Equilibri economici
Gandhi si rivolgeva ai deboli, ai poveri e agli oppressi d’Africa e Oriente per esortarli a liberarsi dal dominio coloniale occidentale.
Ma siamo proprio sicuri che, nell’epoca globale, si possa ancora parlare di dominio dell'Occidente a scapito dell'Oriente?
La produzione industriale cinese ha superato quella americana.
L’India sta per entrare nel G8.
La Russia manifesta intenzioni neocoloniali.
I paesi arabi continuano a far lievitare il prezzo del petrolio.
I fondi sovrani di molti paesi "dell'Oriente" hanno importantissime partecipazioni azionarie nelle più potenti multinazionali dell' "Occidente".



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"A volte pensiamo come se nulla potesse cambiare, come se gli Stati Uniti, e l'Europa con loro, dovessero detenere una supremazia eterna. Ma e' un equivoco. La storia ci insegna che anche i grandi imperi, da quello romano in poi, decadono. Il potere non sparisce, ma si concentra in mani diverse. E il potere non e' solo tirannia, ma anche "potere di fare". Il suo contrario e' l'impotenza, non solo sul piano economico, ma anche su quello dei diritti..."
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Già dopo la prima guerra mondiale la posizione internazionale dell'Europa risultò notevolmente ridimensionata, vedendo emergere gli Stati Uniti e il Giappone. Adesso è la volta di altri Paesi, anche loro hanno diritto allo sviluppo e al potere... spero solo che ciò non avvenga nuovamente al prezzo di milioni di vite umane.
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"E' innegabile che l'equilibrio economico mondiale stia cambiando. L'asse del potere si sta spostando a Oriente.. Vorrei segnalarvi, a questo proposito, una lettura interessante: "L'Impero di Cindia" di Federico Rampini. Nel libro vengono raccontate la Cina e l'India del XXI secolo, i motori che muovono tutto il continente asiatico, mete preferite degli investimenti delle multinazionali. Cindia è una realtà geografica, economica, culturale che cresce continuamente e che diventa sempre più forte. Una realtà dalla quale l'Occidente si sente sempre più minacciato..."
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"Ebbene Emanuele Licciardi, hai toccato un tasto che deve far riflettere: "Ma siamo davvero certi che la democrazia sia la migliore tra le forme di governo?" Probabilmente così come viene posta oggi non è tra le migliori; e già il fatto che si abbia la presunzione che possa esserlo le pone dei limiti. Un giorno qualcuno mi fece notare che dinanzi alla monarchia e alla dittatura puoi avere qualche possibilità di cambiare il sistema perchè hai di fronte un singolo uomo; facilmente individuabile e potenzialmente attaccabile. Dinanzi alla democrazia non ti trovi di fronte ad un singolo responsabile, ma ad un complesso sistema in cui, se le cose vanno male(come del resto accade oggi in occidente e soprattutto in Italia), le colpe non hanno una paternità chiara e circoscrivibile. Allora, se le cose stanno così, vogliamo pensare ad una nuova forma di governo fondata sull'amore e la tolleranza tra popoli diversi? La potremmo chiamare ... "Unicrazia" o "Dialogismo" o ..."Tollerocrazia" o ... aiutatemi voi a trovare un termine appropriato."
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Penso che il futuro ora come mai pone davanti un orizzonte indefinito molto più del solito.Davanti alla situazione che cambia però potremmo anche non rimanere inerti.Non concludere che le cose cambiano e così sia.Il cambiamento questa volta potrebbe portare per noi grandi problemi e pesanti sconvolgimenti.E' vero che la storia ci insegna che il potere e le sue sedi sono in eterno movimento,ma è anche vero che è dai tempi del grande impero romano che il mondo occidentale è abituato a poter decidere o influenzare le sorti dell'intero globo.Credete sia tanto facile rinunciare a tutto questo,a più di 2000 anni di storia?Se la risposta è no siamo ancora tutti in tempo per inverire la rotta.I nostri governi in crisi non sono altro che il riflesso di una cultura in fortissima crisi.
