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Contrordine: regolarizzare 100mila immigrati

Il numero dei cittadini stranieri presenti in Italia è destinato a crescere. Proprio in questi giorni infatti il governo rinnova, dopo due anni di stop, il decreto sui flussi che permette quasi 100mila ingressi nel nostro paese nei prossimi anni. Il testo ancora non è pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ma pare questione di giorni.

In realtà, non saranno tutti nuovi arrivi, anzi. Molti di coloro che rientreranno nel provvedimento sono già presenti nel nostro paese ma in attesa di regolarizzazione per un effettivo inserimento nella società. C'è infatti chi parla di nuova “sanatoria mascherata”, che va, almeno in parte, a coprire quel bisogno di mano d'opera presente in tutti i paesi europei in questo periodo (leggere quanto scrivono due Commissari Ue).

La maggioranza (circa 50mila) dei cittadini stranieri regolarizzati dal provvedimento proverranno da paesi che hanno accordi con l'Italia (Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Srilanka, Tunisia, India, Perù, Ucraina, Niger, Gambia). Sono 30mila i posti destinati ai lavoratori subordinati come badanti, babysitter o collaboratori domestici e provenienti da altri paesi. (Qui in dettaglio le quote nazione per nazione)

Dei 5,3 milioni di cittadini stranieri che risiedono in Italia, ben un milione e 112mila sono di nazionalità rumena. Seguono albanesi (586mila) e marocchini (575mila).
Tuttavia, all’anagrafe italiana quest’anno si sono iscritti 100mila immigrati in meno (-40%) rispetto allo stesso periodo del 2007. E, come hanno spiegato in molti, la ragione di questa diminuzione dipende soprattutto dalla crisi economica di questi anni che ha colpito perlopiù le fasce di lavoratori meno tutelati.

Quasi la metà degli immigrati (più 5% dal 2004 al 2009) vive con la propria famiglia, il 19,7% vive da solo e sono sempre meno (dal 27 al 12% in 5 anni) quelli che condividono la casa con amici o conoscenti. I numeri smentiscono insomma quegli stereotipi e quegli slogan da bar che ritraggono stranieri rigorosamente confinati in spazi angusti con una ventina di estranei e che non contribuiscono alla crescita del paese perché inviano tutto ciò che guadagnano alle proprie famiglie nei rispettivi paesi. Questo dato tra l’altro spiega il perché del vero e proprio boom di bambini stranieri registrato negli ultimi anni. I minori oggi sono quasi il triplo rispetto al 2003, da 353mila a oltre un milione, e la maggior parte di loro (oltre il 50%) è nata in Italia e non è dunque il frutto di una migrazione in tenera età.

Complessivamente questi costituiscono il 7,5% della popolazione scolastica italiana e non sono distribuiti in modo omogeneo sul territorio nazionale, al contrario sono fortemente concentrati nelle regioni settentrionali. Basti pensare che il 65,5% delle scuole primarie nelle quali si supera la famosa soglia del 30% degli immigrati sono localizzate in sole quattro regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte) e che in tutto il meridione e nelle isole ce ne sono solo 21. Una situazione analoga a quella dell’assorbimento dei lavoratori, la cui torta è così ripartita: 60% al Nord, 27% al Centro e 12% al Sud.
(Veronica Potenza)

Foto di bass_nroll

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