Fukushima, l'oceano radioattivo

Cattive notizie, anzi pessime. E sembrano peggiorare di ora in ora. A venticinque giorni dall'apertura della crisi nucleare giapponese, ogni giorno sia aggiunge un tassello a quello che si può definire  un vero e proprio dramma di cui, cosa che forse più tutte colpisce e sconcerta, non si riesce a capire quando finirà e quali conseguenze porterà alla salute delle persone, dei mari e dell'ambiente intero.

“Non siamo riusciti a fermare la fuoriuscita di acqua radioattiva”, affermava ieri (4 aprile) un responsabile della Tepco che ha continuato spiegando che l'accumulo di acqua altamente contaminata è così elevato nelle sale macchine da impedire ogni attività umana. E così la decisione impensabile: riversare nell'oceano Pacifico 11.500 tonnellate di acqua radioattiva per fare spazio all'interno della centrale a liquido ancora più contaminato. I numeri sono davvero impressionanti: 100 volte sopra i limiti di legge la contaminazione dell'acqua versata in mare, 4000 volte più radioattiva del consentito l'acqua che continua ad accumularsi nell'unità 2 della centrale di Fukushima.

L'effetto di questa scelta, che secondo gli esperti della Teco e del governo nipponico, si è resa obbligatoria per evitare mali peggiori, è che nell'acqua lungo la costa che ospita le centrali si registrano al momento radiazioni milioni di volte superiori a limiti considerati accettabili per la salute. Per l'esattezza, 7,5 milioni di volte superiori secondo le rilevazioni effettuate il 2 aprile. Due giorni dopo la misura era scesa a 5 milioni perché le radiazioni, dicono gli esperti, si dissipano velocemente nell'acqua. Ma i numeri non sembrano ancora di quelli che possano tranquillizzare i cittadini. E soprattutto c'è chi si domanda: Possiamo fidarci dei dati della Tepco? Non sarebbe meglio a che a fare queste rilevazioni e a comunicarne gli esiti sia un organismo indipendente sulla sicurezza nucleare?

Yukyo Edano, portavoce del governo giapponese, si è scusato con la comunità internazionale, ma i danni di questa scelta possono avere dimensioni devastanti. Se da una parte, infatti, non esiste certezza su quando la situazione potrà dirsi risolta e sulle conseguenze che avrà portato alla salute dei cittadini della costa di Fukushima e di tutto il Giappone, gli effetti di questa crisi atomica sull'economia giapponese iniziano già a mostrarsi complicati. Chi andrà a pescare in acque così altamente popolate da radiazioni? Chi mangerà quel pesce, anche se tra qualche mese ci diranno che non c'è più pericolo?  La borsa di Tokyo, intanto, non ha reagito per niente bene alla notizia dell'acqua radioattiva scaricata nel Pacifico e i timori nucleari hanno provocato “vendite soprattutto sui titoli del comparto alimentare ed in particolare su quelli delle società come Nippon Suisan Kaisha, che vende pesce ed altre specialità di mare”.

 

Immagine di daveeza