Quali sono le buone prassi, gli esempi e le linee guida da adottare per fornire un'informazione imparziale in tema di immigrazione? A queste domande rispondono la Cooperativa Lai Momo e il Centro Studi e Ricerche Idos nel manuale "Comunicare l'Immigrazione", in collaborazione con il Ministero delle Politiche Sociali.
Conoscere non basta, bisogna anche saper comunicare: con imparzialità, buon senso e senza scadere in toni che facilitino i razzismi o gli allarmismi. Sembra una lezione semplice e naturale, e tuttavia in quasi 30 anni di immigrazione in Italia la gran parte dei servizi e degli articoli sul tema non hanno preso in considerazione queste regole deontologiche. Per questo oggi Cooperativa Momo Lai e il Centro Studi e Ricerche Idos decidono di creare il manuale "Comunicare l'immigrazione" sotto il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Scarica il manuale "Comunicare l'immigrazione".
I media italiani e la "gigantografia della paura".
Il manuale arriva per porre un freno alla pericolosa tendenza di alcuni organi di informazione italiani a trattare i temi dell'immigrazione in maniera spesso superficiale, allarmistica e soprattutto legando a doppio filo la presenza straniera nel paese con le problematiche legate alla sicurezza. I dati sono oggettivi e verificati da diversi studi, più recente dei quali è probabilmente ad opera della fondazione Carta di Roma nel 2010. Secondo i dati nel 52,8% dei casi si parla di migranti in articoli legati alla cronaca nera o giudiziaria; nel 34% dei casi lo si fa in relazione al dibattito normativo in materia; una quota del 5,3% è riservata agli sbarchi e un’altra del 7,9% a questioni legate a cultura e ad altri temi connessi all’immigrazione. Ancora maggiore è la statistica sul media televisivo, dove la cronaca nera sale al 58,7% dei casi; sono dati di un certo rilievo che certamente hanno contribuito all'atteggiamnto di tanti italiani nei confronti del "diverso". Lo conferma Eurispes, che nella sezione “Italiani, brava gente?” del Rapporto Italia 2010 rivela che quasi la metà degli italiani (46,1%) è convinto che un atteggiamento di diffidenza nei confronti dei migranti sia giustificabile.
Il testo nasce così dalla volontà e dalla necessità del giornalismo e della comunicazione di liberarsi una volta per tutte dall'etichetta di chi crea una "gigantografia della paura", come detto da Mario Morcellini, Preside della facoltà di Scienze della Comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma. E' comunque necessario dire che non è la prima volta che la stampa italiana si interroga su temi simili e che anzi nel tempo tanti testi, linee guida e suggerimenti deontologici di buone prassi si sono avvicendati in un dibattito continuo e propositivo. Nel 1994 le redazioni dei programmi RAI "Nonsolonero" e "Abbonato alza la voce" producono il documento "Dichiarazioni d’impegno per un’informazione a colori", che propone "ad operatori e giornalisti alcuni criteri-guida (...) in materia di immigrazione e relazioni interculturali". L'anno seguente è la volta della Carta di Ercolano della CIPSI, e il 1996 arrivano anche le "Raccomandazioni per un'informazione non razzista". Ultimo testo della serie e padre spirituale del nuovo documento è però la "Carta di Roma" del 2008 dell'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa.
Le regole d'oro per comunicare l'immigrazione.
Quel che realmente differenzia "Comunicare l'immigrazione" rispetto agli esempi sopracitati è però la completezza e la ricchezza di informazioni che la pubblicazione offre per affiancare e motivare le linee guida. I primi tre capitoli del testo forniscono infatti dati recenti e sintetici su abitudini, stili di vita, condizioni lavorative, economiche e sociali dei numerosissimi immigrati in Italia, per mostrare come tanti preconcetti siano completamente frutto di una cattiva informazione. Solo dopo un'attenta disanima della verità dei fatti si passa alle linee guida vere e proprie: consigli per un lavoro equilibrato che risultano tanto più giustificati alla luce dei dati presenti nelle pagine precedenti. Quali sono le regole d'oro?
Rispettare le norme deontologiche; evitare l’uso dell’etichetta della nazionalità soprattutto nella titolazione; evitare di associare alla descrizione di un fatto "cornici interpretative" stereotipizzanti (criminalità e clandestinità, categorizzazioni etnico-nazionali e devianza, ecc.); individuare per la costruzione dell’articolo elementi diversi da quelli che definiscono l’immigrato solo in riferimento alla sua posizione nei termini di status di soggiorno (irregolare, clandestino, ecc.); evitare il linguaggio dell’estraneità che accentua la definizione della persona come colui che "viene dal di fuori" rispetto alla comunità: extra-comunitario, straniero, oppure le varie etichette nazionali ("albanese", "rumeno", ecc.) quando usate implicitamente per affermare una diversità con la "comunità" autoctona; limitare scelte linguistiche che insistono sulle dimensioni della paura o dell’ansia, della criminalizzazione del diverso, ma anche quelle del pietismo oppure della compassione; evitare i toni allarmistici o eccessivamente enfatici e infine aggiungere alla descrizione, quando possibile, approfondimento, analisi, pluralità di voci e punti di vista.
Dati, ma soprattutto persone.
A corollario dei suggerimenti vengono anche indicati alcuni esempi virtuosi nel panorama della stampa italiana: fra i settimanali meritano la citazione quasi tutti i magazine settimanali dei principali quotidiani, oltre a Famiglia Cristiana e L'Espresso per l'attenzione al tema, condivisa anche con alcune riviste femminili tra cui Donna Moderna, che lanciò la rubrica fissa "L'Altra Italia". Pollice su anche per i quotidiani L'Unità e Avvenire per la propensione a dare spazio a organizzazioni e associazioni, politica recentemente proposta anche da Repubblica con l'inserto Metropoli.
L'ultima parte della guida è dedicata alle storie positive di integrazione, con racconti, testimonianze e voci dai veri protagonisti dell'immigrazione in Italia: i migranti, quelli che con fatica arrivano in un paese nuovo e cercano di farne parte, rispettandolo e lavorando con l'idea di rimanere qui a vivere. E' un buon punto di arrivo, capace di portare il lettore o il comunicatore con i piedi per terra, perchè se è vero che il fenomeno migratorio in Italia è fatto di numeri, statistiche, leggi e istituzioni, è ancora più vero che al centro di tutto questo mondo ci sono le persone, italiane o straniere che siano.
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