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Le risorse sul globo sono veramente limitate. Sarebbe auspicabile che ci fosse un governo sopranazionale. dotato dei mezzi per far rispettare delle regole globali. Dare un ordine allo sviluppo del globbo, evitare la corsa sfrenata alla industrializzazione a tutti i costi. Se Cina ed India creano ricchezza in modo non programmato,non regolato, la colpa non è soltanto loro.Quei popoli reclamano condizioni di vita migliore senza curarsi dei danni provocati dall'inquinamento terrestre, dalla creazione di danni economici ai paesi cosiddetti sviluppati. Per questo è necesario che ci sia un governo sopranazionale globale che abolisca i confini terrestri e crei le condizione per uno sviluppo equilibrato in modo di salvaguardare quel poco che ancora rimane su questa povera terra.
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"Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi". Dinanzi ai processi storici incalzanti, un immobilismo come il nostro è davvero inaccettabile. Le lezioni dal passato hanno sempre un'inestimabile valore."
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Con la tanto attesa caduta del muro di Berlino e quindi l’avvio di un mercato a livello globale, si è rotto un equilibrio planetario. Questa rottura ha avuto effetti diretti sull’economia mondiale. Uno di questi effetti è stato il crollo del prezzo del lavoro in alcuni paesi, soprattutto in quelli occidentali. I cittadini dell’est Europa, ad esempio, si ritrovarono senza lavoro quasi da un giorno all’altro. Le loro richieste salariali erano, e sono tuttora, molto al di sotto di quelle nostrane. Succede così che con il contestuale “iperaumento” dell’offerta di lavoro (per offerta di lavoro si intende ovviamente la disponibilità a lavorare dei cittadini, non l’offerta di posti di lavoro da parte delle aziende) il prezzo di quest’ultimo crolla a picco. Il ceto medio inizia a scomparire (in USA soprattutto) e la forbice sociale si allarga enormemente. L’apertura globale dei mercati, una svolta nella storia mondiale non è stata a mio avviso sufficientemente regolata per evitare questi imponenti squilibri. È d’altra parte comprensibile che un cambiamento del genere porti con sé infiniti effetti collaterali, non tutti prevedibili. Ad oggi, comunque, indipendentemente da occidente ed oriente la globalizzazione nel bene e nel male c’è ed ora sta agli Stati riuscire a dominare un’economia che per ora domina loro.
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E nonostante l'enorme crescita di questi Paesi e l'aumento vertiginoso della loro ricchezza, ancora c'è chi è sfruttato dallo Stato per un pugno di riso, o chi deve farsi esplodere nelle piazze per un assegno alla famiglia...e intanto tra loro c'è chi offre 165 milioni di euro per Cristiano Ronaldo...(http://www.datasport.it/leggi.aspx?id=5235733)
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"@massimo è la dura legge del mercato. si pagano 165mio perchè si sa che si rientrerà della spesa grazie ai soldi proprio di quelle persone che alla fine del mese tirano la cinghia. "panem et circenses"
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Domandandoci se nell'epoca della globalizzazione, alla luce della spaventosa crescita dell'oriente, l'occidente abbia perso il proprio dominio diamo per scontato una risposta affermativa. Se tra i tanti effetti della globalizzazione c'è stato quello sfavorevole di permettere a paesi orientali di servirsi dei metodi del libero mercato senza però accettare le regole che soggiacciono allo stesso, va anche detto che nella realtà c'è un effetto favorevole della globalizzazione ed è quello di imbrigliare i rapporti in intrecci economici che si sostanziano in uno stallo dal punto di vista della supremazia dell'uno sull'altro. esempi eclatanti: sono la Cina che finanzia il debito pubblico Usa i quali però sono i primi consumatori di prodotti cinesi vedi vicenda Fannie & Freddie ( http://www.corriere.it/economia/08_settembre_08/fannie_freddie_gaggi_686... ); la Cina possiede riserve monetari di dollari ingentissimi ma lo yuan cinese è moneta dipendente dal dollaro; la Russia necessaria in Europa per gas e petrolio rischia di non entrare nel Wto costringendosi all'isolamento. Le vicende sullo scacchiere economico mondiale sono ormai talmente complesse che il movimento globale non consente più conquiste o supremazie economiche. Forse non ce ne stiamo accorgendo ma è iniziata una armonizzazione economica che non ha precedenti e che forse stavamo aspettando.
