Quante saranno le donne che scenderanno in piazza il prossimo 13 febbraio? Più o meno di quelle che in poche ore hanno cambiato la loro foto su Facebook, riempiendo le pagine e le bacheche con i ritratti delle figure femminili da cui più si sentono rappresentate? Certo è che non sarà tanto una questione di numeri, quanto di messaggi. Perché se c'è una cosa che ha animato i dibattiti nella settimana che è appena trascorsa, è sicuramente l'equivoco sul messaggio che le donne promotrici della manifestazione vogliono che invece sia chiaro. Perchè c'è chi in questi giorni ha messo sul tavolo della discussione un dubbio: e se, per reclamare a gran voce i diritti delle donne che si rifiutano di essere viste solo e semplicemente come oggetti, si andasse a ledere la libertà di scegliere delle altre?
"Il problema è che più che un equivoco qui c'è una strumentalizzazione di quello che le donne in piazza vogliono dire", spiega Michela Murgia, autrice di Accabadora (Einaudi), tra le firmatarie e sostenitrici della petizione di mobilitazione. "Libertà di scelta? E chi la mette in dubbio. Quello che io credo è che non esista, non possa esistere un diritto a farsi usare. Non in un contesto in cui non esistono alternative. Se non teniamo conto di questo, è come se ci mettessimo a dire che esisteva un diritto degli schiavi d'America a farsi schiavizzare solo perché molti di loro, non avendo conosciuto la libertà, combattevano a fianco dei loro padroni nella guerra di secessione". Il contesto in cui ci troviamo a vicere è in effetti poco confortante. E se ci mettiamo nei panni dell'adolescente che si trova a fare delle scelte di vita importanti (la scuola dove andare, il mestiere da imparare, se iscriversi o meno all'università), diventa più facile comprendere come non sia affatto scontato che una strada venga preferità all'altra. E che una cultura popolare fatta di mete facili e scintillanti non possa non influenzare, nel lungo periodo, le generazioni più giovani.
"E' come se, guardandosi attorno, ovunque ci fossero scritte che dicono 'Bella è meglio di normale' o 'Furba è più fruttuoso che intelligente' e così via", continua Murgia. "E allora di che libertà stiamo parlando? Nessuno contesta il diritto di vendersi delle donne che, consapevolmente, scelgono di farlo. Figuriamoci. Il 13 bisogna andare in piazza, e bisogna farlo per dire che c'è un'altra storia. Che non viene raccontata coi megafoni, ma non per questo è meno vera: si può essere se stesse e venire accettate". Non è semplice, è vero. E' un messaggio complesso quello che generazioni di donne diverse vogliono portare per le strade domenica prossima. E se molti si chiedono dove finirà questo messaggio nel momento in cui la bufera delle escort sarà passata, la risposta è che qui non c'è niente di politico, e che l'attualità è solo il pretesto più grosso per essere insieme, tutte quante, a dire basta. A un sentire comune, rassegnato, sconfortante. A una visione troppo maschilista in cui le prime a usare le logiche dominanti sono le donne stesse.
"C'è chi dice che queste battaglie sono già state fatte dal femminismo anni '70", spiega Murgia. "Ma è sbagliato assimilare i due fenomeni. Le generazioni cambiano velocemente, e così le esigenze e le battaglie. Ogni generazione deve fare la sua lotta, per riconfermare diritti che sembrano scontati. Quello che io spero è che in piazza ci siano più nipoti che nonne. Vorrà dire che il testimone è passato". D'altronde, se non ora, quando? Lo dice lo spot girato da Francesca Comencini con Angela Finocchiaro, lo dice il motto della manifestazione. Se non ora, quando? Senza cadere in un errore che potrebbe essere fatale: "Ovvero quello di fare le vittime", conclude Murgia. "Non andiamo in piazza per lagnarci, perché se c'è una cosa di cui siamo sicure è il linguaggio della vittima agevola quello del carnefice. Saremo lì a dire quello che pensiamo, e va bene se c'è chi risponderà che siamo bigotte, moraliste, gelose, perfino antipatiche. Ebbene, se c'è un nuovo modo di portare avanti delle battaglie, oggi, questo prevede anche che si accetti di essere antipatiche. Assumendosene la responsabilità. Perché non c'è niente di peggio che tacere il proprio pensiero per paura di venire giudicate".
Foto di Loungerie
Commenti
E no ragazze, se noi "uomini"
E no ragazze, se noi "uomini" deludiamo sempre di più, stiamo distruggendo il mondo,.... voi donne, nemmeno brillate tanto sa. Gridate alle quote rosa quando basta dimostrare di essere più bravi di questi "uomini" (facilissimo, vista questa valle di lacrime); poi, per affermarvi, preferite usare le vostre fattezze fisiche, anzichè le vostre capacità intellettuali e di coraggio civile.... sono arrabbiato assai con voi... Insomma, meglio se ci diamo una mossa, per il bene vostro e di questo paese, alla deriva. michelericciardi.mr@gmail.com; l'ultimo della classe.
Hai ragione Michele, ma qui
Hai ragione Michele, ma qui non è tanto questione di quote rosa o meno. E' più una questione di modelli. Se una ragazzina sveglia si guarda attorno e capisce che la meritocrazia non è esattamente la chiave che fa girare il mondo e che mettendo a frutto le doti che le ha dato madre natura riuscirà a ottenere più che con dieci anni di studio, un pensiero ce lo fa. La mossa speriamo di darcela davvero, ed è per questo, anche per quello che dici tu, che ci saranno anche tanti uomini alla manifestazione del 13.
OCCHEI, SPERIAMO; SPERIAMO
OCCHEI, SPERIAMO; SPERIAMO DAVVERO. PERCHE' SE NON SI ACCENDE NESSUNA LUCE, IL PESSIMISMO DIVENTA SEMPRE PIU' FORTE E CHISSA', POI DOVE ARRIVA.
E il pessimismo non porta a
E il pessimismo non porta a niente di buono, hai ragione. Se non altro, ieri abbiamo visto tantissime donne, di tutte le età, unite per un obiettivo comune. Non credi sia già una conquista anche questa?
Certo che è una conquista!
Certo che è una conquista! Ricordo che tanti anni fa, Gaetano Salvemini (non c erano i miracolosi mezzi di comunicazione che abbiamo oggi), diceva: "beato quel paese i cui cittadini, si riuniscono per riparare la fontana sotto casa". Ebbene, il suo desiderio si avvera con queste manifestazioni; però, se poi, non se ne parla più, o se ne riparla ma in maniera poco sera e inefficace (come succede sempre), allora non possiamo prendercela col pessimismo cronico (dovuto a questa "democrazia" inguaribile); ma con coloro che, le manifestazioni, le fanno si, ma per altri futili o improduttivi motivi. Molto umilmente e vinca il migliore, sempre.
Il problema è che in questo
Il problema è che in questo caso, come in tanti altri, molti hanno cercato di strumentalizzare il messaggio di queste donne, accusandole di dividere invece che unire. Sfruttando mezzi di comunicazione (gli stessi che mancavano a Salvemini) molto efficaci. Il pericolo che il clamore della manifestazione venga superato da quello delle polemiche che ha suscitato c'è, ma almeno non è stata offuscata dalle altre (più piccole, più insignificanti), organizzate per contrastarla. E' vero che sarebbe molto più bello vedere cittadini, persone, e non solo "donne" in piazza, per le strade. Che il genere non sia l'unico pretesto utile, ma che ci sentiamo tutti, in egual modo, partecipi e destinatari di qualcosa. Molto umilmente, appunto. Chissà.
Ahinoi, io sono convinto che,
Ahinoi, io sono convinto che, finchè saremo alla mercee dei giornali su carta e delle televisioni, non andremo mai avanti (perchè a loro conviene così), ma indietro. Lasciamo stare quei giornali e tutte le tv e, ritornando a Salvemini, usiamo con saggezza ed efficacia i mezzi che sono sulla rete (questo è uno dei tanti); cerchiamo, senza gelosia, senza invidia, senza piedistalli, le persone degne e capaci (che si vergognano di farsi avanti o che non le meritiamo) e via.... Oddio che sto dicendo, questo è proibito, perchè porta dritti dritti al cambiamento di questo paese alla deriva. Eppure, la maggioranza degli italiani lo vuole cambiare questo paese! Questa è la democrazia che dobbiamo difendere a tutti i costi?.... Con molta cordialità, l'ultimo della classe.