"Una norma aleatoria, di pochissimo gettito e di impatto politico sgradevole, visto che non si capisce perché accanirsi con gli immigrati e non con le rendite finanziare, che sono invece tassate al 12,50. Si colpiscono le fasce deboli senza un reale tornaconto, lasciando invece che i redditi più importanti e gli investimenti speculatori rimangano fondamentalmente intoccati". Il parere è quello di Alberto Orioli, vicedirettore del Sole 24ore, tra i molti scettici sull'ultima norma inserita nella manovra bilancio del Governo, approvata dal Senato. La legge introduce la tassa (un’imposta di bollo del 2%, di minimo 3 euro) sui trasferimenti di denaro all’estero attraverso le agenzie money transfer o altri intermediari finanziari. Una misura voluta dalla Lega e approvata con il no dell’opposizione, visto che colpisce soprattutto gli immigrati e le loro rimesse all'estero. In pratica l'immigrato che deve trasferire 300 euro al paese d'origine, dovrà pagarne 6 al governo. Oltre alla percentuale prevista per il trasferimento stesso. Per capire bene di cosa si tratta, si pensi che nella sola Lombardia la cifra media che ogni immigrato spedisce a casa è di 200 euro al mese, 2321 all'anno, quasi il doppio della media italiana. Le rimesse che verranno colpite saranno quelle degli immigrati irregolari, visto che saranno esenti dall'imposta i trasferimenti effettuati da persone fisiche, munite di matricola Inps e codice fiscale.
Non è un caso che in Italia, negli ultimi anni, si siano moltiplicati i negozi che fanno da intermediari, legati soprattutto ai due colossi internazionali Money Gram e Western Union. A usufruire di questo canale legale un immigrato su due, mentre si sta sviluppando più lentamente la preferenza per trasferimenti bancari e attraverso le poste. Il vantaggio dei money transfer è che garantiscono un servizio velocissimo in quasi tutti i paesi del mondo, in cambio di una percentuale pari al 10% dell'importo trasferito. Ma c'è un'altra opzione, quella illegale. Ancora utilizzata da metà dei migranti, soprattutto dagli irregolari. Si tratta dei cosiddetti canali informali. I cittadini dell'est, ad esempio, affidano i propri risparmi ad amici o conoscenti che tornano in patria in auto o pullman. I latino americani ricorrono invece a corrieri che viaggiano in aereo per conto di agenzie, e non dichiarano la somma di denaro trasferita. Un altro sistema, infine, è quello delle carte di credito prepagate e spedite oltre oceano per posta ordinaria.
"Chi è irregolare, con la nuova legge sarà maggiormente incoraggiato ad appoggiarsi a metodi meno trasparenti", spiega Orioli. "E soprattutto non si tiene conto che spesso, in questi centri, a ricevere il pagamento ci sono altri immigrati, che spesso non hanno gli strumenti o la possibilità di effettuare un reale controllo sui documenti presentati, annullando così ogni efficacia della norma". Molto preoccupato è anche José Galvez, economista e responsabile del Senami, la segreteria nazionale dei migranti dell'Ecuador (tra le nazioni che più ricevono benefici dalle rimesse dall'estero): "Bisogna considerare che per i migranti queste agenzie di trasferimento sono veri e propri punti di riferimento, e piuttosto che aggravare la loro debolezza con una tassa di dovrebbero piuttosto aumentare i controlli. Certi centri, infatti, offrono ai migranti alternative creditizie non sempre regolari, approfittando della condizione vulnerabile di chi non ha alternative. Con agenti che spesso scompaiono con i pochi soldi risparmiati con tanta fatica da chi, lontano da casa, provvede alla necessità di intere famiglie con il suo lavoro".
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