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@ Antonio Devo dirti, che seppur al giorno d'oggi, vedendo la situazione a livello di singoli stati o continenti nel breve e medio periodo, moltissimi paesi sono afflitti da innumerevoli problemi legati alla globalizzazione, d'altro canto se si prova ad i
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E'facile comprendere la povertà di alcune popolazioni, ma il problema di coloro che soffrono è causa di un sistema voluto da uomini che governano per interessi economici, pur di privare l'essere umano dal diritto alla vita. Spesso un uomo prova più compassione verso un diverso animale, che per l'animale uomo...! Proviamo a pensare un mondo uguale per tutti, senza distinzioni, senza guerre, ricco di sorrisi... : si tratta di un paradiso possibile per TUTTI...BASTA VOLERLO!
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"@lOREDANA La potremmo chiamare "Phileocrazia". D'altronde Aristotele era convinto che "Philìa è amare, più che essere amati"..."
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In tutte queste analisi non si affronta il problema cardine: le regole del gioco. Quali sono, chi le impone, chi le fa rispettare? Credo che non ci sia ancora la voglia di cambiar, che alle nazioni tutto sommato faccia ancora comodo questo meccanismo perverso di indebitamento (dei paesi ricchi in primis) sul quale lucrano le economie usuraie disposte ogni tanto a eclatanti remissioni del debito non accompagnate dalla voglia di risolvere il problema. Come si può continuare questa selvaggia immissione nel mercato di moneta senza che si abbia una corispondent crescita finanziaria? Chi ci sarà quando la bolla finanziaria scoppierà? Noi! E perchè dobbiamo pagare le colpe dei nostri padri? Io credo che l'unica soluzione sia un serio cambiamento del modello. Tante sono state le proposte, dagli Eterodossi alla Tobin Tax ad Amartya Sen, ma nessuna è stata presa in considerazione. è la struttura che dev'essere cambiata, in modo da porre etica e diritti umani al centro dell'economia e della politica. Non escludo che questo debba comportare la riforma delle UN e la creazione di un'autorità economica mondiale forte. Ma tutto ciò non servirà a nulla se non si ha la voglia di cambiare e quella, mi pare di capire, rimane solo una scommessa a noi stessi per il futuro!
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Le regole del gioco?!magari ci fossero.Anche se non credo che delle regole, né delle norme internazionali,possano regolamentare e limitare il perverso e squilibrato gioco delle economie moderne. Si é ritornati un pò allo stato di natura,all'homo homini lupus...solo che il tutto si è trasposto dall'uomo all'industria. L'unica legge riconosciuta è quella del profitto, l'unico Dio venerato é il danaro...il resto non conta.Non conta la collocazione geografica più: aziende che si sgretolano nel vecchio continente,aziende che nascono e diventano colossi,in India,Cina,Russia. Il risultato é una economia malsana e instabile,quasi nevrotica,per via delle Borse con i loro sbalzi d'umore. Ecco allora che ritorna la prima legge che l'uomo ha conosciuto:quella del più forte. Ogni industria o multinazionale è al contempo predatore e preda...in un poco invidiabile gioco al più forte che giá palesa i suoi primi effetti...ovviamente sull'anello più debole della catena: NOI.
