Facile dire efficienza energetica, ma il 70% dei nostri edifici risale agli anni ’70
È di pochi giorni fa la presentazione della prima edizione dell'Energy Efficiency Report, a firma della School of Management del Politecnico di Milano. Ma è possibile parlare di efficienza energetica con un patrimonio residenziale vetusto come il nostro? Sembra proprio di sì.
Innanzitutto, sia chiaro che l’efficienza energetica non è una moda, ma una necessità. In ballo c’è la sopravvivenza del pianeta.
Le ragioni sono due: da una parte l’aumento inarrestabile dei consumi globali ha generato una dipendenza dai combustibili fossili e una conseguente pressione sui prezzi dell’energia - che finiscono sulle spalle di noi cittadini – che non sono più sostenibili. Le materie prime vanno esaurendosi, i giacimenti rimanenti si concentrano sempre più in aree politicamente instabili, rendendo l’approvvigionamento sempre più complesso. Dall’altra, è ormai indiscusso che l’impiego di combustibili fossili genera l’emissione di sostanze nocive per la salute e di gas serra, causa principale del riscaldamento globale.
È importante sapere che efficienza energetica significa soprattutto efficienza edilizia. Il principale consumatore di energia è, infatti, il settore del building, residenziale e non, a cui è imputato il 36% del consumo energetico complessivo italiano annuo. Una percentuale leggermente inferiore alla media europea (40%), che però è controbilanciata dalla peggiore performance dell’Italia tra i Paesi Ue in termini di emissioni di CO2 dovute a usi energetici del comprato abitativo. In particolare, il riscaldamento e il raffrescamento pesano rispettivamente per il 48% e il 12% del consumo totale, seguiti dall’illuminazione, con l’11%. Il punto è che il patrimonio immobiliare italiano conta 13,7 milioni di edifici (12,1 residenziale e 1,6 non residenziale), di cui il 70% costruito prima del 1976, ovvero prima che fossero contemplate norme di efficienza energetica. E un quarto di questi edifici non ha mai beneficiato di un intervento di manutenzione o riqualificazione.
In sintesi, abbiamo un enorme
patrimonio residenziale inefficiente, che tuttavia può essere considerato come un grosso potenziale di miglioramento. Secondo le proiezioni del report, l’impatto dell’adozione delle tecnologie per l’efficienza energetica si potrebbe tradurre entro il
2020 in un risparmio di oltre il 30% rispetto a quanto previsto dal governo italiano nel
Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica 2011. Risparmio che aiuterebbe, tra l’altro, il raggiungimento degli altri due obiettivi Ue previsti dal
Pacchetto clima-energia 20/20/20, sul fronte
energie rinnovabili ed
emissioni di gas serra.
Come tradurre allora le potenzialità in benefici reali? L'Ue suggerisce di procedere su due linee d’intervento: incentivare il processo di ristrutturazione degli edifici e promuovere il risultato esemplare della pubblica amministrazione, accelerando il rinnovo dei fabbricati pubblici e prevedendo elevati standard per quelli di nuova costruzione. A oggi, però, solo quattro Regioni (Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte) e le due Province autonome di Trento e Bolzano hanno introdotto obblighi specifici per la prestazione energetica degli edifici.
Che cosa stiamo aspettando?