L'integrazione delle persone con disabilità attraverso l'esperienza dell'associazione ATHLA
In Italia c'è ancora molto da fare rispetto alle politiche di integrazione per le persone con disabilità, ma spesso può essere molto più una questione di mentalità che non di strutture. Per saperne di più, noi della redazione di Avoicomunicare di Telecom Italia, abbiamo parlato con Clara Maroli, una socia della associazione ATLHA.
AVC - Come è nata l'associazione, e quali sono le sue principali attività?
Clara Maroli - L’associazione ATLHA Onlus (che si rivolge a persone disabili dai 18 ai 30 anni) nasce nel 1986 per dare risposta a quei disabili che avevano voglia di affrontare un viaggio internazionale. In quell’occasione è iniziato un gemellaggio (che continua tuttora) con gli USA. Ma in 25 anni le distanze, cosi come le cooperazioni internazionali (ad esempio con Australia e Cina) sono aumentate! Come già detto ci occupiamo di viaggi (in Italia, nelle capitali Europee e in tutto il mondo), ma non solo! Ricordiamoci che ATLHA persegue l’obiettivo di integrazione delle persone disabili nella quotidianità.
A tal proposito vengono organizzate attività aperte a tutti gli abitanti dei quartieri limitrofi alla sede dell’Associazione (dapprima situata in Via De Castilla, attualmente si trova presso la Cascina Bellaria nel verde del Parco di Trenno) e a tutti quelli che, negli anni, hanno avuto modo di conoscerci. Purtroppo dobbiamo ancora segnalare che, dagli “esterni” che non hanno avuto a che fare con noi, siamo percepiti come “associazione privata” rivolta esclusivamente al mondo della disabilità. Se questo è vero per alcune attività, come il “Life Club” del mercoledì sera (un momento di svago dove mangiare, cantare e chiacchierare insieme tra volontari, amici dell’associazione e ragazzi disabili), non lo è per alcuni eventi come il “compleanno” di Cascina Bellaria. A fine maggio, infatti, viene organizzata la manifestazione girasolidarietà, dove i ragazzi di ATLHA aprono le porte a tutti per mostrare “di che pasta sono fatti”!
AVC - Quando si parla di disabilità si parla spesso di barriere architettoniche, cosa si può o potrebbe fare per rendere le città più adatte?
C.M. - Ci sono 2 tipi di barriere architettoniche: la barriera architettonica “mentale” e quella “strutturale”. Prima di eliminare quella strutturale, crediamo sarebbe utile togliere l’altra barriera! In Italia, purtroppo, è ancora fortemente radicata l’idea che, una persona portatrice di handicap, non possa aver voglia di uscire autonomamente. E così ci ritroviamo con marciapiedi dove lo scivolo per salire è ostruito dalla macchina parcheggiata, mezzi di trasporto con autisti che non sanno come azionare la pedana elevatrice o montascale per la metropolitana molto spesso inutilizzati perché i disabili non si fidano a prendere i mezzi pubblici per paura di rimanere “a mezz’aria” se questi ultimi si bloccano. E’ questo il problema: il disabile si “nasconde”, evita di utilizzare i mezzi o, se lo deve fare per forza, si fa accompagnare da un parente o un volontario che lo aiuti in caso di difficoltà. Fortunatamente spesso si trovano persone che danno una mano se vedono che c’è qualcosa che non funziona, ma questo “aiuto” permette alle istituzioni di bypassare il problema, non trovando una soluzione efficace e duratura. Se si dice che un italiano è maestro nell’ “arte di arrangiarsi”, il disabile italiano forse lo è ancor di più. Pensiamo che, se cominciassimo a mostrarci alla gente, alle istituzioni, a far sentire che anche noi esistiamo e siamo persone come tutte le altre, forse qualche cosa potrebbe cambiare. Sarebbe anche utile far provare per un pomeriggio la “nostra” vita. Sedersi su una carrozzina, bendarsi gli occhi o mettere i tappi per le orecchie e girare per la città come una persona disabile… potrebbe far capire quali sono gli atteggiamenti da attuare per far vivere al meglio le persone con handicap.
AVC - In estate per una persona disabile, soprattutto se vive in città, può essere difficile gestire il proprio tempo libero e il tempo in generale. Che tipo di attività proponete?
C.M - Purtroppo è vero! Il disabile, a meno che non abbia un’attività lavorativa, d’estate è solo. I centri che lo ospitano per tutto l’anno chiudono e, nel caso di bambini disabili, le scuole terminano. D’estate ATLHA si sdoppia: i disabili maggiorenni (soci e non soci) che lo desiderano possono partecipare a turni di vacanza al mare (a luglio) e in montagna (in agosto). Per i bambini, invece, viene organizzato un Centro Estivo Integrato denominato Estateragazzi (convenzionato con il Comune di Milano) dove passare il tempo in attesa di andare in vacanza con mamma e papà. Perché “Integrato”? Perché i bambini disabili sono insieme a quelli “normodotati”, consentendo ad ATLHA di perseguire il suo proposito di integrazione, in questo caso dell’infanzia, nella società. L’ambiente di ATLHA, strutturato per persone disabili, permette anche agli altri bambini di “toccare con mano” la diversità. Alcuni ragazzi soci di ATLHA sono stati impiegati come supporto per gli organizzatori del Centro Estivo (ad esempio per la distribuzione dei pasti o nella parte amministrativa), proprio per dimostrare che il portatore di handicap può essere autonomo e, perché no, può diventare anche un punto di riferimento. Veniteci a trovare.
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