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"Conclusioni sconfortanti...In un modo o nell'altro il futuro prossimo è molto cupo...e non solo saremo noi a doverlo affrontare ma ma soprattutto a doverlo indirizzare...potremmo essere la generazione che detta le "Regole del gioco"
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"Non si può, ad oggi, ancora parlare di dominio dell' Occidente nei confronti dell'Oriente, anche se l'Oriente presenta caratteri contrastanti... -da una parte tende a custodire gelosamente la propria cultura, le proprie origini, la propria indipendenza -dall'altra ha sempre cercato di assorbire e ricostruire e riprodurre circostanze e realtà derivanti da altre culture, in tutti i campi, dalla tecnologia all'architettura... Un italiano non deve stupirsi se in China trova un modello di automobile simile alla ferrari, o un pacco di pasta "balilla", o la costruzione di una torre inclinata tipo torre di pisa... Secondo voi basta una macchina fotografica al collo?"
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non mi viene da pensare che l'oriente è sottomesso dall'occidente se un arabo possiede una importante quota di minoranza della ferrari, tale da far andare in giro felipe massa col cappellino col suo nome, non mi viene da pensarlo se vedo un arabo che acquista una squadra di calcio della premier league inglese e investe 300 milioni di sterline...
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Non è soltanto l'oriente a voler assimilare alcuni aspetti della cultura di altri popoli. Questo lo facciamo anche noi italiani, pur custodendo la nostra ricca cultura. Se pensiamo agli innumerevoli negozi di articoli etnici, alla realizzazione di strutture architettoniche(per es.alberghi di lusso) che ripropongono lo stile orientale,all'uso di particolari stili musicali, alla ricerca da parte di un numero sempre maggiore di persone di tecniche di rilassamento che non sono le nostre,e potremmo ancora continuare l'elenco. Questo tipo di scambio culturale secondo me è positivo e deve farci riflettere sulla necessità che in fondo ha l'uomo di confrontarsi proprio con ciò che rappresenta la diversità.Mi chiedo allora, se proviamo attrazione per delle culture diverse tanto da assorbirne alcuni aspetti, perchè poi dinanzi all'essere umano culturalmente diverso proviamo intolleranza e fastidio? Perchè tendiamo a porgerci come esseri superiori? E qui secondo me subentra anche un altro problema che ci trasciniamo da secoli e che con il problema economico rappresenta una concausa: le differenze religiose ci spaventano e le istituzioni religiose non sono disposte ad abbattere questo tabù, anzi lo alimentano. I cattolici ritengono di dover evangelizzare altri popoli come unica via verso la verità, senza tener conto che anche questo è un atto di presunzione. Ricordiamo un fatto accaduto pochi giorni fa in India:alcune suore sono state accusate di aver sequestrato dei bambini per educarli coercitivamente al cristianesimo. E se dei buddisti o musulmani avessero agito allo stesso modo con dei bimbi italiani, come avremmo reagito? La chiesa dovrebbe agire con grande cautela perchè ha delle enormi responsabilità. Credo che il problema tra occidente e oriente affondi le sue radici in una intolleranza di fondo che anche a livello religioso deve essere affrontato adeguatamente per iniziare un dialogo universale.
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@ michele laurino non credo siamo nella situazione che prospetti la maggior parte degli scambi commerciali avvengono nel rispetto di alcune regole del gioco. è una visione un pò catastrofica e catastrofista. alla fine a volerla vedere così ci rimettiamo t
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Ci sono modi più efficaci e meno impugnabili di mantenere la supremazia. Uno di questi è aiutare le economie dei paesi a crescere, magari allo scopo di farli diventare potenziali mercati. Il piano Marshall insegna. Allora, sempre più, supremazia diventa l'imposizione dei propri modelli. E in questo chi lo batte l'occidente?
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vivere secondo regole....secondo ciò che gli altri si aspettano. vivere è andare oltre i propri confini scoprendo che dentro noi cè un mondo.....quello della compassione, quello del perdono e della vita oltre ogni cattiveria umana..........
