"Muori sporco negro, hai rubato l'incasso". L'assassinio di Abdul è cronaca dura dei nostri giorni. È accaduto a Milano, è mostruoso. Certo non rappresenta l’essere degli italiani, ma quando diciamo che è un caso limite una voce interiore ci interroga per accertarsi che non stiamo cercando di consolarci. Altri maledetti episodi raggiungono le cronache: ghanese picchiato dai vigili, “Emmanuel negro”, inchieste e polemiche a Parma. E poi l’inferno di Castelvolturno, cinque neri massacrati da criminali locali.
Ma anche a leggere le pagine di una bellissima inchiesta di Riccardo Staglianò e Raffaele Oriani sui cinesi («I cinesi non muoiono mai», Chiarelettere) vien fuori che fioriscono gli stereotipi e le leggende metropolitane anche sui «musi gialli». E poi i giovani italiani musulmani raccontano sul web che il mese del ramadan è stato quest’anno pieno di tensione e di brutti episodi, insulti, muri imbrattati.
E ancora: da che pianeta vengono questi tifosi che accompagnano la nazionale di calcio recitando la parte dei nazi e dei fasci?
Sono convinto che nessun popolo sia per vocazione razzista e altrettanto che nessun popolo sia fatto di angeli dell’accoglienza. I comportamenti peggiori e migliori sono conseguenza anche di situazioni di fatto, di politiche sbagliate, estreme, scriteriate.
E tuttavia, come dice un grande filosofo canadese contemporaneo, Charles Taylor, «ognuno ha i suoi selvaggi da tenere a freno». Mi chiedo: ma chi sono i nostri «selvaggi»? da dove vengono, chi li ha nutriti? Voi ne conoscete? Aiutiamoci a capire quel che succede.
Ci stiamo sbagliando? O sta diventando davvero difficile, nell’Italia di oggi, essere diversi, di diverso colore, diversa lingua, diversa fede?
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Essere diversi è la prerogativa di ognuno di noi: non esistono due essere viventi uguali, anche per i gemelli esistono differenze. Purtroppo quello che manca alla civiltà di oggi è il senso di tolleranza, non esisite più un livello di sopportazione. Urliamo, isultiamo nei peggiori dei casi passiamo alla violenza anche fisica e non solo verbale, ce la prendiamo con i più deboli e indifesi. Li classifichiamo come diversi, quando basterebbe fermarci a pensare che siamo tutti esseri unici e che proprio le nostre differenze dovrebbero unirci. Dovremmo essere affascinati dalle diversità dell'altro e pronti a condividere e imparare da chi vinene in contatto con noi. Quello che mi chiedo è: la mancata accettazione degli altri non è forse segno di mancata accettazione di noi stessi?
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Il razzismo è proprio di chi non conosce la diversità o semplicemnte ne ha paura. Una resposabilità è però di noi tutti quando nell'educazione dei più piccoli non interveniamo punendo quei piccoli gesti di soprusi, piccole vessazioni e prepotenze che si rivolgono verso gli altri. E' nell'infanzia che vanno fatti rispettare i principi di rispetto reciproco e fratellanza. Non meravigliamoci se abbiamo tra di noi invasati e folli perchè abbiamo oltre a cattivi genitori una pessima scuola elementare, perchè questa non ha il solo compito di insegnare a leggere e scrivere ma anche quello di formare il cittadino di domani.
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"Non credo che l'Italia sia più o meno razzista di altri paesi, ma da vari segnali mi pare si possa dire che diversi settori di questo nostro paese abbiano perso per strada la virtù dell'accoglienza. Siamo più cinici, insomma. E' un peccato, perché l'"essere italiani" (concetto sempre più vuoto) si viene così a privare di uno dei suoi pochi punti fermi tradizionali: la generosità. "Italiani brava gente" non vale più, e questo è due volte male per gli immigrati che vengono da noi, perché trovano davanti un "popolo" (?) chiuso e che non sa più quale sia la propria identità."
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"oggigiorno purtroppo di problemi razziali ce ne sono ancora molti nel mondoe x battere le "barriere architettoniche"bisogna innanzitutto essere tutti + uniti secondo me x dar vita a quel movimento che ci permetta di saper e poter dialogare come tutti "fratellidenise(pescina)"
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sul libro sui cinesi a un certo punto c'è una frase che dice, più o meno, che dove si ferma il treniono della conoscenza parte il razzo della superstizione. è faticoso imparare, piuttosto che abbeverrarsi ai luoghi comuni, ma alla fine vale la pena.
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"I primi "diversi" a vivere male in questo paese sono proprio gli italiani omosessuali che, nonostante paghino le tasse e quindi chi li dovrebbe tutelare, subiscono continui attacchi da porporati e politici, che associano un'orientamento affettivo naturale tra persone consenzienti a patologie o peggio, alimentando il pregiudizio e il tasso di suicidi, soprattutto negli adolescenti (30%)... Dedicato a Matteo, 16 anni, UCCISO dall'ignoranza."
