Cyberbullismo e razzismo fra gli adolescenti
Il cyberbullismo è quella forma di sopraffazione, violenza, discriminazione che viene effettuata attraverso strumenti tecnologici, social network, forum, di cui, solitamente, fanno parte tanto la vittima, quanto il bullo.
Il termine “bullismo” è la traduzione letterale della parola inglese “bullying”, usata in letteratura per descrivere il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo. Il bullismo viene definito come “un comportamento legato all’aggressività fisica, verbale o psicologica: un'azione di prevaricazione, singola o di gruppo, che viene esercitata in maniera continuativa, da parte di un singolo o di un gruppo di ragazzi definiti bulli nei confronti di una vittima predestinata. Non si tratta dei normali conflitti o litigi che avvengono tra studenti, ma di vere e proprie sopraffazioni preordinate, di soprusi, che sistematicamente, con violenza fisica e psicologica, vengono reiteratamente imposti su soggetti particolarmente deboli e incapaci di difendersi, portandoli spesso a una condizione di soggezione, sofferenza psicologica, isolamento ed emarginazione”.
Esistono diversi tipi di bullismo e di prepotenze, ma quelli principali sono:
1. fisico: colpi, calci, pugni, sottrazione di oggetti personali;
2. verbale: prese in giro, scherno o dileggio (anche tramite le nuove forme di bullismo per e-mail e telefono);
3. esclusione sociale: “Non puoi giocare con noi”;
4. indiretto: diffusione di calunnie, intimazione ai compagni di non giocare con qualcuno (rilevato più frequentemente tra le bambine e ragazze).
Secondo il 10° rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, presentato da Eurispes e Telefono Azzurro risulta che 27 % degli intervistati ha subito più volte nell’ultimo mese offese immotivate e provocazioni. Il 22 % denuncia che sono state diffuse informazioni false sul proprio conto; sino al 15% che ha subito danni.
In questi ultimi anni si assiste anche a forme di cyberbullismo, che si manifestano attraverso l’ausilio di sms, mms, mail, foto, video, chiamate telefoniche; il cyberbullismo rischia di essere una forma ben più grave di bullismo, perché la vittima in questo caso verrà perseguitata dovunque vada dalla sua "fama" virtuale.
Il razzismo trova nel cyberbullismo un alleato perfetto, infatti, entrambi sono un'umiliazione volontaria nei confronti di qualcuno più debole o semplicemente diverso dal branco e i siti internet, soprattutto fra i giovani, possono diventare luoghi perfetti per ospitare offese e discorsi razzisti nei confronti di compagni di scuola di origine straniera.
Fra le caratteristiche della vittima di bullismo troviamo la timidezza, unita all’assunzione di modalità comportamentali basate sulla passività e sulla remissività e che indicherebbero l’incapacità di risposta ad eventuali attacchi fisici o verbali. Il bambino straniero può, per differenze linguistiche e sociali, essere purtroppo la vittima per eccellenza.
Le conseguenze a breve e a lungo termine del bullismo e delle sue forme virtuali e razziste possono essere varie e preoccupanti, implicano infatti rischi gravissimi e, nei casi peggiori, irreversibili, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Il soggetto vittima di bullismo può sperimentare stati di disagio quali vergogna per le umiliazioni subite, infelicità, ansia, scarsa autostima, difficoltà di inserimento in classe o nell’ambiente scolastico che possono condurlo all’abbandono, e nei casi peggiori, a forme di disadattamento sociale e di depressione, che nel caso del bambino straniero si ripercuoterebbero notevolmente nel suo processo di integrazione.
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