, prevede in caso di infrazione il pagamento di un'ammenda di 150 Euro e, in aggiunta o in sostituzione, la frequenza obbligatoria di un corso di educazione civica, una specie di stage di cittadinanza che rieduchi ai sani principi repubblicani. Istituendo, tra l'altro un nuovo reato, che consiste nell'imporre ad una donna di portare il velo integrale attraverso "la minaccia, la violenza, la costrizione, l'abuso di autorita' o l'abuso di potere". La tolleranza verso fratelli, mariti e padri è zero, e le pene previste comprendono periodi di reclusione fino a 12 mesi e multe fino a 30mila Euro o reclusione fino a 24 mesi e 60mila Euro di multa se si tratta di minorenni.
Viste le polemiche e le proteste da parte delle comunità islamiche che hanno manifestato contro la legge, il provvedimento prevede in maniera molto pignola anche l'applicazione del divieto. E chiarisce che i poliziotti non potranno mai, in nessun caso, togliere il velo con la forza, bensì tentare fino in fondo un'opera di persuasione. Per convincere la donna velata a rinunciare al velo, le si potranno prospettare i rischi che corre, e magari portare le più ostinate in caserma. Ma il fermo non potrà durare più di quattro ore.
Cosa sarà vietato, dunque? Sicuramente il Niqab, che indossato con il Khimar (il velo che copre capelli, collo e spalle) lascia scoperti solo gli occhi. E ovviamente il Burqa, un mantello che copre completamente viso e corpo, e che ha, come unica apertura, una retina davanti agli occhi per vedere. Dovrebbero essere invece permessi il Chador (il velo che copre il corpo ma non il viso indossato dalle donne iraniane), lo Shayla (sciarpa rettangolare che copre il capo e viene fissata con una spilla), l'Hijab (un foulard corto, uno dei più comuni, che copre testa e spalle) e l'Al Amira (velo in due pezzi: sopra una specie di berretto in tessuto che trattiene i capelli, sotto un foulard che copre il collo). Il divieto si estende a strade, spiagge, parchi, negozi e altri luoghi pubblici, mentre è possibile indossarlo in albergo (ma solo nella propria camera) e sul luogo di lavoro (ma solo se non si è a contatto con il pubblico).
Un appello è stato firmato invece dai capi religiosi di Francia, dai cattolici ai protestanti, dagli ebrei agli ortodossi e ai buddisti, in cui si chiede al governo di non buttare così facilmente al vento una lunga storia di laicità. Abbastanza paradossale, in effetti: da quando, in Francia e nel mondo, le religioni si ergono a paladine dell'agnosticismo?
Foto di Twocentsworth