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Viviamo in una società in cui regna la paura del diverso, un diverso che non sempre è di colore diverso dal nostro ma che, comunque, fa paura. La paura è figlia dell'ignoranza e dalle prediche di falsi profeti, profeti che sfruttano l'ignoranza e la faciloneria per inculcare diffidenza e paura ma non solo. Sono gli stessi profeti che vedono razzismo ovunque e che, con il loro comportamento e le loro parole, non fanno altro che innalzare i muri che impediscono il dialogo e l'integrazione. E' un problema complesso che andrebbe affrontato con maggior serietà, per gradi e partendo dall'integrazione linguistica e dalla condivisione delle regole fondamentali della società. Il resto è solo ipocrisia e frutto di contaminazioni ideologiche insulse.
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A ben guardare mi sembra che l'Italia oggi sia piena di selvaggi, ma tra questi non considero di certo gli stranieri che lavorano, producono e, a volte, hanno più valori di noi (la famiglia, l'istruzione, la correttezza)...purtroppo mi sembra che sia proprio il popolo italiano ad essersi imbarbarito, ad avere perso il senso dell'accoglienza, della tolleranza, della cultura, dell'arte, dell'impegno. Si vive alla giornata, con un senso di inadeguatezza e di paura, di precarietà permanente che ci lascia insoddisfatti e violenti, aggressivi e vuoti: in cerca di un bersaglio da colpire. Riusciremo mai a costruire una società pluralista e...a vivere con il sole negli occhi anziché l'odio?
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Questo tema comporta risposte ovvie, interpretabili, e/o ipocrite. Non so in quale di queste categorie mettereste la mia opinione. Penso che grandi motori che fomentano le discriminazioni, siano: la paura e l’ignoranza. Entrambi possono dar luogo all’arroganza e quindi alla voglia di aggregarsi con chi usa questo mezzo per sentirsi più forte. La paura, come ho già detto in altri miei interventi, non è buona consigliera, fa agire in modo indiscriminato e, così come in circostanze o eventi in cui si scatena il panico, si fugge, senza badare se si sta travolgendo qualcuno, altrettanto si fa in occasione di eventi allargati, che pare minaccino la nostra esistenza quotidiana. Si perde il lume della ragione. Non si è capaci di riflessioni che, a freddo e con la calma dovute, farebbero agire e pensare in modo ben differente. In fondo siamo tutti diversi, solo che ci uniformiamo alle circostanze, al ceto cui apparteniamo e agli usi e costumi dei nostri paesi di provenienza. Ci riconosciamo in questo? PERCHÉ NON RICONOSCIAMO AGLI ALTRI QUESTE STESSE SACROSANTE PREROGATIVE?! Abbiamo paura di una contaminazione che invece può trasformarsi in opportunità e non si evita certo con lo spargimento di sangue, le uccisioni e le ghettizzazioni. Anche coloro che si spostano per ragioni politiche, per guerre etniche o altro, per carestie, devono fare attenzione e lasciarci le nostre prerogative. Questo è segno di vera LIBERTA’! Altrimenti siamo tutti prigionieri di qualcosa, che può essere nocivo per noi e gli altri. Il rispetto per l’essere umano non si ferma solo al fatto di lasciar vivere in pace l’altro, ma è anche il solo mezzo che abbiamo di riconoscere noi stessi negli altri. Per quanto riguarda il fatto fisico avevamo. In Italia, ben altre discriminazioni che sfociavano nella violenza: LA STRATEGIA DEL TERRORE; IL TERRORISMO. Erano forme di ghettizzazione. Una parte di società rifiutava l’altra. Essere Borghesi era un’onta, dopo essere stata un’aspirazione. Ma tutto dipendeva dal cattivo uso della libertà e della democrazia. Il pericolo che è alle porte è ben più grave ed è pari all’azione di togliere la patata dalla bocca a un compagno nei Lager. Appena ieri era una patata, oggi è o può essere un cellulare, un televisore, una cosa utile o una inutile. Il consumismo ci aveva abituato a un lusso effimero, non reale, come in tempo di guerra e dopoguerra. La maggioranza degli immigrati si trova in quest’ultima situazione. Ci sono anche contaminazioni criminali, paesi stranieri che esportano i loro criminali. Lo abbiamo fatto anche noi e succede ancora. Mafia una parola che fa tremare per la potenza che ha. L’ha perché ci sono state le connivenze, politiche e sociali. Con questa potenza cancella i sentimenti, aumenta il cinismo e la voglia di sentirsi al riparo da quello che ci fa paura, generandola verso altri. Bosetti chiede “Chi sono i nostri selvaggi? Da dove vengono? Chi li ha nutriti?” Sono i ragazzi abbandonati a se stessi, che si sentono falsamente liberi e si aggregano fra loro in diversi modi e mondi. Vengono dal pianeta della Paura e dell’Ignoranza, dell’accomodamento facile. Sono nutriti da chi li strumentalizza per vari scopi siano essi politici o di strategie eversive che allontanano i pensieri dai veri problemi oggettivi per catapultarli nelle ossessioni che imputano la loro condizione di paura, agli