
Aria pesante, aria malsana, aria inquinata. È quella delle città italiane che non trovano il modo di ripulirsi dall'inqinamento che le avvolge di polveri sottili e Pm10. Se il 2010 non aveva mostrato un bilancio positivo dell'inquinamento urbano, le prime rilevazioni ufficiali del 2011 ci dicono che l'anno in corso si è aperta in maniera anche peggiore del precedente, con buona pace per le domeniche ecologiche che si mostrano sempre un palliativo per mettere disperatamente mano a un'emergenza dilagante.
Secondo i dati pubblicati sul sito LaMiaAria, il portale che monitora quotidianamente i dati su tutto il territorio nazionale e che offre report in tempo reale, nei primi quaranta giorni del 2011 la lista delle città che hanno fatto registrare sforamenti dei livelli limite di Pm10 non sono poche. In testa alla classifica Milano e Brescia, che hanno oltrepassato il limite per 35 giorni nel 2011; ma a ridosso della stessa soglia ci sono anche Frosinone e Monza, mentre Lucca, Bergamo, Torino e Mantova si avvicinano velocemente al limite massimo di sforamento consentito, dove saranno presto raggiunte da Napoli, Lecco, Como e Asti.
Una tendenza questa che sembra una brusca accelerazione rispetto allo scorso anno quando, stando al rapporto di Legambiente dal significativo titolo Mal'aria di città, i livelli di inquinamento urbano erano rimasti elevati e in molti casi invariati rispetto agli anni precedenti. “Di anno in anno stiamo a raccontarci sempre le stesse cose” spiega Viviana Valentini di Legambiente, che è tra i curatori del rapporto. “Si registrano piccoli miglioramenti da una parte e situazioni stazionarie, se non veri e propri passi indietro da altre – continua Valentini – è per questo che abbiamo definito la situazione delle città italiane come una malattia cronica”.
Non bastano le multe e le procedure di infrazione che la Commissione Europea impartisce al nostro paese per il mancato rispetto nei tempi previsti dei limiti di polveri sottili nell'aria. I numerosi appelli che arrivano dalle istituzioni europee restano spesso inascoltati, col risultato che l'aria delle città italiane è davvero pessima: tra le peggiori 30 città dell'Ue per superamenti dei limiti di polveri sottili, biossido di azoto e di ozono, 17 sono italiane. A Plovdiv, la città bulgara prima in questa malsana classifica, seguono Torino, Brescia e Milano.
Le responsabilità ricadono soprattutto sul traffico e l'assenza di un piano nazionale di intervento, sostiene Legambiente. E le domeniche ecologiche? “In alcuni casi possono dare un beneficio – spiega ancora Viviana Valentini – ma si tratta sempre di un risultato temporaneo. Da una parte stimolano il cittadino a utilizzare una mobilità alternativa alla propria auto. Ma di certo episodi isolati non risolvono il problema”. Ci vorrebbe una pianificazione a lungo termine per una mobilità diversa e ci si dovrebbe abituare, e affezionare, a un modo diverso di muoversi, magari la cosiddetta mobilità dolce che la ricercatrice di Legambiente definisce come “la mobilità senza motore, che permette di riscoprire tempi più tranquilli, di andare a piedi p in bicicletta, di non utilizzare auto o motorino e quindi di non creare inquinamento sia atmosferico che acustico. Una mobilità che favorisce, in latre parole, la qualità del vivere in città”.
Immagine di Tranks