Glee stravince, e gli sfigati sbancano i Golden Globe

And the Globes go to Glee. Durante la notte dei Golden Globe, a Los Angeles, due premi importanti sono andati ai protagonisti, ma la serie tv che assomiglia a un musical si aggiudica soprattutto il premio per la miglior comedy dell’anno.

Con una prima stagione da pochissimo in onda in chiaro, su Italia Uno, e una seconda partita benissimo su Fox, che piaccia o meno Glee è il fenomeno televisivo di cui più s’è parlato negli ultimi mesi, quello che sicuramente ha più fatto costume. La sopresa? Il fatto che i protagonisti siano tutt’altro che teenager ricchi e ben vestiti come in Gossip Girl o Beverly Hills 90210, e nemmeno poveri ma di belle speranze come quelli di Dawson’s Creek. No, i protagonisti di Glee non sono né più né meno che degli sfigati. Letteralmente. Che poi l'essere sfigati (e l'affrancarsene, se è previsto) cambi a seconda della latitudine, questo è un altro discorso.

Certo è che in un liceo dell'Ohio la parola Loser identifica delle categorie specifiche, che anni e anni di telefilm ci hanno insegnato a riconoscere. Dinamiche comportamentali comprese. Da una parte il giocatore di football e la cheerleader, dall'altra tutta una serie di loro coetanei che poco ne sanno di come si sta al mondo. Stereotipi? Andate a raccontarlo a quelli che nella provincia americana ci vivono e che quelle scuole le frequentano. Andate a dirlo all'afroamericana sovrappeso, all'asiatico che passa inosservato, al nerd in carrozzella, alla checca che non riuscirebbe a mimetizzarsi neppur volendolo, alla secchiona con sogni di gloria. Perché questi personaggi, in Glee, ci sono proprio tutti. Vivono dietro ai loro armadietti, cercano di non farsi prendere troppo in giro o di non invidiare troppo la biondina con il naso all'insù dalla cui strada la genetica, per prima, li ha separati. Ma dentro rosicano, eccome.

La loro fortuna, però, è quella di vivere nel ventunesimo secolo. Quello che, per dircela tutta, è iniziato sotto il segno dei reality. Avete presente quei programmi televisivi in cui la persona più insospettabile tira fuori risorse che non avreste mai detto e diventa tutto a un tratto celebrità? Avete presente Susan Boyle, per intenderci? Il palcoscenico, le luci della ribalta, quelle sì che sono la vera conquista. Glee è questo: è il sogno di un gruppo di perdenti che si riunisce (quando può) in un angolo della palestra a cantare, per immaginarsi di vivere una parentesi diversa da quella degli sgambetti in corridoio e delle risatine nei bagni.

Glee è l'insieme di queste persone destinate a non emergere mai e che invece provano a fare qualcosa insieme e rompono le scatole a cheerleaders sbrillucicanti e giocatori di football virili e senza paura. Quelli che all'inizio pensi di poter schiacciare come se fossero moscerini fastidiosi e invece ti rendi conto che possono essere testardi e tenaci. Perchè è gente che una volta salita sul palcoscenico, una volta provato cosa vuol dire vincere, non scende più. Semplicemente perchè sogna da troppo tempo. Ecco perché a Los Angeles, stanotte, quelli di Glee erano tutti insieme, tutti sul palco, a ritirare il premio. Alcuni di loro sanno cosa vuol dire nascondersi dietro a un armadietto e non vogliono perdersi nemmeno una parte del sogno.

Marìka Surace

Foto di I heart him