altri e non a se stessi. Sono persone che non prendono in mano la loro vita per farne qualcosa di positivo, ma si lasciano usare e usano, a loro volta, al solo scopo di non far scoprire la loro vera natura di CODARDI. Perciò a coloro che non si riconoscono in questa fascia di persone, ma anche a queste, come ho già detto, ripeto: ALZATE LA TESTA E AFFRONTATE LA VITA CON CORAGGIO USANDO I VOSTRI TALENTI. SCOPRITELI E USATELI. SERVONO A VOI STESSI E AGLI ALTRI. PRENDETE COSCIENZA DI CHI REALMENTE SIETE. DIFENDETE LE VOSTRE MENTI, CON LE VOSTRE IDEE E QUESTO NON AVVIENE NE’ CON LA PAURA E NEMMENO CON L’IGNORANZA. La mia generazione (1942) ha fiducia in voi e, da quello che ho letto su questo blog, penso che la cosiddetta “maggioranza silenziosa” debba tirar fuori la grinta e urlare il suo esserci. Protestare contro i soprusi e le ingiustizie verso di noi e chi ci viene ad aiutare a portare avanti la nostra società. Non insegniamo loro che il sopruso paga. Il sopruso è anche “il lavoro nero”, la demonizzazione ecc. Questo vale reciprocamente. Solo il rispetto dell’altro crea la possibilità di risoluzione dei problemi, come diceva un vecchio proverbio: “ Una mano lava l’altra e due lavano il viso!” BUONA VITA! P.s.: scusate se è lungo e sembra una predica, ma il tema mi ha ispirato questo. E, pensate, che ho stralciato un pezzo, troppo politico. Ciao! Maria Giovanna
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"Dice bene il libro sui cinesi citato da Candido Munafo': dove si ferma il treno della consocenza parte il razzo della superstizione. Chi di voi ricorda le fatiche e sofferenze della diversita' coglie nel segno. Non dobbiamo stancarci di contrastare quelli che vorrebbero chiudere la la bocca alla cultura della diversita' per la "gioia" di scoprirsi "politicamente scorretti". Purtroppo lo spirito del tempo gioca male. Intorno a noi sono poche le voci autorevoli, pubbliche, capaci di un discorso convincente, aperto, concreto. Piu' facile lucrare sulla paura!"
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"Esistono paesi con una cultura politica più razzisti di altri, non bisogna negarlo. L'Italia era un paese classista, un italiano, probabilmente, fino a 10 anni fa, si sarebbe vantato di conoscere un giapponese ma non un cinese (più povero). Ora in pochi mesi siamo riusciti, per mezzo di politici razzisti che applicano politiche razziste per rallegrare un popolino razzista, a trasformarci. L'Italia ha sempre avuto "stoffa" per il marcio. Blogger ITALY ITALIA"
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"sono un Italiano che fà parte di una categoria quasi ignota che è quella degli "espatriati". E' la traduzione letterale di "expatriates" che da secoli contraddistingue gli Inglesi residenti all'estero ma non emigranti nel senso convenzionale. Sono residente da 20 anni in Africa spostandomi in vari Paesi e la mia immersione è totale in quanto ritorno in Italia ogni anno o due come si confà agli expatriates. La premessa è necessaria per cercare di far capire il razzismo invertito ed ignorato che si vive "nell'altra sponda". I Neri (ma anche gli Arabi sia pur in minor misura) ci ritengono superiori. Immagino già la smorfia di chi mi legge ma è un fatto lapalissiano. Lancio questa mia "provocazione(?)" come base per un confronto su questa situazione quasi ignorata."
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Nell'Italia di oggi,questo argomento è superfluo. Nell'Italia di oggi non esiste ignoranza, tutti hanno frequentato le scuole, tutti frequentano le scuole dell'obbligo. nell'Italia di oggi non esiste il razzismo,non esiste la differenza tra gli uomini sia che essi siano di nazionalità Italiana, europea o extraeuropea. Nell'Italia di oggi come ha detto Navarro ci sono tre tipi di giornalismo,il primo quello serio e cioè le notizie trasmesse corrispondono all'effettiva realtà ed il giornalista l'ha vissuta in prima persona,il secondo è quello delle favole e cioè i giornalisti inventano le notizie per riempire le pagine, il terzo quello che nella maggior parte delle notizie prendono un episodio realmente accaduto e lo elaborano talmente tanto che quella semplice notizia viene propagandata. Tutto quello che poi succede per le strade altro non è che l'evoluzione di un atto di violenza che propagandato dal giornalismo commerciale istiga altri atti di violenza. nel mondo nascono uomini che vivono e lottano per la pace, ma nel mondo nascono anche uomini che si nutrono di violenza. Una buona novella non fà notizia una cattiva fa vendere i giornali. per quanto importante sia fare del bene, questo passa in'osservato il male viene subito propagandato. io non penso che nell'Italia di oggi ci sia diversità tra gli uomini. Grazie Rocco
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SONO diversi! Ma per l'attenzione che viene loro dedicata. Quando certe azioni vengono perpetrate nei confronti di italiani non fanno notizia. Ecco la diversità.
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"Sono fra quanti pensano che chi non ha memoria non ha futuro. Per questo sono convinto che prima di ogni altra cosa sia necessario guardare dentro di noi, come persone e come popolo. Solo cosi' si puo' trovare la maniera di sconfiggere le nostre paure nei confronti di chi e' diverso da noi. Cio' che mi fa paura e', piu' di ogni altra cosa, il fatto che il "diverso" sia, di volta in volta, l'extracomunitario, l'omosessuale, l'handicappato, e via enumerando, quasi che sia necessario scaricare le nostre paure sul maggior numero di soggetti possibile, nel vano tentativo di non affrontarle. Non credo che in cio' la nostra classe politica - di qualunque orientamento - ci abbia molto aiutato. Si e', ad esempio, fatto un gran parlare dell'omicidio della signora Reggiani, a Roma, strumentalizzandolo in ogni modo, mentre e' passato pressoche' sotto silenzio il delitto di un immigrato per mano dei suoi datori di lavoro, nel veronese. Una vita umana non ha valore, a prescindere dalla razza, dalla religione, dall'appartenenza politica, ecc. E tutto cio' fa il paio con i tanti (troppi!) atti di intolleranza che, specie ultimamente, si stanno verificando. A mio modo di vedere, purtroppo questo rigurgito di intolleranza sta arrivando al punto di non ritorno. Ma poi, in fin dei conti, che senso ha parlare di "intolleranza" e di "tolleranza"? Nessuno. Ogni persona ha soltanto da imparare qualcosa in cio' che e' il confronto con gli altri! E a sua volta puo' (deve) offrire il proprio bagaglio di conoscenze, esperienze e quant'altro affinche' chi gli sta intorno possa a sua volta arricchirsi. Il guaio e' che l'individualismo sta prendendo il sopravvento su altri sentimenti quali l'amore, il rispèetto e la condivisione. Individualismo che di per se' non e' un male: ricordiamoci che "individuo" e' unico e irripetibile, proprio grazie alla sua "individualita'". L'individualismo diventa un male quando si scorda - piu' o meno volutamente - che esiste qualcosa che, in ultima analisi, si chiama "buon senso". Chiudo ricordando che "IO SONO OK, TU SEI OK": credo sia questo lo spirito da cui partire (o ripartire) per creare una nuova societa' nella quale anche parlare di "tolleranza" sia qualcosa di superfluo. ... e scusate la lunghezza."
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E'un'abberrazione,bisognerebbe cancellare dal lessico mondiale la parola razzismo!
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"Caro Giancarlo, purtroppo quello che dici risponde alla realtà dei fatti quotidiani. Questa ondata xenofoba di cui parli è un evidente sintomo di esasperazione della gente. Per chi frequenta le aule dei tribunali penali noterà infatti che circa l'80% dei procedimenti sono a carico di stranieri. E' perciò un dato di fatto incontrovertibile che lo straniero (generalmente) nuoce alla società anzichè apportare un contributo per migliorarla. Posto ciò, bisogna segnalare anche un business che si nutre della presenza degli stranieri sul territorio italiano, in primo luogo i nostri politici e poi tutti coloro che hanno creato appositi indotti per accrescere la loro ricchezza sfruttandone il "fenomeno". "Chi sono i nostri selvaggi?" sono tutti coloro che mettono da parte il bene collettivo per quello personale (o partigiano) pur essendo istituzionalmente preposti alla cura del bene collettivo!. Prendersela col singolo extracomunitario è segno di impotenza e talvolta di ingenuità, ed è paragonabile a prendersela con un sasso anzichè nei confronti di chi ce lo ha scagliato contro. Michele"
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"La diversità! Non c'è forse altra bellezza in natura che incute così tanta paura negli uomini da genere questi comportamenti primitivi di intollerenza e odio razziale dei SELVAGGI. E' così emozionante capire che ciò di cui si ha paura perchè APPARE così "diverso e lontano" da noi, SIA IN REALTA' così "simile e vicino"! Ma le gioie, le paure, le speranze, le sofferenze non ci accomunano poi tutti? Io penso che il VALORE UMANO trascenda la differenza di colore della pelle, lingua, fede, filosofia, politica ... La diversità dovrebbe essere base del confronto per il miglioramento per ciascuno e per la totalità. Ciò che è diverso non toglie importanza e veridicità alla nostra essenza, ma grazie al confronto e alla crescita può arricchirla... Mi calmo, ma ci sarebbero decine di idee da sviluppare e poter confrontare TUTTI INSIEME!"
