Il Grana lo fanno i sikh, la fontina valdostana i marocchini

sikhLa cosa più divertente è che i primi ad accorgersene siano stati quelli del New York Times, anzi della sua versione globale, l’International Herald Tribune. Ma è pur vero che certi prodotti made in Italy, soprattutto nel settore gastronomico, sono patrimonio internazionale, e allora la curiosità è un po’ di tutti. Fatto sta che l’idea che il Grana Padano, alimento doc con valore di brand, uno dei simboli gastronomici d’Italia, potrebbe mancare dagli scaffali del supermercato se non fosse per i lavoratori provenienti dal Punjab. Com’è possibile? In realtà è molto semplice. Ci sono lavori che (si sa già da tempo) gli italiani non vogliono più fare. Tra questi, il lavoro nei caseifici, altro che mucca Carolina. E allora ecco intervenire la manodopera indiana, che in provincia di Cremona è particolarmente attiva, visto che le valli lombarde producono un milione di tonnellate di latte ogni anno, un decimo della produzione nazionale.

Qualcuno ricorderà che questa è la stessa zona (esattamente si parla di Pessina, paesino in provincia di Cremona) in cui, un paio di mesi fa, è stato inaugurato il tempio sikh più grande d’Europa, con capienza per seicento persone. Una festa gioiosissima, colorata, che ovviamente non è passata inosservata ai leghisti, che piantonano la loro roccaforte come uno dei baluardi per eccellenza dell’orgoglio padano. E allora, come si fa a coniugare le due cose? Il sindaco di Pessina Dalido Malaggi, intervistato dalla testata americana, ha affermato: “Gli indiani sono arrivati in un momento in cui i vecchi lavoratori dei caseifici andavano in pensione, senza nessun giovane a sostituirli. Loro sapevano già portare avanti un’impresa casearia, erano perfetti, e hanno salvato un’economia che altrimenti sarebbe andata a rotoli”. E in effetti l'entusiasmo degli indiani per questo lavoro c'è, come spiega Jaswinder Duhra, che vive in provincia di Cremona da 25 anni e che dice: "Per molti di noi è stato naturale trasferirsi proprio qui, perché siamo abituati ad avere delle mucche nelle nostre case in Punjab, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a gestire questi allevamenti per la produzione del latte".

Non è dunque un caso che un cartello all’ingresso di Pessina affermi “Comune esente da pregiudizi razziali”. Un’apertura mentale che ha turbato le camicie verdi, che col consigliere provinciale Gelmini affermano: “I sikh hanno costumi troppo diversi dai nostri, fanno matrimoni combinati e indossano il kirpan, la spada rituale, che però è un’arma, è pericolosa”. I cittadini di Pessina sono poco convinti, e organizzano per questi sorridenti e solerti lavoratori che hanno risollevato le sorti della zona crosi di italiano e programmi di formazione, perché temono molto il rischio di una mancata integrazione, che porterebbe i sikh ad andarsene. E invece il desiderio di tutti è che restino lì, e che prendano la cittadinanza italiana.

Cosa che si spera avvenga anche in Val D’Aosta, dove la fontina tanto amata anche nel resto d’Italia viene prodotta soprattutto grazie alla manodopera degli immigrati marocchini, albanesi e polacchi. Che dire poi di uno dei piatti tipici della cucina piemontese, il buon fritto misto di tradizione molto antica (risale ai tempi in cui gli animali si macellavano in casa e non si buttava via niente) che oggi viene cucinato soprattutto dai cinesi?

Marìka Surace

Foto di Roel1943