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Per Antonio De Gregoris Sì, è vero che è insito nella natura umana il timore della diversità, come affermi tu.Anche se, scusami se insisto, ma non sottovaluterei troppo il problema del credo religioso come concausa di assenza di dialogo tra i popoli.
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Faccio sempre la figura del pessimista.Ma accanto a tutto questo parlare,che ne pensate del fatto che sembra stia calando di nuovo una cortina di ferro?
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Non credo che ormai si possa parlare di supremazia per definire il rapporto tra oriente ed occidente. Ormai sono fusi, fortemente interconnessi, senza possibilità di separazione, se crolla uno, anche l’altro se non crolla del tutto, ha dei danni molto forti. I mercati di tutto il mondo hanno tirato un sospiro di sollievo quando Bush ha annunciato la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, e lo hanno fatto perché in tutto il mondo c’è qualcuno che è legato a doppio filo con loro. Non è un caso. Queste connessioni sono presenti a tutti i livelli ed in tutti i campi … Immaginiamo che la Cina, primo produttore al mondo di soia e riso, ne importa da Africa ed America Latina per soddisfare il suo fabbisogno. Anche lei non è indipendente.
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stupendo
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"La novità e il cambiamento molto spesso spaventano...ma forse i nuovi equilibri possono anche creare una situazione non del tutto sfavorevole per i "vecchi" detentori della ricchezza...questa è una notizia di ieri, vi allego un link http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=611956 Speriamo che questo sia un buon inizio per l'apertura del nostro mercato verso chi ha un potenziale economico elevato (e questo già si sapeva), che ora sta esplodendo in maniera spettacolare."
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A conferma della forte interconnessione tra oriente ed occidente … Questo articolo è focalizzato sul tema delle fluttuazioni del prezzo del petrolio, ma è esemplificativo di quella fusione tra economie ed interessi che mi fa credere che non si possa utilizzare il termine supremazia dell’uno verso l’altro per definire i rapporti tra oriente ed occidente. http://www.tuttotabacco.it/2008/maggio/economia.pdf
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a loredana hai toccato un punto importante: oltre all'equilibrio economico, è fondamentale l'equilibrio e il dialogo tra le religioni, ma non dico tra le sette minoritarie, tra i preti sposati di milingo e signora e scientology di tom cruise, ma proprio tra le grandi religioni del mondo, quelle che trasmettono messaggi positivi ma che poi in concreto non sono per niente pacifiche, certo, mai dirò che esercitano violenza psicologica verso i propri seguaci, ma, secondo me, dovrebbero essere meno chiuse al dialogo...
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Per Daniele Daniele leggendo il tuo ultimo commento mi è tornato alla mente un articolo che lessi qualche tempo fa. Lo ho recuperato e lo metto qui come link così da poterlo condividere. (http://www.uaar.it/news/2006/03/13/uniti-contro-islamofobia-antisemitismo/). Il dialogo è fondamentale, se veniamo meno al dialogo ed al confronto i risultati possono essere imprevedibili e nessuno favorevole…
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"Penso che ormai esista una casta privilegiata sovranazionale che governa le sorti dell'economia mondiale e quindi tenga per le corna il toro della politica globale.Arrivati a questo punto l'equilibrio si è trovato ma non mi sembra sia un equilibrio "Equo e solidale"."
