Da oggi gli immigrati tutti a scuola d'italiano
E’ dunque operativo il decreto del ministero dell’Interno che impone ai cittadini stranieri, residenti in Italia da almeno cinque anni e che abbiano superato il 14esimo anno di età, di sottoporsi a un test di italiano. Il punteggio minimo richiesto agli esaminandi per ottenere il permesso per soggiornanti di lungo periodo, ossia la “carta di soggiorno”, è ottanta su 100 a una prova di livello A2 del quadro comune di riferimento europeo (il secondo su una scala di sei partendo dalla conoscenza più bassa).
Un’ulteriore tappa sulla via di chi ambisce a diventare un cittadino italiano che, stando a una ricerca del Censis, non dovrebbe creare difficoltà a molti richiedenti ma che sicuramente metterà invece a dura prova le prefetture, già oberate dallo smaltimento delle pratiche della sanatoria 2009 per colf e badanti e dagli imminenti tagli al personale. Gli immigrati dovranno aspettare circa sessanta giorni prima di essere convocati per sottoporsi al test e la registrazione per depositare la propria richiesta dovrà essere fatta necessariamente sul sito testitaliano.interno.it (al momento fuori uso).
Coloro che non possiedono o non sono in grado di usare un pc potranno chiedere assistenza a un patronato e le sedi degli esami dovranno essere individuate dalle singole prefetture. Esistono delle categorie esonerate: non dovrà fare il test chi dimostrerà di parlare un buon italiano perché ha conseguito, ad esempio, dei titoli di studio nel nostro Paese o svolge un lavoro che implica di per sé una buona conoscenza della lingua.
Sarà esentato anche chi attesterà la sua impossibilità di raggiungere l’obiettivo perché, ad esempio, portatore di handicap o anziano. La “bocciatura” non avrà effetti eclatanti, chi non otterrà il punteggio minimo richiesto non dovrà far altro che aspettare altri due mesi e sottoporsi nuovamente al test. Quella che si fa strada dunque non è la paura ma piuttosto la preoccupazione per come potrà essere gestita la mole delle richieste degli aventi diritto in tempi accettabili. C’è chi ipotizza l’arrivo di settantamila domande, chi addirittura di settecentomila.
Difficile prevederlo, la domanda è piuttosto: qual è il valore aggiunto di questa innovazione? In che modo potrà favorire l’integrazione o “tutelarci”? Ben venga la conoscenza dell’italiano diffusa e capillare anche tra gli aspiranti “nuovi italiani” ma, se questo era l’obiettivo, non avrebbe forse avuto più senso investire sulla formazione anziché passare alla verifica finale? Non finirà che andremo solo a prolungare i tempi già biblici necessari per portare a termine queste procedure?
(Veronica Potenza)
Foto di LucaZ FeliXONE



Commenti
Non vedo niente di strano!
Non vedo niente di strano!
Bisogna vedere cosa gli
Bisogna vedere cosa gli chiedono, se hanno guardato troppa tv non sapranno esprimersi in italiano corretto.
E poi è gratis?
Spero di si ma non ne sono certa.
E' difficile dare un giudizio, potrebbe essere una verifica della volontà di inserirsi o uno degli ennesimi balzelli.