Donna anziana e rom al volante, pericolo costante

pregiudiziIl sondaggio di AVC: Quali pregiudizi contengono secondo te un fondo di verità?

Le possibilità che si realizzino le tre condizioni espresse nel titolo sono molto poche, ma se per caso dovesse succedere, non dite che non vi avevamo avvertito. Cosa significa questa frase? Beh, provate a immaginare alcuni dei pregiudizi più comuni sulle abilità di stare alla guida di un auto collegate al sesso, all’età o all’etnia della persona, e capirete bene di cosa parliamo. Certo, certo, noi siamo tutti personcine per bene, non ci lasciamo guidare dai pregiudizi e mai, quando facciamo una telefonata in un ufficio da Roma in giù senza ottenere risposta, ci verrebbe da esclamare: “Incredibile la poca voglia di lavorare dei meridionali!”. No, ovviamente.

La nostra è una società che predica la tolleranza e l’apertura mentale, e noi siamo cittadini che non si fanno infinocchiare da idee stereotipate e fatte apposta per mettere d’accordo le masse non pensanti. No, per carità. Infatti è molto poco probabile che, quando sentiamo al telegiornale di una rapina messa in atto da un giovane tunisino, seguita dalla notizia dell’ennesimo sbarco di clandestini sulle nostre spiagge, a noi venga in mente che “beh, in fondo tutti ‘sti clandestini finiscono tutti per essere delinquenti”. E sedute a un tavolo con le amiche, a fare l’aperitivo, quante volte abbiamo esclamato, senza pensare che quello fosse un pregiudizio, che “gli uomini pensano tutti solo al sesso”? Qualche esempio, è vero, ma quando si tratta di pensare in coro gli esempi sui luoghi comuni si sprecano. Dai pregiudizi, diciamo la verità, non si salva nessuno. Né in entrata né in uscita. Alcuni sono innocui, servono a far conversazione quando quest’ultima langue, ma certo non arricchiscono il pensiero e i ragionamenti di chi ne è, suo malgrado, cultore.

Sulla nostra pagina Facebook abbiamo dedicato proprio ai pregiudizi un sondaggio, e i risultati sono interessanti. Perché se è vero che la cosiddetta rabbia stradale se la prende con tutte le categorie di cui sopra, il posto d’onore, in classifica, tocca alla percezione della politica. Corrotti tutti, senza differenze. E non è bello che, in periodo elettorale, la gente vada a votare con quest’idea. Ovviamente sappiamo bene, e non è difficile crederlo, che la maggior parte dei pregiudizi sono e saranno basati sempre su ciò che è diverso. Razza (“i neri hanno senso del ritmo”, religione (“gli ebrei non sono di manica larga”), sesso. Ma, battute e innocenti percezioni a parte, non bisogna mai dimenticare che di pregiudizi si nutrono l’odio e l’intolleranza. Proprio sugli stranieri, poi, ci dovremmo soffermare. Noi italiani più degli altri. Ricordandoci quello che veniva scritto, cento anni fa, sugli zii d’America i cui nipoti, oggi, avranno sicuramente fatto successo, ma che quando sbarcavano negli Stati Uniti venivano descritti, in una lettera dell’Ispettorato  per l’immigrazione del Congresso, nell’ottobre 1912, in questo modo:

"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. (…) si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro".

Per colpa di queste descrizioni e dei pregudizi che ne conseguirono, le difficoltà affrontate dagli immigrati italiani che cercavano fortuna in America furono doppie, triple, rispetto agli altri. E, forse, qualche pregiudizio così resiste ancora. Sicuramente hanno resistito a lungo se nel 1973 Richard Nixon affermava questa cosa qui: “Non sono, ecco, non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Dopotutto non si possono rimproverare. Oh, no. Non si può. Non hanno mai avuto quello che abbiamo avuto noi. Il guaio è…. che non ne riesci a trovare uno che sia onesto”. 

Foto di Giorgio 1972