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Io non sono una persona molto colta, purtroppo, ma ho fatto un'esperienza che penso possa far riflettere. Ho 45 anni e sono mamma di due ragazzi di 20 e 24 anni. Due anni fà il grande bisogno di donare amore che io e mio marito avevamo nel cuore, oggi ha un nome: Gabriele An, di 4 anni adottato in Vietnam. Là dall'altra parte del mondo c'è una suora laica che è riuscita ad entrare con umiltà e grande amore per i bambini, nella difficile situazione degli orfanatrofi. Lei porteghese, dall'altra parte del mondo a cercare di dare una famiglia ai figli sfortunati di quel paese così caldo, popoloso, ingegnoso, lavoratore, e sorridente....sì, questo ci è rimasto nel cuore, il sorriso di chi non ha niente, l'inchino umile di chi ci vede come su un piedistallo, il prodigarsi affinchè possiamo sentirci come a casa nostra. Ecco cosa ci ha dato il Vietnam oltre ad un bambino meraviglioso, la gioia e la speranza che anche in una vita di dolore e miseria, si può essere felici. Allora ecco il mio messaggio, sorridiamo alla vita.
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Penso che Ghandi non abbia contribuito a salvare il mondo dalle diverse intemperie che oggi come ieri continuano a persistere ma credo che abbia acceso in molti esseri umani il senso di ciò che rappresenterebbe la ragion d'essere degli essere umani,che nn può essere altro che l'amore per il prossimo ,e la conoscenza di una libertà che ha il suo punto di termine là dove inizia la libertà altrui
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ogni paese, come ogni essere umano, cerca di affermare se stesso sugli altri. Cerca l'approvazione e il riconoscimento dell'altro. In questo processo evolutivo, ogni paese deve fare i conti con l'inevitabile dipendenza ( che molto spesso è di tipo economico-strutturale, ma non solo ) che lo lega ad un altro paese come lui. si crea un interdipendenza reciproca tra nazioni alla ricerca della propria individualità. contemporaneamente si instaurano relazioni, si fissano le regole, si dettano i ruoli che rendono fragili ma allo stesso tempo più forti gli equilibri globali. Ogni paese si trova quindi di fronte ad una sfida quotidiana che lo rende protagonista, vincitore o sconfitto a seconda delle conseguenze delle sue scelte. Noi, cittadini appartenenti al singolo paese, ci affidiamo a che queste scelte siano le più calibrate ed eque possibili. Credo che dobbiamo ri-imparare a riporre la nostra fiducia a chi è obbligato a scegliere per noi, senza dimenticare, però, che ogni piccola particella, ognuno di noi, legato necessariamente all'altro, può comunque incidere nella grandi decisioni che riguardano il destino dei paesi, il futuro del nostro mondo.
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ogni paese, come ogni essere umano, cerca di affermare se stesso sugli altri. Cerca l'approvazione e il riconoscimento dell'altro. In questo processo evolutivo, ogni paese deve fare i conti con l'inevitabile dipendenza ( che molto spesso è di tipo economico-strutturale, ma non solo ) che lo lega ad un altro paese come lui. si crea un interdipendenza reciproca tra nazioni alla ricerca della propria individualità. contemporaneamente si instaurano relazioni, si fissano le regole, si dettano i ruoli che rendono fragili ma allo stesso tempo più forti gli equilibri globali. Ogni paese si trova quindi di fronte ad una sfida quotidiana che lo rende protagonista, vincitore o sconfitto a seconda delle conseguenze delle sue scelte. Noi, cittadini appartenenti al singolo paese, ci affidiamo a che queste scelte siano le più calibrate ed eque possibili. Credo che dobbiamo ri-imparare a riporre la nostra fiducia a chi è obbligato a scegliere per noi, senza dimenticare, però, che ogni piccola particella, ognuno di noi, legato necessariamente all'altro, può comunque incidere nella grandi decisioni che riguardano il destino dei paesi, il futuro del nostro mondo.
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claudia, la tua storia è una favola con lieto fine, come quelle che si raccontano ai bambini prima di imboccargli le coperte e farli coricare nella speranza che sognino di volare verso l'isola che non c'è, e non di nascondersi per sfuggire alle grinfie del mostro cattivo... che sia d'insegnamento a tutti, che un Mondo Nuovo è possibile, che non si possono fare guerre inutili per manie di grandezza... L'era di Alesandro Magno e di Napoleone Bonaparte è finita... Equilibri economici? Equilibri economici? Qui gli uomini non solo non sono tutti uguali, ma ognuno non è quello che è... QUI OGNUNO è QUELLO CHE HA!!! ...questo è il vero problema non credete?