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"Ciao a tutti, quello del comportamento delle persone, specie dei giovani è un argomento alquanto spinoso, cercherò di dire la mia teoria. Consideriamo che una banda di ultras para nazi o che altro è formata da singoli ragazzi che potrebbero essere anche nostri figli, ora perchè i genitori di quei singoli ragazzi non si sono mai accorti o peggio secondano le inclinazioni negative dei loro figli? Il problema principale è il decadimento dell'istituzione " Famiglia " il cuore della società e fucina di uomini e donne con valori di integrità morale. Ma oggi diamo più importanza al denaro, al benessere, alla carriera, e lasciamo che i nostri figli si arrangino, ed oggi le trappole in cui possono incappare sono troppe, ed il fatto di non sentirsi guidati li induce ancora di più allo sbaraglio, in cerca di certezze che noi non diamo più. Bisogna riesaminare il ruolo del padre e della madre e poi vedere se la scuola fa veramente educazione."
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"Non è colpa di nessuno, non è mai stato facile essere diversi ne a casa nostra ne di altri. Ciò che rende più o meno difficile la convivenza in fondo non è la diversità, ma la paura di perdere qualcosa, le nostre sicurezze, la nostra tranquillità, la speranza di riuscire a garantirci un futuro per noi ed i nostri figli. Noi non lo vogliamo ammettere ma fondamentalmente queste sono le grandi paure che infondono sospetto e apprensione verso la diversità, non è la diversità in sè che ci pone un problema e allora dove si può realmente agire se non sulla vera fonte della paura, non dobbiamo ricercarla, l' abbiamo davanti ogni momento e cresce di giorno in giorno, non dobbiamo vergognarci di guardarla in faccia. La fonte del problema inquinamento, la fonte del problema fame, la fonte del problema guerre, la fonte del problema effetto serra è solo e "banalmente" l' esponenziale crescita demografica. Possiamo salvare migliaia di vite umane oggi ma ne dovranno seppellire molte molte di più un domani se non ci mettiamo in testa quale è la vera ed unica fonte del problema mondiale. Non dobbiamo vergognarci di dirlo, non è un problema etico o religioso, è semplicemente una questione di sfuttamento possibile limitato delle risorse a nostra disposizione su questo pianeta. Non dobbiamo vergognarci di parlare di campagne volte ad una razionalizzazione della crescita demografica soprattutto nei paesi che soffrono maggiormente. Non è peccato, non è utopia. La natalità a crescita esponenziale non può essere usata come una soluzione per pagare le pensioni, crea solo ulteriori problemi e nuovi e più pensionati da retribuire un domani molto molto prossimo. No, non stò scherzando è la vera fonte di tutti i nostri problemi di oggi e lo sarà ancor più per le prossime generazioni per quanto orribile possa apparire. Non ne parla quasi nessuno, i fondi destinati ad una educazione sull' argomento sono praticamente inesistenti e invece salverebbero molti più bambini un domani di quanto oggi si riesca destinandoli diversamente. Lo sò è triste dover parlare così è quasi inumano ma pensateci bene perchè è proprio così."
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"sono d'accordo con chi dice che la "diversità" non è un problema, ma è un punto di forza per la nuova generazione, è un motivo in pìù per realizzare un modello di integrazione che ci permetta di completare la grande opera, il grande progetto di collaborazione culturale economica politica ideologica che il sistema sogna e chiede da tempo... i gialli sono quelli del sumo, del sushi e della toyota che è un'azienda leader nel mondo, i bianchi americani e gli indiani governano la realtà tecnologia con moderni software all'avanguardia, gli africani hanno risorse minerarie da sfruttare, gli arabi risorse petrolifere, in Europa ci sono i migliori artisti, architetti, medici, editori a livello internazionale, in Australia ci sono grandi campioni di serf, sportivi e amanti della natura, ci sono i canguri e i koala... Sembra banale ma insieme si costrisce il futuro Grazie a Giancarlo Bosetti per la sua preziosa partecipazione e per il suo intervento interessante, puntuale, leggero ed esatto."
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"Scusate se riprendo la parola, ma volevo precisare che la mia riflessione vuole essere critica verso una politica che non ha come obiettivo primario il benessere sociale... e non verso gli stranieri in generale. Una politica che gestisce la situazione in maniera confusa e farraginosa, una politica pseudo-cristiana... che da un lato (apertamente) pone leggi (inadeguate)per contrastare il fenomeno mentre dall'altro (sostanzialmente)è assistenzialistica. Io sono per la "discriminazione non razziale" nel senso della selezione, del controllo delle regole e del buon comportamento e della misura. Tale selezione dovrebbe essere maggiore nei confronti delle popolazioni che vivono (generalmente) di espedienti"
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Quando un popolo ha paura del diverso e ,invece di confrontarsi con culture,usi,costumi differenti dai propri,li bandisce,man mano si sta spegnendo.Oggi da noi e' quasi normale picchiare,insultare,umiliare chi e' differente .Creiamo le classi per chi non e' italiano,il comune di Cantu' ha istituito un numero verde a cui telefonare per denunciare i clandestini,tutto questo ci sta portando verso un impoverimento culturale notevole e pian piano stiamo morendo,dimenticando che una volta eravamo noi queelli che andavano a cercar fortuna lontano dal proprio paese.Abbiamo paura del confronto abbiamo paura del diverso,forse abbiamo paura di noi stessi.
