Da Ceuta a Lampedusa, reportage alle porte d'Europa

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“L'Unione Europea per me è come uno strumento musicale che da lontano suona molto bene, non però se ci sei molto vicino”: così rappresenta il sogno europeo Mohammedin, rifugiato afghano. Mohammedin vive a Lesbo, un'isola greca al confine con la Turchia: è uno dei molti volti che compongono il mosaico di Mare Nostrum (qui il video del progetto), un progetto fotografico e audiovisuale di Giuseppe Fanizza, Andrea Kunkl e Giorgia Serughetti, in mostra fino al 28 novembre alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano.

Il filo rosso è l'Europa come “comunità immaginata”, esplorata attraverso foto e racconti che ne danno i cittadini europei e non europei che vivono alle porte meridionali dello Spazio Schengen: a Ceuta, un'enclave spagnola in territorio marocchino, affacciata sullo stretto di Gibilterra; a Lampedusa, l'isola che per anni in Italia è stata il luoghi simbolo dell'immigrazione da Sud; a Lesbo, che svolge lo stesso ruolo di approdo e baluardo difensivo nel Mediterraneo orientale.

L'Unione Europea nasce come progetto di pace di un continente dilaniato dalle guerre, superamento delle divisioni, assenza dei confini. Cosa rimane oggi di questo ideale alle periferie meridionali? Là dove migranti e richiedenti asilo, dall'Africa e dall'Asia, premono alle frontiere del benessere e dei diritti, le barriere, lungi dall'essere abbattute, si innalzano a difesa di uno spazio transnazionale che esclude anziché includere, assumendo le sembianze, più che di porte, di torri di guardia di una “Fortezza”.

Nell'inquadratura di un video-ritratto, residenti e migranti, militari e turisti, politici e operatori internazionali hanno risposto alla domanda “che cosa rappresenta l'Unione Europea per te?", raccontando la vita e i paesaggi della frontiera, i rapporti con gli immaginari collettivi della nuova entità politica e la vicinanza/lontananza con l'Altro, che abita al di là dei muri e del mare.


Mar, 16/11/2010 - 15:02 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags: