Dopo Wikileaks: mai più segreti

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Se ne è parlato molto. Moltissimo. Una di quelle occasioni che hanno messo un sito web al centro di un dibattito mondiale sulla dirompente portata della rete nel rinnovare il circo dei media, il trattamento delle informazioni e, soprattutto, il nesso tra trasparenza e segreti nel mondo dell'informazione. L'affare Wikileaks ha fatto parlare giornali e tv di tutto il mondo: è giusto o sbagliato diffondere documenti segreti? Al di là della risposta che ciascuno di noi può dare a questa domanda, la verità è che dietro tutta la vicenda che ha portato Julian Assange ad essere una persona famosa, c'è qualche lezione che dice molto su come il web cambia il mondo delle informazioni.

“Possiamo giudicare come vogliamo i dettagli della vicenda, ma c'è un messaggio che arriva forte e chiaro: nulla è più segreto per sempre, sia in termini politico-economici che in termini tecnologici”. Così parla Guido Scorza, avvocato, blogger seguito e  apprezzato, esperto nelle sfere digitali del diritto e presidente dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione.
“In futuro non potremo fare a meno di tenere presente che esiste il rischio e l'eventualità che qualsiasi informazione, sia che riguardi norme per tutti i cittadini, sia che riguardi la circolazione di documenti all'interno di una amministrazione importante come il Pentagono, possa divenire pubblica”, spiega l'avvocato Scorza. Il segreto di ieri, oggi può essere violato con maggiore facilità e ciò che era nascosto può improvvisamente affiorare dalle acque dell'informazione digitale.
Tutta la vicenda allora non riguarda solo Julian Assange e i dossier sull'Afghanistan, è una storia che parla direttamente a ciascuno di noi  se proviamo ad allargare l'orizzonte entro la quale leggerla. “Tutto questo ci suggerisce che forse vale davvero la pena di iniziare a pensare seriamente al cosiddetto opengov – continua Scorza – cioè l'amministrazione dagli archivi trasparenti, o almeno più trasparenti di quanto non siano ora. È un modo di pensare che segna un cambiamento in due direzioni: da una parte richiede un passo in dietro sul diritto alla privacy, dall'altra una ridefinizione dell'interesse per accedere al documento”.

Il segreto in internet è più debole ma, soprattutto, la nuove diffusione e dimensione del web ci aiutano a ridefinire quello che siamo abituati a pensare come il confine tra pubblico e privato. Un cosa è affidare le informazioni, anche se sono di pubblico interesse a stampa, radio e tv; quando ci si mette di mezzo il web le cose cambiano radicalmente e arriva a toccare il diritto all'oblio in rete. Ce lo facciamo spiegare direttamente dalle parole di Guido Scorza: “Ieri, determinate informazioni rimanevano accessibili al grande pubblico per un intervallo di tempo limitato alla circolazione del mezzo di comunicazione che aveva fatto circolare quella determinata informazione; oggi, sul web, una volta che pubblichi un contenuto online devi accettare il rischio che stia lì per sempre.  Ora, se quel contenuto presenta miei dati personali, io ne conservo il dominio e quindi, quando voglio che non siano più raggiungibili devo avere la possibilità di vederli ritirati dal pubblico dominio. Ma è anche vero se quel dato personale è stato legittimamente diffuso perché, ad esempio, al momento della pubblicazione c'era un interesse pubblico, chi stabilisce oggi qual è il momento a partire dal quale quel dato non è più di pubblico interesse e quindi se ne può richiedere il ritiro dalla circolazione?”

Il fatto è che si tratta di un argomento molto delicato sul quale il web, per sua stessa natura, ci spinge a porre delle domande del tutto nuove rispetto al passato. “Vi ricordate la vicenda della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi?”, spiega ancora l'avvocato Scorza: “Sono dati pubblici, tutti possono fare richiesta per averli. Ma di fronte alla possibilità di una distribuzione molto elevata attraverso il web, il Garante della Privacy si trova a dare una risposta più articolata: sono dati pubblici, ma internet rende questi dati troppo pubblici, quindi il livello di pubblicità delle informazioni varia in relazione alle modalità di accesso. Sono raggiungibili attraverso alcuni canali (presentando richiesta negli appositi uffici), ma non attraverso altri, come la pubblicazione indiscriminata su siti web”.
Quindi non chiediamoci più se un dato è pubblico oppure no; la domanda esatta è un'altra: quanto è pubblico un dato?

Immagine elaborata dalla WikiMedia Commons


Mar, 07/12/2010 - 12:32 | Scritto da: redazione | | Link permanente | Tags:

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Qualcosa cambierà !


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