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Se dovessi dire cosa è il razzismo oggi, direi: ignoranza dal punto di vista teorico, immoralità da quello pratico e uno strumento in mano ai demagoghi dal punto di vista politico. Dal punto di vista teorico, direi che il razzismo è una forma di naturalismo, astratto come tutti i naturalismi: una ipostasi mal posta. Anche per la biologia, d’altronde, la razza pura non esiste: ognuno di noi è il frutto di un’evoluzione che ha mischiato e continua a mischiare ogni momento le carte. Che il razzismo sia immorale è presto detto: l’uomo in quanto tale va trattato come fine e non come mezzo, chiunque esso sia: non esistono individui di serie B, siamo tutti figli dell’unico Dio, per dirla con i vangeli. La morale o è universalistica o non è. Il razzismo diventa poi uno strumento politico, quando la politica, non sapendo o non volendo risolvere i nostri problemi concreti o volendo distrarre l’attenzione dalle sue politiche concrete, individua un capro espiatorio facile facile visto che l’ignoranza di cui sopra è sempre più diffusa e funzionale al “sistema”. La saldatura fra politica e cattiva teoria purtroppo in Italia è già avvenuta ed è difficile da smantellare. Forse sarebbe più agevole, per evitare il razzismo, che si lavorasse sul fronte della morale, visto che ci diciamo un Paese cristiano. Perché la chiesa, che qualcosa pure sta facendo, non fa sentire più forte la sua voce? Tutti coloro che auspicano un dialogo possibile fra laici e cattolici, è su questo terreno che hanno oggi un’occasione d’oro.
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"la parola razzismo esiste e non è annullabile. La parola "abberrazione" invece non esiste proprio in nessun dizionario."
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"Essere diversi non significa solo avere un diverso colore della pelle, appartenere ad una religione differente piuttosto che parlare un'altra lingua. Purtroppo oggi si costruiscono pregiudizi inavvertiti anche verso chi è italiano come noi, ma non aderisce allo stesso partito, non sostiene le nostre medesime idee, frequenta diversi ambienti sociali o ha connotati fisici particolari. Ogni qualvolta sorge un elemento estraneo che ci fa distinguere dagli altri temiamo che di essere discriminati. Ma non dobiamo avere paura verso chi ha più paura di noi perchè non sa e non vuole confrontrasi con chi è "straniero". dobbiamo tendere la mano all'altro, alla persona che teme la diversità, che può voler dire sole molteplicità. non dobbiamo alimentare le paura ma rassicurare e far cambiare idea a chi non vuole sentirsi diverso. diversità è unicità. siamo tutti diversi in quanto tutti unici"
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Dovremmo ripartire da zero:insegnare ad essere tolleranti. forse ce ne siamo dimenticati! La tolleranza e' il tema attuale nella nostra societa'. Rieducare i cittadini:cho lo sa fare? Dobbiamo andare a ritroso nella storia,purtroppo!
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è tutto vero , lo condivido in pieno.............ma come vuoi che sia diverso? hai visto da chi siamo governati e che tipo di vita ci hanno fornito gli stessi con i loro mezzi ? il problema è :come ne usciamo?
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Vedo che nei vostri ragionamenti prevale la riflessione. Non è vero allora che si riesce a comunicare solo attraverso provocazioni! C’è molta misura in tante parole che leggo qui. È vero certamente quel che dice Rocco, i giornali ingigantiscono e selezionano il peggio, quasi per mestiere. Le notizie vengono fuori per contrasto, ma è così da quando il giornalismo è stato inventato, e ci dobbiamo convivere. Un giornalismo che desse solo le buone notizie sarebbe mortalmente noioso, mortifero, roba da altri tempi, altri regimi. E però rimane vero che certe brutte notizie ci servono anche loro a capire meglio i nostri problemi. Non saprei sintetizzare meglio di Corrado il nostro tema: razzismo, ovvero ignoranza dal punto di vista teorico, immoralità da quello pratico e uno strumento in mano ai demagoghi dal punto di vista politico. Tre dati di fatto e tre linee di azione possibile: spingere a una migliore conoscenza degli altri, seminare un po’ di solidarietà e rispetto, scegliere con oculatezza i politici da mandare in Parlamento (purchè le leggi elettorali ce lo consentano). Neri e arabi ci considerano superiori? Nella mia esperienza sono anche più orgogliosi di noi. Ammirano, sì, e invidiano certo la ricchezza delle nostre società, ma l’orgoglio… Le grandi differenze economiche complicano i rapporti umani (e li fanno anche violenti). E neanche basta regalare o trasferire (ammesso che ne siamo capaci). Sostiene un bravissimo filosofo israeliano Avishai Margalit, teorico della società decente: la decenza consiste nel sottrarre gli esseri umani a una condizione umiliante. E dunque non si tratta neanche di «regalare» denaro o la nostra comprensione, dall’alto. Ciascuno vuole guadagnare il suo posto al mondo nel rispetto di sé e rispettato daqli altri.
