Niente tassa sul permesso di soggiorno? Un ottimo segnale!
La notizia di un aumento del contributo sui permessi di soggiorno ha messo in moto il mondo sociale e politico italiano in difesa dei numerosi immigrati sul territorio, portando il governo a ripensare in fretta la liceità di una simile tassa: un buon segnale riguardo l'attenzione posta oggi sul ruolo degli stranieri in Italia.
"Nessuna tassazione senza rappresentanza", dicevano i coloni americani nel 1750, all'alba della Rivoluzione Americana. Un modo di dire che è tornato attuale dopo la comunicazione di un consistente aumento sulle spese per le richieste e i rinnovi del permesso di soggiorno in Italia da parte degli immigrati.
La notizia dell'aumento è stata data nella Gazzetta Ufficiale pubblicata dal Ministero dell'Economia il 31 dicembre 2011, e prevede un “contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno” che oscilla tra gli 80 e i 200 euro, da sommare a quanto già si paga ora per il disbrigo delle pratiche. Come è naturale immaginare le reazioni non si sono fatte attendere e sindacati, parti politiche e milioni di cittadini italiani e immigrati si sono dichiarati fermamente contrari al provvedimento, stimolando la pronta risposta del Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri e del Ministro per l'Integrazione Andrea Riccardi, che hanno bloccato la norma, in attesa di una revisione.
La tassa, insomma, ci sarà, ma con la possibilità di essere aggiustata e adeguata a seconda del reddito e del nucleo familiare dei richiedenti. La forte discussione nata intorno al provvedimento è un segnale positivo sulla salvaguardia e la tutela dei diritti degli immigrati in Italia, parte fondamentale del tessuto sociale ed economico che solo recentemente ha iniziato ad avere adeguata rappresentanza presso le istituzioni.
Proprio di adeguata rappresentanza e diritti hanno parlato in molti, mettendo in evidenza tutta la surrealtà della situazione, per cui da una parte non si riesce a uscire dall'impasse della cittadinanza a "nuovi italiani" e seconde generazioni (nonostante il parere favorevole di 8 italiani su 10), ma dall'altra vengono richiesti sacrifici addizionali per contribuire ai conti statali. La sensazione di trovarsi di fronte a un brutto scherzo non può che aumentare alla scoperta della destinazione dei fondi ottenuti dall'aumento dei costi per il permesso, che sarebbero finiti per metà in un "fondo rimpatri" volto al rimpatrio forzato degli immigrati irregolari.
A pensarci in effetti l'idea di dover pagare una gabella così pesante senza riceverne alcun servizio aggiuntivo non si spiega in alcun modo, specialmente in un periodo economico difficile, in cui direttamente o indirettamente i numerosi cittadini di nazionalità straniera che vivono e lavorano nel paese saranno chiamati a contribuire all'uscita dalla crisi esattamente come tutti gli italiani, pagando imposte dirette e indirette e contribuendo alla crescita del paese. Per questi motivi si è resa necessaria la revisione della legge, almeno per quanto riguarda l'entità e l'accessibilità del contributo da parte dei meno abbienti che vedrà come uniche discriminanti le condizioni economiche, sociali e familiari. Un riguardo che ha fatto storcere il naso ad alcuni, che hanno visto il gesto come una sorta di discriminazione al contrario.
Quel che emerge è comunque un sempre crescente interesse dell'opinione pubblica, del mondo politico e dei media al giusto riconoscimento dei ruoli e dell'importanza degli stranieri nella società italiana; un tema che, possiamo scommetterci, sarà sempre più di primo piano nel corso di tutto il 2012.
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