Chernobyl, la terra è ancora avvelenata. Lo dice Greenpeace


Sono passati 25 anni dall'incidente ma il veleno di Chernobyl non è svanito e il pericolo della centrale dove avvenne l'incidente più grave nella storia del nucleare civile non può dirsi superato.
Secondo una recente ricerca di Greenpeace (trovate qui il pdf) in aree che allora risultarono interessate dalla contaminazione radioattiva,  il latte, i funghi e prodotti ortofrutticoli contengono ancora oggi tracce elevate di Cesio 137, ben oltre il limite consentito dalle normative internazionali.

L'esplosione che la notte del 26 aprile 1986 ebbe luogo al reattore numero 4 della centrale ucraina, allora in Urss, rilasciò quantità di radiazioni centinaia di volte superiori a quelle relative alle bombe di Nagasaki e Hiroshima, provocando conseguenze che interessarono tutto il continente europeo. Ovviamente la zona colpita in maniera più grave e intensa dalle radiazioni era intorno alla centrale. In Ucraina, si legge nel rapporto di Greenpeace, 18.000 km quadrati di suoli agricoli sono stati contaminati e lo stesso si stima per il 40% dei boschi del paese, per un totale di 35.000 km quadrati. La contaminazione più importante riguardava il Cesio 137, una sostanza che dimezza la sua radioattività solo dopo 30 anni e che può entrare nella catena alimentare contaminando latte pesci e vari prodotti agricoli.
È un nemico invisibile che coltiva le sue insidie mentre la popolazione continua a vivere la sua vita normale, a mangiare la solita frutta e verdura, i pesci pescati nelle acque vicine a dove vivono.
Immediatamente dopo l'incidente dell'86 un'area pari a circa la metà del territorio italiano (quasi 150.000 km quadrati tra Bielorussia, Russia e Ucraina) risultò tanto contaminata da ricorrere all'evacuazione di circa 350mila  persone che furono trasferite o dovettero abbandonare la zona contaminata.
Gli effetti dannosi dell'incidente non si fermano però all'agricoltura e all'inquinamento, ma hanno pesanti ricadute sul piano sanitario tanto che una ricerca condotta sempre da Greenpeace nel 2006, in occasione del ventesimo anniversario dell'incidente, stimò che “sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, i casi di cancro dovuti alla contaminazione di Chernobyl sono stati 270.000 di cui 93.000 letali”.

Intanto le autorità ucraine hanno interrotto i controlli che fino a due anni fa si svolgevano periodicamente per verificare la permanenza di Cesio137 e altre sostanze radioattive nelle zone interessate dalla catastrofe nucleare. Per questo, lo scorso marzo una squadra di Greenpeace ha raccolto campioni alimentari raccolti nelle zone di Rivnenska Oblast e Zhytomyrska Oblast, li ha analizzati e confrontato i risultati con altri campioni prelevati da aree intorno a Kiev. I risultati dicono che i campioni presi nelle zone più vicine alla centrale hanno fatto registrare livelli di contaminazione radioattiva superiori alla norma per diversi prodotti alimentari, in particolare il latte e altri prodotti caseari, funghi e ortaggi. “L'eredità di Chernobyl – scrive Greenpeace nel rapporto – non è ancora alle nostre spalle”, e non riguarda solamente la no entry area della centrale che è stata teatro della tragedia, ma ha ripercussioni molto più vaste che meritano di essere sotto controllo continuo.

Immagine di philippe leroyer


Ven, 08/04/2011 - 13:51 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

Commenti

ma del giappone sappiamo


ma del giappone sappiamo tutto?

No, gio86, sicuramente non


No, gio86, sicuramente non sappiamo tutto di quello che sta accadendo alla centrale di Fukushima e soprattutto non sappiamo se ci stanno dicendo tutto di quello che sta per accadere e degli effetti che questo incidente avrà in futuro sulla salute delle persone e sull'ambiente. Ma non sappiamo tutto ora e non sappiamo se e quando sapremo tutto quello che c'è da sapere. ma anche l'opinione pubblica giapponese si sta mobilitando, sta manifestando e fa domande al governo e alla Tepco. E questo sembra il passo giusto per scoprire la verità, o almeno per scoprirne il più possibile