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Il denaro non ha odore. Tutti d’accordo?

MAGVi piacerebbe sapere da dove arriva il denaro che prendete a prestito? Partecipare alla gestione del denaro che investite?O sapere cosa viene finanziato con il denaro che decidete di investire? Il caso della rete di cooperative finanziarie solidali MAG, oggi a rischio sopravvivenza.


Dall’imperatore Vespasiano che per giustificare la tassa posta sui bagni pubblici pronunciò la celebre frase “Pecunia on olet” sono passati secoli, esattamente XX, ma non sembra che la cultura del denaro sia molto progredita. Da dove proviene interessa davvero a pochi. Un’eccezione, tutta italiana, però c’è e si chiama MAG, letteralmente Mutue di Auto Gestione, una rete di cooperative di finanza mutualistica e solidale, con 30 anni di storia e beni 7 sedi: 4 in piena attività (Mag2 Finance Milano, Mag4 Piemonte Torino, Mag6 Reggio Emilia, Mag Venezia) e altre 3 in fase di formazione (Firenze, Roma e Reggio Calabria). Una realtà che ha contribuito in modo significativo allo sviluppo economico territoriale, finanziando migliaia di piccole attività, e continua a farlo in un momento così difficile. Ne parliamo con il vice presidente di MAG2 Finance Milano, Barbara Aiolfi.

Che cos’ha di diverso una MAG rispetto a un normale intermediario finanziario?
Le MAG, nate negli anni Ottanta come supporto alle prime imprese sociali inizialmente promosse dal volontariato, come le cooperative sociali e le prime realtà di commercio equoche diedero corpo al cosiddetto Terzo settore, si sono andata via via strutturando negli anni Novanta. Oggi sono intermediari finanziari riconosciuti dalla Banca d’Italia, che si distinguono per essere autogestiti e autofinanziati dal basso, con una modalità partecipata di gestione del denaro raccolto e con il preciso intento di finanziare iniziative con finalità sociale. Questo significa che operiamo in una logica non di profitto, ma di cura della realtà socio-economica in cui operiamo, in totale trasparenza. Per noi “fare finanza” significa dare la possibilità a tanti piccoli progetti territoriali di svilupparsi per diffondere un’economia di tipo solidale, sostenibile ed etico.

Quindi non puntate su grandi investimenti?
No, noi facciamo ciò che le banche facevano una volta: raccogliamo risorse sul territorio e le reinvestiamo sullo stesso territorio, contribuendo ad accrescerne il valore. L’obiettivo è quello di offrire un’alternativa a modelli economici predeterminati che hanno dominato negli ultimi decenni, improntati ad ottenere il massimo del profitto con il minimo delle risorse. Noi ci ispiriamo al significato etimologico della parola “economia”, che significa “cura dei beni”, cosa che si può realizzare solo concentrandosi su singoli territori e sulle reti e relazioni umane che li animano.

Perché il nuovo Testo Unico Bancario potrebbe minacciare la sopravvivenza delle MAG?
Lo schema di modifica del Testo Unico Bancario – attualmente in discussione − prevede l’attuazione di precise direttive Ue che impongono regole di vigilanza degli Intermediari finanziari assai più stringenti e costosi per gli intermediari stessi, dimenticando però un particolare. Al momento nessun comma riconosce la peculiarità dei soggetti che operano nella finanza mutualistica e solidale, come le MAG. Se saranno equiparati agli altri intermediari e non distinti e riconosciuti nella loro specificità, sarà come decretarne la fine perché saranno impossibilitati a continuare ad operare secondo i criteri che li distingue.

Quali requisiti devono soddisfare i progetti che finanziate?
La nostra valutazione parte innanzitutto dalle persone che propongono i progetti. Per noi, inoltre, è determinante che i progetti abbiamo la maggiore ricaduta territoriale possibile e quindi prediligiamo richieste provenienti da cooperative e associazioni integrati con la rete sociale della zona. Solo dopo questa verifica procediamo con l’istruttoria etico-sociale per appurare la coerenza del progetto ai nostri principi e, infine, con l’istruttoria economica, in cui andiamo a valutare la fattibilità e sostenibilità di lungo periodo del progetto.

Su cosa si basa la valutazione economica delle richieste di finanziamento?
Su questo ci differenziamo assai dal modo di operare degli intermediari tradizionali. Da noi, il piano d’impresa spesso si fa assieme. Ci si siede attorno a un tavolo e si accompagna il soggetto proponente a definire l’operazione per cui chiede il nostro aiuto, che può essere l’avvio di un’attività, un’operazione di sviluppo oppure di ristrutturazione. Accompagniamo le realtà che poi saranno nostre socie finanziate.

Quale percentuale di successo hanno i progetti finanziati da Mag2?
In 30 anni di attività, le iniziative finanziate che non ce l’hanno fatta non superano il 10%, una quota direi del tutto fisiologica. Questo non significa che tutto il resto vada liscio. Le iniziative che finanziamo, come l'agricoltura biologica, la telefonia etica o il turismo solidale, sono tutte iniziative di avanguardia sociale con molti rischi e spesso rinegoziamo il piano di rientro. Un esempio per tutti è il caso del più importante pastificio biologico lombardo finanziato a fine anni Ottanta. Il finanziamento si è chiuso tre anni fa con difficoltà, ma ce l’ha fatta. Un altro esempio è la riconversione biologica della Cascina Lassi, un’azienda a conduzione familiare da tre generazioni nel Parco Agricolo Sud di Milano.

Cosa ci dice del progetto GAS fotovoltaico?
E’ un progetto che nasce nell’ambito di un DES, distretto di economia solidale, in cui l’acquisto di beni viene fatto sempre in rete. Così è stato per il Gruppo di acquisto solidale fotovoltaico dell'Associazione Punto Rosso, del DES Brianza e del Rete di economia solidale di Como, che hanno ricevuto credito complessivamente per 200mila euro per l’acquisto e l’implementazione di pannelli solari per circa dieci famiglie, del valore di 15/20.000 euro ciascuno. Si tratta di un esempio di sostegno all’economia familiare e del settore dell’energia rinnovabile, che è particolarmente utile in questo periodo di crisi e perfettamente in linea con i nostri requisiti di sostenibilità.

Crede che il “modello Mag” diventerà sempre più una valida alternativa al modello di finanziamento tradizionale? E se fosse l’unica soluzione?
In un peridio in cui gli sfratti quotidiani e i senza lavoro aumentano a dismisura, forse varrebbe la pena chiedersi se non sia il caso di cambiare qualcosa nel nostro sistema. C’è bisogno di una rete di sostegno nell’immediato e, pensando al domani, c’è bisogno di una cultura del denaro diversa da quella a cui siamo stati abituati sinora. Per questo la rete delle MAG organizza anche laboratori, ad esempio, sul rapporto denaro-tempo-lavoro, sui bilanci familiari, su nuovi stili di vita quotidiana. Siete tutti invitati!

Di
Maria Cristina Origlia

 

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