Non solo il divismo da red carpet di Madonna, l’impegno politico di George Clooney, il talento del grande assente Roman Polanski . La 68esima Mostra del Cinema di Venezia, l’ultima diretta da Marco Muller, verrà ricordata anche per il legame che la gente del cinema ha voluto rafforzare con i temi d’attualità. E l’apertura con Terraferma di Crialese, film sull’immigrazione clandestina, preannunciava già questa volontà, portando bene al film che ha tra le sue comparse diversi clandestini, e che si è portato a casa il prestigioso Premio della Giuria. Non male per un film italiano che affronta un tema così attuale (visto che nel frattempo gli sbarchi continuano sulle coste di Lampedusa).
A conferma c'è l'ottimo Cose dell'altro mondo, di Francesco Patiernio, con Valerio Mastandrea e Diego Abatantuono, e liberamente ispirato a A Day without A Mexican, di Sergio Arau. Veneto o California, le differenze sono poche quando si tratta di un tema come l'immigrazione. Ed ecco che una cittadina del Nordest in cui una specie di orco televisivo, padano e razzista tuona contro gli extracomunitari a ogni ora del giorno, si risveglia un bel mattino senza stranieri, ma solo con italiani DOC. E dì sì che iniziano i guai.
Venezia non dimentica che è vicino il decimo anniversario dell’11 Settembre 2001, e decide di stabilire un filo diretto con New York, con la programmazione di due film che affrontano l’attentato e ciò che ne è seguito con prospettive molto diverse e interessanti. Il primo titolo è La Disintegration, di Philippe Faucon, pellicola francese ambientata in una città della provincia di Lille. Il film racconta la storia di ragazzi ventenni di origine araba Ali, Nasser e Hamza, e del loro incontro con Djamel, di dieci anni più vecchio.
Agli occhi di Ali e dei suoi amici, Djamel è un fratello maggiore dal linguaggio penetrante e carismatico. Abile manipolatore, a poco a poco Djamel indottrina i tre ragazzi, sfruttando le loro delusioni e il desiderio di rivolta nei confronti della società in cui sono nati, ma alla quale nessuno dei tre ormai sente più di appartenere. Il regista Faucon spiega come il suo desiderio fosse quello di sottolineare come il terrorismo nasca nel disagio sociale e nell’incapacità dei governi di gestire società multiculturali.
L’altro film è il documentario Would You Have Sex with an Arab? della regista francese Yolande Zauberman. La Zauberman propone un viaggio dai bar di Tel-Aviv alle viuzze di Gerusalemme, ponendo agli israeliani la domanda "Faresti sesso con un arabo?". E agli arabi la domanda speculare: "Faresti sesso con un ebreo israeliano?".
Infine una presa di posizione da parte di attori, produttori e registi del cinema italiano, che con una petizione dichiarano di voler stare dalla parte dei migranti, “lanciando un messaggio all’opinione pubblica, affinché si costruisca una società meno soggetta a chiusure e derive xenofobe e più preparata a comprendere i flussi di immigrazione e a dialogare con i nuovi cittadini”. Tra le richieste più importanti, c’è quella che venga finalmente riconosciuta la cittadinanza ai giovani di seconda generazione. Ma anche l’abolizione del reato di clandestinità e il blocco del prolungamento a 18 mesi della detenzione nei CIE, Centri di Identificazione ed espulsione. Tra i primi firmatari Andrea Segre, Marco Paolini, Giuseppe Battiston, Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Marco Tullio Giordana.
Marìka Surace
Foto di BEAT NIK