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Greenpeace dà i voti ai leader mondiali

Greenpeace da i voti ai leader mondiali

Prima che la Conferenza mondiale sul clima di Copenhagen iniziasse, Greenpeace ha fatto il punto della situazione cercando di capire quanto i leader stiano effettivamente facendo per mantenere le promesse.
Nella Guida alle politiche climatiche si analizzano le strategie di lotta ai cambiamenti climatici basate su quattro criteri:

  • riduzione delle emissioni;
  • risorse finanziarie investite per tale realizzazione;
  • lotta alla deforestazione;
  • azioni interne.

Si scopre così che al primo posto per sforzi profusi e risultati ottenuti c’è Tuvalu, minuscola nazione minacciata dall’innalzamento delle acque che ha ottenuto il punteggio più alto in tutte le categorie.

All’ultimo posto ci sono invece gli Stati Uniti; si sta dibattendo sulla riduzione del 4% entro il 2020, ma gli esperti avevano fissato la soglia al 40% per quella data, anche nelle altre categorie totalizzano punteggi molto bassi.

In Europa come siamo messi?
Lo stato peggiore risulta la Spagna per gli scarsi interventi a favore dei Paesi del Sud del mondo, per la lentezza con cui sono portate avanti le politiche di dismissione del nucleare a favore di fonti rinnovabili.
L’Italia purtroppo la segue a ruota. Non ha rispettato l’abbattimento delle emissioni dei gas serra, che sono invece aumentate; e il ritorno di impianti a carbone emetterà ulteriore CO2.

A sorpresa la Cina risulta, fra i grandi del mondo, il Paese migliore. Intenzionata a ridurre in maniera significativa le emissioni, sta portando avanti un’invidiabile crescita di forme di energia rinnovabili e sono attenti alle biodiversità.

Foto di Greenpeace

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