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"Ma siamo proprio sicuri che, nell’epoca globale, si possa ancora parlare di dominio dell'Occidente a scapito dell'Oriente?" Certo che sì. Anzi, direi che l'Occidente non avrebbe potuto ottenere risultato migliore. E' stato così abile nell'imporre il proprio modello di sviluppo al resto del mondo che ora è il resto del mondo a tenergli testa. Che l'alunno stia per superare il maestro? E se così fosse, può esistere vittoria più schiacciante di questa?"
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"@ sara Io credo che non sia così semplice. L'allievo ha superato "barando un maestro che voleva barare". Gli Stati occidentali sono andati in Oriente a cercare manodopera a basso costo per essere più competitivi nei mercati interni. Così facendo, hanno me"
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"La chiaroveggenza e la profondità del Mahatma continuano a colpire più forte di qualsiasi arma "convenzionale" . Tutti i governanti dovrebbero attingere da lui a piene mani "pulite" ."
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oggi siamo il prodotto degli errori e delle cose buone del passato...ma mentre nel passato gli errori erano maestri di vita al fine di non ripeterli..oggi non c'è più memoria....e tutti o quasi vogliono stare un gradino sopra l'altro...e questo è cannibbalismo..e non ci stupiamo se oggi le vittime di ieri...sono stanche di essere tali
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Penso e credo che Gandhi, intenda la conquista dell'Occidente da parte dell'Oriente, non con le armi, non con l'economia, ma con la saggezza dei maestri del passato con lo spirito della semplicità e del vero senso della vita. Colonne portanti del significato della vita. Nelle società dove queste colonne vengono meno, oppure vengono distrutte dai ritmi sfrenati alla rincorsa del successo e della supremazia, le popolazioni vivono di insoddisfazioni senza pensare o ricordare le colonne portanti della vita che li rendevano felici. Gandhi può insegnare ancora molto al mondo. Le popolazioni dovrebbero incontrarsi e vivere in sintonia l'uno con l'altro scambiando culture e conosciendo i vari sensi della vita concepiti dalle altre popolazioni, per poterli condividere e vivere finalmente nella pace dello spirito.
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Si, forse l'Occidente presto perderà la sua egemonia economica, ma è proprio questo il problema di fondo: la potenza dei paesi si valuta in termini di economia, non di saggezza. Anche se l'India entrerà nel G8, non sarà l'India vera, quella delle piccole cittadine di cui parla Gandhi, sarà l'India modernizzata, l'India conquistata dall'Occidente, l'India che ha voluto la bomba atomica. Molti si aspettano che siano i grandi, i potenti a dover cambiare il mondo, ma non è così. Se ognuno di noi -operai, lavoratori, studenti, chiunque- decidesse di vedere la propria vita con occhi diversi, se iniziasse a sentirsi una parte attiva del mondo, rinunciasse alla violenza, o alla vendetta (sentimento proprio solo dell'uomo, che neanche la bestia più feroce mette in pratica) e realizzasse un progresso non economico, ma mentale, interiore, se tutti mettessero in pratica questi principi e si insegnasse ai bambini a farlo, il mondo cambierebbe da solo, senza bisogno di rivoluzioni dall'alto. Avremmo il mondo unico.
