"So che l'espressione "buttare acqua nel deserto" non è bella, ma se in Africa si continuerà a ragionare in termini di carità è difficile che la situazione cambi e che si faccia meglio che offrire un po' di sollievo temporaneo. Intervenire è necessario, ma un intervento giusto deve saper andare oltre l'emergenza".
Con queste parole Enrico Cisnetto, organizzatore della giornata che il prossimo 17 ottobre lancerà da Roma un ponte di solidarietà per le popolazioni del Corno d'Africa colpite dalla siccità, esprime l'ambizioso obiettivo che mira a realizzare qualcosa di programmatico e concreto per le popolazioni che soffrono la fame.
Soprattutto per quelle che versano in condizioni ormai gravissime perché vivono in Etiopia, Gibuti, Kenya e Somali, visto che l'80% della popolazione dell'area vive di agricoltura e pastorizia, e che senz'acqua si ritrova letteralmente senza sussistenza minima. Considerando che si tratta di 15 milioni di persone, si comprende bene di che proporzioni sia l'emergenza. L'idea è quella di far partire da questo primo appuntamento di RomaIncontra, presso l'Ara Pacis di Augusto, un messaggio e una riflessione che portino se non altro a evidenziare che, se anche del problema non se ne parla ogni giorno, esiste e non può essere ignorato.
"Ci sembrava giusto dunque ritrovarsi per un evento di portata internazionale a Roma, una città che è già sede di agenzie dell'Onu che si occupano di questo problema (FAO, IFAD e WFP), cercando di raccogliere più fondi possibili che poi verranno gestiti dalle Nazioni Unite e dal Ministero degli Esteri, che si occuperanno concretamente degli interventi, coordinati a livello internazionale", continua Cisnetto, che crede molto nel messaggio di una solidarietà a lungo termine. "Perché un intervento congiunturale, non strutturale, c'è già stato molte, troppe volte. E i risultati si perdono nel tempo". Ecco perché dall'incontro di lunedì ci si aspetta molto di più. All'evento parteciperanno, tra gli altri Jacques Diouf, direttore generale FAO, Kanayo F. Nwanze, presidente dell'IFAD, Josette Sheeran, direttore esecutivo World Food Programme e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.
Dalla notte del 17 prenderà il via una nuova raccolta fondi attraverso l'invio di SMS al numero 45503, a cui si potranno mandare le proprie donazioni fino al 23 ottobre. Il nome della campagna è già esplicativo degli obiettivi: Crescita. Dall'emergenza alla sostenibilità. "Pensiamo ad esempio alla costruzione di acquedotti, a dighe, a uno sviluppo delle tecnologie che possano aumentare la produttività di queste popolazioni, in modo che il vantaggio sia collettivo, e rimanga patrimonio del Paese".
In questi giorni anche la first lady Michelle Obama ha detto la sua sul tema. Nota per la sua campagna per l'orto domestico, ha dichiarato anche lei che proprio gli USA, che da sempre hanno influenzato i modelli di consumo mondiali, devono iniziare a sostenere l'agricoltura locale, ecosostenibile. Evidenziando poi un altro problema: l'eccesso dei paesi occidentali, in cui i problemi sono lo spreco, i troppi rifiuti e l'obesità. Un divario che non è più tollerabile. Tema che sarà discusso anche a Roma, in cui una delle conferenze sarà dedicata alla cosiddetta sfida del Terzo Millennio, che è quella di vincere la fame nei paesi poveri e combattere gli eccessi nei paesi ricchi.
"E' non è meno importante ricordare una cosa. Se l'economia di questi paesi migliora, saremo tutti quanti a giovarne. Pensiamo agli investimenti che molte nazioni ricche stanno facendo proprio in Africa. E come, anche per colpa della crisi, quello del cibo e dell'accaparramento delle terre siano diventati temi caldi anche per le nostre economie. D'altronde il cibo sarà il tema principale dell'Expo del 2015, non è un caso se iniziamo adesso ad occuparcene. Forse sembrerà meno buonista da dire, ma aiutare l'Africa è davvero nell'interesse di tutti".
Foto di Elrentaplats