Non sarà un testo rivoluzionario, non passerà alla storia come l'accordo che cambia il mondo dell'energia a livello globale, ma c'è chi saluta l'esito della Conferenza di Cancùn sul clima come un piccolo passo avanti. Dopo la delusione di Copenhagen dello scorso anno, anche in Messico la situazione sembrava ancorata a uno stallo che avrebbe procurato una gran brutta figura ai delegati delle 194 nazioni chiamate a discutere e decidere sul clima del futuro.
Il sospiro di sollievo è venuto proprio alla fine, anzi a i supplementari, visto che il summit è stato prolungato di un giorno poiché non si vedeva luce oltre l'orizzonte della chiusura annunciata per il 10 dicembre e poi proprogata di 24 ore. Il risultato è stato portato a casa, dunque, salutato da un applauso fragoroso dei partecipanti, tranne la Bolivia di Evo Morales, che hanno sciolto così la tensione della figuraccia sfiorata ed evitata in extremis.
Ecco i punti salienti dell'accordo.
2 gradi, non di più
L'impegno concordato è quello di fare in modo che nel 2100 l'innalzamento della temperatura media del pianeta sia limitato entro i 2 gradi centigradi rispetto ai valori preindustriali. Questo è l'obiettivo di fondo della comunità internazionale.
Il Green Climate Fund
A partire dal 2020 la comunità internazionale ha deciso di stanziare 100 miliardi di dollari ogni anno in un fondo destinato a sostenere i paesi poveri con iniziative di contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici e con tecnologie destinate alla produzione e l'utilizzo di energia pulita. Nel primo triennio (2010-2012) i soldi che si stanzieranno saranno 30 miliardi l'anno. All'inizio sarà la Banca Mondiale a gestire il fondo, in attesa che sia istituito un Comitato tecnologico per valutare le scelte da prendere e un Centro che avrà il compito di mettere in piedi un network globale per far incontrare domanda e offerta di teconologia avanzata per limitare le emissioni.
REDD+
La sigla sta a indicare le iniziative che mirano a ridurre le emissioni di gas serra arginando la deforestazione e il degrado delle foreste (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation). Si tratta di un tema che da tempo è nell'agenda climatica internazionale e che è da tutti riconosciuto come una via da praticare per ridurre le emissioni di gas serra nell'atmosfera: la deforestazione, che avanza soprattutto nelle aree tropicali, elimina i grandi polmoni verdi del pianeta che assorbono CO2, riducendone la concentrazione nell'atmosfera e sono quindi, tra le altre cose, uno strumento naturale di lotta al riscaldamento globale. Nell'accordo di Cancùn rimane confermata l'attenzione verso i programmi di lotta alla deforestazione.
Ridurre le emissioni tra 25 e 40 per cento
Questo punto è il più delicato perché richiede impegni diretti da parte di ciascun paese sulle proprie economie, sui propri sistemi industriali e di produzione, sui propri modelli di sviluppo. Il testo di Cancùn auspica una riduzione delle emissioni tra il 25 e il 40 per cento entro il 2020 ma con impegni volontari.
Questa è una frase chiave per capire lo spirito che ha dominato il vertice messicano: nessuno vuole regole troppo stringenti da rispettare, quindi si è deciso per una proposta con limiti elastici che potranno essere rispettati con decisioni, misure e obiettivi che possono variare da paese a paese.
Un accordo che avesse avuto la pretesa di fissare vincoli legali per tutti i partecipanti sarebbe andato di certo incontro al fallimento. In questo modo i limiti non sono forse un granché, ma almeno hanno firmato tutti. O quasi.
Foto di Al_HikesAZ