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Il problema della globalizzazione è iniziata dagli anni 80 e 90; sull'abbigliamento,nella meccanica e in altri campi di produzione, il ceto medio con i commercianti si lamentavano che i prezzi all'ingrosso e al dettaglio erano troppo alti, quindi gli imprenditori hanno dovuto spostare la manodopera nei paesi emergenti,soddisfando le proprie esigenze e meno dei consumatori. Tutto ciò a comportato un ridimensionamento dell'occupazione Europea e Statunitense, accontentandoci con dei prodotti con minor costo industriale per i Manager e con standard di qualità minore per noi, provocando pure la perdita d`acquisto dei salari. Secondo fattore, la domanda ha superato l`offerta a livello mondiale, perchè i paesi Cina e India con i loro abitanti stanno scoprendo un benessere, causando l`impennamento dei prezzi delle materie prime. La colpa della globalizzazione è dell`Europa in primis e degli Stati Uniti, perchè esportatando la loro tecnologia, ha avuto un effetto boomerang su tutti noi, cioè i paesi emegenti un giorno ci colonizzeranno, per il semplice motivo della concorrenza sleale.
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penso, e me ne convinco sempre di più, che il pensiero di Gandhi fosse rivolto ai popoli occidentali per convincerli ad aiutare il terzo mondo per sollevarlo da quella apatia che fino a qual momento regnava sovrana. Il cosiddetto ,terzo mondo, era ed e' costituito da quelle popolazioni che non riescono ad imporsi in un mondo che in qualche modo li sfrutta e si è dimenticato di loro. La attuale globalizzazione ha permersso loro di far sentire la loro voce. Forse il loro linguaggio non è stato compreso o forse è stato ignorato. Adesso che gli equilibri mondiali si sono modificati in maniera inarrestabile anche i paesi del terzo mondo vogliono dire la loro e non rimanere apaticamente gli spettatori muti di un mondo chhe sta cambiando. non sono più disposti a farsi carico di una situazione di degrado che è stata creata dai paesi occidentali con i loro sfruttamento. cerchiamo di ascoltarli e cerchiamo di aiutarli.
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@daiyu86. Condivido pienamente il tuo commento. Qualunque Stato acquisisca potere economico, nel tempo tenderebbe a detenere la supremazia su tutti gli altri. Allora bisognerebbe entrare nelle coscienze della gente affinché si miri ad un progresso mentale
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il discorso di gandi non appartiene ad un epoca passata ma ancora oggi possiamo prendere grande insegnamento da un piccolo uomo che con il suo modo di pensare da pacifista ha messo in ginnocchio i grandi paesi della terra come l' Inghilterra che per anni ha dominato l'India.Io credo che se i potenti di questa terra tenessero presente nei loro pensieri quest' uomo allora si potrebbero anche risparmiare moltissime guerre che sono portatrici di odio e morte.Ciao a tutti da un ragazzo qualunque.
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La Vostra domanda è se l'Oriente, con la sua cultura, stia superando l'Occidente. Risponderei che l'Oriente stia cercando di assomigliare sempre più all'Occidente, desiderandone le tendenze consumistiche, liberiste, capitalistiche. Ciò significa che vuole imitare l'Occidente,il quale ancora adesso ha il potere dalla sua parte, quello di influenzare e spingere al consumo, per continuare l'arricchimento dei potenti a discapito della massa. Purtroppo,imitandoci, assume anche i nostri mali, come l'inquinamento, lo stress, le psicopatologie, la cattiva distribuzione del reddito. Un buon inizio per rimediare a tutto ciò è sposare la teoria della decrescita. www.energiapulita.splinder.com L'aura
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"Quelli elencati mi sembrano i "mostri" dell'occidente che si sono generati in tutto il mondo per troppa fretta di diffondere il sistema in tutto il mondo. Ora chiaramente in alcuni paesi non essendoci regole solide questo sta degenerando e creando delle distorsioni difficilmente governabili."
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Mi sembra assai forzato parlare di intenzioni 'neocoloniali' della Russia. Se volete un altro punto di vista, ricordate che ci sono 20 milioni di russi fuori dai confini della Federazione: non è che ci si possa ragionevolmente aspettare che Putin e Medvedev stiano con le mani in mano quando qualcuno li attacca con carriarmati e aviazione....