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"credo che essere diversi sia difficile ovunque.Basta guardare oltreoceoano ,lì "un diverso"sta per essere eletto alla casa Bianca,eppure ci sono persone ché lo vogliono uccidere pur di non permetterglielo,pur di non accettare la diversità.essere differente può sicuramente procurare problemi ma tutti dovremmo imparare da obama e dagli americani e sfruttare queste diversità sapendo ché la strada é in salita e il mondo pieno di stupidi"
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"Spesso camminando per le strade della città capita di vedere aluni cani con i loro padroni che passeggiano tranquillamente, tutto d'un tratto, questi bei cagnoni, tanto dolci, sensibili e fedelissimi amici, alla sola vista di altri della loro specie tentano di azzuffarsi divenendo solo delle bestie istintive. Io credo che il razzista sia questo, ovvero un uomo incapace di mettere da parte un istinto che non si sa da dove nasca giustificandolo con motivazioni senza senso come ad esempio "I negri puzzano e ci rubano il lavoro". Non si rendono conto, in quanto creature istintive, che questi stranieri cercano solo fortuna proprio come facciamo molti di noi italiani quando ci trasferiamo all'estero, senza pensare che noi sono secoli che emigriamo. Eppure siamo o no tutti esseri umani? Ammetto di aver paura dei razzisti perché sono una realtà esistente da sempre, radicata e, come il male nel mondo, una cosa impossibile da eliminare."
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"Ho letto proprio in queste ore un libro curioso di Terkel Studs, Americani. L'autore è una vecchia celebrity della radio americana. Tra le storie popolari che ha raccolto c'è quella di un ex Ku Klux Clan. Racconta una trista vicenda di povertà e umilianzioni, di morte e sofferenza. "Avevo bisogno assolutamente di qualcuno da odiare. Che cosa meglio dei negri? Entrai nel Ku Klux Clan e la mia vita improvvisamente si illuminò, ero diventato qualcuno, da una nullità che ero considerato prima". Tempo dopo lasciò il Ku Klux Clan e rinsavì. Che cosa non andava? Si accorse che il sindaco di quella democratica cittadina del Sud lo onorava di notte con il cappuccio, ma non lo salutava di giorno quando lo incontrava in piazza..." Un'altra umiliazione, il motore di tutte le cose."
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"Il timore di essere sopraffatti - scriveva Wolfgang Schivelbusch in La cultura dei vinti - da orde di barbari, è vecchio come la storia della civiltà. Immagini di desertificazioni, i giardini saccheggiati da nomadi e di palazzi in sfacelo nei quali pascolano le greggi sono ricorrenti nella letterattura della decadenza dall'antichità fino ai giorni nostri". "Il contagio razzista - scrive dalle colonne de La Repubblica il prof. Ilvo Diamanti - ha coinvolto l'Italia. Perlomeno: nel linguaggio pubblico. Fino a ieri l'altro era un tabù. Ora, invece, le autorità religiose e politiche ne parlano esplicitamente. Il Papa, il presidente della Repubblica e perfino quello della Camera, Gianfranco Fini. Leader di destra. Perfino il sindaco di Roma, Alemanno, che ha espresso le scuse della città a un cittadino cinese, malmenato nei giorni scorsi da un gruppo di bulletti. Dunque, il tabù si è rotto" Il razzismo esiste: in Italia come altrove Il problema nostrano è che la paura del diverso (che come sottolineato da Zygmunt Bauman è la madre del razzismo) non viene combattuta, ma anzi viene lasciata crescere in modo incontrollato. E molti, troppi, la coltivano, questa pianta dai frutti avvelenati che cresce nel giardino di casa nostra. La paura è alimentata dall'uso politico dell'immigrazione. Dal fatto che la paura degli immigrati e dei rom "paga". In termini elettorali e di consenso. Bene, allora, ha fatto il segretario del PD, on. Walter Veltroni ha denunciare la deriva razzista, nel suo intervento alla manifestazione del Circo Massimo. Interessante ed emblematico, in proposito, il riferimento ad un preciso episodio. "In una scuola di una provincia italiana i bambini avevano disegnato, insieme alle loro maestre, delle sagome da mettere vicino alle strisce pedonali per dire agli automobilisti di rallentare. Queste sagome ritraevano loro. Erano bambini e bambine. Erano di colori diversi. Qualcuno deve aver pensato che c’era qualcosa di sbagliato nel fatto che ci fossero ritratti di bambini neri e di bambini bianchi insieme, e ha pensato di andare, di notte, a sbiancare con la vernice le sagome scure. Razzismo strisciante, vigliaccheria e pretesa di insegnare la propria aberrante idea di ciò che è giusto: il peggio del peggio riunito in un solo gesto". "Il valore supremo che ci deve guidare - come ci ha ricordato il Presidente Napolitano - è il rispetto della dignità umana, in tutte le sue forme e in tutti i luoghi. Esso implica più che mai anche la coscienza e la pratica della solidarietà, cui non possono restare estranee - anche dinanzi alle questioni più complesse, come quella delle migrazioni verso l'Europa - le responsabilità e le scelte dei governi". Il più sincero augurio non può che essere quello che l'attuale maggioranza di governo accetti di indossare la faccia tollerante piuttosto che la maschera della durezza, che ai nostri giorni è molto più di moda."
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incominciamo a capire per primo perchè noi italiani negli ultimi 10 anni siamo quasi estromessi in molti quartieri di città italiane da questi stranieri, secondo perchè devo vedere tanta gente italiana che non riesce a trovare casa però le popolari vanno tutte a non italiani e per terzo siamo giunti ad un punto che siamo noi quasi che dobbiamo integrarci a casa nostra. io non ho paura di dire che sono totalmente contrario a questi esodi, fosse per me le frontiere sarebbero ancora murate molti più controlli nei mari e soprattutto l'obbligo di aprire tutti i camion che passano la frontiera, controllare di più i pulmann con targhe bulgare, rumene, greche polacce e via dicendo. di questo passo si arriva ad un punto che tra 10 anni gli italiani saranno tutti all'estero. perchè poi io devov accettare una persona che entra a casa mia e per primo non rispetta noi,e tutto quella che è la nostra storia??????
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Siamo figli di un mondo che ha perso la sua stabilità, un po' come succede nelle nostre famiglie, dove c'è carenza d'amore di ascolto di spirito di sacrificio per il bene comune. Fondamentalmente ci siamo diretti verso un diffuso individualismo e non c'è da meravigliarsi se siamo incapaci di accettare le altrui problematiche, soprattutto quando queste derivano da persone culturalmente distanti da noi. Loredana
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"Ho letto una buona parte dei commenti scritti:e concordo con molti, in effetti il problema si può guardare da un'infinità di punti di vista, ed ogni punto può essere "giusto" accettabile. Il mondo non cambia, è la stessa storia che si ripete sotto altre forme ma con la stessa sostanza, negli anni 60, erano i meridionali a subire le ingiustizie, prima venivano chiamati a fare gli schiavi e poi tenuti sotto dalle stesse persone che li ospitavano, dagli stessi cittadini del luogo dove si trovavano, che sopprimevano la loro individualità e li consideravano cittadini di basso livello. Spesso come è comprensibile esplodeva la rabbia e molti commettevano lo sbaglio di reagire con violenza, o colpi di testa eccessivi e plateali, a quei tempi le prigioni erano piene di meridionali" extracomunitari del tempo". Ma c'è il rovescio della medaglia oggi gli stessi che hanno subito certe ingiustizie sono diventati come chi infieriva su di loro, a dimostrazione che non c'è soluzione al lato oscuro dell'uomo, pochi sono disposti a lasciare un pò del loro senza un riscontro, aiutare a fondo perso, e di solito è nei ceti più bassi che si capiscono certi meccanismi penosi: io ho visto poveri arricchiti, guardare con schifo e trattare molto male chi gli ricordava il proprio passato, e li ho visti diventare peggio dei "PADRONI" che una volta li avevano schiavizzati, e questo mi fa ancora pensare che non c'è soluzione per gli uomini, e forse è l'accettare questa realtà che potrebbe farmi vivere un pò di serenità, ma non credo in quanto in fondo anch'io preso alle strette in condizioni disperate, e senza via di uscita probabilmente sarei nello stesso modo, le cose vanno vissute sulla propria pelle per poi poterle raccontare, che tristezza vivere in un un mondo così infame; che vede morire ogni giorno un numero infinito di esseri umani per mancanza di cibo, mentre noi filosofiamo e sprechiamo ogni giorno avendo più, molto più di quel che serve per vivere, interi popoli che vivono come centinaia di anni fà e siamo nel 2000 io non mi racapezzo. la speculazione che uccide,l'indifferenza che dà i colpi di grazia, e i sensi di colpa vissuti da chi forse colpe non ne ha, se non quella di essere un essere umano.Mah.. e c'è chi dice che paghiamo per le colpe commesse da qualche peccatore di qualche millennio fa, che ci ha fatto nascere tutti in debito ma non è ben chiara l'identità dei creditori...."
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io credo che essere violenti non appartenga assolutamente ne al colore della pelle,ne alla religione,ne alla lingua....non appartiene a tutto ciò!un musulmano non può essere picchiato perchè musulmano.è capitato che al telegiornale si sentano certe notizie su clandestini che commettono omicidi,rapine,e qualsiasi altro reato ma come del resto si sentono queste notizie anche per quanto riguarda gli italiani......o no?il reato lo commette chiunque,anche la ragazzina sedicenne che uccide la propria mamma e il proprio fratellino con innumerevoli coltellate............................. ................non giudichiamo per favore le persone a primo impatto,dal colore della pelle,dalla religione,dal paese martoriato da dove provengono o dalla lingua............. ........impariamo a conviverci serenamente,sarà un bene per loro ma anche per noi.e se commettono errori?li pagheranno come li paghiamo noi,o meglio,come li paghiamo tutti!!!!!! grazie per aver letto il mio commento,ANGELA.